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BELGIO | BRASILE | BULGARIA | CECOSLOVACCHIA | EL SALVADOR | GERMANIA OVEST | INGHILTERRA | ISRAELE | ITALIA | MAROCCO | MESSICO | PERU' | ROMANIA | SVEZIA | U.R.S.S. | URUGUAY

Il mondiale ritornò dopo quattro anni nelle americhe, questa volta ad organizzare la manifestazione fu il Messico una nazione del Centro America.  Il Messico degli anni ’70 era un paese in pieno sviluppo socio-econonico, anche se, dal 1946 era governato da un regime dittatoriale di sinistra, dal Partito Rivoluzionario Istituzionale, nondimeno, le contraddizioni e le differenze tra le classi sociali erano molto evidenti. L’assegnazione del torneo iridato ebbe luogo già nel 1964 alla conferenza generale della FIFA di Tokyo durante lo svolgimento dei giochi Olimpici. Ad ostacolare il progetto messicano vi era l’Argentina la quale non venne scelta per la preoccupante instabilità politica ed economica del paese. Tuttavia, nella stessa occasione si stabilirono le sedi dei due prossimi mondiali. Rispettando l’alternanza euro-americana, si assegnarono alla Germania Ovest quelli del 1974 e finalmente all’Argentina quelli del 1978. Juanito fu la brutta mascotte del torneo messicano che, molto aveva da invidiare a Willy, l’allegro leoncino britannico di quattro anni prima. Juanito era un rubicondo bimbetto con il pallone sotto i piedi ed un cappello che avrebbe dovuto richiamare un sombrero, ma che in realtà assomigliava ad un biscotto mal riuscito. La manifestazione si svolse dal 31 maggio al 21 giugno del 1970, con la classica formula a sedici squadre suddivise in quattro gironi da quattro. Alle qualificazioni parteciparono ben settantatre squadre a rappresentanza di tutti i continenti. A questa edizione finalmente i paesi africani decisero di prenderne parte a fronte di un solo posto messo a disposizione dalla FIFA. Sottoposti ad una lunghissima trafila di incontri, sarà il Marocco a staccare il biglietto per Città del Messico. La zona centro-ame sarà rappresentata da El Sal e Messico paese organizzato l’Asia e Oceania vennero rappresentati da Israele che regolò l’Australia vincitrice del gruppo asiatico. La rappresentanza eu era sempre ben nutrita: Italia, Romania, Cecoslovacchia, URSS, Svezia, Belgio, Germania, Bulga e l’Inghilterra. Fra le sudamericane fece ritorno il Perù che, mancava dall’edizione del 1930, eliminando sorprendentemente l’Argenti Brasile e Uruguay completaro la rappresentanza del conti latino. Furono cinque gli stadi individuati per lo svolgimento della kermesse ognuno in una città diversa: Guadalajara, Leon, Puebla, Toluca e Città del Messico nell’immenso stadio Azteca. Fu il torneo che proiettò i mondiali verso un calcio moderno, furono utilizzati per la prima volta i cartellini gialli e rossi, un pallone "telstar" ad esagoni bianchi e neri per una maggiore visibilità televisiva che, andava a sostituire la vecchia sfera di cuoio marrone, fu il primo mondiale trasmesso interamente in mondovisione, furono ammesse le sostituzioni di almeno un giocatore per  squadra, fu la prima volta di una compagine africana, escluso l’Egitto del 1934, la prima volta di El Salvador e Israele partecipazioni che non lasciarono poche polemiche. Sarà anche la prima volta in cui l’Argentina verrà eliminata alle qualificazioni ma sarà anche l’ultima volta della "Coppa del Mondo Jules Rimet" il trofeo verrà assegnato definitivamente al Brasile, e dalla successiva edizione diverrà "Coppa del Mondo FIFA".

BELGIO 1970    

Ci eravamo quasi dimenticati del Belgio che mancava dalla manifestazione iridata dal 1954 in Svizzera. Sembrano passati secoli dalle precedenti partecipazioni dove tuttavia, la squadra dei "Diavoli rossi" non aveva mai ben figurato, venendo sempre eliminata al primo turno. Anche in questa occasione le cose non mutarono, estromessa già dal girone iniziale, il Belgio poté recriminare contro la dea bendata che, lo inserì in un girone proibitivo, con l’Unione Sovietica e i padroni di casa. Nella prima gara del girone i belgi non incontrarono particolari fatiche per battere El Salvador che, si arrese mestamente alla doppietta di Van Moer e al rigore di Lambert. Per i fiamminghi, tuttavia, il mondiale terminò qui, nonostante il buon gioco le avversarie erano davvero insormontabili. Contro l’Unione Sovietica il 6 giugno del ’70, i belgi subirono una pesante sconfitta per 4 a 1 a fare la differenza ilnfu gigante Anatoly Byshovets autore di due splendide reti, il goal della bandiera fu realizzato dall’attaccante del Club Bruges Raoul Lambert. Impossibile pensare di vincere contro il Messico, una squadra spinta da un intera nazione che aveva come obiettivo almeno il passaggio del primo turno. Allo stadio Azteca il pubblico messicano mostrò, fin dalle prime battute di gara, un comportamento ostile e intimidatorio il quale condizionò il regolare svolgimento della gara, i belgi furono sconfitti solo per mezzo di un calcio di rigore inesistente, concesso per un presunto fallo del malcapitato Jeck sullo scaltro Valvidia. L’Argentino Coerezza indicò subito il dischetto, pareva avesse già provato la parte in camerino. Il Belgio dovette lasciare subito il mondiale ma, a differenza delle altre partecipazioni era consapevole che, solo gli eventi gli furono contrari e sicuramente avrebbe meritato molto di più. Anche durante le qualificazioni i fiamminghi si comportarono molto bene eliminando due delle più forti compagini europee: Jugoslavia e Spagna. Contro la Finlandia, pura formalità, il Belgio vinse sia ad Helsinki per 2 a 1 sia a Waregem per 6 a 1. Contro la Jugoslavia i "Diavoli rossi" misero in scena una delle loro migliori prestazioni degli ultimi anni, vinsero con un rotondo 3 a 0 una partita che, era più corretto considerare una battuta di caccia anziché un evento sportivo. Diretta da un arbitro non all'altezza, il ceco Josef Krnavek, questi consentì agli slavi, dopo essere passati in svantaggio, di utilizzare i metodi più vili e brutali visti in una partita di calcio. Il pareggio, 1 a 1, di Madrid contro la Spagna diede ai fiamminghi la convinzione di poter proseguire a testa alta verso Città del Messico. A conferma di ciò il Belgio si impose per 2 a 1 sugli iberici anche allo stadio Slessin di Liegi. Quando i belgi scesero in campo a Skopije la qualificazione era già una pratica chiusa, i ragazzi di Goethals preferirono salvaguardare le loro caviglie a discapito del risultato, venendo sconfitti con un mellifluo  4 a 0.

