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|ARGENTINA | BRASILE | BULGARIA| CECOSLOVACCHIA |CILE | COLOMBIA | GERMANIA OVEST | INGHILTERRA  | ITALIA | JUGOSLAVIA | MESSICO | SPAGNA | SVIZZERA | UNGHERIA | U.R.S.S. | URUGUAY|

Passarono dodici anni avanti fosse ristabilita l’alternanza organizzativa Europa/Sudamerica. Il mondiale del 1962 fu assegnato al Cile e non  poche furono le critiche da parte delle altre nazioni contendenti su tutte l’Argentina. La decisione venne presa al consiglio federale della FIFA nel 1956 a Lisbona. Il paese non percorreva un periodo economico e politico molto tranquillo anche le infrastrutture necessitavano di profonde trasformazioni, a peggiorare la situazione il terremoto del 22 maggio del 1960 che fece molte vittime nelle città di Talca e Conception  i cileni non si persero d’animo e grazie al contributo dello sfortunato organizzatore Carlos Dittborn Pinto , il Cile organizzò un mondiale sobrio ma dignitoso. Il povero Dittborn, al tempo presidente della federazione cilena, morì un mese prima dell’inizio dei mondiali a soli trentotto anni. Il mondiale si svolse dal 30 maggio al 17 giugno del 1962, le partite si disputarono solo in quattro città; Santiago, Rancagua e Viña de Mar al centro del paese, Arica nell’estremo nord. Fu confermata la formula svedese di sedici squadre divise in quattro gironi all’italiana. Alle qualificazioni parteciparono ben 56 nazionali rappresentanti di tutti i continenti, mentre rimase fuori ancora l’Oceania. Si registrò il ritorno dell’Italia che, non fu accompagnato da buone aspettative a causa di due giornalisti che descrissero in un dossier, come il Cile fosse un paese arretrato non meritevole di organizzare una manifestazione di tale portata, l’Italia pagherà cara le illazioni dei due reporter. Sarà il mondiale di Garrincha e Amarildo questo  chiamato a sostituire il grande Pelè, sarà un mondiale caratterizzato dal gioco duro dalle polemiche e  delle furibonde risse in campo, sarà il mondiale degli stadi vuoti dove solo poche migliaia di spettatori assisteranno alle partite. Tuttavia il Brasile riuscì a bissare il titolo iridato di fronte ad una meritevole Cecoslovacchia in rappresentanza del calcio oltre cortina. Deluderanno L’Italia travolta dalle discussioni interne ed esterne alla squadra, la Spagna di Puskas, Gento e Di Stefano, quest’ultimo mai sceso in campo, l’Uruguay ormai lontana parente delle mitica Celeste e l’Argentina tutte eliminate al primo turno. Ben figureranno oltre a Brasile e Cecoslovacchia, lo stesso Cile e la Jugoslavia che sicuramente avrebbe potuto raccoglie di più, ci si aspettava qualcosa di meglio dai sovietici che solo due anni prima vinsero la prima edizione della neonata Coppa Henry Delaunay, quella che sarà La Coppa Europa per Nazioni.


ARGENTINA 1962      
La squadra che partecipò al mondiale cileno, non aveva ancora trovato la quadratura del cerchio, di nuovo priva dei suoi elementi migliori emigrati all’estero a rinforzare le fila di altre nazionali, Di Stefano e Santamaria per la Spagna, Sivori, Maschio e Angelillo per l’Italia.  In quel periodo nel paese sudamericano vigeva la regola che chi giocava all'estero non poteva indossare la maglia della Selecciòn, motivo per cui tutti e tre i giocatori vennero considerati dall'Argentina come traditori in quanto renitenti alla leva e trovarono rifugio da oriundi nella nazionale italiana . L’Argentina giocò solo due gare contro l’Ecuador per varcare il confine di Paso Integracion. Nella prima partita a Guayaquil l’albiceleste fece a pezzi per 6 a 3 la nazionale ecuadoregna nonostante questa fosse guidata da Juan Lopez l’allenatore uruguayano che trionfò con la Celeste nel mondiale del 1950. Nella gara di ritorno allo stadio della Bombonera di Buenos Aires l’Argentina vinse per 5 a 0 e staccò il biglietto per Santiago. Inserita nel gruppo D di Rancagua nella prima partita contro l’Inghilterra, l’Argentina venne sconfitta per 3 a 1, in formazione i sudamericani includevano molti italiani che dissero no alla proposta di emigrare o non trovarono posto in squadre europee: Roma, Marzolini, Rattin, Sacchi, Pagani e Sanfilippo. Il 30 maggio allo stadio Braden Cooper l’Argentina piegò la Bulgaria per 1 a 0 in una delle più brutte partite del torneo, al 4° minuto rete dell’argentino Facundo, poi più nulla la gara scivolò stancamente fino al novantesimo. Il 6 giugno a Rancagua di fronte a meno di 8.000 spettatori, l’Argentina pareggiò a reti inviolate con l’Ungheria, fu una partita anonima, dove il pareggio servì solo ad assicurare il passaggio del turno ai magiari. La squadra argentina fece ritorno a casa ben prima del previsto, più preoccupata della mancanza di gioco anziché del risultato, il vero problema era quello di trovare un metodo per trattenere in patria i giocatori di migliore talento che troppo spesso si trasferivano in Europa.

