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|ARGENTINA | BRASILE | BULGARIA| CILE | COREA DEL NORD | FRANCIA | GERMANIA OVEST | INGHILTERRA  | ITALIA | JUGOSLAVIA | MESSICO | SPAGNA | SVIZZERA | UNGHERIA | U.R.S.S. | URUGUAY|

Tira aria nuova, le rivoluzioni sessantottine sono alle porte, la società civile è in piena evoluzione, le rivolte studentesche chiedono un mondo nuovo privo di barriere sociali e disuguaglianze, anche il calcio sta attraversando un momento di transizione, pare che il mondiale inglese sia il primo vero mondiale dell’epoca moderna, si spera in un campionato diverso, nuovo e alla moda, esente da partite pilotate, dirigenti invadenti e arbitri condiscendi, insomma un mondiale libero da ciò che si era visto quattro anni prima in Cile, fin troppo manovrato e giocato nelle segrete federali anziché sui campi da gioco. Il mondiale torna in Europa, torna a casa, nella patria del football, nella terra dove nel lontano 1863 nacque la prima federazione calcistica  F.A. “Football Association”, la nazione dove nel 1872 si disputò il primo incontro internazionale tra Inghilterra e Scozia, il luogo dove presero vita le prime squadre di football. L’assegnazione della competizione si tenne a Roma nell’agosto del 1960, oltre agli inglesi erano candidate Germania Ovest e Spagna, la decisione fu presa a favore degli inglesi, sospettosamente favorita dall’influenza del presidente della FIFA il britannico Arthur Drewry , e ci risiamo! Il torneo si svolse tra l’11 e il 30 luglio del 1966, su sedici squadre partecipanti ben tredici erano già state presenti in Cile, le novità sono la Francia e le debuttanti Corea del Nord e Portogallo. Partecipano alla fase eliminatoria cinquantatre paesi, dieci posti sono riservati all’Europa, quattro al Sud America e due posti vengono suddivisi tra Centro America, Asia e Africa. Le federazioni del continente africano protestano, chiedono un allargamento a ventiquattro squadre, ma le loro richieste rimasero inascoltate , di conseguenza le africane boicottarono il torneo, rinunciando anche a disputare gli incontri di qualificazione , mentre il Sudafrica fu escluso dalla competizione per le vicende razziali del paese. Come detto in precedenza si auspicava che in Cile si fosse già visto il peggio dei favoritismi e incompetenze arbitrali, ma anche in Inghilterra i direttori di gara non fecero figure migliori, anzi! A parte il famoso goal fantasma della finale, molte furono le occasioni in cui arbitri e dirigenti influenzarono i risultati in favore della squadra di casa, con espulsioni assurde e reti irregolari. Le vere sorprese del torneo furono Portogallo e Corea del Nord che, andarono oltre le aspettative, la prima guidata da un fenomenale Eusebio, la seconda figlia di un collettivo programmato e organizzato su inflessibile disciplina orientale. La qualificazione degli asiatici fu causa di accese discussioni, l’Inghilterra non riconosceva lo stato nordcoreano, si pensò addirittura di non permettere alla nazionale nordcoreana di entrare nel paese per giocare i Mondiali . Furono proibiti gli inni nazionali e le bandiere di Stato utilizzati solo nella gara inaugurale.  Fu anche il mondiale delle grandi delusioni, Brasile eliminato al primo turno, l’Italia umiliata dai “Ridolini” della Corea e il Cile che fu ben poca cosa senza il sostegno della FIFA. Le gare si giocarono in sette città: Londra, Manchester, Liverpool, Sheffield, Middlesbroug,  Birmingham e Sunderland, fu il mondiale della prima mascotte, il leone Willy, fu il mondiale dei Beatles al culmine dei loro successi, il mondiale del Subbuteo, gioco che in quegli anni spopolò in tutta Europa, fenomenale e poetica idea dell’ornitologo inglese Peter Adolph , ma fu soprattutto il mondiale del cagnolino Pickles che, ritrovò la Coppa Rimet sotto un cespuglio dopo essere stata trafugata alcuni giorni prima dalla sede della F.A.( Football Association), Pickles fece meglio di Scotland Yard , diciamolo fu il vero vincitore della coppa del mondo del 1966.