BRASILE 1970    
Probabilmente la Seleçao del 1970 è stata la squadra più bella di tutti i tempi, guidata da un fenomenale Pelè è da uno stratosferico Tostão, meravigliò il mondo con l’immensa classe dei suoi interpreti. Alle qualificazioni sudamericane, l’unico neo fu l’allenatore, un certo João Saldanha, un autentico pazzo, ex giornalista di guerra, uomo di ferro con l’esperienza del carcere dopo le qualificazioni annunciò che, non avrebbe portato Pelè in Messico. Immediatamente il presidente della federazione brasiliana João Havelange lo sostituì con il più parco  e competente Mario Zagalo. Nella prima gara di qualificazione il Brasile affrontò, a Bogotà, la Colombia, nonostante l’aria povera d’ossigeno, portò a casa la vittoria per 2 a 0, nella partita di ritorno ad altitudini più conformi per il gioco del calcio, il Brasile si impose con un tennistico 6 a 2. Nessuna difficoltà a Caracas contro i viñotintos venezuelani dove bastarono i soli Tostão e Pelè rispettivamente con una tripletta e un doppietta, al Maracanà fu 6 a 0, ancora tre volte Tostão, due volte Pelè e una rete di Jairzinho furono sufficienti per sbrigare la pratica caraibica. Ad Asunción contro il Paraguay, forse la squadra più ostica del girone sudamericano, i carioca vinsero per 3 a 0 una gara molto impegnativa, riuscirono a spezzare gli equilibri solo al 70° grazie ad un autorete di Mendoza, la partita di ritorno a Rio de Janeio fu una specie di finale entrambe le squadre potevano staccare il pass per il mondiale, ad avere ragione  della contesa fu naturalmente il Brasile che, al 68° minuto con O Rey Pelè segnò la rete della vittoria. Giunti in Messico con un largo anticipo per acclimatarsi all’altitudine e all’aria rarefatta il Brasile giocò molte amichevoli con squadre di club locali e nazionali: Argentina, Cile, Austria e Bulgaria. La prima gara del mondiale ripropose la finale del 1962 Brasile Cecoslovacchia, se in attacco i brasiliani disponevano dei migliori calciatori del mondo in difesa era tutt’altro. Infatti, bastarono pochi minuti allo slovacco Ladislav Petras per perforare la retroguardia brasiliana e depositare il pallone in rete alle spalle dell’imputabile portiere Felix. Bastò uno sguardo tra compagni per riordinare le idee, doppio Jairzinho, Rivelino e Pelè diedero sostanza al risultato finale 4 a 1 in favore dei verdeoro. Nella partita di Guadalajara contro l’Inghilterra, il Brasile dovette pensare più, ad essere concreto anziché bello, fu sufficiente una rete di Jairzinho, 1 a 0, per decidere le sorti della gara che, divenne famosa per il celeberrimo gesto atletico di Gordon Banks, la parata venne considerata la più bella della storia del calcio nella quale l’estremo difensore inglese con un formidabile colpo di reni negò un goal già fatto al grande Pelè. Il 6 giugno, contro la Romania, il Brasile era già qualificato per i quarti di finale, vennero schierate le seconde linee, tuttavia, bastò un solo tempo ai sudamericani per dettare legge ai severi romeni i quali, riuscirono per ben due volte a perforare la difesa carioca. La partita che terminò 3 a 2 venne perlopiù ricordata per il fallo di reazione di Pelè contro il suo marcatore Mihai Mocanu del Petrolul Ploiesti che, in più occasioni cercò di fermare il funambolo brasiliano con interventi al limite e oltre, al regolamento. Quello dell’undici giugno fu uno scontro tutto sudamericano tra Brasile e Perù, valevole per i quarti di finale, era stata la partita delle difese allegre, si concluse 4 a 2 in favore dei brasiliani che andarono in rete con i soliti Tostão, Jairzinho e Rivelino. In semifinale contro l’Uruguay, il Brasile si riprese quello che gli fu "giustamente" tolto nel 1950, in un atmosfera da girone infernale lo stadio Jalisco di Guadalajara ospitò il classico incontro tra cariocas e orientales che, in Sudamerica è sempre stato espressione di supremazia calcistica e non solo. La Celeste passò in vantaggio nei primi minuti con Cubilla e per quasi tutto il primo tempo fece tremare i polsi a verdeoro, solo nella ripresa i brasiliani riuscirono ad invertire il risultato siglando le reti per il conclusivo 3 a 1. Sappiamo tutti come andò a finire la finale del 21 giugno allo stadio Azteca contro l’Italia, i brasiliani super favoriti affrontarono un Italia stremata per le fatiche della semifinale contro la Germania Ovest, bastò veramente poco ai carioca per superare gli spenti azzurri, un accelerata di Pelè e i successivi Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto furono sufficienti per alzare la coppa al cielo. L’Italia nel primo tempo riuscì tuttavia, a pareggiare con Boninsegna, ma la finalissima termino 4 a 1. Il Brasile si laureò campione del mondo per la terza volta e si porto a casa definitivamente la Coppa Rimet…. Che purtroppo fece una brutta fine, giunta in Sudamerica, fu nuovamente rubata e probabilmente fusa, non ci fu un altro Pickles a ritrovare il prezioso trofeo.

BULGARIA 1970       
La Bulgaria oramai era diventata un classico dei mondiali contemporanei, alla terza partecipazione consecutiva rimase uno dei paesi più estranei alle vicende sessantottine che stavano cambiando il mondo. Dall’austera clausura del Mar Nero, Stefan Bojkov diede vita ad una squadra coriacea, votata all’essenziale che aveva il suo punto di forza in Dimitar Penev e Georgy Asparuhov. Il maggior scoglio da superare per ottenere il biglietto per il Centro America era l’Olanda di George Kessler, embrione di quella che sarà la squadra più bella del mondo. A Sofia contro gli Orange, la Bulgaria ebbe comodamente ragione di una squadra ancora poco incisiva aggiudicandosi il match per 2 a 0. Contro il Lussemburgo invece, i balcanici fecero una fatica tremenda, per superare la squadra del granducato fu necessario un calcio di rigore per rompere l’equilibrio, la partita poi terminò 2 a 1 in favore dei bianco verdi. Il 15 giugno del ’69 contro la Polonia, la Bulgaria giocò la migliore partita del gruppo, sbarazzandosi con un secco 4 a 1 dei Bialo-czerwoni di Deyna e Lubansky. Il pareggio di Rotterdam per 1 a 1 valse oro per la Bulgaria che, si confermò capolista del girone. La sconfitta degli Orange in Polonia diede ai bulgari ancora maggiori certezze di essere i protagonisti in Messico. Indolore fu la sconfitta di Varsavia, visto che rimaneva ancora da giocare una gara contro il Lussemburgo, partita però, che si rivelò più impegnativa del previsto ma, grazie all’esperienza e all’essenzialità del gioco bulgaro, i balcanici ebbero la meglio, il 3 a 1 finale consentì alla squadra di Asparuhov di ottenere il sospirato visto per Città del Messico. Ai mondiali nella partita d’esordio contro il Perù, la Bulgaria rimediò una brutta sconfitta per 3 a 2, dopo aver condotto per tutto il primo tempo con il doppio vantaggio. Nella seconda parte della gara i peruviani, ancora scossi dal tremendo terremoto che colpì il loro paese, salirono in cattedra e nel giro di venti minuti voltarono la squadra bulgara come un calzino. Contro la Germania Ovest l’illusione bulgara durò solo pochi minuti, passata in vantaggio con l’attaccante Nikodimov venne sommersa da cinque reti, a nulla valse la seconda rete di Todor Kolev. La terza partita contro il Marocco valse solo per le statistiche, entrambe eliminate, le due squadre eseguirono a dovere il loro compitino, infarcite di seconde linee portarono a casa un dignitoso 1 a 1 che non servì a nulla se non ad onorare la partecipazione al terzo mondiale consecutivo.

