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Ma come ti vesti?!

Pubblicato da Bibliomax in Calcio internazionale · 23/7/2022 09:01:38
Tags: Maglie

Ma Come Ti Vesti ?!

Nei primi anni del duemila la BBC trasmise un programma dal nome "What Not to Wear" tradotto in "Ma come ti Vesti"  la trasmissione si incentrava sul tentativo, da parte dei conduttori di rendere più moderno e alla moda il guardaroba del o della protagonista, eliminando tutti i capi considerati démodé o non adatti al fisico della persona. Anche nel calcio, in alcune occasioni, le nazionali hanno utilizzato delle divise demodé, lontanissime dalla tradizione nazionale, sia per volere delle loro federazioni o per strane combinazioni del caso, come accadde alla nazionale francese nel 1978 ai mondiali argentini. Con questo evento subbuteistico  organizzato dall’O.S.C. Biondella  si è voluto ricercare e proporre come tema, tutte quelle occasioni in cui le squadre nazionali hanno utilizzato livree lontanissime dalla loro tradizione calcistica o dai loro colori statali. Abbiamo preso in considerazione: la Bolivia del 1930, l’Austria del 1934, l’Argentina del 1958, l’Italia del 1994, la Francia del 1978, il Messico 1950, la Germania del 2014, l’Iraq del 1986, il Costarica del 1990. L’Inghilterra di Euro ’96, l’Uruguay e Colombia del Mundial  1962. Tradizionalmente bianco verde dal 1957, la Bolivia prima utilizzava una maglia piena, bianca con calzoncini neri. La particolarità usata dalla squadra dei condor nel primo mondiale del 1930 fu quella di avere in ciascuna maglia una lettera macroscopica che, affiancate componevano la scritta "Viva Uruguay" a ringraziamento della federazione uruguagia per averli invitati gratuitamente al torneo iridato. Invero, anche nella seconda gara contro il Brasile, al tempo in livrea bianca, fu costretta nel secondo tempo ad indossare un'altra maglia poiché i giocatori in campo erano irriconoscibili; l’unica differenza stava nei pantaloncini bianchi per il Brasile e neri per i boliviani. La Bolivia in quell’occasione indossò eccezionalmente la maglia celeste dell’Uruguay.
Sette giugno 1934 allo stadio Ascarelli di Napoli si disputò Germania contro Austria valevole come finale per il terzo posto. Le due squadre si presentarono in campo entrambe con la maglia bianca, impossibile giocare! L’Austria decise di cambiare maglia e vestire quella azzurra del Napoli. Non occorre immaginare come i 7.000 napoletani ingaggiassero un tifo sfrenato per la squadra di Sindelar e compagni che, tuttavia furono sconfitti per 3 a 2 e dovettero accontentarsi del quarto posto.
I meravigliosi capelli biondi delle ragazze svedesi, il colore della birra dei clienti nei locali della Stortorget, fecero da presagio a ciò che accadrà l’otto giugno del 1958 allo Malmӧ Stadium. Germania Ovest e Argentina scesero in campo per la prima gara del girone A dei mondiali svedesi con le rispettive classiche divise, tuttavia l’arbitro inglese Leafe ritenne che le due squadre avessero maglie troppo simili, l’azzurro della palata argentina era troppo chiaro da confondersi indiscutibilmente con la livrea tedesca, era necessario che una delle due squadre cambiasse uniforme, al sorteggio tocco ai sudamericani sostituire la maglia, tra mille scongiuri e riti scaramantici. Non possedendo una seconda divisa l’Argentina dovette far ricorso a ciò che si trovo in uno scaffale dello stadio e indossare le maglie gialle del’IFKMalmӧ una compagine locale dilettantistica da non confondersi con il più quotato F.F. Malmӧ trampolino di lancio del mitico Zlatan Ibrahimovic. La sorte non poteva essere benevola, il giallo colore degli acerrimi rivali brasiliani era inviso ai platensi che, infatti furono sconfitti pesantemente per 3 a 1 dalla squadra teutonica.
