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| BOLIVIA
| BRASILE | CILE | INGHILTERRA | ITALIA | JUGOSLAVIA | MESSICO | PARAGUAY | SPAGNA| STATI UNITI | SVEZIA | SVIZZERA |URUGUAY |

Fortunatamente ben dopo dodici anni di pausa per le vicende belliche, si riprende a giocare un campionato del mondo di calcio. Al Brasile l'organizzazione dei giochi era già stata assegnata nel 1942 ma, poi si sa come andarono a finire le cose. Alla ripresa della competizione questa cambiò nome diventando la "Coppa Jules Rimet". Anche la formula del torneo subì notevoli variazioni, non più incontri ad eliminazione diretta, ma gironi all'italiana composti da quattro squadre, per dare la possibilità alle nazionali che giungevano da  più lontano di disputare almeno tre incontri e non sobbarcarsi un viaggio intercontinentale per poi giocare una sola partita. La formula prevista era quella classica di quattro gironi composti da quattro squadre che diede la possibilità di partecipazione a sedici squadre. Da questa edizione si iniziarono a identificare i calciatori con i numeri sulla schiena a seconda dalla loro posizione in campo e dal ruolo assegnato. Passarono al turno successivo solo le prime di ogni gruppo le quali disputarono un analogo raggruppamento a quattro squadre, chi arriva primo diventa campione del mondo, dunque nessuna finalissima ma, solo gare previste dal calendario. Le città prescelte furono Rio de Janeiro con il nuovissimo stadio Maracanà, San Paolo, Belo Horizonte, Curitiba, Porto Alegre e Recife. All'inizio del torneo le squadre presenti erano solamente tredici, visto gli innumerevoli abbandoni. Turchia, Scozia e India ritirarono la loro adesione dopo aver già ottenuto la qualificazione. Mentre Austria e Belgio si ritirarono per motivi economici, La Danimarca perché fedele al dilettantismo. L’Argentina ancora una volta offesa per la mancata assegnazione del torneo. Tutte le squadre passate sotto la sfera politica dell'Urss non si presentarono nemmeno ai nastri di partenza. Germania divisa in Ovest e Giappone squalificate dalla FIFA perché considerati stati aggressori nella seconda guerra mondiale. L'Italia invece fu invitata come campione in carica e con il tutto spesato dalla federazione brasiliana.  La Turchia si ritirò per motivi finanziari, la Scozia per orgoglio, giacché la federazione scozzese pronunciò prima delle qualificazioni che, la squadra avrebbe partecipato ai mondiali solo se fosse arrivata prima nel suo girone di qualificazione (Home British Championship), arrivò seconda dietro l'Inghilterra. L'India, già protagonista alle olimpiadi di Londra del 1946, rinunciò alla partecipazione, poiché ai giocatori abituati a giocare senza scarpe la FIFA non permise a quest'ultimi di scendere in campo scalzi, nei mesi precedenti ad un calciatore indiano durante partite pre-modiali vennero amputate tre dita. Per ovviare alle tante defezioni la FIFA chiamò Portogallo e Francia ma entrambe rifiutarono l'invito. Il torneo "monco" forse fu uno dei meno entusiasmanti della storia calcistica, Tuttavia, si riscattò nell’atto finale. L'Italia non riuscì a ripetersi, non solo a causa delle vicende belliche, ma anche a causa della scomparsa del Grande Torino che, formava i 9/11 della nazionale. Il Brasile sicuro vincitore, dovette fare i conti con i nemici della Celeste che si imposero per 2 a 1 in quella che venne considerata come la finale del nefasto Maracanazo.

 

BOLIVIA 1950        
Seconda partecipazione iridata per gli andini, che attraversarono il confine amazzonico senza colpo ferire. Inserita nel gruppo sette con Argentina e Cile ai quali furono messi a disposizione due posti al torneo, La Bolivia si qualificò direttamente per rinuncia dell'Argentina. L'altra qualificata fu il Cile. Le due squadre entrambe registrate giocarono le loro partite previste del gruppo sette che, la FIFA tuttavia,  non convalidò poiché ininfluenti per determinare le due qualificate, vittoria per 2 a 0 all'andata per i boliviani e vittoria per 5 a 0 per i cileni a Santiago. Inseriti nel girone quattro con Uruguay, Turchia e Scozia, la Bolivia giocò solo un incontro visti i ritiri delle altre due squadre. Avversari della contesa l’oramai abituale Celeste. La partita si disputò il 2 luglio a Belo Horizonte nello stato di Minas Gerais, la Bolivia venne pesantemente sconfitta per 8 a 0. A causa dei ritiri la situazione del gruppo quattro si risolse con una sola partita, alcuni organizzatori ipotizzarono l’eventualità di far giocare alle due squadre anche la partita di ritorno, ma la cosa rimase abbozzata solo a tavolino. Il giorno seguente la nazionale dei condor era già sulla strada del ritorno, amareggiata per questa breve e sfortunata esperienza.