CECOSLOVACCHIA 1970       
Dove sono finiti gli eredi della grande Cecoslovacchia di Masopust e Planicka di quella squadra arrivata due volte alla finale di un mondiale? Sicuramente se ne sono perse le tracce tra le pieghe della storia. Quella che partecipò al mondiale del 1970 fu probabilmente la più brutta squadra boema di tutti i tempi. Giunta in Messico dopo aver vinto un girone eliminatorio abbastanza difficoltoso, in Centro America non rispettò le attese di ciò che aveva fatto vedere durante le qualificazioni, dove riuscì ad eliminare la forte Ungheria. La Cecoslovacchia si impose agevolmente per 3 a 0 contro la Danimarca a Copenaghen, nella partita di ritorno bastò una rete di Jokl per far aggiudicare il match ai sudeti. Nell’incontro di boxe di Dublino contro l’Eire, la Cecoslovacchia faticò più del previsto per vincere la partita, diretta da un incompetente arbitro portoghese Ribeiro Saldana il quale permise di tutto senza mai imporsi con personalità e fermezza. L’Irlanda passò in vantaggio e fu solo nel secondo tempo che i cechi riuscirono a riprendere in mano le redini della partita e portarsi a casa il 2 a 1 finale. La partita più complicata fu sicuramente quella di Budapest contro l’Ungheria dove la Cecoslovacchia venne sconfitta 2 a 0 per mezzo di un grande Florian Albert. A domicilio i moravi ebbero vita facile contro la Repubblica d’Irlanda vincendo con un secco 3 a 0 frutto di una tripletta dell’attaccante Josef Adamec in forza allo Spartak Trnava. Nella gara di ritorno contro l’Ungheria i boemi riuscirono a limitare i danni e cogliere un preziosissimo pareggio per 3 a 3, dopo essere andati sotto di due reti, i cecoslovacchi riuscirono a riacciuffare il risultato, sufficiente per giocarsi lo spareggio contro i magiari il 3 dicembre 1969 al Velodrome di Marsiglia. L’Ungheria giunse in Francia sommersa dalle polemiche del presidente Karoly Soos contro l’incolpevole Florian Albert. Un’antipatia atavica affliggeva il meschino presidente della federcalcio ungherese contro il forte attaccante del Ferencvaros faccenda che si ripiegò sulle prestazioni della squadra. La Cecoslovacchia a pochi minuti dal termine del primo tempo vide aprirsi le porte del gate per Città del Messico, un rigore di Kvasnak ruppe gli equilibri della gara che, terminò 4 a 1 contro una squadra sommersa di polemiche nemmeno ombra della mitica Aranycsapat. In Messico la Cecoslovacchia fu inserita in un girone a dir poco proibitivo con: Inghilterra, Brasile e Romania a far da cenerentola. Sconfitta 4 a 1 dal Brasile si replicò contro l’Inghilterra per 1 a 0, non restava che vincere contro la cenerentola romena per non conseguire ulteriori brutte figure, La Cecoslovacchia scese in campo solo nei primi minuti sufficienti per passare in vantaggio con Petras, poi lasciò il pallino del gioco alla Romania che non si fece pregare e nell’arco della gara riuscì a pareggiare e vincere lasciando i boemi a bocca asciutta e amareggiati per il loro pessimo mondiale.

EL SALVADOR 1970       
La storia dell’El Salvador ai mondiali è una delle pagine più tristi del calcio mondiale. Giunto a sorpresa alla manifestazi
one iridata, fu durante le qualificazioni centroamericane che accadde quello che lo scrittore polacco Ryszard Kapuścinki ribattezzo “La guerra del Football”. Inserita nel sottogruppo "B" centroamericano non ebbe nessuna fatica a sbarazzarsi di Suriname al tempo Guyana Olandese e Antille Olandesi. Contro Suriname, nella gara di andata a San Salvador vinse con un largo 6 a 1, mentre in trasferta a Paramaribo fu sconfitto per 4 a 1 quando il passaggio del turno era già conseguito grazie anche alle due affermazioni per 1 a 0 e 2 a 1 contro le Antille Olandesi. Nella seconda fase dovette affrontare l’Honduras in una doppia sfida all’ultimo sangue. Tra i due paesi confinanti le tensioni erano già altissime per alcune decisioni del governo honduregno di confiscare le terre date in dotazione agli immigrati salvadoregni e cacciarli dal paese. I match si svolsero l’8 e il 15 giugno 1969: l’andata a Tegucigalpa e il ritorno a San Salvador. A Tegucigalpa vinse l’Honduras per 1 a 0 con un gol all’89esimo minuto di Leonard Wells centrocampista del Motagua. Contemporaneamente, in Salvador, dove la gara veniva trasmessa in diretta tv, una ragazza di 18 anni, Amelia Bolaños, figlia di un generale dell’esercito, rimasta provata per la sconfitta patita dai propri beniamini, si sparò un colpo di pistola al cuore . Alla giovane, elevata al rango di martire ed eroina nazionale, furono tributati funerali di Stato. L’opinione pubblica salvadoregna giurò vendetta per la gara di ritorno del 15 giugno dove si realizzò un clima infuocato, addirittura l’accompagnatore della squadra honduregna fu linciato e gettato nel mezzo di una strada i giocatori per evitare la stessa sorte furono costretti a salire sul tetto dell’hotel che li ospitava. La partita si concluse con un secco 3 a 0 per l’El Salvador in un clima, non idoneo ad una partita di calcio. Al tempo la differenza reti non contava e ad infierire sull’inusuale contesto fu necessario uno spareggio giocato il 27 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico. La partita fu accesissima e le due squadre nonostante tutto, diedero un buon spettacolo calcistico, la partita terminò 2 a 2 ai tempi regolamentari e per decidere chi avrebbe passato il turno furono necessari i tempi supplementari, fu la rete di Josè Antonio Quintanilla a far precipitare la situazione. Alla qualificazione di El Salvador, l’Honduras rispose con l’interruzione di tutte le relazioni diplomatiche El Salvador rispose alle provocazioni e attaccò militarmente l’Honduras adducendo come motivazione la salvaguardia dei propri cittadini e dei propri confini. Ne uscì una aspra battaglia che durò quattro giorni, gli spagnoli la chiamarono "la guerra de la cien horas" che costo circa sei mila morti e si concluse con l’intervento degli Stati Uniti e lo status quo ante bellum. Per giungere al mondiale non fu sufficiente questo massacro, El Salvador dovette affrontare in gara di andata e ritorno Haiti che, nel turno precedente aveva eliminato gli USA. I salvadoregni vinsero entrambe le partite 2 a 1 a Port au Prince e 1 a 0 a San Salvador. Una volta ottenuta la qualificazione messicana per El Salvador scoppiò un'altra guerra, quella dello spogliatoio, la squadra si rivoltò alla propria federazione per ottenere i premi qualificazione promessi ma mai ricevuti. L’allenatore argentino  Gregorio Bundio, dopo aver qualificato la nazionale se ne andò schifato dalla situazione, dove pareva che tutti quei morti non avessero toccato il cuore dei giocatori solo avidi di denaro. Al suo posto venne assunto il cileno Hernan Carrasco pronto a traghettare la squadra in una malinconica figuraccia mondiale. La partecipazione salvadoregna al torneo iridato fu solo una mera formalità, perse tutte le partite senza segnare alcuna rete. La prima sconfitta avvenne per opera del Belgio che, rifilò ai centroamericani un secco 3 a 0, la seconda giunse per mano del Messico, ma fu carica di polemiche e controversie per la presunta irregolarità di un calcio di punizione battuto con palla in movimento, il fatto diede vita ad una ridicola pantomima dell’arbitro egiziano Ali Kandil con i giocatori salvadoregni, trovandosi in difficoltà e non sapendo cosa fare decretò la fine del primo tempo con qualche minuto di anticipo. Al termine della contesa il portiere salvadoregno Magana dovette raccogliere per quattro volte la palla dal sacco. Contro l’URSS, El Salvador perse per 2 reti a 0 senza sfigurare, raccogliendo gli applausi e la simpatia del pubblico. Senza segnare una sola rete e senza fare alcun punto i giocatori salvadoregni fecero ritorno in patria tra l’indifferenza dei suoi cittadini, rei di non aver onorato una nazione che tanto pagò per partecipare ad un mondiale di calcio.