Aeroporto di Milano, 15 novembre 1994, la nazionale Under 21 allenata da Cesare Maldini era in partenza alla volta di Caltanisetta, per affrontare i pari età della Croazia nella partita di qualificazione di Euro ’96. Gli italiani sono già nei corridoi dello scalo quando il magazziniere tutto trafelato corre dietro al gruppo con una grossa borsa da viaggio "che c’è? … come mai così di corsa?"- chiese l’accompagnatore. "Stavo per dimenticare le maglie. Ho preso due mute: una tutta bianca e una azzurra, tanto mi pare che gli slavi, ops...i croati utilizzano una maglia rossa, oppure quella specie di tovaglia a scacchi bianco rossi… certo!" Mai errore fu più fatale. Il giorno seguente le due compagini scesero in campo entrambe con la divisa di cortesia, toccò all’Italia cambiare maglia "quante mute hai portato?" chiese Maldini al magazziniere,"due, rispose il magazziniere, quella bianca e quella azzurra, ma, ahimè, non mi sono accorto che le maglie azzurre sono senza numeri!" Maldini sbuffò, quasi irato, e urlò:"cercate un'altra divisa … al più presto!"Un responsabile dell’impianto nisseno, portò prontamente le vermiglie casacche del Nissa. In pochi istanti si cancello lo stemma della squadra sicana con un pennarello indelebile nero e l’Italia garibaldina fu pronta a scendere in campo. Tuttavia, questa non fu l’unica pantomina accaduta quel pomeriggio, tutti
questi siparietti durarono circa un’ora, durante la quale il pubblico venne intrattenuto dall’esecuzione della popolare canzone ‘La società dei magnaccioni’ e dalla successiva lite tra Carabinieri ed Esercito su quale delle due bande avesse dovuto suonare l’Inno di Mameli. Dulcis in fundo, un incidente diplomatico fu evitato per un soffio. Dagli spalti qualcuno si accorse che sui pennoni sventolava soltanto la bandiera della UEFA, mentre erano assenti quelle delle due Nazionali. Il motivo fu presto svelato: erroneamente, stava per essere issata la bandiera della Serbia al posto di quella croata. Meglio allora tenere al caldo i tricolori e limitarsi al vessillo dell’organo del calcio europeo. Tanto per non far mancare nulla in quell’ordinario pomeriggio di follia.
Mentre Ronnie Hellstroem manifestava il suo dissenso in piazza de Mayo con le madri dei desaparecidos argentini, la Fifa corresponsabile di ciò che stava accadendo fuori dagli stadi era occupata a chiederne la squalifica ricevendo un nulla di fatto dalla federazione scandinava. Nel frattempo a Mar del Plata il Kimberly batteva per 3 a 1 l’Ungheria in una partita del gruppo 1 del Mondiale argentino. "Come, Kimberly 3 Ungheria 1?… Come è possibile?!" Le cose non andarono proprio così … … in realtà a scendere in campo furono Francia e Ungheria. Le due compagini già eliminate stavano per affrontarsi al torneo iridato. Gli ungheresi, su richiesta della FIFA, si presentano con la maglia bianca, al posto della tradizionale casacca rossa. Il motivo addotto dalla federazione era che, francesi in blu e ungheresi in rosso avrebbero reso complicata la visione agli spettatori privi di TV a colori. Accade, però, un piccolo inconveniente. I francesi, di propria iniziativa, decisero anche loro, di usare la seconda maglia, che, neanche a dirlo, era bianca. Nessuna delle due squadre, inoltre, si portò al campo la prima maglia e la partita non poté iniziare.
Tra l’assoluta incredulità di tutti i presenti, a qualcuno venne in mente la soluzione più rapida e sensata: andare in una delle sedi dei club più vicini allo stadio e prendere in prestito uno stock di divise da gioco da far indossare ai francesi, "colpevoli" del ritardato inizio della partita. Cercando lungo la vicina Avenida Independencia, i cercatori di maglie arrivarono al civico 3030, dove vi era la sede del Kimberley, un club fondato nel 1921 noto col nomignolo "El Dragón" e presero in prestito le casacche biancoverdi. Tutto risolto e la partita potè iniziare con 45 minuti di ritardo. L’immagine che restitui il campo da gioco era quanto meno curiosa: i galletti francesi avevano calzettoni rossi, pantaloncini azzurri e maglietta palata biancoverde, per alcuni giocatori, i numeri riportati sul dorso non coincidevano con quelli dei pantaloncini, era il caso di Dominique Rochetau e Oliver Rouyer, che avevano sui pantaloncini rispettivamente, il 7 e l’11 e sulle casacche, il 18 e il 20. Le due squadre furono entrambe eliminate ma si scrisse una delle più belle pagine di quel Mundial. Toccò così al Kimberley, un momento di immortale notorietà ad un club che non vinse mai nulla nella sua storia, ma può ben dire di aver vinto una partita della Coppa del Mondo. La cosa strana è che questo caso era già successo nel 1969 in un amichevole internazionale sempre contro l’Ungheria terminata per 2 a 2, in quel occasione la Francia dovette indossare la seconda maglia dell’Olympique Lyon rossa fasciata di bianco e azzurro.