BRASILE 1950        
Il Brasile prese parte ai mondiali di calcio del ‘50 come paese organizzatore e di conseguenza non dovete affrontare nessuna partita di qualificazione, tuttavia la nazionale carioca giocò molte partite di preparazione in vista del grande evento. In particolare fece ben sperare la prestazione alla "Copa America 1949" dove i brasiliani vinsero con un attivo di ben 32 reti. Paese anfitrione e cosciente di avere una squadra fortissima ricca di talenti, il Brasile iniziò il campionato con la certezza di esserne il vincitore. Per l’occasione furono costruiti nuovi stadi ma, i lavori non rispettarono i tempi di consegna, il 24 giugno 1950 giorno del debutto brasiliano allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, vi erano  ancora molti cantieri aperti.  La strada che portava agli spogliatoi era un cupo labirinto di impalcature dove era molto facile perdersi. L’arbitro Inglese George Reader e i suoi assistenti, infatti, giunsero allo stadio solamente pochi istanti prima dell’inizio della gara. Il debutto del Brasile avvenne contro il Messico, e tutto quello che il pubblico si attendeva si verificò con una disarmante facilità. I carioca si imposero con un perentorio 4 a 0 con una doppietta del talentuoso attaccante Marquez de Ademir e una rete ciascuno di Jair e Baltazar. La manifesta superiorità della nazionale brasiliana non fece altro che aumentare le attese di una vittoria finale indiscussa. Il 28 giugno, tuttavia, le cose non andarono come da copione, i compassati e catenacciari svizzeri diedero molto filo da torcere ai sudamericani che, riuscirono a portare a casa solo un inaspettato pareggio perlopiù viziato da una rete irregolare di Alfredo il quale concretizzò dopo che la palla aveva varcato la linea laterale. Inutili e veementi furono le proteste svizzere, ma i brasiliani erano aiutati anche dalla pessima terna arbitrale, che non volle sentire ragioni da parte rossocrociata. Alcuni minuti più tardi, l’attaccante l’elvetico Jaques Fatton fece tremare i 42.000 del Pacaembu realizzando entrambe le reti per gli svizzeri, alla fine fu Osvaldo Baltazar a salvare capra e cavoli portando a casa un immeritato pareggio. La terza gara si disputò ancora allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, di fronte ad oltre 140.000 spettatori, nonostante l’avversario fosse la talentuosa Jugoslavia, questa volta i sudamericani non poterono sbagliare. Curiosamente anche in questo match i brasiliani furono favoriti dal direttore di gara, il gallese Griffiths , il quale fece iniziare la partita anche se la Jugoslavia contava un uomo in meno.  Il giocatore dello Stella Rossa Rajko Mitic, prima di scendere sul terreno di gioco sbatté la testa contro una trave sporgente procurandosi una larga ferita al capo. I carioca si imposero con un immeritato 2 a 0. Con questa vittoria il Brasile giunse primo nel proprio girone e si qualificò per la fase finale dove affrontò le altre tre vincitrici dei rispettivi gironi; Spagna, Svezia e Uruguay. Il 9 luglio al Maracanà fu di scena la Svezia, contro gli scandinavi finalmente si vide il vero Brasile che, capitanato da un fenomenale Ademir  travolse i nordeuropei per 7 a 1 e il funambolo brasiliano segnò ben 4 reti. Al ritorno in hotel gli svedesi vennero ingiustamente derisi dagli spagnoli ospiti dello stesso albergo. Passarono solo quattro giorni e questa volta saranno proprio gli iberici ad essere malmenati dai funambolici brasiliani per 6 a 1. Già sul 3 a 0, i 150.000 spettatori del Maracanà, sventolavano dei fazzoletti bianchi in segno di derisione verso i giocatori spagnoli. Non solo la squadra carioca si dimostrò arrogante nei confronti degli avversari, ma lo stesso pubblico e buona parte della popolazione diede prova di superbia e presunzione verso turisti e atleti stranieri, convinti di essere già con le mani sulla coppa. Per decretare il vincitore del torneo era necessaria l’ultima partita del girone, che in realtà non era la finale, ma tale divenne giacché nell’ultimo atto si affrontarono le prime due compaggini del girone. Brasile 4 punti e Uruguay 3, ai carioca sarebbe bastato un pareggio, ma le cose non andarono come i brasiliani avevano previsto.  Il 16 giugno del 1950 allo stadio Maracanà davanti ad oltre 200.000 spettatori, record assoluto per una partita mondiale, si consumò il Maracanazo,  una sconfitta avvenuta contro ogni pronostico. Il Brasile tronfio d’orgoglio scese in campo convinto di una facile vittoria, di fronte un Uruguay compassato e ben organizzato che, sopperì all’inferiorità tecnica con geometrie e un organizzazione di gioco praticamente perfetta.  Il Brasile prese fin da subito le redini del gioco, favorito pure da un bendisposto arbitro inglese Reader che già aveva arbitrato i carioca nella gara di debutto contro il Messico. Reader lasciò impassibilmente libero il brasiliano Joao Bigode di malmenare l’uruguayano Schiaffino. Il primo tempo si concluse a reti bianche. Nel secondo tempo dopo soli due minuti di gioco l’attaccante Cardoso Friaça insaccò la palla alle spalle di Maspoli, Lo stadio esplose in un turbinio di gioia e pazzia, ma Friaça era in evidente fuori gioco. A nulla valsero le proteste dei platensi prima contro il guardalinee poi contro l’arbitro che finse di non aver visto nulla. L’Uruguay con la rabbia nel cuore per il torto subito iniziò ad attaccare incessantemente e al 66° raggiunge il pareggio con Juan Alberto Schiaffino, il Maracanà ammutolì, i brasiliani cominciarono ad avere paura, alcuni giocatori apparivano come narcotizzati dal gioco compassato della Celeste, dopo pochi minuti, esattamente al 79° si compì la tragedia sportiva di un intero paese, il peñarolense Alcides Edgardo Ghiggia lanciato in corsa da Schiaffino  trafisse l’incolpevole portiere Moaçir Barbosa che diventerà ingiustamente il capro espiatorio di questa sconfitta, quando in realtà le maggiori responsabilità spettavano all’intera difesa brasiliana. Vigliaccamente l’opinione pubblica se la prese solo con il povero Barbosa dimostrandosi poco coerente con la tangibilità dei fatti. Si materializzò ciò che passò alla storia con il nome di Maracanazo, una tragedia sportiva e sociale che investi un’intera nazione dimostrandosi carica di un ingiustificato fanatismo legittimamente ripagato dalla diligenza tecnica e autorità degli uruguayani che a distanza di vent’anni si laurearono campioni del mondo per la seconda volta. Per i brasiliani che abbandonarono per sempre la maglia bianca, una severa lezione che non insegnò nulla in attesa del 2014.