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COREA DEL NORD 1966       
“Ridolini” così gli apostrofò Ferruccio Valcareggi alla vigilia della gara di Middlesbourg, “ridolini” sì!  ma con un gran fiato e un incredibile disciplina tecnica e agonistica, fecero innamorare tutta la Britannia e non solo. Ufficialmente composta solo da giocatori dilettanti la qualificazione degli asiatici divenne un caso politico, il governo inglese che non riconosceva lo stato nord coreano dapprima cercò di impedirne la partecipazione poi accettò l’adesione ma a regole ben definite, niente bandiere e niente inno nazionale. La Corea del Nord si qualificò al mondiale nel giro di soli tre giorni disputando solo due partite contro l’Australia. A causa delle sanzioni internazionali e del rifiuto delle contendenti di recarsi nel paese comunista, la Corea del Nord dovette disputare tutte le gare in trasferta, per ovviare a questo inconveniente la FIFA decise che tutte le partite del girone asiatico si disputassero in Birmania allo stadio olimpico di Pnom Penh. Pochi giorni prima delle gare la Corea del Sud si ritiro dal torneo e rimasero in gara solo due contendenti, Nord Corea e Australia. Nel primo incontro del 21 novembre 1965, gli asiatici annientarono gli australiani con un perentorio 6 a 1, nella gara di ritorno, tre giorni più tardi il 24 novembre, vinsero ancora agevolmente per 3 a 1. Lo spareggio previsto con la vincente del gruppo africano non si disputò a causa del boicottaggio delle squadre africane. Al mondiale confinati per modo di dire nella lontana Middlesbourg affrontarono nella gara d’esordio la forte Unione Sovietica, i giocatori coreani in campo parevano dei nani a confronto dei possenti sovietici, che s’imposero con un secco 3 a 0, tuttavia, i piccoli “ridolini” mostrarono una dinamicità senza fine, correvano instancabilmente da una parte all’altra del campo, alternandosi nei ruoli di competenza, in pratica tutti sapevano fare tutto. Nella seconda gara contro il Cile, la superiorità asiatica si fece ancor più evidente, il pareggio per 1 a 1 fu solo frutto del regalo arbitrale in favore dei cileni a cui il direttore di gara concesse un rigore alquanto dubbio. La storia del calcio scrisse un’importante pagina il 19 luglio del 1966 quando all’Ayresome di Middlesbourg la Corea del Nord sconfisse l’Italia per 1 a 0 con la rete del presunto dentista Pak Doo Ik. L’Italia uscì dal campo a testa bassa nella vergogna più profonda, mentre i coreani vennero adottati dalla tifoseria inglese in particolare dai tifosi degli Smoggies , in molti si recheranno al Goodison Park dei Toffies per gli incredibili ottavi di finale contro il Portogallo. La gara del 23 luglio a Liverpool entrò nella storia dei mondiali di calcio come una delle partite più avvincenti di tutti i tornei iridati. Dopo venticinque minuti di gara la Corea del Nord era avanti di tre reti: al 1° minuto segnò Pak Seung Zin al 22° Li Dong Woon e al 25° Yang Sung Kook, il pubblico era in visibilio tutti urlavano Corea, Corea … … la squadra portoghese era frastornata, tranne il loro capitano Eusebio che prese per mano la squadra lusitana e in poco meno di mezz’ora rovesciò il risultato, il Portogallo vinse per 5 a 3 la più incredibile di tutte le partite. In  realtà i giocatori coreani dopo la vittoria sugli azzurri, su stile anglosassone, si rilassarono con alcool e ragazze  i vertici del partito ne vennero a conoscenza e una volta rientrati in patria, i giocatori, accusati di aver tenuto un comportamento incivile furono deportati nel gulag di Yokok per molti anni e di alcuni di loro non si seppe più nulla.

FRANCIA 1966       
La Francia ritornò al mondiale dopo essersi presa una pausa di quattro anni, esclusa dal mondiale cileno per mano della Bulgaria, in questa occasione vinse abbastanza agevolmente il proprio girone di qualificazione. Inserita nel gruppo 3 europeo i transalpini vinsero all’andata 2 a 0 contro il Lussemburgo e 4 a 1 al Velodrome di Marsiglia, contro la Norvegia trionfarono in entrambe le occasioni per 1 a 0, l’ostacolo maggiore era rappresentato dalla Jugoslavia che, al tempo stava attraversando una profonda crisi di risultati e talenti. Nonostante, la sconfitta di Belgrado per 1 a 0 la Francia vincendo a domicilio, ancora 1 a 0, staccò il biglietto per Londra come capolista del girone. Il mondiale francese iniziò con uno scialbo pareggio, 1 a 1 contro il Messico, inzuppata di stranieri: argentini, algerini, marocchini, italiani e armeni, la Francia era più una multinazionale anziché una squadra nazionale. Il 15 giugno di fronte all’Uruguay mise in scena un’altra deludente prestazione venendo sconfitta per 2 a 1 e riuscì a segnare solo grazie ad un calcio di rigore siglato dall’attaccante girondino Hector De Bourgoing. Nella gara di Wembley, contro i padroni di casa, la Francia non giocò male, ma a fare la differenza fu l’infortunio a Robert Herbin, il più talentuoso della squadra transalpina, l’Inghilterra non fece complimenti e con una doppietta di Roger Hunt rispedì a Dover i blues dove ad attenderli vi era il traghetto per Calais.

GERMANIA OVEST 1966       
La Germania Ovest ricca di campioni del calibro di Franz Beckenbauer, Helmut Haller, Heinz Schnellinger, Uwe Seeler e  il numero uno Hans Tilkowsky era una delle principali favorite alla vittoria finale. Giunse al mondiale con in panchina un insolito trio di allenatori, Helmuth Schӧn cedette la guida della squadra ai rispettivi Sepp Herberger, Udo Lattek e Dettmar Cramer quest’ultimo con una lunga esperienza in oriente come commissario tecnico del Giappone. La Mannschaft fu guidata per tutte le partite di qualificazione dal vecchio Schӧn. Inserita nel gruppo due europeo, la Germania Ovest pareggiò il primo match per 1 a 1 contro la Svezia allo stadio Olimpico di Berlino, mentre fu poco più di una formalità la partita di Karlsrhue contro i modesti ciprioti sconfitti con un sonoro 5 a 0. I bianchi fecero ancor meglio a Nicosia dove si imposero per 6 a 0. La partita decisiva fu quella di Stoccolma dove la Germania Ovest si impose per 2 a 1 contro la Svezia grazie alle reti di Kraemer e Seeler. Attraversata la manica la Germania si trovò a misurarsi con Argentina, Spagna e Svizzera inserite nel  girone "B" di Liverpool e Sheffield. Nella prima contesa contro i rossocrociati la Germania si sbarazzò alquanto facilmente degli avversari sconfitti con un pesante 5 a 0, nella partita c’è da ravvisare l’ottima prestazione del giovanissimo Franz Beckenbauer autore di due reti che, si stava imponendo come uno dei migliori calciatori della nuova generazione. La seconda gara contro l’Argentina terminò 0 a 0, nonostante l’assenza di reti fu una partita durissima combattuta sino all’ultima goccia di sudore. L’arbitro jugoslavo Zecevic, lasciò giocare una gara quasi al limiti del regolamento, ma al termine il risultato è stato più che equo. Nella terza partita a far visita alla Germania Ovest in quel di Birmingham fu la Spagna che, priva dei suoi migliori talenti: Suarez, Del Sol, Peirò e Gento otterrà meno del previsto, la Germania vinse per 2 a 1 dopo aver recuperato, non senza fatica, lo svantaggio di Josè Maria Fuste. Germania Ovest qualificata insieme all’Argentina. Agli ottavi è la volta dell’Uruguay, in campo ci sono tre titoli mondiali e tanta esperienza pedatoria, tuttavia, la Celeste ha perso lo smalto degli anni migliori e la Germania ne approfittò rifilando ai sudamericani un doloroso 4 a 0 dove ancora Haller e Beckenbauer sono i migliori protagonisti.
Ai quarti di finale la Germania dovette affrontare l’Unione Sovietica al Goodison Park di Liverpool. Agli ordini del fischietto italiano Concetto Lo Bello fu una partita maschia in alcuni casi simile ad un’autentica battaglia, il giocatore russo Cislenko più volte dovette far ricorso ai medici per poi rientrare in campo. A rompere gli equilibri fu, un "italiano" Helmut Haller in forza al Bologna, sarà poi Beckenbauer a siglare la seconda rete per i teutonici. Ai sovietici non rimase che l’onore delle armi e una rete di Porkuyan che, di certo non accontentarono la delegazione russa. In finale contro i padroni di casa dell’Inghilterra, i teutonici hanno molto da recriminare, in particolare dal noto giallo sportivo del "gol fantasma" di Hurst. Il 30 luglio a Wembley la Germania Ovest tecnicamente era superiore, ma affrontare i padroni di casa è sempre un’incognita. I tedeschi tuttavia, passarono per primi in vantaggio con una rete del solito Haller, per poi farsi recuperare e rimontare dagli inglesi a metà del secondo tempo, fu solo grazie ad una rete dell’attaccante del Colonia Wolfgang Weber al 98° se la Germania riuscì a raggiungere i tempi supplementari. Fu proprio ai supplementari che si svolse il più oscuro dei gialli iridati, al 101° minuto Geoff Hurst colpi la traversa con un secco intervento di collo del piede destro, la palla ricade sulla linea e gli inglesi immediatamente esultarono, esterrefatto il portiere Tilkoswky giurò che la palla non era entrata, più del goal fantasma l’estremo difensore vide lo spettro del guardalinee sovietico Bakhramov il quale, non si sa con quale ipotesi convinse il direttore di gara, lo svizzero Dienst, a  convalidare la "non rete" britannica. Gli inglesi segnarono una quarta rete, ma oramai la Germania era stremata e demoralizzata da come gli fu sottratta la seconda Coppa del Mondo, gli inglesi e la terna arbitrale avevano fatto meglio di Mr. Crafty.  