ARGENTINA 1966     
<<Ho commesso il peggiore dei peccati che un uomo possa commettere. Non sono stato felice>>  con i versi del poeta Jorge Luis Borges si può sintetizzare l’avventura argentina al mondiale inglese, se solo stampa e tifosi avessero creduto di più in questa squadra forse la sorte sarebbe stata diversa. Partita per Londra irrisa da pesanti critiche, la nazionale argentina fece un mondiale più che dignitoso, si sa bene che argentini ed inglesi non si sono mai voluti un gran bene, vedasi il caso delle isole Falkland successivo di qualche anno, ma ciò che accadde in terra d’Albione va ben più al di là delle meschine previsioni. Andiamo per ordine, l’Argentina si qualificò al torneo incontrando in doppia gara il Paraguay, 3 a 0 a Buenos Aires e 0 a 0 ad Asunción. Contro la Bolivia i gauchos vinsero 4 a 1 in casa e 2 a 1 sulle alture di La Paz. Nonostante la facile qualificazione, la squadra argentina non fu esente dalle pesanti critiche della stampa che giudicavano il gioco della nazionale poco brillante e contraddistinto da un notevole agonismo. L’Argentina fu inserita nel gruppo B di Birmingham, nella gara d’esordio contro la favorita Spagna vinse per 2 a 1, la partita fu caratterizzata da una pioggia battente e dal campo pesante, i falli non si contarono e alla fine prevalse chi aveva picchiato più duro. Il 16 luglio al Villa Park andò in scena Argentina Germania Ovest una partita dura, maschia, combattuta colpo su colpo, i colpi proibiti sono al limite della violenza gratuita, fu solo merito dell’arbitro slavo Konstantin Zecevic se l’unico espulso della partita fu l’argentino Jorge Rafael Albrecht, la gara in pratica non si giocò viste le continue interruzioni fallose, terminò 0 a 0 per il bene placido di entrambe le formazioni. Dopo questa gara la FIFA invitò la dirigenza argentina per intimare loro l’esclusione dal torneo se la squadra avesse continuato a giocare con tale violenza. Il nome della squadra sudamericana venne scritto sul libro nero e per tale menzione pagherà cara la propria sorte. Richiamata all’ordine, nella terza gara contro la Svizzera, l’albiceleste giocò in modo pacato e corretto, gli argentini dominarono con classe e si imposero per 2 a 0 senza faticare più del dovuto con le reti di Artime e Onega. Come cita il famoso proverbio “il lupo perde il pelo ma non il vizio” cosi i giocatori argentini chiamati il 23 luglio a Wembley al cospetto dei rispettivi inglesi misero in scena un'altra delle loro peggiori comparsate, trama gioco violento e falli di reazione, regista dell’opera l’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein. Indispettiti dalle concessioni fatte dal direttore di gara agli inglesi i sudamericani reagirono con falli superflui e di reazione, tutto girava in favore dei padroni di casa al punto che il capitano biancoceleste Ubaldo Rattin, al 35° minuto, fu inspiegabilmente espulso per proteste. A questo punto scoppiò una furibonda rissa, il caposquadra argentino si rifiutava di uscire dal campo e per far rispettare le regole fu necessario l’intervento della polizia per accompagnare di forza il giocatore sudamericano negli spogliatoi. La partita non ebbe più alcuna valenza sportiva e divenne un’autentica caccia all’uomo. La gara fu decisa in favore degli inglesi da una rete di Hurst al 79°, l’allenatore britannico Alf Ramsey impedì ai propri giocatori di scambiare le maglie con gli avversari e negli spogliatoi lo staff argentino si scagliò veemente contro la terna arbitrale che sarà costretta ad uscire dallo stadio sotto scorta.  Tale fu la confusione che l’ex arbitro Aston, quel giorno in tribuna, decise di dotare i direttori di gara dei cartellini giallo e rossi. L’Argentina invece uscì dal mondiale in modo vergognoso e disonorevole e a quanto pare non è stato e non sarà l’unica volta.

BRASILE 1966     
il Brasile giunse al mondiale inglese senza colpo ferire, qualificato di diritto come detentore del titolo, nei quattro anni che lo separarono dal mondiale inglese giocò solo la Coppa America e molte amichevoli, tuttavia già da qualche tempo la squadra, carioca, dette l'impressione di non essere quella brillante di quattro anni prima, pareva soffrire di un appagamento generale, anche nella coppa continentale del 1963 il Brasile non fece vedere grandi cose, nelle amichevoli prevalentemente con squadre europee, alternò risultati decenti ad alcuni poco brillanti e ambigui. Inserito nel gruppo C con Portogallo, Ungheria e Bulgaria esordì il 12 luglio al Goodison Park di Liverpool di fronte a circa 47mila spettatori dove incrociò la Bulgaria che in panchina sedeva l'allenatore Vytlačil colui che portò la Cecoslovacchia alla finale del ’62. Nonostante il gioco maschio, il Brasile vinse con relativa facilità per due reti a zero gli autori dei goal i soliti e meravigliosi giocatori, Pelè e Garrincha. Qualche giorno più tardi i carica incontrarono l’Ungheria una squadra in piena ripresa è ne usci una partita piacevole i talentuosi mitteleuropei riuscirono ad avere la meglio contro il Brasile privato del loro miglior giocatore Pelè messo a riposo dopo gli acciacchi conseguiti nella partita precedente, l’Ungheria vinse con un convincente 3 a 1. Il 19 giugno per il Brasile tirò ancora aria di sconfitta di fronte vi erano gli esordienti del Portogallo che dotati del fenomeno mozambicano Eusebio impose un secco 3 a 1 alla squadra carioca, la “Pantera nera” come era soprannominato segno addirittura una doppietta. Il Brasile dopo molti anni usci al primo turno e abdicò in favore dei bianchi di Sua Maestà.  Nonostante l’amarezza per la precoce eliminazione, l'appuntamento con la vittoria sarà solo rimandato di quattro anni, Pelé e compagni si riprenderanno il maltolto anche con gli interessi.