CILE 1950      
Come la Bolivia anche il Cile si vide catapultato ai mondiali brasiliani senza giocare nessun match valido per la qualificazione iridata, a causa della rinuncia Argentina. In realtà Cile e Bolivia si incontrarono nelle due occasioni previste, il 26 febbraio del 1950 a La Paz dove la Bolivia superò il Cile per 2 a 0 e il 12 marzo dello stesso anno a Santiago dove i cileni si imposero con un netto 5 a 0, tuttavia, la FIFA non omologò mai questi due risultati poiché ritenuti ininfluenti ai fini della qualificazione. La nazionale andina fu inserita nel gruppo due, dove ebbe l’onore di tenere a battezzo i maestri inglesi nel giorno dell’inaugurazione del Maracanà. Il 25 giugno del 1950 Inghilterra e Cile si sfidarono a viso aperto, gli inglesi faticarono parecchio, i sudamericani da subito presero le redini del gioco ma in attacco furono ininfluenti. Tra i cileni scese in campo anche Jorge Robledo, inglese di nascita ma cileno di sangue, all’epoca attaccante del Newcastle. L’Inghilterra, tuttavia, riuscì ad avere la meglio e vinse per 2 a 0 con le reti di Mortesen e Mannion. Robledo invece colpì un palo e il britannico Aston lo schernì pronunciandogli "Calma Jorge, non stai giocando con il Newcastle" . Il 29 giugno sempre allo stadio Maracanà il Cile dovette cedere il passo agli spagnoli di Gainza che, si imposero con un lusinghiero 2 a 0. Nella terza gara del girone il 2 luglio, i cileni dovettero spostarsi a Recife dove incontrarono la sorprendente squadra americana che alcuni giorni prima fece l’impresa battendo i maestri inglesi. Il Cile si trovò di fronte una squadra appagata e priva di concentrazione, entrambe eliminate, il match poteva considerarsi valido solo per le statistiche, i cileni ne approfittarono e riuscirono ad imporsi con un netto 5 a 2. La partita passo agli annali, poiché fu caratterizzata dal duello Colombo vs Robledo, una battaglia di puro agonismo sportivo ma che alla fine si concluse con una stretta di mano.