Per la prima e unica volta l’Iraq partecipò ai mondiali di calcio nel 1986 in Messico, dove inserito nel girone B con i padroni di casa, Belgio e Paraguay rimediò tre sconfitte, segnando un solo goal contro i fiamminghi. Nonostante il non esaltante cammino della squadra mediorientale, questa non passò inosservata a causa degli strani colori di maglia che indossava, celeste e giallo lontanissimi dalla tradizione calcistica dei Leoni della Mesopotamia che, da sempre usano un completo interamente verde. Da alcune fonti si asserisce che l’Iraq, non avendo abbastanza denaro per commissionare delle nuove divise verdi, si affidò allo sponsor Adidas che mise a disposizione solo maglie con quei colori così inusuali, tanto per non appesantire le spese di permanenza in Centroamerica gli iracheni, i quali accettarono di scendere in campo vestiti di azzurro e giallo. In realtà le cose andarono diversamente, al tempo il presidente del Comitato Olimpico iracheno era Uday Hussein figlio del capo di stato Saddam. Il quale tifosissimo della squadra dell’Al Rasheed volle far giocare la nazionale del suo paese con le maglie del proprio club. Altre fonti citano che il giallo e l’azzurro furono scelti ad imitazione del Brasile pensando che ciò portasse fortuna. L’Iraq giocò le prime due partite con un completo azzurro, mentre utilizzò la livrea gialla in una sola gara contro il Paraguay. Quella fu una partita dai retroscena grotteschi, l’Iraq giocò una buona partita e fu solo per colpa dell’arbitro maurizianoPiconAckongse gli asiatici non impattarono la gara. Egli fermò inspiegabilmente l’azione del goal iracheno quando la palla stava per entrare in rete. L’Iraq perse, tuttavia giocò un’ottima partita con la bionda divisa, non facendosi mancare il "giallo" del gol annullato inspiegabilmente;PiconAckong venne radiato e non arbitrò mai più una sola partita di calcio.
Uruguay e Colombia utilizzarono al Mondiale 1962 maglie con insoliti colori. L’Uruguay per la prima e unica volta scese in campo con una sgargiante maglia rossa, si dice in onore di Giuseppe Garibaldi, eroe dei due mondi. La maglia vermiglia venne indossata proprio contro la Colombia, nella prima partita del gruppo 1 del Mondiale cileno. Se la maglia dell’Uruguay era occasionale, quella della Colombia era stata utilizzata come prima tenuta, tuttavia, i cafeteros erano ancora malfermi su quale colore utilizzare per la camiseta della nazionale, prima biancorossa, poi biancoceleste, poi a seguire rossonera, gialloverde, bianca e rossoblu, infine nel ’62 royal blu, ma non era finita lì, negli anni ’70 utilizzò l’arancione, per poi passare al giallo negli anni ’80, il rosso nel decennio del ’90 per poi tornare al classico e attuale colore giallo, speriamo sia finita qui!. Tuttavia sia la maglia rossa uruguagia, sia quella blu colombiana non portarono fortuna, entrambe le squadre furono eliminate al primo turno.
La stessa storia che capitò alla Francia nel 1978, in realtà era già successa molti anni prima alla nazionale messicana. Siamo nel 1950 nel bel mezzo del mondiale brasiliano, quello del "maracanazo", allo stadio DosEucaliptos di Porto Alegre si affrontarono Svizzera in maglia rossa e Messico al tempo in maglia granata; diverrà verde solo nel 1970. L’arbitro
svedese Eklind, notando le tonalità molto simili, non era intenzionato a dare regolare avvio alla gara fino a che non si fosse risolto il caso.Il sorteggio decretò che la compagine elvetica avrebbe dovuto cambiare maglia, ma i giocatori messicani preferirono far di cortesia e cambiare loro stessi la divisa da gioco. Furono adottate delle maglie palate biancoazzurre in dote al Cruzeiro di Porto Alegre che nulla aveva a che fare con il più noto Cruzeiro di Belo Horizonte. Il cambio non portò fortuna e il Messico venne sconfitto per 3 a 1 dai rossocrociati.