BRASILE 1962      
Il Brasile prese parte al mondiale cileno come detentore del titolo conseguito quattro anni prima a Stoccolma. Le uniche partite che la Seleçao giocò furono amichevoli o di alcuni tornei commemorativi come la Taça Osvaldo Cruz in Paraguay o la Taça Bernardo O’Higgings in Cile. Forte della nomea dei propri calciatori il Brasile si presentò al torneo iridato come il maggiore favorito alla vittoria finale, unico dubbio era chi avrebbe incontrato in finale. Il Brasile sorteggiato nel gruppo C giocherà tutte le sue gare del girone eliminatorio a Viña de Mar ridente località balneare a centocinquanta kilometri dalla capitale. Nel primo incontro i carioca vinsero per 2 a 0 contro il Messico. La Seleçao era praticamente la stessa squadra che trionfò in Svezia, le uniche variazioni sussisterono in Mauro e Zosìmo al posto di Bellini e Orlando. Le reti degli uomini in maglia gialla furono di Zagalo e Pelè. Il 2 giugno allo stadio Sausalito si trovarono di fronte Brasile e Cecoslovacchia le due migliori squadre del torneo che, solo alcuni giorni più tardi si ritroveranno in finale a Santiago. Le due squadre si annullarono reciprocamente, la partita rischiò di cadere nel dimenticatoio degli 0 a 0, se non a causa del grave infortunio occorso a Pelè a causa di uno strappo muscolare che costrinse il campione brasiliano ad abbandonare il torneo. Le assenze di Di Stefano e Pelè fecero da prologo a la partita che si rivelò essere una delle più belle del torneo. Dopo mezz’ora di studio e osservazione la squadra di Herrera si portò in vantaggio grazie ad un assist dell’ungherese Puskas verso il compagno di squadra Abelardo che, altro non fece che appoggiare la palla alle spalle di Gilmar, Spagna in vantaggio e Brasile disperato, pareva che la propria avventura fosse giunta al capolinea. L’angoscia di tornare a casa prematuramente risvegliò il talento di Garrincha e Amarildo, quest’ultimo chiamato a sostituire l’infortunato Pelè. Un raggio di luce illuminò la squadra verdeoro, Garrincha il passerotto, prese in mano la situazione e tra dribbling e palleggi straordinari fornì ad Amarildo i due palloni della vittoria. Ci fu grande attesa per la sfida dei quarti di finale tra Brasile e Inghilterra, i maestri del football di fronte ai nuovi fenomeni del calcio tuttavia, lo spettacolo si rivelò modesto, per almeno la prima mezz’ora di gioco, poi Manè “Garrincha” salì in cattedra e l’esuberanza brasiliana ebbe la meglio sul flemmatico gioco inglese, con due reti del passerotto e una di Vavà regolarono per 3 a 1 la pratica inglese. Un breve viaggio in pullman per la trasferta da Viña de Mar al Nacional de Santiago fu sufficiente per presenziare alla semifinale contro i padroni di casa. Il 13 giugno davanti ad un pubblico consono dell’occasione, oltre 75.000 spettatori, Brasile e Cile si diedero battaglia agli ordini del peruviano, di chiare origini giapponesi, Arturo Yamasaki, gli andini spinti da un pubblico orgoglioso apparivano determinati a conquistare la finalissima del torneo, a qualunque costo, si fermò un intera nazione e per evitare disordini verrà imposto il coprifuoco. I calciatori cileni, ammaliati dall’immensa classe dei brasiliani ed in particolare dalle giocate di Garrincha, si fermarono, come ipnotizzati stettero a guardare, il Brasile dopo trentadue minuti era in vantaggio grazie alla doppietta di Manè, accorciò le distanze Toro per i cileni, ma poi fu la volta della tecnica sopraffina di Vavà a regalare il 4 a 2 finale per gli auriverdi che approdarono in finale. Unico neo della partita fu l’espulsione all’83° minuto di Garrincha per un fallo di reazione. Garrincha avrebbe dovuto saltare la partita successiva, la finale, ma un inspiegabile decisione federale, spinta  da pressioni politiche e ingannevoli interpretazioni invalidò il referto dell’arbitro peruviano,  riammise il giocatore in campo. A Santiago il 16 giugno del 1962 i carioca si ritrovarono di fronte Masopust e compagni la partita fu tutt’altro dello scialbo 0 a 0 del girone eliminatorio, ad inizio gara i cechi erano padroni del campo mentre i brasiliani si serrarono in difesa dopo quindici minuti la Cecoslovacchia passò in vantaggio con Masopust, Il Brasile pareva frastornato, fu sono un tiro casuale di Amarildo ad infilarsi sul sette della porta difesa da Schrojf a rimettere in piedi le sorti di una partita che pareva già scritta. La Cecoslovacchia si gettò in avanti alla ricerca del meritato vantaggio ma un contropiede di Zito e la collaborazione del sole che accecò il portiere boemo in uscita fece il resto, Brasile in vantaggio, sarà ancora una svista dell’estremo difensore moravo a permettere il 3 a 1 finale di Vavà, ed il Brasile è nuovamente campione del mondo per la seconda volta consecutiva. La nazione dovette riconoscere che tuttavia, in quest’occasione, le prestazioni dei brasiliani furono meno brillanti di quelle viste in Svezia e una volta perso Pelè fu merito del talento di Garrincha “l’essenza del calcio, quando volava sulla fascia destra e ubriacava gli avversari, bruciandoli nel fuoco sacro dei suoi dribbling”  se il Brasile poté rialzare la coppa al cielo.

BULGARIA 1962       
La storia bulgara ai mondiali di calcio iniziò l’11 dicembre del 1960 allo stadio Colombes di Parigi, di fronte per la prima partita di qualificazione del gruppo europeo due la Francia di Fontaine e Piantoni. La Bulgaria venne sonoramente sconfitta per 3 a 0 in quella squadra che si rivelerà per i francesi negli anni futuri un’autentica bète noir. L’altra squadra del girone, la Finlandia non fece troppa resistenza e i bulgari s’imposero 2 a 0 all’andata e 3 a 1 in quel di Sofia. L’impresa avvenne il 12 dicembre del 1961 allo stadio Vassily Levsky di Sofia dove la Bulgaria vinse per 1 a 0 contro la Francia e costrinse i transalpini ad uno drammatico spareggio, in realtà non fu la squadra balcanica a battere la Francia, ma l’arbitro cecoslovacco Milan Fencl che ne combinò di tutti i colori e dopo questa gara fu sospeso dalla FIFA. Lo spareggio in campo neutro si svolse quattro giorni più tardi allo stadio San Siro di Milano, pochi avrebbero scommesso sulla vittoria dei bulgari scesi in campo con pochissime chances di fronte ai più titolati francesi, arbitro della gara il più affidabile Concetto Lo Bello. La posta in gioco era enorme, le due squadre non si sbilanciarono a fare la differenza un autorete del francese Lerond che sulla ribattuta del portiere Bernard mette la palla in rete. Incredibilmente Bulgaria ai mondiali e Francia a casa … … corsi e ricorsi della storia di quello che avverrà il 17 novembre del 1993. Il debutto bulgaro avvenne il 30 maggio a Rancagua contro l’Argentina i sudamericani li battezzarono per 1 a 0. Ancor peggio andò nella seconda sfida contro i cugini ungheresi che s’imposero per 6 a 1 chiedendosi come mai i biancoverdi si fossero qualificati al mondiale. Le sorprese erano dietro l’angolo, al Braden Cooper andò in scena Inghilterra Bulgaria, risultato scontatissimo in favore dei maestri d’Albione, ma come accadde in un commedia senza copione i bulgari costrinsero gli inglesi ad un noiosissimo pareggio a reti bianche. Il pareggio servì ai bulgari per non tornare a casa a mani vuote consapevoli della loro leggerezza in campo internazionale.