BULGARIA 1966       
L’edizione del 1966 fu la seconda partecipazione consecutiva della Bulgaria ad un campionato del mondo, per questa occasione la squadra balcanica si rinforzò cospicuamente in particolare, la panchina fu affidata all’allenatore austriaco, naturalizzato boemo, Rudolf Vytlačil colui che quattro anni prima portò una discreta Cecoslovacchia sul secondo scalino del podio cileno e in campo dal talento del fuoriclasse Georgi Asparuhov in forza al Levsky Sofia. L’avventura mondiale per la Bulgaria iniziò il 13 giugno del 1965 a Sofia dove in quell’occasione sconfisse Israele per 4 a 0. Il 26 settembre dello stesso anno i biancoverdi vinsero con un sorprendente 3 a 0 contro il Belgio che, mai si sarebbe aspettato di trovarsi di fronte una squadra così determinata. Dopo un solo mese, a Bruxelles, sarà il Belgio a fare la voce grossa, dove annichilì letteralmente per 5 a 0 i balcanici. La trasferta novembrina di Tel Aviv ripropose la Bulgaria al successo per 2 a 1, tanto che per determinare chi sarebbe andato a far visita a “Sua Maestà” britannica fu necessario uno spareggio contro il Belgio, arrivato a pari punti in classifica. Il barrage fu disputato il 29 dicembre a Firenze, la Bulgaria s’impose per 2 reti a 1 grazie ad una doppietta dell’asso Asparuhov, fu ancora uno spareggio, come nel 1961 a Milano, dove in quel occasione eliminò la Francia, favorevole alla Bulgaria per ottenere il pass per Londra. Al mondiale nonostante gli ottimi innesti di Penev, Kolev e Asparuhov, la Bulgaria non superò il primo turno, all’esordio fu sconfitta per 2 a 0 dal Brasile in una partita maschia, dove però la classe verdeoro ebbe la meglio sulla fisicità bulgara. Nel secondo match all’Old Trafford di Manchester nulla poterono i bulgari di fronte al talento di Eusebio e compagni che, asfaltano la Bulgaria per 3 reti a 0. Già eliminata, la squadra bulgara giocò con l’Ungheria un derby di Cortina a cuor leggero e mise in scena una delle migliori partite del torneo, passata in vantaggio con il solito Asparuhov venne ripresa e sorpassata dalla fuoriserie magiara per 3 a 1. La Bulgaria sperava di far decisamente meglio in questa edizione, ma la dea bendata si era già dimenticata di lei ai sorteggi, inserendola nel girone più difficile del torneo.

CILE 1966      
La sorte vuole che al mondiale inglese prenda vita la più classica delle vendette. Cile contro Italia prima partita del gruppo D di Sunderland e Middlesbourg un occasione irripetibile e alquanto singolare, Gli italiani si possono riprendere ciò che accadde quel 2 giugno del 1962 a Santiago. Questa volta il Cile presenta una squadra mediocre e per lo più non sostenuta dal proprio pubblico intimidatorio, la gara piena di elettrizzanti attese e velenosi pensieri termino con uno squallido 2 a 0 in favore degli azzurri. Il 15 luglio va di scena una sfida tra modeste duellanti, da una parte i modesti cileni e dall’altra i singolari nord coreani, finì 1 a 1 i cileni passarono in vantaggio con un discutibile rigore, per rispettar i costumi cileni sempre in grazia alla terna arbitrale e una rete di Pak Seung Zin. La terza partita contro l’Unione Sovietica terminata 2 a 1 in favore dei russi, non aveva nulla da dire i cileni già eliminati dovettero solo sbrigare questa formalità e avviarsi all’aeroporto di Londra per far ritorno in patria, prima del previsto. I sudamericani si erano qualificati vincendo il gruppo 2 sudamericano. Vittoria per 7 a 2 con la Colombia a Santiago, sconfitta a Baranquilla per 2 a 0. Pareggio per 2 a 2 a Guayaquil contro l’Ecuador e vittoria a Santiago per 3 a 1. Tuttavia per decidere chi andò a Londra fu necessario uno spareggio che si disputo in campo neutro a Lima contro l’Ecuador. Il Cile in quell’occasione sostituì l’allenatore Francisco Hormazabal con Luis Alamos ex stella indiscussa dell’Universidad de Chile. Come accade spesso in Sud America le partite di grande interesse si caricano di leggende e miti, si narra che la nazionale ecuadoregna chiese alla propria federazione un cospicuo premio qualificazione che venne rifiutato … … il Cile vinse facile per 2 a 1.