INGHILTERRA 1966     
L’Inghilterra paese anfitrione non partecipò alle qualificazioni, giocò solamente delle partite amichevoli, l’Interbritannico e nel 1964 il torneo “Coppa delle Nazioni” disputatosi in Brasile. L’Inghilterra in quell’occasione, incontrò i padroni di casa, l’Argentina e il Portogallo, perse i due incontri contro i sudamericani e impattò contro i lusitani. Il mondiale per gli inglesi iniziò l’11 luglio del 1966 allo stadio Wembley di Londra, di fronte ad oltre 75.000 spettatori, a dar contesa ai maestri d’Albione vi erano i precettori rio-platensi dell’Uruguay. Uno scontro tra due scuole calcistiche di alto livello, che fece presagire un match per palati fini, ne uscì invece uno scialbo e noiosissimo 0 a 0, con l’Inghilterra prevalentemente in attacco e i sudamericani arroccati in difesa a difendere stoicamente la porta dell’ottimo Mazurkiewicz. Anche la successiva partita contro il Messico pareva essere un assalto all’arma bianca, con tutti i messicani chiusi in difesa a respingere gli attacchi di Bobby Moore e compagni, ma il Messico non era l’Uruguay e al termine del primo tempo l’altro “Bobby” Charlton, riuscì a mettere la sfera dietro le spalle del portiere messicano Calderon. Lo Bello indicò il centro campo in un assordante Wembley esultante di gioia per essersi scrollato di dosso l’incubo della prima rete mondiale, nel secondo tempo sarà il reds Roger Hunt a siglare la rete del definitivo 2 a 0. Nella terza gara contro la Francia, l’Inghilterra si impose con lo stesso risultato e come da previsione superò il girone eliminatorio senza troppe difficoltà. Ai quarti di finale, il 23 luglio gli inglesi affrontarono l’Argentina in una partita che passò alla storia per l’espulsione del calciatore albiceleste Rattin, reo di avere protestato rabbiosamente contro l’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein per i troppi favoritismi e benevolenze verso la squadra di casa. Ci vollero dieci minuti e l’intervento della polizia per far uscire dal campo l’iracondo Rattin che, nonostante tutto aveva le sue ragioni. L’Inghilterra  vinse 1 a 0 sul campo grazie ad una rete  del solito Hurst, ma fu sconfitta dalle critiche della stampa e del pubblico per la vergognosa direzione di gara della terna arbitrale. Ai quarti di finale i bianchi di sua Maestà incrociarono la squadra più bella ed in forma del torneo, il Portogallo. Davanti a 93.000 spettatori Wembley accolse le due squadre sul proprio palcoscenico, tuttavia, la gara si sarebbe dovuta disputare a Liverpool, ma si decise di cambiare sede con la scusa della maggiore capienza dello stadio e del più alto incasso. In realtà fu solo per non far stancare gli inglesi nella lunga trasferta e obbligare i lusitani a scendere in tutta fretta da Liverpool. La partita fu ricordata come una delle più belle del torneo, all’organizzato gioco inglese si oppose una brillante ed effervescente esibizione portoghese. Gli inglesi tuttavia, riuscirono a tenere testa ai baldanzosi lusitani che, guidati dal fenomenale Eusebio misero più volte in difficoltà il portiere in maglia gialla, Gordon Banks. A fare la differenza furono due grandi campioni Bobby Charlton autore della doppietta che consentì all’Inghilterra di giungere in finale ed Eusebio che siglò il rigore della speranza portoghese. La finale del 30 luglio è forse una delle partite più famose della storia del calcio, è la partita del goal fantasma, ciò che fece e fa tutt’ora discutere su come sarebbe finito quel mondiale senza la rete di Hurst e delle allucinazioni del guardalinee azero Bakhramov. Germania in maglia bianca con calzoncini neri, Inghilterra in maglia rossa calzoncini grigi!? Si negli spogliatoi vi erano in dote dei pantaloncini grigi da abbinare alla maglia vermiglia, ma per non rischiare che fossero confusi televisivamente con quelli dei teutonici, preferirono scendere in campo con quelli bianchi, una piccola curiosità di quella contesa. La partita fu piacevole, passò subito in vantaggio la Germania Ovest al 12° minuto con il bolognese Helmut Haller, pareggiò Hurst dopo sei giri di lancette, vantaggio inglese con Martin Peters al 78° e a chiudere il match, pareggio di Weber al 98° minuto. Sul 2 a 2 ai tempi regolamentari per conoscere il vincitore furono necessari i tempi supplementari. Al minuto 101 il portiere Tilkowsky rivide i fantasmi di cui da piccolo era tanto terrorizzato giacché, nacque a Husen cittadina del Baden Wuttemberg dovè vi è un castello medievale notoriamente infestato da spettri. I fantasmi quella volta avevano un nome e un cognome, si chiamavano Geoff Hurst e Tofik Bakhramov, il primo calciò il pallone sulla traversa che ricade sulla riga di porta, senza mai essere entrato, il secondo, convalidò una rete “fantasma” che mai aveva superato la linea di porta, Tilkoswky ne fu testimone e giurò di aver visto uno spettro del castello di Husen seduto sulla traversa sghignazzante (N.d.A.) … 3 a 2 per i leoni britannici. I giocatori tedeschi, con gli occhi rossi dalla rabbia premono furiosamente per raggiungere il pareggio, ma con un micidiale contropiede fu ancora Hurst a siglare la quarta e definitiva rete e consegnare la prima e unica Coppa Rimet all’Inghilterra.