Se Phileas Fogg protagonista del celebre romanzo di Jules Verne "Il Giro del mondo in 80 giorni" non avesse avuto come fido compagno di viaggio lo scanzonato Jean Passepartout, avrebbe sicuramente scelto lo scaltro Bora Milutinovic, allenatore giramondo, uomo dalle mille risorse e infiniti stratagemmi. Profondo conoscitore del mondo pallonaro ha allenato in Serbia, Svizzera, Francia, Messico, Argentina, Italia, Costarica, Nigeria, Stati Uniti, Cina, Honduras, Qatar, Giamaica e Iraq. Ma fu con la Costarica che ottenne la massima celebrità. Il 16 giugno 1990 durante le notti magiche del Mondiale italiano il o la Costarica scese in campo
contro il Brasile allo stadio Delle Alpi di Torino vestita di bianco e nero, "pareva veder giocare la Juventus". Alcuni ben informati dissero che la vecchia volpe serba avesse scelto quei colori per imbonirsi il pubblico juventino, mentre alti asserirono che la federazione costaricana avesse scelto quella divisa in onore del Sport Club La Libertad, la prima squadra professionistica ad essere fondata in Centroamerica. Ma in realtà Milutinovic scelse quella livrea in onore della sua squadra del cuore, il Partizan di Belgrado. Non sapendo come fare, "ero a Mondovì in ritiro con la Costarica, la federazione non aveva i soldi per la terza maglia, che sarebbe dovuta essere bianconera a strisce verticali, come il "mio" Partizan. Chiamai la segretaria di Montezemolo, una donna magnifica, e lui mi fece contattare da Boniperti. Fu meraviglioso: mi fece arrivare 44 maglie bianconere e con quelle giocammo contro il Brasile. Mi ricordo, entrando nello stadio, che tutti gridavano: Juve! Juve!". Il Costarica fece uno splendido torneo arrivando agli ottavi di finale, da allora la nazionale dei Ticos utilizzerà in molte occasioni la maglia zebrata che fu una delle poche divise "alternative" a portare decisamente fortuna.
What Not to Wearse tra i colori preferiti e più indossati da Sua Maestà Britannica si annoverano sicuramente il giallo, una tonalità ottimistache trasmette positività, il verde, che indica crescita, rinnovamento e prosperità, il blu, colore che omaggia il Regno Unito, il rosa acceso, che trasmette vitalità e coraggio ed infine l'azzurro, colore dominante nel guardaroba di Sua Maestà nessuno mai e poi mai si sarebbe immaginato che i dirigenti della Football Association non avessero ereditato un minimo di buongusto da sua altezza Reale per rifare il guardaroba alla nazionale inglese. Nel campionato europeo 1996, giocato in terra d’Albione, i dirigenti scelsero il grigio tenebra un colore inviso a tutta la nazione, invece di utilizzare il classico rosso come maglia di cortesia che, tanto bene portò nei mondiali casalinghi del 1966, qualcuno di cui non si conosce il nome scelse il grigio. In realtà il colore ufficialmente non era il grigio ma tale indigo blue (indaco), almeno secondo la denominazione della casa produttrice, UMBRO. La maglia era talmente brutta che non poteva portare bene, infatti quando l’Inghilterra utilizzò questa livrea venne sconfitta in semifinale ai calci di rigore dalla Germania. La divisa era a tal punto spregevole che il gruppo musicale Lightning Seeds ricordò il funesto evento nella canzone Three Lions,  "Tearsforheroesdressed in grey..", inno ufficiale della nazionale britannica ai mondiali del 1998.
Non è chiaro il motivo per cui la federazione tedesca e Adidas abbiano optato per un design così insolito e disinvolto per la Mannschaft.  La divisa era praticamente uguale a quella del Flamengo, alcuni ben informati asseriscono che la scelta di tale maglia si stata fatta per imbonirsi il pubblico di Rio de Janeiro o semplicemente come ringraziamento alla nazione brasiliana per l’organizzazione del torneo. La maglia rossonera verrà indossata l’otto luglio 2014 allo stadio di Mineiro proprio contro il Brasile in quella che diverrà un vero e proprio massacro per la squadra carioca, la più grande vergogna per il calcio brasiliano:
Peggio di Ghiggia nel 1950, peggio di Paolo Rossi nel 1982, le due ferite calcistiche fin lì più vive nella storia della Seleção. Il 7-1 inferto dalla Germaniaalla nazionale diLuiz Felipe Scolariha spazzato via tutto. 5-0 dopo meno di mezz'ora, 7-0 fino a pochissimi minuti dalla fine. Müller, Klose, Kroos, Kroos, Khedira, e poi Schürrle e ancora Schürrle, prima del doloroso punto della bandiera firmato da Oscar. Nascerà il mito del Mineirazo a ricordo della peggior partita giocata dal Brasile ad un mondiale di Subbuteo, ops… calcio.



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