COREA DEL NORD 1966       
“Ridolini” così gli apostrofò Ferruccio Valcareggi alla vigilia della gara di Middlesbourg, “ridolini” sì!  ma con un gran fiato e un incredibile disciplina tecnica e agonistica, fecero innamorare tutta la Britannia e non solo. Ufficialmente composta solo da giocatori dilettanti la qualificazione degli asiatici divenne un caso politico, il governo inglese che non riconosceva lo stato nord coreano dapprima cercò di impedirne la partecipazione poi accettò l’adesione ma a regole ben definite, niente bandiere e niente inno nazionale. La Corea del Nord si qualificò al mondiale nel giro di soli tre giorni disputando solo due partite contro l’Australia. A causa delle sanzioni internazionali e del rifiuto delle contendenti di recarsi nel paese comunista, la Corea del Nord dovette disputare tutte le gare in trasferta, per ovviare a questo inconveniente la FIFA decise che tutte le partite del girone asiatico si disputassero in Birmania allo stadio olimpico di Pnom Penh. Pochi giorni prima delle gare la Corea del Sud si ritiro dal torneo e rimasero in gara solo due contendenti, Nord Corea e Australia. Nel primo incontro del 21 novembre 1965, gli asiatici annientarono gli australiani con un perentorio 6 a 1, nella gara di ritorno, tre giorni più tardi il 24 novembre, vinsero ancora agevolmente per 3 a 1. Lo spareggio previsto con la vincente del gruppo africano non si disputò a causa del boicottaggio delle squadre africane. Al mondiale confinati per modo di dire nella lontana Middlesbourg affrontarono nella gara d’esordio la forte Unione Sovietica, i giocatori coreani in campo parevano dei nani a confronto dei possenti sovietici, che s’imposero con un secco 3 a 0, tuttavia, i piccoli “ridolini” mostrarono una dinamicità senza fine, correvano instancabilmente da una parte all’altra del campo, alternandosi nei ruoli di competenza, in pratica tutti sapevano fare tutto. Nella seconda gara contro il Cile, la superiorità asiatica si fece ancor più evidente, il pareggio per 1 a 1 fu solo frutto del regalo arbitrale in favore dei cileni a cui il direttore di gara concesse un rigore alquanto dubbio. La storia del calcio scrisse un’importante pagina il 19 luglio del 1966 quando all’Ayresome di Middlesbourg la Corea del Nord sconfisse l’Italia per 1 a 0 con la rete del presunto dentista Pak Doo Ik. L’Italia uscì dal campo a testa bassa nella vergogna più profonda, mentre i coreani vennero adottati dalla tifoseria inglese in particolare dai tifosi degli Smoggies , in molti si recheranno al Goodison Park dei Toffies per gli incredibili ottavi di finale contro il Portogallo. La gara del 23 luglio a Liverpool entrò nella storia dei mondiali di calcio come una delle partite più avvincenti di tutti i tornei iridati. Dopo venticinque minuti di gara la Corea del Nord era avanti di tre reti: al 1° minuto segnò Pak Seung Zin al 22° Li Dong Woon e al 25° Yang Sung Kook, il pubblico era in visibilio tutti urlavano Corea, Corea … … la squadra portoghese era frastornata, tranne il loro capitano Eusebio che prese per mano la squadra lusitana e in poco meno di mezz’ora rovesciò il risultato, il Portogallo vinse per 5 a 3 la più incredibile di tutte le partite. In  realtà i giocatori coreani dopo la vittoria sugli azzurri, su stile anglosassone, si rilassarono con alcool e ragazze  i vertici del partito ne vennero a conoscenza e una volta rientrati in patria, i giocatori, accusati di aver tenuto un comportamento incivile furono deportati nel gulag di Yokok per molti anni e di alcuni di loro non si seppe più nulla.

FRANCIA 1966       
La Francia ritorna al mondiale dopo essersi presa una pausa di quattro anni, esclusa dal mondiale cileno per mano della Bulgaria, in questa occasione vinse abbastanza agevolmente il proprio girone di qualificazione. Inserita nel gruppo 3 europeo i transalpini vinsero all’andata 2 a 0 contro il Lussemburgo e 4 a 1 al Velodrome di Marsiglia, contro la Norvegia trionfarono in entrambe le occasioni per 1 a 0, l’ostacolo maggiore era rappresentato dalla Jugoslavia che al tempo stava attraversando una profonda crisi di risultati e talenti. Nonostante, la sconfitta di Belgrado per 1 a 0 la Francia vincendo a domicilio, ancora 1 a 0, staccò il biglietto per Londra come capolista del girone. Il mondiale francese iniziò con uno scialbo pareggio, 1 a 1, contro il Messico, inzuppata di stranieri: argentini, algerini, marocchini, italiani e armeni, la Francia era più una multinazionale anziché una squadra nazionale. Il 15 giugno di fronte all’Uruguay mise in scena un’altra deludente prestazione venne sconfitta per 2 a 1 e riuscì a segnare solo grazie ad un rigore siglato dall’attaccante girondino Hector De Bourgoing. Nella gara di Wembley, contro i padroni di casa, la Francia non giocò male, ma a fare la differenza fu l’infortunio ad Herbin, il più talentuoso della squadra transalpina, l’Inghilterra non fece complimenti e con una doppietta di Hunt rispedì a Dover i blues dove ad attenderli c’era il traghetto per Calais.