ITALIA 1966       
La spedizione azzurra in terra inglese del 1966 è considerata una delle peggiori performance del calcio italiano, tuttavia, nulla accade per caso. Probabilmente è proprio in questa occasione che il movimento pedatorio italiano si rende conto che è necessaria una svolta definitiva. Già infarcita di nomi di primordine e giocatori di notevole qualità la nazionale italiana fa esperienza della sventura coreana e prepara la squadra per il trionfo sessantottino di Roma. Composta in maggioranza dal blocco interista e bolognese, l’infausta esperienza inglese è frutto delle insensate scelte dirigenziali, lasciato a casa Riva, le beghe federali di Giuseppe Pasquale e Bruno Zauli ne sono le conseguenze. L’Italia si qualifica sul campo battendo 6 a 1 la Finlandia allo stadio Marassi di Genova, uno scialbo 0 a 0 con la Polonia a Varsavia fu segno che qualcosa non funziona nel piano tattico di Fabbri. Il 23 giugno del 1965 è la volta della trasferta di Helsinki dove gli azzurri si imposero per 2 a 0 con le reti di Sandro Mazzola. Ad inverno inoltrato la Polonia del talentuoso Lubansky viene travolta per 6 a 1 dall’Italia di fronte ai 64.000 spettatori dell’Olimpico. La larga vittoria sui polacchi fa ben sperare la comitiva azzurra per il doppio incontro con la Scozia, sconfitta per 1 a 0 a Glasgow e vittoriosa per 3 a 0 al San Paolo di Napoli, l’Italia si qualifica al Mondiale … … La critica era certa che questa nazionale avrebbe dato alcune soddisfazioni. Inserita nel gruppo "D" di Middlesbrough e Sunderland nella prima gara gli azzurri si presero la rivincita sul Cile per 2 a 0 con le reti di Mazzola e Barison, tre giorni più tardi fu la volta dell’Unione Sovietica. Fabbri colto da inspiegabili dubbi, lasciò il talentuoso Rivera in panchina, al suo posto il marmoreo Lodetti, la frittata è fatta, basta un affondo di Cislenko perché la Russia si porti a casa la posta piena. La terza e ultima gara di Middlesbrough contro la Corea del Nord divenne fondamentale vincere era di vitale importanza. Fabbri mandò l’assistente Ferruccio Valcareggi a spiare gli asiatici, al ritorno li definirà dei "ridolini" che sanno solo correre a perdifiato. L’Italia sprecò occasioni su occasioni, giocò con sufficienza e i coreani con il passare del tempo presero coraggio, incitati dal pubblico di Middlesbrough che li aveva adottati come propri beniamini. Le corse dei coreani iniziarono a lasciare sul posto gli ansimanti italiani che al 42°  minuto subiscono la rete del centravanti Pak Doo Ik, frastornati e inebetiti dal pressing asiatico gli italiani non riuscirono a rimontare lo svantaggio venendo incredibilmente sconfitti per 1 a 0. La nazionale italiana divenne lo zimbello della stampa mondiale, una sconfitta pari a quella del "Maracanazo" brasiliano.

MESSICO 1966
Il Messico una delle squadre maggiormente presenti alle manifestazioni iridate, aveva sempre recitato il ruolo di comparsa. In Inghilterra invece, la squadra centroamericana, nonostante l’inevitabile eliminazione al primo turno riuscì a bloccare in entrambe le occasioni con un pareggio Francia e Uruguay, piegando il capo solo davanti ai leoni di Sua Maestà. Risultato 1 a 1 contro i transalpini in una partita giocata a gran ritmo dai messicani, 0 a 0 contro i platensi anche in questa occasione i granata disputarono una buona gara, nell’occasione il portiere messicano Antonio Felix Carbajal raggiunse un singolare record disputando 11 partite mondiali in cinque edizioni consecutive. Contro l’Inghilterra il Messico disputa un’altra ottima partita tenendo per quasi tutto il primo tempo in scacco i padroni di casa. L’equilibrio viene meno solo grazie ad un tiro da fuori area del britannico Bobby Charlton, chiude la gara il solito Hunt. Messico a casa ma soddisfatto di aver dato del filo da torcere a tutte le squadre incontrate e con il rammarico di aver meritato qualcosa in più. Già nelle qualificazioni il Messico diede prova di essere una buona squadra, nella prima fase delle qualificazioni inserito nel gruppo CONCACAF 1 con Stati Uniti e Honduras vinse tre partite e ne pareggiò una. Nel girone finale impattò nella prima gara contro il Costarica, poi vinse tutte le restanti partite contro Giamaica e i “Ticos”.

PORTOGALLO 1966       
Era la prima partecipazione ad un mondiale di calcio per i portoghesi i quali tra le loro fila schieravano lo straordinario Eusebio da Silva Ferreira, detto la "Pantera Nera" oriundo mozambicano, autentico fenomeno che, ha legato il suo nome all’impresa lusitana al mondiale del 1966 e alle vittorie continentali del Benfica. Fu proprio grazie al talento del calciatore africano se il Portogallo riuscì a qualificarsi ai mondiali del 1966, lasciando sul filo di lana nazionali di prim’ordine come Cecoslovacchia e Romania. L’avventura mondiale iniziò il 24 gennaio del 1965 a Lisbona contro la Turchia, in campo vi era praticamente la squadra del Benfica che a quel tempo stava furoreggiando in Europa. Il Portogallo vinse  per 5 a 1 con una tripletta del suo diamante nero. Ad Ankara fu ancora Eusebio il protagonista, autore dell’unica rete che permise ai lusitani di vincere per 1 a 0. La partita più complicata fu quella del 25 aprile del ’65 allo stadio Tehelne Pole di Bratislava contro la forte Cecoslovacchia vice campione del mondo. Il Portogallo partì subito forte mettendo in seria difficoltà la squadra boema ma, l’esperienza dei cechi si fece presto sentire, un fallo in area del difensore lusitano Alberto Festa, costrinse il direttore di gara ad assegnare un penalty per i mitteleuropei, Perreira di slancio parò! Qualche minuto dopo sarà il solito Eusebio a siglare la rete della vittoria. Anche contro la Romania sarà la pantera mozambicana, con due reti, a decidere le sorti della gara per il definitivo 2 a 1. Nella partita a domicilio contro la Cecoslovacchia, in una gara che non aveva più nulla da dire, le due squadre non andarono oltre il pareggio a reti inviolate, il verdetto era già scritto, Portogallo ai mondiali e vice-campioni a casa. Al torneo iridato il Portogallo non era di certo considerato tra le favorite, una buona squadra, un grande campione come Eusebio ma, il mondiale è altra cosa … … niente di più sbagliato! Il girone  "C" non era di quelli più agevoli, con Brasile, Ungheria e Bulgaria a fare da sparring partner. Nella prima contesa il Portogallo incrociò la coriacea Ungheria ma fin da subito i lusitani imposero il loro vigore vincendo con un convincente 3 a 1 anche se, a segnare non sarà il solito Eusebio ma, Torres e un doppio Josè Augusto. Il 3 a 0 contro la Bulgaria confermò ancor di più le potenzialità della squadra portoghese che, anche se, agevolata da un autorete bulgara nei primissimi minuti di gioco, convinse il pubblico di Manchester del proprio pregio.  Martedì 19 giugno è la volta del derby della "raya del sol" Brasile e Portogallo si affrontarono al Gooddison Park di Liverpool, da una parte il grande Pelè dall’altra il fenomeno Eusebio. A vincere la sfida tra i due campioni sarà il portoghese che, tra assist e reti darà un autentica lezione agli auriverde vincendo agevolmente per 3 a 1, con due reti del mozambicano e un assist per Simoes, il quale infilò da pochi passi il tap-in vincente. Portogallo agli ottavi, Brasile eliminato al primo turno. Gli ottavi di finale videro un incontro inedito nel palcoscenico mondiale, si affrontarono due esordienti, la sorprendente Corea del Nord killer dell’Italia sportiva e il magnifico Portogallo che, in molti oramai, prospettavano in finale. La partita fu una delle più avvincenti dell’intera giostra, coreani in vantaggio per 3 a 0 dopo soli venticinque minuti di gioco ma, stavano giocando contro il semplice Portogallo, dal 27° minuto Eusebio decise di entrare in partita e l’avversario cambiò struttura e consistenza, ora in campo vi era il Portogallo di Eusebio, autore di quattro reti: al 27°, al 42°, al 57° e al 59° a chiudere il 5 a 3 finale una rete del dragao Jose Augusto a una manciata di minuti dal fischio di chiusura. Il Portogallo sorprende, e ora fa paura a tutti … … Il  26 luglio al Gooddison Park di Liverpool il Portogallo avrebbe dovuto incontrare l’Inghilterra ma, per una ragione mai effettivamente chiarita, la partita fu spostata all’ultima ora in quel di Wembley per evitare una scomoda trasferta in pullman alla squadra dei leoni e caricare di questo onere la squadra portoghese che, in fretta e furia dovette partire per Londra. Nonostante le critiche per questa scelta si assistette ad un'altra partita piacevole, il protagonista tuttavia, fu Norbert Stiles coriaceo difensore del Manchester United che ebbe il merito di fermare il talentuoso Eusebio. Il Portogallo venne immeritatamente sconfitto per 2 a 1 grazie alla doppietta di Bobby Charlton. Sul finale a otto minuti dalla fine un calcio di rigore realizzato da Eusebio riaprì la partita, il Portogallo iniziò a tendere d’assedio la difesa inglese che trovò in Gordon Banks il salvatore della patria. Era oramai troppo tardi e la squadra lusitana si dovette accontentare della finalina per il terzo posto contesa dall’Unione Sovietica di Jascin e Cislenko. Il Portogallo vinse anche questa gara e ancora una volta la pantera di Laurenço Marques andò in rete, vincendo la classifica cannonieri con nove reti. La squadra portoghese rientrò in patria sapendo di aver scritto una pagina importante della storia dei mondiali, rimase il rammarico di non aver osato un po' di più contro i padroni di casa, ancor’oggi si pensa che probabilmente quel Portogallo era la squadra più forte del mondiale 1966.