INGHILTERRA 1950        
Finalmente i maestri inglesi accettarono di partecipare alla competizione iridata che per molto tempo fu snobbata per presunta superiorità tecnica. Dopo il periodo bellico, però tutto viene rivisto anche il contesto sportivo britannico. Agli inglesi per ottenere la qualificazione al mondiale, bastò vincere il classico torneo interbritannico unica competizione ufficiale a cui presero parte i bianchi d’Albione.  Oltre a Galles e Nord Irlanda  l’unica squadra competitiva era la Scozia, la quale dichiarò che, "parteciperà al mundial sudamericano solo in caso di vittoria nella Home British Championship, arriveranno secondi! e giunse la resa d’onore. Gli inglesi vinsero la Home e giunsero a Rio de Janeiro come i grandi favoriti dopo il Brasile. Nella gara d’esordio il 25 giugno 1950 l’Inghilterra affrontò il Cile dell’oriundo Robledo attaccante del Newcastle, dopo un primo impatto fin troppo difficile, l’Inghilterra si ricordò di essere maestra e nel breve lasso di tempo di 12 minuti chiuse la pratica cilena con Mortensen al 39° e Mannion al 51°. Nella seconda gara il 29 giugno a Belo Horizonte, gli inglesi affrontarono i dilettanti statunitensi i quali senza dover dimostrare niente a nessuno, imposero il loro frenetico gioco agli inglesi che, compassati non riuscirono a venirne a capo. Al 39° accade uno dei più grandi drammi sportivi anglosassoni, quando l’oriundo haitiano Gaetjens mise a segno la rete per gli Stati Uniti che riusciranno a mantenere il vantaggio fino al termine della gara, scrivendo un’importante pagina nella storia del mondiali. Quando la notizia della sconfitta inglese giunse in Europa, si pensò ad un errore di trasmissione del telegrafista che, invece voleva scrivere Inghilterra 10 USA 0 ma la realtà fu ben altra. Anche nella terza gara giocata il 2 luglio allo stadio Mario Filho "Maracanà" di Rio de Janeiro i bianchi d’Albione cedettero il passo ad una più motivata Spagna che si aggiudico il match per 1 a 0 con rete di Zarra. Gli inglesi vennerono sorprendentemente eliminati al primo turno e al ritorno in patria furono accolti dai fischi e ululati dei tifosi.