GERMANIA OVEST 1962       
Ci si aspettava qualcosa di più dalla Germania Ovest al mondiale cileno, eliminata ai quarti di finale dalla brillante e  dinamica Jugoslavia, la squadra tedesca stava attraversando un periodo di rinnovamento, la nuova formazione che farà parlare di sé per tutti gli anni in divenire era basata su una struttura assai solida; Tilkowsky in porta, Schnellinger in difesa, Haller a centrocampo e Seeler in attacco, tuttavia un ossatura così solida non permise ai tedeschi di andare oltre ai quarti di finale. Giunta in Cile dopo aver vinto a punteggio pieno il proprio girone di qualificazione, la Germania affrontò la Nord Irlanda e la Grecia. La prima partita del girone fu assai spettacolare la Germania vinse a Belfast contro l’Irlanda del Nord per 4 a 3, una partita spettacolare che, a momenti, fece auspicare agli isolani di poter ripetere le gesta di quattro anni prima, tuttavia, i tedeschi si confermarono ben più solidi degli azzurri. Nella partita di ritorno a Berlino i tedeschi s’imposero con un facile 2 a 1, contro la Grecia la Germania vinse 3 a 0 ad Atene e 2 a 1 ad Augusta. In Cile i bianconeri furono inseriti nel girone di Santiago con i padroni di casa, la Svizzera e l’Italia. Nella prima gara i tedeschi incrociarono gli azzurri che, si disposero in campo con un insuperabile catenaccio bloccando i germanici sullo 0 a 0. Nella seconda partita la Mannchaft già a conoscenza del risultato dell’Italia, giocò contro la Svizzera una partita decisiva, era indispensabile vincere per assicurarsi il passaggio del turno, con licenza dell’arbitro olandese Leo Horn i tedeschi picchiarono duro fin dall’inizio, al 13° minuto Horst Szymaniak giocatore tedesco del Catania, spezzo letteralmente una gamba all’avversario svizzero Norbert Eschamm. La partita non ebbe più alcun valore per gli elvetici, maggiormente preoccupati per la loro incolumità anziché del risultato, la Germania Ovest vinse facilmente per 2 a 1. Ugualmente il match successivo, contro i padroni di casa del Cile, non riservò particolari difficoltà per i tedeschi che, affrontarono una squadra appagata e affaticata dall’incredibile “Battaglia di Santiago” s’imposero con un facile 2 a 0. Giunta ai quarti di finale, il 10 giugno a Santiago del Cile, la Germania sfidò una temibile Jugoslavia, squadra che sino a quel momento aveva mostrato il miglior calcio del torneo. Era la terza volta che slavi e tedeschi si incontravano ai quarti di finale di un mondiale, nei due precedenti incontri la Germania ebbe sempre la meglio. In quest’occasione fu invece la rete del croato Petar Radakovic a firmare la vittoria per la Jugoslavia a solo una manciata di minuti dalla fine. Delusa, ma non troppo, la Germania fece ritorno in patria per dare vita ad una nuova squadra che, a distanza di pochi anni diverrà una delle formazioni più forti del pianeta.

INGHILTERRA 1962       
L’Inghilterra si qualificò al mondiale cileno come undicesima squadra delle sedici attese, affrontò un girone di qualificazione molto agevole, tra le avversarie incrociarono la strada degli inglesi, il Lussemburgo e il Portogallo. Contro i ducali gli alfieri di sua maestà s’imposero in trasferta con un roboante 9 a 0 e un più sobrio 4 a 1 all’Higbury stadium. Contro i lusitani nella gara di Lisbona gli inglesi incapparono in un inaspettato pareggio per 1 a 1, passati in svantaggio riuscirono a raggiungere il pareggio solo all’ottantaduesimo con Flowers. Nel 2 a 0 di Wembley nonostante la vittoria, i bianchi faticarono più del necessario, contro i portoghesi, in campo era sceso un certo Eusebio Da Silva Ferreira ma, questa è un'altra storia, curiosamente il funambolico mozambicano fece il suo esordio nella partita precedente dove il Portogallo fu sconfitto per 4 a 2 dal piccolo Lussemburgo. L’approdo ai quarti di finale della squadra inglese al mondiale cileno non fu così entusiasmante come ci si aspettava. Nella prima gara di Rancagua i maestri d’Albione vennero sconfitti per 2 a 1 dagli oramai abituali rivali ungheresi che, per anni avevano conteso agli inglesi il primato dell’arte pedatoria nel continente europeo. La gara successiva, contro l’Argentina fu la sola in cui i britannici fecero vedere le loro doti migliori, guidati da un superbo Bobby Moore regolarono i Sudamericani con un secco 3 a 1. Il peggio tuttavia, doveva ancora venire, il 7 giugno di fronte ai debuttanti della Bulgaria, la squadra inglese ebbe un’incredibile involuzione di gioco, le geometrie e la tecnica, mostrata contro gli argentini qualche giorno prima, scomparve e la Bulgaria riuscì a conquistare un insperato pareggio a reti bianche. La partita fu utile agli anglosassoni del passaggio al turno successivo, nondimeno, solo per differenza reti sull’Argentina. Letto il nome dell’avversario dei quarti di finale, gli inglesi caderono un po’ in depressione, ad attenderli  il 10 giugno al Sausalito di Viña de Mar c’era il Brasile di Amarildo e Garrincha, quest’ultimo giocò la migliore partita della sua vita, con due perle di rara bellezza e una rete di Vavà stesero senza pietà per 3 a 1 l’Inghilterra di Bobby Moore e dei fratelli Charlton che quattro anni più tardi scriveranno la più bella storia del calcio d’oltre manica.