SPAGNA 1966     
La Spagna staccò il pass per l’isola britannica giocando una sola doppia gara contro l’Eire. Inserita nel gruppo euroasiatico con Irlanda e Siria, quest’ultimi si ritirano ancor prima di iniziare, giacché considerarono le loro possibilità di qualificazioni praticamente nulle, anzi giocare queste partite sarebbe stato solo un aggravio economico per la federazione mediorientale. Nella prima gara di qualificazione al Dalymount Park di Dublino la Spagna venne sconfitta per 1 a 0, la stampa iberica condanno gli oriundi Santamaria, Puskas e Di Stefano chiedendone l’allontanamento dalla nazionale. Nella gara di ritorno giocata a Siviglia le Furie rosse si imposero per 4 a 1 per determinare chi sarebbe andato in Inghilterra era necessario uno spareggio, questo venne giocato a Parigi il 10 novembre del ’65, gli spagnoli si imposero per 1 a 0 grazie alla rete del colchoneros Josè Ufarte ottenendo una sospirata qualificazione al mondiale britannico. In Inghilterra le cose non andarono alcuanto bene, sorteggiata nel girone "B" giocò la prima gara contro l’Argentina, in un campo reso pesante dalla pioggia la Spagna dovette cedere alla squadra sudamericana per 2 reti a 1. Tre giorni più tardi il 15 luglio, all’Hillsborough stadium di Sheffield una Spagna molto fortunata ebbe ragione della Svizzera che venne sconfitta solo con due reti occasionali di Sanchis e Amancio. Ancora in gioco per il passaggio agli ottavi, gli iberici dovettero affrontare la forte Germania Ovest, tra le accese polemiche dello spogliatoio che costarono il posto in squadra a quattro tra i più esperti giocatori: Suarez, Gento, Del Sol e Peirò. In campo la scelta  dell’allenatore spagnolo Josè Villalonga sembra dare ragione ai Campioni d’Europa, i quali giocano un ottima partita, ma tuttavia fu l’esperienza dei tedeschi ad avere la meglio vincendo per 2 a 1. Alla Spagna non restò che tornare a casa tra mille polemiche e pesanti critiche da parte della stampa iberica.

SVIZZERA 1966       
La Svizzera è oramai un habitué del calcio mondiale, giunta alla sua sesta partecipazione iridata, non ha mai raggiunto traguardi considerevoli, questo non vuol dire che abbia rappresentato una squadra di basso profilo, anzi, la squadra rossocrociata è sempre stata un ostacolo duro e complicato da superare. Al Mondiale inglese, tuttavia, le cose non andarono molto bene per gli elvetici che, non riuscirono ad essere all’altezza delle precedenti partecipazioni. Gli svizzeri furono autori passivi di tre sconfitte e di una sola rete segnata da Renè-Pierre Quentin, in forza ai vallesi del Sion, contro la Spagna. Nella prima gara di fronte la Germania Ovest gli svizzeri subirono una sonora sconfitta per 5 a 0, contro gli iberici, invece, giocarono una buona partita e fu solo il caso e la sfortuna che impedì alla formazione confederata di portare a casa i due punti. La Spagna si impose per 2 a 1 con due tiri fortuiti. Nel terzo match contro l’Argentina, la Svizzera già virtualmente eliminata, perse 2 a 0. In realtà i giocatori elvetici non vollero mettere a repentaglio le loro gambe contro i violenti sudamericani, i quali, furono più volte richiamati dall’organizzazione del torneo per il loro gioco maschio e pericoloso. Il mesto ritorno a casa della Svizzera passò quasi inosservato, i giocatori tuttavia si erano impegnati a dovere, il vero responsabile della disfatta fu il commissario tecnico Alfredo Foni, nemmeno Giulio Cesare nelle battaglie galliche fece tanti danni. Gli svizzeri giurarono mai più un allenatore italiano! Eppure durante le qualificazioni i rossocrociati si comportarono decorosamente, sconfitti a Belfast per 1 a 0 dai verdi dell’Irlanda del Nord, nel ritorno di Losanna li batterono di misura per 2 a 1. Vinsero 2 a 0 contro l’inedita Albania a Tirana, mentre più ostico fu l’incontro casalingo di Ginevra dove le aquile si arresero per 1 rete a 0 solo su calcio di rigore. In autunno del ’65 la lotta a tre si fece molto più serrata Olanda e Svizzera pareggiarono 0 a 0, gli olandesi persero una grande occasione, gli svizzeri misero da parte un preziosissimo punto raccolto sul difficilissimo campo di Amsterdam. Il ritorno di Berna, simile ad una finale, fu favorevole alla Svizzera che si impose per 2 a 1 solo a tempo scaduto. Mentre l’arbitro tedesco infilava il fischietto tra le labbra un tiro dalla distanza rilanciato dal portiere cadde sul piede del centrocampista Allemann, non vi è nemmeno il tempo di prendere il fiato per soffiare nella pispola che lo svizzero insaccò alle spalle del portiere olandese. La Svizzera si qualificò ai mondiali ma il peggio doveva ancora venire.