CECOSLOVACCHIA 1958       
Scozia ed Eire furono le avversarie della Cecoslovacchia alle qualificazioni mondiali del 1962, nella gara di andata del 14 maggio 1961 la Cecoslovacchia superò la Scozia per 4 a 0 a Bratislava mentre al ritorno, i cechi furono sconfitti per 3 a 2 all’Hampden Park di Glasgow. Contro l’Eire non ci fu confronto la Cecoslovacchia s’impose 3 a 1 a Dublino e 7 a 1 a Praga. Scozia e Cecoslovacchia arrivarono appaiate al primo posto in classifica e per definire chi avrebbe preso l’aereo per il Sudamerica fu necessario uno spareggio, giocato a Bruxelles  il 29 novembre del ’61, gli scozzesi andarono in vantaggio per due volte ma in entrambi i casi i boemi trovarono la forza di riagguantare il risultato, solo ai supplementari la Cecoslovacchia trovò la forza di velocizzare il gioco e superare gli scozzesi sulla sinistra, assicurandosi un posto al sole con il risultato di 4 a 2. Giunti a Santiago i boemi furono inseriti nel gruppo C di Viña de Mar con Brasile, Spagna e Messico, nella prima partita contro gli iberici la Cecoslovacchia parti sfavorita dinanzi ai grandi nomi che esibiva la nazionale spagnola, tuttavia, bastò una rete del moravo Stibranyi a dieci minuti dalla fine per regalare il successo alla squadra in maglia bianca. Quattro giorni più tardi il 2 giugno Cecoslovacchia e Brasile si incrociarono sul campo del Sansalito in una noiosissima partita terminata 0 a 0 e che mai avrebbe fatto pensare che, la stessa sarebbe stata la finale del torneo iridato. A conferma del brutto momento di forma dei cecoslovacchi, nel match successivo persero 3 a 1 contro il Messico, questa partita segnò il confine tra quello che era e quello che diverrà la squadra boema. Nei giorni che anticiparono la partita dei quarti di finale contro l’Ungheria la nazionale cecoslovacca maturò di livello e sicurezza, gli uomini di Rudolf  Vytlacil guidati da Masopust riuscirono ad avere la meglio sui vicini ungheresi per 1 a 0, in una partita giocata a viso aperto, dove le due squadre europee misero in mostra il meglio del calcio danubiano, a rompere gli equilibri bastò una rete di Scherer al decimo del primo tempo, poi ci pensò l’arbitro russo Nikolai Latyshev a consegnare la semifinale ai boemi annullando una rete regolare dell’ungherese Tichy per un inesistente fuorigioco. In semifinale sarà ancora una squadra europea a sbarrare il cammino alla Cecoslovacchia, la Jugoslavia che fino ad allora aveva dimostrato con un calcio brillante e spettacolare di essere una delle migliori compagini del torneo, si arrestò, nessuno spettacolo solo tattica difensiva  basteranno Scherer e Kadraba in due micidiali contropiedi ad abbattere l’impacciata Jugoslavia per 3 a 1. Nessuno poteva immaginare che due squadre inserite nello stesso girone, e che avevano dato vita ad una delle più brutte gare del torneo giungessero in finale. Bensì Cecoslovacchia e Brasile si affrontarono  il 17 giugno del 1962 allo stadio Nacional di Santiago di fronte ad oltre 68.000 spettatori. In campo il gotha del calcio mondiale, la Cecoslovacchia alla seconda e il Brasile alla terza finale. La squadra boema giocò la sua migliore partita del torneo andando in vantaggio solo dopo quindici minuti con Josef Masopust fu solo la sfortuna e gli sciagurati errori di Schrojf a regalare il secondo titolo al Brasile.

CILE 1962      
Il Cile si qualificò automaticamente ai mondiali del 1962 come paese organizzatore della manifestazione. L’evento venne assegnato al paese andino durante il congresso della FIFA del 10 giugno 1956 svoltosi a Lisbona presso il Palazzo delle Arti, oltre al Cile erano in lizza Spagna e Germania Ovest per l’Europa, le quali vennero subito escluse per il criterio di alternanza Europa/Sudamerica e Argentina ancora una volta scartata a causa delle instabili condizioni politiche del paese. Ugualmente la scelta del Cile non fu esente da critiche, in particolare dall’Italia che definì il paese come arretrato e sottosviluppato non idoneo ad organizzare una manifestazione di tale importanza. Il Cile per prepararsi al mondiale casalingo e per ben figurare organizzò la Coppa O’Higgins dove affrontò il Brasile per due volte perdendo in entrambe le occasioni, e alcune amichevoli di lusso, contro Uruguay, Unione Sovietica e Ungheria gare che non diedero particolari informazioni al tecnico cileno Fernando  Riera. Al mondiale il Cile esordi il 30 maggio del 1962 a Santiago contro la Svizzera, sugli spalti erano presenti 65.000 tifosi urlanti, subito zittiti dalle rete dello svizzero Wuthrich dopo soli sei minuti di gara. Il Cile frastornato ci mise un tempo intero per pervenire al pareggio con Leonel Sanchez, poi l’impeto agonistico e la responsabilità verso il proprio pubblico diedero il là alla manovra degli andini che, ancora con Sanchez e Ramirez, s’imposero per 3 a 1 sui rossocrociati. Nel secondo match del girone i cileni affrontarono l’Italia in quella partita che divenne famosa come la "Battaglia di Santiago". La causa di tale circostanza furono le dichiarazioni di alcuni giornalisti italiani che prima della manifestazione versarono calunniose illazioni contro il paese sudamericano. Il pubblico e la squadra affrontarono gli azzurri con particolare veemenza, la tensione sugli spalti e l’eccessiva aggressività dei sudamericani fece si che, i giocatori italiani reagissero alle provocazioni con particolare brutalità. David e Ferrini furono giustamente espulsi e l’arbitro inglese Kenneth Aston ebbe il suo da fare per portare a termine la gara. Il Cile vinse per 2 a 0 con le reti di Jamie Ramirez e Jorge Toro che, pochi anni dopo giungerà in Italia per giocare nel Modena, Verona e Sampdoria. I cileni già raggiunta la qualificazione ai quarti di finale, sfidarono la Germania Ovest a cuor leggero, persero per 2 a 0, l’obiettivo principale era quello di eliminare gli azzurri e tale risultato ne fu favorevole. Ai quarti di finale, il 13 giugno a Viña de Mar, avrebbe dovuto giocarsi Cile Brasile, ma la partita per motivi di capienza dello stadio fu disputata nella capitale. Un boato assordante accompagnò i cileni per buona parte della partita. Il Cile iniziò la gara nel più sfrenato agonismo, al limite della pura violenza fisica, ma solo dopo pochi minuti Garrincha mise a tacere gli 80.000 del Nacional, tanta era la classe dei talenti brasiliani che, i feroci amerindi si fermarono, come ipnotizzati da un mago. La partita termino 4 a 2 per i verdeoro e i cileni dovettero accontentarsi della finale per il terzo posto. Il 16 giugno di fronte ad un pubblico intimidatorio i campioni olimpici e vicecampioni d’Europa cedettero all’agonismo cileno che trovò in Rojas l’alfiere che consegno ai sudamericani, 1 a 0, un posto d’onore sul podio mondiale. Molto probabilmente la Jugoslavia per preservare l’incolumità dei propri giocatori non volle infierire su ciò che era già scritto. Consapevoli di aver conseguito un risultato irripetibile che, mai si sarebbe realizzato se non con l’aiuto del pubblico e di alcune decisioni arbitrali alquanto discutibili il Cile si godette l’insperato e altrettanto immeritato terzo posto.