ITALIA 1962       
Partiti alla volta di Santiago accompagnati da furibonde critiche e pressioni della stampa, gli azzurri pagarono sul campo tutta la confusione e le discordie che affliggevano la federazione. La nazionale azzurra era contaminata da guerre intestine e fazioni interne che, cercavano l’un l’altro di dividersi le cariche dirigenziali, non furono nemmeno d’intesa su chi scegliere come responsabile dell’area tecnica, per mettere tutti a tacere la squadra fu affidata alla coppia Mazza-Ferrari. Paolo Mazza ex presidente della Spal e Giovanni Ferrari ex campione del mondo del ’34 e del ’38 i quali furono soprattutto impegnati a difendere la squadra dalle critiche della stampa anziché a preparare i moduli di gioco. Anche tra i giocatori vi erano forti incomprensioni, da una parte la corrente degli oriundi e dall’altra quella degli indigeni. L’Italia si qualificò al mondiale in modo assai agevole, inserita nel gruppo 7, sottogruppo B, non giocò alcuna partita nella prima fase poiché la Romania si ritirò per manifesta inferiorità. A passare il turno del sottogruppo A, fu Israele che aveva precedentemente eliminato Cipro e i campioni d’Africa dell’Etiopia di Luciano Vassallo. Nella partita dello Ramat Gan l’Italia rivide gli spettri nordirlandesi, dopo la prima parte di gara la squadra scese negli spogliatoi in svantaggio di due reti, iniziarono accese discussioni tra compagni, furono gli oriundi Lojacono e "Mazola"Altafini a prendere in mano le redini del gioco, riacciuffarono il pareggio, poi ci pensò l’interista Mario Corso a mettere la freccia, l’Italia s’impose per 4 a 2. Nel ritorno, al comunale di Torino gli azzurri vinsero per 6 reti a 0, a trascinare l’Italia fu ancora una volta il trio d’attacco sudamericano "Sivori, Angelillo e Altafini" autori di ben cinque reti su sei, l’unico italiano a trovare la via del gol fu ancora il neroazzurro Mario Corso. Inserita nel gruppo B con Cile; Germania Ovest e Svizzera, giocò la prima partita contro la Germania Ovest nella quale riuscì a strappare uno squallido 0 a 0. La seconda gara contro i padroni di casa del Cile fu una vera apocalisse, accompagnata dalle critiche dei giornalisti che gettarono fango sul paese andino, il pubblico cileno accolse gli azzurri tra fischi e insulti. L’ambiente ostile fu propizio al gioco provocatorio dei calciatori in maglia rossa, Ferrini e David disputarono una partita violenta caratterizzata da duri falli di reazione che, costarono loro il cartellino rosso. In seguito l’arbitro inglese Aston dichiarò di non aver mai diretto una partita simile, dove l’unico obiettivo era una spietata caccia all’uomo Il Cile vinse sul campo e l’Italia perse la faccia, mai più la nazionale italiana toccherà un punto così basso nell’intendere il calcio, tuttavia, era figlia di una gestione non all'altezza e a dir poco disonorevole amministrazione. Fu solo grazie all’intervento del capo delegazione Artemio Franchi ad evitare la più vergognosa delle scene mondiali: Dirigenti presuntuosi ed arroganti, giocatori demoralizzati e depressi volevano tornare a casa senza scendere in campo contro la Svizzera, Franchi impose loro di giocare la partita. Contro gli elvetici, gli azzurri s’imposero con un rotondo 3 a 0 questa volta figlio degli italiani Mora e Bulgarelli, in realtà in questa inutile partita gli avversari non opposero resistenza e il risultato servì solo a salvare la faccia degli inetti dirigenti che, addossarono la colpa di questo fallimento alla direzione di gara contro il Cile del povero arbitro inglese Kenneth Aston. Solo pochi rientrarono in Italia, i giocatori sudamericani rimasero sul continente per le "meritate" vacanze, i milanisti si fermarono a Buenos Aires in attesa dei compagni, per una tournee di preparazione al campionato successivo. Era evidente che il movimento calcistico italiano necessitava di un radicale rinnovamento, ma l’immobilismo fu più forte della voglia di rialzarsi e quattro anni più tardi l’Italia rimedierà un’altra figuraccia internazionale.

MESSICO 1966
Il Messico una delle squadre maggiormente presenti alle manifestazioni iridate, aveva sempre recitato il ruolo di comparsa. In Inghilterra invece, la squadra centroamericana, nonostante l’inevitabile eliminazione al primo turno riuscì a bloccare in entrambe le occasioni con un pareggio Francia e Uruguay, piegando il capo solo davanti ai leoni di Sua Maestà. Risultato 1 a 1 contro i transalpini in una partita giocata a gran ritmo dai messicani, 0 a 0 contro i platensi anche in questa occasione i granata disputarono una buona gara, nell’occasione il portiere messicano Antonio Felix Carbajal raggiunse un singolare record disputando 11 partite mondiali in cinque edizioni consecutive. Contro l’Inghilterra il Messico disputa un’altra ottima partita tenendo per quasi tutto il primo tempo in scacco i padroni di casa. L’equilibrio viene meno solo grazie ad un tiro da fuori area del britannico Bobby Charlton, chiude la gara il solito Hunt. Messico a casa ma soddisfatto di aver dato del filo da torcere a tutte le squadre incontrate e con il rammarico di aver meritato qualcosa in più. Già nelle qualificazioni il Messico diede prova di essere una buona squadra, nella prima fase delle qualificazioni inserito nel gruppo CONCACAF 1 con Stati Uniti e Honduras vinse tre partite e ne pareggiò una. Nel girone finale impattò nella prima gara contro il Costarica, poi vinse tutte le restanti partite contro Giamaica e i “Ticos”.