UNGHERIA 1966       
L’Ungheria giunse al mondiale inglese come una delle formazioni più solide d’Europa, composta da un gruppo di giocatori eccezionali come: Ferenc Bene, Florian Albert, Janos Farkas, Gyula Rakosi e Istvan Nagy era destinata ad essere una delle protagoniste. Giunse in terra d’Albione vincendo il girone 6 europeo, nella prima gara pareggiò 1 a 1 contro la DDR allo Zentralstadion di Lipsia, vinse 1 a 0 a Vienna nel derby imperiale contro l’Austria, solo lontana parente del mitico "Wunderteam". Nelle due partite di ritorno regolò in successione gli austriaci per 3 a 0 e i tedeschi dell’Est per 3 a 2. Dalle qualificazioni ne uscì una squadra completa bene amalgamata che esprimeva un calcio all’avanguardia equilibrato in tutti i reparti, questo era il miglior biglietto da visita per Londra. In Inghilterra però le cose mutarono, la squadra magiara dovette come primo appuntamento fare i conti con il Portogallo di Eusebio che, letteralmente strapazzò in malo modo gli ungheresi con un secco 3 a 1. Lo schiaffo lusitano, risvegliò immediatamente gli animi degli successori di Attila, i quali di fronte ai campioni del mondo uscenti misero i sudamericani a lezione di calcio danubiano, l’Ungheria vinse per 3 a 1, mostrando una classe straordinaria, facendo sembrare il Brasile, privo di Pelè, una squadra normale. Fu sempre il giocatore dello Ujpest Dosza, Ferenc Bene a guidare con determinazione gli assalti ungheresi contro la povera Bulgaria che, tuttavia passò in vantaggio con il suo giocatore di maggior prestigio Georgi Asparuhov resistendo per quasi un intera frazione di gioco. Poi i magiari riposero il giornale e nel giro di dieci minuti rovesciarono la situazione portandosi sul "solito" 3 a 1 conclusivo. Agli ottavi di finale l’avversario fu uno dei peggiori che possa capitare, l’URSS di Nikolai Morozov. Al Roken Park di Sunderland i micidiali assalti ungheresi si infransero contro il muro difensivo sovietico, fu in contropiede che l’Ungheria subì la prima rete di Cislenko e su punizione la seconda Porkuyan, fu proprio l’assetto iper-offensivo a far pagare dazio alla squadra magiara che, tuttavia riuscì a segnare la rete della bandiera con il suo asso Ferenc Bene. Terminò agli ottavi di finale l’esperienza ungherese ai mondiali del ’66 con un velo di amarezza perché tutti erano convinti che questa squadra poteva ambire a qualcosa di più.

U.R.S.S.  1966    
L’Unione Sovietica si presentò alla sua terza partecipazione iridata dopo aver vinto il girone di qualificazione europeo numero 7. La squadra di Morozov conquistò ben cinque vittorie su sei partite, perse l’ultima in Galles quando oramai i giochi erano fatti. Sconfisse pesantemente la Grecia sia all’andata per 3 a 1, sia al ritorno per 4 a 1. Contro la Danimarca, la Russia si impose 6 a 0 a Mosca e 4 a 1 a Copenaghen. Con il Galles vinse 2 a 1 allo stadio Lenin e venne sconfitta sempre con lo stesso risultato a Wrexham quando la qualificazione era già acquisita. In Inghilterra, fu inserita nel girone con Italia, Cile e Corea del Nord. Nella prima gara, contro la squadra coreana, i sovietici vinsero facilmente per 3 a 0, il confronto fisico era improponibile, i giganti russi contro i lillipuziani dagli occhi a mandorla. Partita più impegnativa doveva essere quella contro l’Italia, che invece si rilevò squadra dalle gambe molle, all’armata rossa bastò il minimo sforzo per sbarazzarsi degli azzurri e garantirsi il passaggio agli ottavi di finale. La gara terminò 1 a 0 con rete del bomber Igor Cislenko al 12° minuto della ripresa. Il terzo match del gruppo "D" non aveva più alcuna importanza, URSS già qualificata e Cile già eliminato. La Russia scese in campo con una formazione di rincalzo che tuttavia, non lasciò rimpianti infatti, i sovietici si imposero facilmente per 2 a 1 grazie alle reti dell’armeno Porkuyan. Agli ottavi per l’Unione Sovietica si presentarono impegni più severi, a contendere il passo ci fu l’Ungheria di Ferenc Bene e Florian Albert che, insieme al Portogallo sembrava essere la squadra più in forma del torneo. La sfida prese vita il 23 luglio al Roker Park di Sunderland, nonostante i russi abbiano subito per gran parte della gara la pressione dei forti ungheresi, riuscirono a portare a casa la posta piena grazie ad un contropiede di Cislenko che, con un accelerazione prepotente lasciò sul posto il difensore magiaro Gelei, la seconda rete fu opera di una punizione magistrale calciata dall’ala sinistra Porkuyan, a nulla valse la rete di consolazione del fuoriclasse ungherese Bene. Ai quarti di finale  la CCCP dovette affrontare la corazzata tedesca di Beckenbauer e compagni, le due squadre esibirono un gioco maschio, la tecnica venne lasciata negli spogliatoi in cambio di un agonismo esagerato, il direttore di gara Concetto Lo Bello lasciò giocare consentendo talvolta interventi al di sopra del regolamento. La partita si sbloccò al 44° del primo tempo con una rete di Helmut Haller viziata da un evidente fallo a centrocampo, poco più tardi Cislenko si fece giustizia da solo e venne allontanato dal rettangolo di gioco. Il raddoppio tedesco giunse con un micidiale tiro da fuori area del numero quattro Beckenbauer, il goal della bandiera russo venne realizzato da Porkuyan che nell’azione compi una vistosa carica al portiere tedesco. Per l’Unione Sovietica il mondiale era finito, non potendo più ambire al titolo dovette accontentarsi di contendere la finalina per il terzo posto al talentuoso Portogallo. Una tisana rilassante non avrebbe fatto lo stesso effetto della contesa tra le due squadre le quali, giunte stanchissime e demotivate sul prato di Wembley non restituirono lo spettacolo a cui il pubblico si aspettava di assistere. I lusitani si imposero per 2 a 1, ai russi non rimase che l’onore della quarto posto e un tranquillo ritorno in patria.

URUGUAY 1966       
Il cammino della Celeste verso Londra fu molto agevole, si sbarazzò senza troppa fatica del Venezuela, 5 a 0 in casa con tripletta del peñarolense Hector Silva e 3 a 1 a Caracas con il funambolo Virgilio Rocha a guidare la carica degli uruguayani. Contro il Perù le due partite parvero più impegnative, ma l’esperienza e la ritrovata classe rio-platense ebbero la meglio sugli andini. A Lima ci pensò Urruzmendi, 1 a 0, a chiudere la partita, a Montevideo ci pensarono Rocha e Silva a serrare la pratica qualificazione, tuttavia, la partita fu molto accesa, il Perù, fin dai primi minuti di gioco passò a condurre la gara, ma in seguito la schiacciante superiorità tecnica uruguayana pose le basi per il sorpasso. Durante la partita si assistettero ad innumerevoli falli da entrambe le parti che costarono l’espulsione al peruviano Guzman e al celeste Urruzmendi. Inghilterra e Uruguay aprirono  le danze al mondiale britannico, le aspettative per un ottima partita erano nell’aria, invece al cospetto di Sua Maestà Elisabetta II a le due squadre offrirono uno squallido spettacolo e si accontentarono di uno scialbo 0 a 0. Gli uruguayani tuttavia, poterono recriminare sulla mancanza di molti titolari i quali militando nel campionato argentino non fu concesso il visto di partenza da parte delle loro squadre di club. Nella seconda partita del torneo l’Uruguay affrontò la Francia al White Stadium di Londra un impianto costruito per le Olimpiadi del 1908 e per alcuni anni casa del Queens Park Rangers. La partita fu caratterizzata da un gravissimo fallo del difensore uruguayano Caetano sul francese Herbet, il quale in quel momento, rischiò di terminare la carriera. La Francia passo in vantaggio sul conseguente calcio di rigore, ma nel breve lasso di tempo di cinque minuti, Rocha e Cortes ristabilirono la supremazia della Celeste chiudendo il match sul 2 a 1 finale. All’Uruguay bastava un punto per accedere ai quarti, mentre il Messico era già fuori dai giochi. Platensi e aztechi preferirono non infierire concludendo con un misero 0 a 0 per festeggiare assieme il quinto mondiale consecutivo del portiere messicano Antonino Carbajal. L’avventura mondiale dell’Uruguay terminò il 23 luglio a Sheffield di fronte ai forti tedeschi della Germania Ovest che affondarono i propri artigli sulla malcapitata Celeste con un perentorio 4 a 0.

 
 
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