ITALIA 1950        
Qualificata come detentrice del titolo iridato, l’Italia fu risparmiata dalle sanzioni post-belliche inferte ai paesi aggressori. Giunse in Brasile via mare, per scongiurare un ulteriore tragedia aerea che, l’anno precedente aveva colpito il Grande Torino sulla collina di Superga. La nazionale italiana partì alla volta del Brasile attraversando l’Atlantico. A capo della delegazione vi era Ferruccio Novo che sostituì il glorioso Vittorio Pozzo, molti calciatori giunsero a destinazione decisamente fuori forma dopo quindici giorni di traversata. La nazionale italiana dopo un pantagruelico ricevimento al cospetto dell’allora segretario del consiglio dei ministri Giulio Andreotti, partì da Napoli a bordo della nave Sises, abbastanza grande per permettere degli allenamenti durante il tragitto. Dopo una sola settimana la squadra rimase senza palloni finiti tutti in mare. L’unica amichevole pre-mondiale fu giocata durante uno scalo a Las Palmas. Molti giocatori giunsero in sovrappeso, alcuni di loro si mescolarono ai passeggeri per partecipare alla festosa vita di bordo. Una volta giunti al porto di Santos, gli azzurri si trasferirono a San Paolo, dove a pochi giorni dalla partita d’esordio contro la Svezia, parteciparono ai festeggiamenti della solennità di San Giovanni che non permise ai calciatori di riposare adeguatamente. Il 25 giugno al Pacaembu di San Paulo Italia e Svezia scesero in campo, le due squadre erano molto diverse dal precedente mondiale del 1938, gli azzurri si erano decisamente ridimensionati anche a causa della tragedia di Superga dove perirono i 9/11 della nazionale, la Svezia invece, anche se pur priva dei grandi talenti dei fratelli Nordhal di Liedholm e Green divenuti professionisti e dunque non convocabili per la nazionale scandinava, mise in campo una formazione molto competitiva tra le cui fila annoverava campioni del calibro di Lennart Skoglund e Hans Jeppson. La partita fu alquanto intensa e l’Italia dopo essere passata a condurre con Carapellese al 7° fu raggiunta, sorpassata e asfaltata dalle reti di Hans Jeppson doppietta e Sune Andersson, solo al 75° lo juventino Muccinelli accorciò le distanze per il definitivo 3 a 2. La gara divenne fin da subito decisiva per l’Italia che, a conseguenza del successivo pareggio tra gli scandinavi e il Paraguay videro precluse le speranze di qualificazione al girone finale. La gara di San Paulo del 2 luglio per gli italiani non fu che un inutile allenamento, tuttavia, gli azzurri onorarono l’impegno vincendo per 2 a 0 contro il Paraguay con le reti di Carapellese e Pandolfini. Con questo atto termino la comparsata italiana al mondiale sudamericano, cosciente della fine di un epoca e consapevole di un necessario rinnovamento che, avverrà solo molti anni dopo. Sulla nazionale italiana non pesò solo il giogo psicologico di Superga ma, anche il peso degli eventi bellici che segnarono la nazione sia dal punto di vista economico sia sportivo, era necessaria una radicale ricostruzione del movimento calcistico.

JUGOSLAVIA 1950        
I talentuosi slavi del Nord, ritornarono ai mondiali dopo vent’anni di assenza, considerata una delle formazioni di maggior talento, sfortunatamente nel loro cammino incrociarono i brasiliani di Leonidas per i quali era imperativo vincere il mondiale. Inserita nel gruppo di qualificazione euro-asiatico, giocò contro l’esordiente Israele, erede della poco brillante Eretz/Palestina, dovette superare in doppio confronto di andata e ritorno i mediorientali.  Nella prima gara a Belgrado la Jugoslavia si impose con un tennistico 6 a 0, al ritorno, a Tel Aviv gli slavi si confermarono con un perentorio 5 a 2. La vincente dovette affrontare la più blasonata Francia in doppia gara. La prima partita si svolse il 9 ottobre 1949 a Belgrado, terminata con il risultato di 1 a 1, anche la gara di ritorno giocata il 30 ottobre a Parigi confermerà lo stesso risultato di una rete per parte. Si rese necessario uno spareggio in campo neutro. Le due squadre si affrontarono l’11 novembre dello stesso anno allo stadio Berta di Firenze. La gara terminò 2 a 2 ai tempi regolamentari, fu solo nell’extra time che i balcanici riuscirono a trovare la rete della qualificazione con il croato Zeljko Cajkovsky. Una volta qualificata al torneo iridato, il sorteggio non fu molto benevolo con gli slavi, i quali vennero inseriti nel girone A insieme a Brasile, Svizzera e Messico. Nella prima gara disputata il 25 giugno a Belo Horizonte affrontarono la Svizzera contro cui si imposero per 3 a 0 con le reti di Mitic, Tomasevic e Ognjanov.  Anche nella seconda partita del 28 giugno a Porto Alegre, gli slavi misero in mostra un gioco brioso e ben organizzato, riuscirono ad imporre ai messicani un perentorio 4 a 1, nella disputa si mise in luce ancora Zeljko Cajkovsky autore di una doppietta. Nella terza gara del 1° luglio al Maracanà di Rio, dinanzi a 145.000 spettatori urlanti, gli slavi dovettero abbassare la testa di fronte al Brasile che si impose con un faticoso 2 a 0 senza tanti meriti, ma già si sapeva come sarebbero dovute andare le cose. Con questa preannunciata sconfitta la Jugoslavia venne estromessa dal torneo, poiché, accedeva al girone finale solo la vincente del gruppo. Amareggiata, ma orgogliosa di
essere stata la squadra europea più brillante del torneo, fece ritorno in Europa.