COLOMBIA 1962       
La Colombia giunse al suo primo mondiale con scarse aspettative. Si qualificò giocando una doppia sfida contro il Perù. A Bogotà vinse la Colombia per 1 a 0 guidata da Gamboa in giornata di grazia, al ritorno, allo stadio Nacional di Lima, stacco il biglietto per Santiago imponendo ai peruviani un inaspettato pareggio per 1 a 1. Tanta fu la sorpresa di vedere i “cafeteros” al torneo iridato, quanto quella di imporre un incredibile 4 a 4 all’Unione Sovietica nella seconda gara del proprio girone. Scesa curiosamente in campo con una maglia blu i colombiani non sfigurarono nemmeno al loro esordio al cospetto dell’Uruguay, contro il quale vennero sconfitti solo per 2 a 1. La Colombia oppose una coraggiosa resistenza e addirittura passò in vantaggio con una rete di Zuluaga al 19° del primo tempo, fu solo un calcio di rigore a ristabilire la parità e la sfortuna a sconfiggere i colombiani privati del gioiello Zuluaga costretto ad uscire dal campo per un grave infortunio. Nella gara contro l’U.R.S.S. sotto di quattro reti i colombiani riuscirono sorprendentemente a rimontare il risultato. Sul 3 a 0 i russi tirarono rischiosamente i remi in barca convinti di una facile vittoria, ma non avevano ancora fatto i conti con l’orgoglio colombiano che, nel breve tempo di venti minuti riuscirono a conseguire un incredibile pareggio per 4 a 4. Forse mai il grande Jascin raccolse ben quattro volte la palla dal sacco in una solo partita della nazionale. Appagati della grande rimonta ai danni della Russia i colombiani scesero in campo contro la Jugoslavia stremati dalla fatica e quest’ultima non ebbe difficoltà ad imporre un severo 5 a 0. La Colombia fece ritorno in patria sulle ali dell’entusiasmo orgogliosi e appagati di aver fermato i fortissimi campioni d’Europa.

GERMANIA OVEST 1962       
Ci si aspettava qualcosa di più dalla Germania Ovest al mondiale cileno, eliminata ai quarti di finale dalla brillante e  dinamica Jugoslavia, la squadra tedesca stava attraversando un periodo di rinnovamento, la nuova formazione che farà parlare di sé per tutti gli anni in divenire era basata su una struttura assai solida; Tilkowsky in porta, Schnellinger in difesa, Haller a centrocampo e Seeler in attacco, tuttavia un ossatura così solida non permise ai tedeschi di andare oltre ai quarti di finale. Giunta in Cile dopo aver vinto a punteggio pieno il proprio girone di qualificazione, la Germania affrontò la Nord Irlanda e la Grecia. La prima partita del girone fu assai spettacolare la Germania vinse a Belfast contro l’Irlanda del Nord per 4 a 3, una partita spettacolare che, a momenti, fece auspicare agli isolani di poter ripetere le gesta di quattro anni prima, tuttavia, i tedeschi si confermarono ben più solidi degli azzurri. Nella partita di ritorno a Berlino i tedeschi s’imposero con un facile 2 a 1, contro la Grecia la Germania vinse 3 a 0 ad Atene e 2 a 1 ad Augusta. In Cile i bianconeri furono inseriti nel girone di Santiago con i padroni di casa, la Svizzera e l’Italia. Nella prima gara i tedeschi incrociarono gli azzurri che, si disposero in campo con un insuperabile catenaccio bloccando i germanici sullo 0 a 0. Nella seconda partita la Mannchaft già a conoscenza del risultato dell’Italia, giocò contro la Svizzera una partita decisiva, era indispensabile vincere per assicurarsi il passaggio del turno, con licenza dell’arbitro olandese Leo Horn i tedeschi picchiarono duro fin dall’inizio, al 13° minuto Horst Szymaniak giocatore tedesco del Catania, spezzo letteralmente una gamba all’avversario svizzero Norbert Eschamm. La partita non ebbe più alcun valore per gli elvetici, maggiormente preoccupati per la loro incolumità anziché del risultato, la Germania Ovest vinse facilmente per 2 a 1. Ugualmente il match successivo, contro i padroni di casa del Cile, non riservò particolari difficoltà per i tedeschi che, affrontarono una squadra appagata e affaticata dall’incredibile “Battaglia di Santiago” s’imposero con un facile 2 a 0. Giunta ai quarti di finale, il 10 giugno a Santiago del Cile, la Germania sfidò una temibile Jugoslavia, squadra che sino a quel momento aveva mostrato il miglior calcio del torneo. Era la terza volta che slavi e tedeschi si incontravano ai quarti di finale di un mondiale, nei due precedenti incontri la Germania ebbe sempre la meglio. In quest’occasione fu invece la rete del croato Petar Radakovic a firmare la vittoria per la Jugoslavia a solo una manciata di minuti dalla fine. Delusa, ma non troppo, la Germania fece ritorno in patria per dare vita ad una nuova squadra che, a distanza di pochi anni diverrà una delle formazioni più forti del pianeta.