 
 

SPAGNA 1962       
Giunta in Cile con una rosa da far tremare le gambe a qualunque avversario, la nazionale spagnola deluse le aspettative uscendo a sorpresa al primo turno. Ricca di campioni del talento con Di Stefano, che non scese mai in campo, Gento, Suarez, Del Sol e Puskas la Spagna incappò in due inaspettate sconfitte con Brasile e Cecoslovacchia, accontentandosi di una striminzita vittoria per 1 a 0 contro il Messico. Staccò il biglietto per Santiago affrontando al tempo, due cenerentole del panorama calcistico, il Galles contro la quale vinse per 2 a 1 a Cardiff e pareggio 1 a 1 al Bernabeu tra i fischi del pubblico e le critiche della stampa che, considerarono la prestazione delle furie rosse obbrobriosa e indegna per il prestigio della nazione. La Spagna composta da oriundi stava vivendo una situazione simile a quella italiana, tra critiche e diatribe federali a farne le spese furono i giocatori in campo. Per la qualificazione riuscì a spuntarla solo dopo aver battuto l’inconsistente Marocco nello spareggio intercontinentale Africa/Europa. Al Marcel Cedran di Casablanca la Spagna riuscì a vincere con una rete di Luis Del Sol a solo dieci minuti dalla fine, dopo aver sofferto più del previsto l’agonismo della squadra dell’Atlante. Nella gara di ritorno al Santiago Bernabeu gli iberici la spuntarono per 3 a 2 contro un Marocco molto aggressivo infarcito di giocatori esperti provenienti dalla Francia e dalla stessa Spagna. In Cile ci andò la Spagna ma le aspettative non erano assolutamente rosee. Eliminata dopo solo tre partite e con solo due reti all’attivo, al ritorno in patria fu sommersa di critiche e chiesta la testa dell’allenatore interista Helenio Herrera.

SVIZZERA 1962       
Arrivata in Sudamerica senza particolari pretese la Svizzera dovette superare un girone di qualificazione molto impegnativo che, si risolse con uno spareggio contro i vicecampioni del mondo della Svezia. Nella prima gara di qualificazione sconfisse il Belgio in trasferta per 4 a 2 con una tripletta dell’attaccante Charl Antenen dello Chaux de Fond. Al ritorno a Losanna  i rossocrociati ebbero ancora ragione dei fiamminghi per 2 a 1. Nella prima sfida contro la Svezia la  Svizzera rimediò una sonante sconfitta per 4 a 0, dopo pochi mesi gli elvetici ottennero la rivincita imponendosi per 3 a 2 al Wankdorf di Berna. Giunte a pari punti, per decretare chi sarebbe andato a Santiago fu necessario disputare uno spareggio, a Berlino il 12 novembre 1961. Svezia e Svizzera si affrontarono per lo scontro decisivo, ad avere la meglio, in una giornata polare, furono gli svizzeri, che ben orchestrati dalla panchina dall’allenatore Karl Rappan, fautore del famoso modulo “Verrou” a catenaccio, riuscì  ad imporsi per 2 a 1 con due reti in contropiede nel breve tempo di soli cinque minuti dopo aver recuperato lo svantaggio. In Cile le prestazioni degli svizzeri non furono all’altezza di ciò che avevano fatto ben sperare durante le qualificazioni. Sconfitta all’esordio per 3 a 1 dai padroni di casa subì altre due sconfitte contro la Germania Ovest per 2 a 1 e dall’Italia per 3 a 0 in una gara senza alcuna importanza tra due formazioni già eliminate, concludendo miseramente il mondiale a zero punti e con otto reti subite.

UNGHERIA 1962       
Non fu un girone trascendentale quello di qualificazione dell’Ungheria con Olanda e Germania Est a fare quasi da comparse. Il cammino ungherese iniziò il 26 ottobre del 1960 a Budapest contro la Germania Orientale con la quale vinse per 2 a 0, proseguì a Rotterdam per regolare 3 a 0 gli orange, anche la trasferta di Berlino del 10 maggio 1961 fu vittoriosa per i magiari, che s’imposero per 3 a 2. Pareva ci fossero le condizioni ben auguranti per la rinascita della squadra d’oro, un mix tra esperienza: Grosics, Matrai, Albert, Tichy e gioventù: Solymosi e Sovari. L’ultima partita giocata a Budapest tra Ungheria e Olanda fu disputata a giochi fatti e si concluse con un brioso 3 a 3. Per la cronaca la gara tra Olanda e Germania Est non fu disputata per motivi politici, il governo olandese negò i visti d’ingresso alla delegazione tedesca. Giunta in Cile solo alcuni giorni prima dell’inizio del torneo, l’Ungheria sfidò al Braden Cooper di Rancagua l’Inghilterra  di Winterbottom considerata una delle favorite del torneo, L’Ungheria vinse agevolmente per 2 a 1 la mole di gioco prodotta dai magiari fu impressionante nonostante il risultato stretto si pensò che la grande Aranycsapat fosse tornata. Con la Bulgaria fu una passeggiata gli ungheresi travolsero i bulgari per 6 a 1, già ammessa ai quarti di finale, la partita contro l’Argentina fu solo una formalità, l’Ungheria mise a riposo i suoi migliori e non forzò il gioco che, fu figlio di un incolore 0 a 0. Il 10 giugno 1962 a Rancagua, i favori erano tutti per la squadra magiara che, affrontò una Cecoslovacchia avvilita dalla brutta sconfitta contro il Messico, era il momento di far uscire l’orgoglio e salvare la faccia, mentre l’Ungheria troppo sicura di se stessa si afflosciò, bastò una rete di Scherer  e una annullata inspiegabilmente dall’arbitro russo Latyshev per mandare a casa l’Ungheria più bella dopo la meravigliosa Aranycsapat.