MESSICO 1950        
Seconda partecipazione iridata per la squadra centro-americana, che per staccare il biglietto per Rio fu necessario vincere il campionato Nordamericano 1949. Tutti gli incontri si disputarono a Città del Messico tra il 4 e il 25 settembre del 1949. La nazionale messicana vinse tutti gli incontri segnando ben 17 reti e subendone solo 2. Nel primo incontro i tricolores schiantarono per 6 reti a 0 gli Stati Uniti. Qualche giorno più tardi ebbero la meglio per 2 a 0 sulla nazionale di Cuba. Nella partita di ritorno i messicani vinsero ancora contro gli USA con il larghissimo punteggio di 6 a 2, e per concludere con la vittoria di 3 reti a 0 contro Cuba. Primi nel loro girone staccarono direttamente il pass per il mondiale brasiliano, dove vennero inseriti nel gruppo 1 con Brasile, Jugoslavia e Svizzera. In tutti e tre gli incontri i messicani furono sconfitti. Il 24 giugno a Rio de Janeiro persero per 4 a 0 contro i padroni di casa. Il 28 giugno a Porto Alegre vennero sconfitti 4 a 1 dalla Jugoslavia, l’unico goal messicano fu realizzato da Ortiz su calcio di rigore. Nella terza e ultima gara del 2 luglio sempre a Porto Alegre i messicani cedettero alla svizzera per 2 a 1, con la rete dell’attaccante Horacio Casarin. La spedizione in terra brasiliana non andò come ci si aspettava dalle premesse premondiale, anzi fu una vera debacle e i ragazzi in maglia granata rientrarono a Città del Messico tra i fischi dei sombreros.

PARAGUAY 1950        
Inseriti nel girone di qualificazione numero 8 CONMEBOL i paraguayani si qualificarono automaticamente insieme ai platensi uruguagi grazie ai ritiri di Perù ed Ecuador. Inserita nel gruppo 3 con Italia, Svezia e India, giocò solo due partite per il ritiro della squadra asiatica. Nella gara d’esordio il 29 giugno a Curitiba, i paraguayani impattarono contro la talentuosa Svezia per 2 a 2 in una vibrante partita. Dopo essere andati sotto di due reti i guaranì rimontarono nel secondo tempo con le reti di Lopez Fretes e Lopez Riveros i quali, uscirono dal campo tra gli applausi del pubblico presente. Il 2 luglio allo stadio De Pacaembu gli albirojos affrontarono l’Italia campione in carica, fortemente ridimensionata dagli eventi bellici e dalla tragedia di Superga. Il Paraguay perse per 2 a 0 ma fu contento di aver ben figurato contro gli ex campioni del mondo. Dopo pochi giorni la nazionale paraguayana oltrepassò il confine di Puerto Iguazu per far ritorno ad Asuncion.

SPAGNA 1950        
La Spagna giunse al mondiale brasiliano vincendo il doppio confronto di qualificazione contro il Portogallo. Nella gara di andata giocata il 2 aprile del 1950 a Madrid, la squadra di casa vinse per 5 a 1, la settimana successiva il 9 aprile a Lisbona i lusitani imposero un pareggio per 2 a 2. Grazie alla vittoria del match di andata le furie rosse staccarono il pass per Rio de Janeiro. Gli iberici furono inseriti nel gruppo 2 con Inghilterra, Cile e Stati Uniti. Nella prima gara del 25 giugno del 1950 a Curitiba, la Spagna ebbe ragione per 3 a 1 degli Stati Uniti dopo essere stati in svantaggio per quasi tutta la gara. Gli Yankees passarono in vantaggio al 18° con Sousa e questi resistettero fino all’80° quando il catalano Basora siglò la rete del pareggio. Solo il tempo di mettere la palla al centro che, gli spagnoli raddoppiarono all’82° sempre con Basora, tre minuti più tardi all’85° chiusero il match con Zarra. Il 29 giugno al Maracanà di Rio de Janeiro, alla Spagna bastarono 35 minuti per regolare il Cile, vinsero per 2 a 0 grazie a una doppietta dell’attaccante dell’Athletic Bilbao Telmo Zarraonandia, meglio conosciuto con il diminutivo Zarra. Il 2 luglio a Rio con gli inglesi già eliminati per mano dei sorprendenti statunitensi, gli spagnoli sfidarono i maestri inglesi, quest’ultimi demotivati e profondamente ridimensionati per la figuraccia rimediata qualche giorno prima. Vinsero per 1 a 0 con una rete del basco Zarra che, fece concludere agli iberici il girone eliminatorio a punteggio pieno. Nel girone finale dopo un buon pareggio per 2 a 2 contro l’Uruguay gli spagnoli incapparono in due sconfitte consecutive, la prima contro i carioca anfitrioni che, si imposero con un tennistico 6 a 1, la seconda contro la Svezia con un più delicato 3 a 1. La Spagna giunse ultima nel girone eliminatorio ma sicuramente soddisfatta della propria performance, in particolare di aver piazzato due suoi giocatori nei primissimi posti della classifica marcatori, Zarra con 5 goal giunse secondo alle spalle del brasiliano Ademir, mentre il barcelonista Estanislao Basora terzo con 4 reti.