INGHILTERRA 1962       
L’Inghilterra si qualificò al mondiale cileno come undicesima squadra delle sedici attese, affrontò un girone di qualificazione molto agevole, tra le avversarie incrociarono la strada degli inglesi, il Lussemburgo e il Portogallo. Contro i ducali gli alfieri di sua maestà s’imposero in trasferta con un roboante 9 a 0 e un più sobrio 4 a 1 all’Higbury stadium. Contro i lusitani nella gara di Lisbona gli inglesi incapparono in un inaspettato pareggio per 1 a 1, passati in svantaggio riuscirono a raggiungere il pareggio solo all’ottantaduesimo con Flowers. Nel 2 a 0 di Wembley nonostante la vittoria, i bianchi faticarono più del necessario, contro i portoghesi, in campo era sceso un certo Eusebio Da Silva Ferreira ma, questa è un'altra storia, curiosamente il funambolico mozambicano fece il suo esordio nella partita precedente dove il Portogallo fu sconfitto per 4 a 2 dal piccolo Lussemburgo. L’approdo ai quarti di finale della squadra inglese al mondiale cileno non fu così entusiasmante come ci si aspettava. Nella prima gara di Rancagua i maestri d’Albione vennero sconfitti per 2 a 1 dagli oramai abituali rivali ungheresi che, per anni avevano conteso agli inglesi il primato dell’arte pedatoria nel continente europeo. La gara successiva, contro l’Argentina fu la sola in cui i britannici fecero vedere le loro doti migliori, guidati da un superbo Bobby Moore regolarono i Sudamericani con un secco 3 a 1. Il peggio tuttavia, doveva ancora venire, il 7 giugno di fronte ai debuttanti della Bulgaria, la squadra inglese ebbe un’incredibile involuzione di gioco, le geometrie e la tecnica, mostrata contro gli argentini qualche giorno prima, scomparve e la Bulgaria riuscì a conquistare un insperato pareggio a reti bianche. La partita fu utile agli anglosassoni del passaggio al turno successivo, nondimeno, solo per differenza reti sull’Argentina. Letto il nome dell’avversario dei quarti di finale, gli inglesi caderono un po’ in depressione, ad attenderli  il 10 giugno al Sausalito di Viña de Mar c’era il Brasile di Amarildo e Garrincha, quest’ultimo giocò la migliore partita della sua vita, con due perle di rara bellezza e una rete di Vavà stesero senza pietà per 3 a 1 l’Inghilterra di Bobby Moore e dei fratelli Charlton che quattro anni più tardi scriveranno la più bella storia del calcio d’oltre manica.

ITALIA 1962       
Partiti alla volta di Santiago accompagnati da furibonde critiche e pressioni della stampa, gli azzurri pagarono sul campo tutta la confusione e le discordie che affliggevano la federazione. La nazionale azzurra era contaminata da guerre intestine e fazioni interne che, cercavano l’un l’altro di dividersi le cariche dirigenziali, non furono nemmeno d’intesa su chi scegliere come responsabile dell’area tecnica, per mettere tutti a tacere la squadra fu affidata alla coppia Mazza-Ferrari. Paolo Mazza ex presidente della Spal e Giovanni Ferrari ex campione del mondo del ’34 e del ’38 i quali furono soprattutto impegnati a difendere la squadra dalle critiche della stampa anziché a preparare i moduli di gioco. Anche tra i giocatori vi erano forti incomprensioni, da una parte la corrente degli oriundi e dall’altra quella degli indigeni. L’Italia si qualificò al mondiale in modo assai agevole, inserita nel gruppo 7, sottogruppo B, non giocò alcuna partita nella prima fase poiché la Romania si ritirò per manifesta inferiorità. A passare il turno del sottogruppo A, fu Israele che aveva precedentemente eliminato Cipro e i campioni d’Africa dell’Etiopia di Luciano Vassallo. Nella partita dello Ramat Gan l’Italia rivide gli spettri nordirlandesi, dopo la prima parte di gara la squadra scese negli spogliatoi in svantaggio di due reti, iniziarono accese discussioni tra compagni, furono gli oriundi Lojacono e "Mazola"Altafini a prendere in mano le redini del gioco, riacciuffarono il pareggio, poi ci pensò l’interista Mario Corso a mettere la freccia, l’Italia s’impose per 4 a 2. Nel ritorno, al comunale di Torino gli azzurri vinsero per 6 reti a 0, a trascinare l’Italia fu ancora una volta il trio d’attacco sudamericano "Sivori, Angelillo e Altafini" autori di ben cinque reti su sei, l’unico italiano a trovare la via del gol fu ancora il neroazzurro Mario Corso. Inserita nel gruppo B con Cile; Germania Ovest e Svizzera, giocò la prima partita contro la Germania Ovest nella quale riuscì a strappare uno squallido 0 a 0. La seconda gara contro i padroni di casa del Cile fu una vera apocalisse, accompagnata dalle critiche dei giornalisti che gettarono fango sul paese andino, il pubblico cileno accolse gli azzurri tra fischi e insulti. L’ambiente ostile fu propizio al gioco provocatorio dei calciatori in maglia rossa, Ferrini e David disputarono una partita violenta caratterizzata da duri falli di reazione che, costarono loro il cartellino rosso. In seguito l’arbitro inglese Aston dichiarò di non aver mai diretto una partita simile, dove l’unico obiettivo era una spietata caccia all’uomo Il Cile vinse sul campo e l’Italia perse la faccia, mai più la nazionale italiana toccherà un punto così basso nell’intendere il calcio, tuttavia, era figlia di una gestione non all'altezza e a dir poco disonorevole amministrazione. Fu solo grazie all’intervento del capo delegazione Artemio Franchi ad evitare la più vergognosa delle scene mondiali: Dirigenti presuntuosi ed arroganti, giocatori demoralizzati e depressi volevano tornare a casa senza scendere in campo contro la Svizzera, Franchi impose loro di giocare la partita. Contro gli elvetici, gli azzurri s’imposero con un rotondo 3 a 0 questa volta figlio degli italiani Mora e Bulgarelli, in realtà in questa inutile partita gli avversari non opposero resistenza e il risultato servì solo a salvare la faccia degli inetti dirigenti che, addossarono la colpa di questo fallimento alla direzione di gara contro il Cile del povero arbitro inglese Kenneth Aston. Solo pochi rientrarono in Italia, i giocatori sudamericani rimasero sul continente per le "meritate" vacanze, i milanisti si fermarono a Buenos Aires in attesa dei compagni, per una tournee di preparazione al campionato successivo. Era evidente che il movimento calcistico italiano necessitava di un radicale rinnovamento, ma l’immobilismo fu più forte della voglia di rialzarsi e quattro anni più tardi l’Italia rimedierà un’altra figuraccia internazionale.