U.R.S.S.  1962       
Fresca campione d’Europa arrivò al mondiale cileno come una delle favoritissime per la vittoria finale. Le qualificazioni furono nulla più che una formalità, l’U.R.S.S. dominò il gruppo cinque europeo, composto da Norvegia e Turchia vincendo tutte le gare. Nella prima sfida contro i turchi l’Unione Sovietica vinse a Mosca per 1 a 0, ma furono gli ottomani ad offrire la migliore prestazione. Il primo luglio del 1961 di fronte a oltre centomila spettatori la CCCP piegò per 5 a 2 la Norvegia. Nella gara di ritorno al Ullevaal Stadium di Oslo furono ancora i sovietici ad imporsi per 3 reti a 0. La gara del 12 novembre ad Istanbul, si disputò di fronte ad un pubblico minaccioso, i tifosi della mezzaluna furono realmente il dodicesimo uomo in campo, tuttavia l’esperienza dei sovietici, guidati da uno stratosferico Lev Jascin riuscirono a far piena la posta, superarono i turchi per 2 a 1, ma dovettero sudare le proverbiali sette camicie. La CCCP timbrò il passaporto per Santiago a punteggio pieno realizzando 11 reti e subendone solo 3, un ottimo biglietto da visita per la kermesse cilena. Il 31 giugno 1962 all’estremo nord del paese sudamericano si replicò la sfida della finale europea di due anni prima. In campo la Jugoslavia fece vedere le cose migliori, espresse un gioco dinamico e armonioso ma, fu un tiro senza alcuna velleità di Ivanov a rompere gli equilibri, il raddoppio dei russi, di Ponedelkin, passo in secondo piano rispetto al fallo assassino dello slavo Mujic ai danni del difensore sovietico Dubinski che in quell’occasione concluse la carriera. I russi consapevoli della loro superiorità tecnica, nella gara contro gli esordienti della Colombia si rilassarono, o ancor peggio, si addormentarono, lasciati liberi di girovagare per negozi e i locali notturni di Arica i sovietici sottovalutarono la squadra colombiana, dopo essere passati in vantaggio di quattro reti tirarono i remi in barca, ai cafeteros non sembrò vero e nel giro di pochi minuti riuscirono a pareggiare con un inattendibile 4 a 4. La Federazione russa non prese bene il risultato e di conseguenza tutta la delegazione russa fu messa in punizione, furono vietate le libere uscite e le visite ai negozi di souvenir, i commercianti di Arica scossero il capo per la punitiva decisione, i russi spendevano e bevevano senza badare a spese. Nella terza gara il calendario prevedeva lo scontro tra la vecchia scuola platense e la nuova dottrina sovietica, un calcio metodico contro uno combattivo e brillante che non lasciò scampo alla vecchia “Celeste” che, venne sconfitta per 2 a 1 solo nel finale da una rete del solito Valentin Ivanov, al tempo ariete dello Torpedo Mosca ed ex compagno di Eduard Streltsov. Nei quarti di finale ai sovietici non poté capitare peggior avversario del Cile, il 10 giugno allo stadio Carlos Dittborn, di fronte ad oltre diciassette mila spettatori inviperiti, l’Unione Sovietica dovette cedere il passo ai padroni di casa. La classe sovietica non ebbe ragione della fisicità cilena che aiutata dall’irrazionalità arbitrale costruì le proprie fortune vincendo per 2 reti a 1, una gara violenta e aggressiva. Per i cileni andarono a segno Sanchez e Rojas per i russi Cislenko, terminò qui, immeritatamente l’avventura sovietica con il rammarico e rimuginando quale risultato avrebbe potuto ottenere se solo avesse potuto schierare in campo il fenomenale atleta Eduard Streltsov.

URUGUAY 1962       
Il profilo dei monti Illampu e il cielo terso di La Paz fecero capire fin da subito agli uruguayani che, l’avversario più temibile sarebbe stata l’altitudine e non la squadra boliviana. Alla Celeste per attraversare il confine cileno bastò una doppia sfida contro la Bolivia. Allo stadio Hernando Siles di La Paz situato ad un altitudine di circa 3.700 metri dal livello del mare, si svolse il primo match di qualificazione sudamericano <<anche a salire le scale degli spogliatoi metteva il fiatone>> ricordarono i giocatori uruguayani. In campo nonostante il fiato corto, la classe platense riuscì a limitare i danni da rarefazione e impose un faticoso 1 a 1 ai condor boliviani. Al ritorno, quindici giorni più tardi il 30 luglio del ’61 al Centenario di Montevideo l’Uruguay vinse per 2 a 1 senza particolari difficoltà. Per la cronaca, le due partite del girone sia all’andata, sia al ritorno, furono dirette dallo stesso arbitro il cileno Carlos “Robles Robles” che fu il primo direttore di gara in una partita di Coppa Libertadores e della sua prima finale. Già da qualche anno l’Uruguay era diventata una squadra “normale” lontana dagli antichi fasti della mitica “Celeste”. Al mondiale cileno non fece molta strada e venne eliminata al primo turno, nonostante, l’esordio vincente contro un inesperta Colombia, gli altri due incontri con Jugoslavia e Unione Sovietica furono molto più impegnativi e i sudamericani rimediarono due sconfitte. Il 2 giugno contro i plavi persero per 2 a 1, nonostante il vantaggio i platensi dovettero chinare il capo di fronte ad uno straordinario Sekularac che guido gli slavi alla vittoria. Nella partita contro i sovietici i sudamericani vennero sconfitti per 2 a 1 in gara una dignitosa che per molto tempo restò in bilico grazie alla rete del pareggio di Sacia, poi fu il solito Ivanov ad un minuto dal termine ad aprire la porta del pullman diretto a Montevideo.

 
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