JUGOSLAVIA 1962       
Era sicuramente la più bella di tutte! La nazionale della Jugoslavia, denominata il Brasile d’Europa, al mondiale cileno espresse un calcio piacevole e dinamico, ma solitamente non vincente. La Jugoslavia come di consueto si fermò nel momento migliore, quando le cose sembravano oramai fatte. Squadra balcanicamente multietnica rappresentava il meglio della regione dinarica: divertente, concreta e al tempo stesso folle, era considerata una delle possibili outsider del mondiale. Si qualificò affrontando la Polonia in un doppio match, 2 a 1 a Belgrado e 1 a 1 a Chorzow, ebbene lo spareggio intercontinentale contro la Corea del Sud. Con gli asiatici, la Jugoslavia vinse 5 a 1 in Europa e 3 a 1 a Seoul, Corea che a sua volta elimino il Giappone. La Jugoslavia prima di rientrare in patria giocò alcune amichevoli di preparazione in Oriente contro Giappone, Hong Kong, Indonesia e Israele, vinse tutti gli incontri. Al mondiale fu inserita nel gruppo A di Arica. Nella prima gara affrontò la temibile Unione Sovietica, contro la quale perse 2 a 0. I giocatori jugoslavi meditavano una rivincita della finale di Euro 1960, ma le cose non andarono per il verso giusto. La partita dominata dai plavi, venne scossa al 51° minuto da un potentissimo tiro di Ivanov che portò in vantaggio i sovietici, da quel momento la partita si accese e diventò un autentica battaglia conclusasi con un intervento assassino del bosniaco Muhamed Mujic il quale spezzò una gamba e carriera al russo Eduard Dubinsky, in molti ritengono che questo fallo sia stato il più violento in assoluto nella storia del calcio mondiale, premeditato e brutale, tuttavia, non venne sanzionato dall’arbitro tedesco Albert Dusch occupato a raccoglier margherite in tutt’altra parte del campo. La seconda rete di Ponedelnik fu valida solo per le statistiche. Nella gara successiva, la Jugoslavia, guidata da un fenomenale Sekularac ebbe la meglio per 3 a 1, su uno spento Uruguay. I sudamericani appurata la superiorità della Jugoslavia, a fine partita andarono a stringere la mano al fuoriclasse macedone Dragoslav Sekularac. Il 7 giugno fu la volta della Colombia a subire un secco 5 a 0 da parte degli uomini di Mihajlovic. Il risultato consenti alla Jugoslavia di accedere ai quarti di finale dove al Carlos Dittborn di Arica affrontò la Germania Ovest che, già nei due precedenti mondiali fu fatale alla squadra balcanica. In Sudamerica le cose invece andarono per il verso giusto e la Jugoslavia s’impose per 1 a 0. La partita rimase in equilibrio fino a cinque minuti dalla fine, quando un tiro di Radakovic perforò la quasi impenetrabile difesa tedesca. Questa volta la classe degli jugoslavi ebbe la meglio sulla resistenza e il pragmatismo dei tedeschi. In semifinale il 13 giugno a Viña de Mar contro la Cecoslovacchia, davanti ad appena 5.000 spettatori, la Jugoslavia incappò in una brutta ed imprevista sconfitta, a fare la differenza la difesa ceca che eresse un muro invalicabile di fronte a Schrojf,  in assoluta giornata di grazia, poi ci pensarono Scherer  e Kadraba a mandare per la seconda volta in finale i mitteleuropei. La Jugoslavia dovette accontentarsi della finalina, i valori in campo non lasciavano dubbi in favore dei plavi, ma per dovere o per reale manifesta inferiorità dovette cedere il passo ai cileni padroni di casa ed accontentarsi del quarto posto finale.

MESSICO 1962    
Il Messico giunse in Cile dopo aver superato gli Stati Uniti in un doppio incontro nel girone nordamericano NAFC, il Canada si ritirò. Un 3 a 3 a Los Angeles e 3 a 0 a Città del Messico consentirono ai gringos di accedere al girone finale centroamericano, con Costarica e Antille Olandesi. Il 26 marzo del 1961 i messicani vennero sconfitti a sorpresa per 1 a 0 dal Costarica al ritorno si rifecero con gli interessi vincendo per 4 reti a 1. Contro le antilopi olandesi, cosi come erano soprannominati gli antillani, il Messico s’impose per 7 a 0 in casa e pareggiò 0 a 0 in trasferta a Willemstad, in un campo di sabbia piuttosto della consueta erba, e pensare che pochi mesi prima i caraibici sullo stesso terreno di gioco sconfissero per 2 a 1 i cugini olandesi d’Europa. Il passaggio del turno centroamericano permise al Messico di affrontare il Paraguay in un ulteriore spareggio intercontinentale. Il 29 ottobre del 1961 a Città del Messico andò di scena il primo atto della bella  finale, le due squadre si equivalsero per tutta la partita a fare la differenza furono gli oltre duemila metri di altitudine che tagliarono, sul finire, il fiato e le gambe dei paraguayani, Il Messico vinse per 1 a 0 con la rete di Reyes al 65° minuto di gara. Nella gara di Asunción le due squadre non andarono oltre lo 0 a 0 che consentì ai messicani di staccare il biglietto per Santiago. In Cile il Messico dopo aver fatto per due partite la solita figura da comparsa, contro Brasile e Spagna con le quali perse rispettivamente 2 a 0 e 1 a 0, riuscì ad ottenere un’incredibile vittoria contro la Cecoslovacchia, quella che pochi giorni dopo avrebbe sfidato il Brasile per il titolo di campione del mondo. Il 7 giugno del 1962 diverrà un giorno speciale per la nazionale messicana, poiché dopo cinque partecipazioni otterranno la prima vittoria ad una manifestazione iridata. I verdi vinsero per 3 a 1 contro la Cecoslovacchia, dopo essere passati in svantaggio a meno di un minuto dal fischio d’inizio. La squadra boema già appagata dal passaggio del turno, giocò con leggerezza, lasciando la manovra del gioco ai centroamericani che, siglarono il loro primo successo con le reti di Diaz, Del Aguila e Hernandez. Al loro ritorno in patria verranno festeggiati come eroi e portati in trionfo da pubblico che li attendeva all’aeroporto.

SPAGNA 1962       
Giunta in Cile con una rosa da far tremare le gambe a qualunque avversario, la nazionale spagnola deluse le aspettative uscendo a sorpresa al primo turno. Ricca di campioni del talento con Di Stefano, che non scese mai in campo, Gento, Suarez, Del Sol e Puskas la Spagna incappò in due inaspettate sconfitte con Brasile e Cecoslovacchia, accontentandosi di una striminzita vittoria per 1 a 0 contro il Messico. Staccò il biglietto per Santiago affrontando al tempo, due cenerentole del panorama calcistico, il Galles contro la quale vinse per 2 a 1 a Cardiff e pareggio 1 a 1 al Bernabeu tra i fischi del pubblico e le critiche della stampa che, considerarono la prestazione delle furie rosse obbrobriosa e indegna per il prestigio della nazione. La Spagna composta da oriundi stava vivendo una situazione simile a quella italiana, tra critiche e diatribe federali a farne le spese furono i giocatori in campo. Per la qualificazione riuscì a spuntarla solo dopo aver battuto l’inconsistente Marocco nello spareggio intercontinentale Africa/Europa. Al Marcel Cedran di Casablanca la Spagna riuscì a vincere con una rete di Luis Del Sol a solo dieci minuti dalla fine, dopo aver sofferto più del previsto l’agonismo della squadra dell’Atlante. Nella gara di ritorno al Santiago Bernabeu gli iberici la spuntarono per 3 a 2 contro un Marocco molto aggressivo infarcito di giocatori esperti provenienti dalla Francia e dalla stessa Spagna. In Cile ci andò la Spagna ma le aspettative non erano assolutamente rosee. Eliminata dopo solo tre partite e con solo due reti all’attivo, al ritorno in patria fu sommersa di critiche e chiesta la testa dell’allenatore interista Helenio Herrera.

SVIZZERA 1962       
Arrivata in Sudamerica senza particolari pretese la Svizzera dovette superare un girone di qualificazione molto impegnativo che, si risolse con uno spareggio contro i vicecampioni del mondo della Svezia. Nella prima gara di qualificazione sconfisse il Belgio in trasferta per 4 a 2 con una tripletta dell’attaccante Charl Antenen dello Chaux de Fond. Al ritorno a Losanna  i rossocrociati ebbero ancora ragione dei fiamminghi per 2 a 1. Nella prima sfida contro la Svezia la  Svizzera rimediò una sonante sconfitta per 4 a 0, dopo pochi mesi gli elvetici ottennero la rivincita imponendosi per 3 a 2 al Wankdorf di Berna. Giunte a pari punti, per decretare chi sarebbe andato a Santiago fu necessario disputare uno spareggio, a Berlino il 12 novembre 1961. Svezia e Svizzera si affrontarono per lo scontro decisivo, ad avere la meglio, in una giornata polare, furono gli svizzeri, che ben orchestrati dalla panchina dall’allenatore Karl Rappan, fautore del famoso modulo “Verrou” a catenaccio, riuscì  ad imporsi per 2 a 1 con due reti in contropiede nel breve tempo di soli cinque minuti dopo aver recuperato lo svantaggio. In Cile le prestazioni degli svizzeri non furono all’altezza di ciò che avevano fatto ben sperare durante le qualificazioni. Sconfitta all’esordio per 3 a 1 dai padroni di casa subì altre due sconfitte contro la Germania Ovest per 2 a 1 e dall’Italia per 3 a 0 in una gara senza alcuna importanza tra due formazioni già eliminate, concludendo miseramente il mondiale a zero punti e con otto reti subite.

UNGHERIA 1962       
Non fu un girone trascendentale quello di qualificazione dell’Ungheria con Olanda e Germania Est a fare quasi da comparse. Il cammino ungherese iniziò il 26 ottobre del 1960 a Budapest contro la Germania Orientale con la quale vinse per 2 a 0, proseguì a Rotterdam per regolare 3 a 0 gli orange, anche la trasferta di Berlino del 10 maggio 1961 fu vittoriosa per i magiari, che s’imposero per 3 a 2. Pareva ci fossero le condizioni ben auguranti per la rinascita della squadra d’oro, un mix tra esperienza: Grosics, Matrai, Albert, Tichy e gioventù: Solymosi e Sovari. L’ultima partita giocata a Budapest tra Ungheria e Olanda fu disputata a giochi fatti e si concluse con un brioso 3 a 3. Per la cronaca la gara tra Olanda e Germania Est non fu disputata per motivi politici, il governo olandese negò i visti d’ingresso alla delegazione tedesca. Giunta in Cile solo alcuni giorni prima dell’inizio del torneo, l’Ungheria sfidò al Braden Cooper di Rancagua l’Inghilterra  di Winterbottom considerata una delle favorite del torneo, L’Ungheria vinse agevolmente per 2 a 1 la mole di gioco prodotta dai magiari fu impressionante nonostante il risultato stretto si pensò che la grande Aranycsapat fosse tornata. Con la Bulgaria fu una passeggiata gli ungheresi travolsero i bulgari per 6 a 1, già ammessa ai quarti di finale, la partita contro l’Argentina fu solo una formalità, l’Ungheria mise a riposo i suoi migliori e non forzò il gioco che, fu figlio di un incolore 0 a 0. Il 10 giugno 1962 a Rancagua, i favori erano tutti per la squadra magiara che, affrontò una Cecoslovacchia avvilita dalla brutta sconfitta contro il Messico, era il momento di far uscire l’orgoglio e salvare la faccia, mentre l’Ungheria troppo sicura di se stessa si afflosciò, bastò una rete di Scherer  e una annullata inspiegabilmente dall’arbitro russo Latyshev per mandare a casa l’Ungheria più bella dopo la meravigliosa Aranycsapat.

U.R.S.S.  1962       
Fresca campione d’Europa arrivò al mondiale cileno come una delle favoritissime per la vittoria finale. Le qualificazioni furono nulla più che una formalità, l’U.R.S.S. dominò il gruppo cinque europeo, composto da Norvegia e Turchia vincendo tutte le gare. Nella prima sfida contro i turchi l’Unione Sovietica vinse a Mosca per 1 a 0, ma furono gli ottomani ad offrire la migliore prestazione. Il primo luglio del 1961 di fronte a oltre centomila spettatori la CCCP piegò per 5 a 2 la Norvegia. Nella gara di ritorno al Ullevaal Stadium di Oslo furono ancora i sovietici ad imporsi per 3 reti a 0. La gara del 12 novembre ad Istanbul, si disputò di fronte ad un pubblico minaccioso, i tifosi della mezzaluna furono realmente il dodicesimo uomo in campo, tuttavia l’esperienza dei sovietici, guidati da uno stratosferico Lev Jascin riuscirono a far piena la posta, superarono i turchi per 2 a 1, ma dovettero sudare le proverbiali sette camicie. La CCCP timbrò il passaporto per Santiago a punteggio pieno realizzando 11 reti e subendone solo 3, un ottimo biglietto da visita per la kermesse cilena. Il 31 giugno 1962 all’estremo nord del paese sudamericano si replicò la sfida della finale europea di due anni prima. In campo la Jugoslavia fece vedere le cose migliori, espresse un gioco dinamico e armonioso ma, fu un tiro senza alcuna velleità di Ivanov a rompere gli equilibri, il raddoppio dei russi, di Ponedelkin, passo in secondo piano rispetto al fallo assassino dello slavo Mujic ai danni del difensore sovietico Dubinski che in quell’occasione concluse la carriera. I russi consapevoli della loro superiorità tecnica, nella gara contro gli esordienti della Colombia si rilassarono, o ancor peggio, si addormentarono, lasciati liberi di girovagare per negozi e i locali notturni di Arica i sovietici sottovalutarono la squadra colombiana, dopo essere passati in vantaggio di quattro reti tirarono i remi in barca, ai cafeteros non sembrò vero e nel giro di pochi minuti riuscirono a pareggiare con un inattendibile 4 a 4. La Federazione russa non prese bene il risultato e di conseguenza tutta la delegazione russa fu messa in punizione, furono vietate le libere uscite e le visite ai negozi di souvenir, i commercianti di Arica scossero il capo per la punitiva decisione, i russi spendevano e bevevano senza badare a spese. Nella terza gara il calendario prevedeva lo scontro tra la vecchia scuola platense e la nuova dottrina sovietica, un calcio metodico contro uno combattivo e brillante che non lasciò scampo alla vecchia “Celeste” che, venne sconfitta per 2 a 1 solo nel finale da una rete del solito Valentin Ivanov, al tempo ariete dello Torpedo Mosca ed ex compagno di Eduard Streltsov. Nei quarti di finale ai sovietici non poté capitare peggior avversario del Cile, il 10 giugno allo stadio Carlos Dittborn, di fronte ad oltre diciassette mila spettatori inviperiti, l’Unione Sovietica dovette cedere il passo ai padroni di casa. La classe sovietica non ebbe ragione della fisicità cilena che aiutata dall’irrazionalità arbitrale costruì le proprie fortune vincendo per 2 reti a 1, una gara violenta e aggressiva. Per i cileni andarono a segno Sanchez e Rojas per i russi Cislenko, terminò qui, immeritatamente l’avventura sovietica con il rammarico e rimuginando quale risultato avrebbe potuto ottenere se solo avesse potuto schierare in campo il fenomenale atleta Eduard Streltsov.

URUGUAY 1962       
Il profilo dei monti Illampu e il cielo terso di La Paz fecero capire fin da subito agli uruguayani che, l’avversario più temibile sarebbe stata l’altitudine e non la squadra boliviana. Alla Celeste per attraversare il confine cileno bastò una doppia sfida contro la Bolivia. Allo stadio Hernando Siles di La Paz situato ad un altitudine di circa 3.700 metri dal livello del mare, si svolse il primo match di qualificazione sudamericano <<anche a salire le scale degli spogliatoi metteva il fiatone>> ricordarono i giocatori uruguayani. In campo nonostante il fiato corto, la classe platense riuscì a limitare i danni da rarefazione e impose un faticoso 1 a 1 ai condor boliviani. Al ritorno, quindici giorni più tardi il 30 luglio del ’61 al Centenario di Montevideo l’Uruguay vinse per 2 a 1 senza particolari difficoltà. Per la cronaca, le due partite del girone sia all’andata, sia al ritorno, furono dirette dallo stesso arbitro il cileno Carlos “Robles Robles” che fu il primo direttore di gara in una partita di Coppa Libertadores e della sua prima finale. Già da qualche anno l’Uruguay era diventata una squadra “normale” lontana dagli antichi fasti della mitica “Celeste”. Al mondiale cileno non fece molta strada e venne eliminata al primo turno, nonostante, l’esordio vincente contro un inesperta Colombia, gli altri due incontri con Jugoslavia e Unione Sovietica furono molto più impegnativi e i sudamericani rimediarono due sconfitte. Il 2 giugno contro i plavi persero per 2 a 1, nonostante il vantaggio i platensi dovettero chinare il capo di fronte ad uno straordinario Sekularac che guido gli slavi alla vittoria. Nella partita contro i sovietici i sudamericani vennero sconfitti per 2 a 1 in gara una dignitosa che per molto tempo restò in bilico grazie alla rete del pareggio di Sacia, poi fu il solito Ivanov ad un minuto dal termine ad aprire la porta del pullman diretto a Montevideo.

 
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