STATI UNITI 1950        
Gli Stati Uniti si qualificarono al mondiale brasiliano grazie al secondo posto raggiunto nel campionato nordamericano del 1949, al quale parteciparono tre squadre "Messico, Usa e Cuba" con due posti a disposizione per il mondiale. Tutte le gare di qualificazione si svolsero nella capitale messicana. Nelle due gare contro i tricolores gli americani subirono ben 12 reti, 6 a 0 all’andata e 6 a 2 nel ritorno. Gli statunitensi raggiunsero la qualificazione grazie al pareggio per 1 a 1 del 14 settembre, e della vittoria per 5 a 2 del 21 settembre contro Cuba. Al mondiale brasiliano dopo aver perso all’esordio, il 25 giugno 1950 a Curitiba, per 3 a 1 contro la Spagna, gli americani compirono l’impresa contro l’Inghilterra, vincendo clamorosamente per 1 a 0 con la rete dell’haitiano Gaetjens. Il risultato fu così strepitoso che la stampa inglese pensò in un errore di trasmissione del telegrafista nel comunicare England 10 USA 0, ma la realtà fu ben diversa. Il 29 giugno del 1950 a Belo Horizonte si scrisse una pagina storica dei mondiali di calcio. Soddisfatti e appagati dell’incredibile vittoria sui maestri d’Albione, il 2 luglio, gli americani cedettero facilmente il passo contro la nazionale cilena, perdendo con un sonoro 5 a 2. Giunti al mondiale senza particolari pretese gli statunitensi tornarono a casa festosi accolti come eroi per il Miracolo di Belo Horizonte. L’eroe della partita l’haitiano Joseph Eduard Gaetjens nonostante non sia mai riuscito ad ottenere la cittadinanza americana, fu considerato un eroe americano a tutti gli effetti. Dopo la rete che lo diede agli altari, Joe si trasferì in Francia dove giocò nelle file del Rancing Club de Paris e nell’Olympique Ales. Una volta tornato nella sua patria originaria Haiti, fu arrestato dagli squadroni della morte di Papà Doc Duvalier e dell’eroe non si seppe più nulla.

SVEZIA 1950        
I paesi neutrali trassero enormi benefici sportivi nel restare estranei agli eventi bellici. La Svezia neutrale infatti, vinse i contemporanei giochi olimpici del 1948 di Londra e mise in piedi una generazione di giovani talenti tra cui Gunnar Green, Gunnar Nordhal, Hans Jeppsson e Niels Liedholm i quali sicuramente giovarono del fatto di non aver vissuto le ristrettezze della guerra. Per approdare in Brasile la Svezia dovette superare Eire e Finlandia nel girone di qualificazione. Nella prima gara di Stoccolma, il 2 giugno 1949, gli scandinavi ebbero facilmente ragione degli irlandesi vincendo per 3 a 1. Il 2 ottobre dello stesso anno sul campo del Malmoe i gialloblu asfaltarono per 8 a 1 i cugini finlandesi che, sentendosi di molto inferiori alla Svezia si ritirarono dal torneo. Agli scandinavi non rimase che disputare il ritorno di Dublino contro la Repubblica d’Irlanda vincendo con lo stesso punteggio dell’andata per 3 a 1. La qualificazione svedese, tuttavia, non fu poi così agevole, poiché il regolamento della federazione scandinava non prevedeva l’utilizzo di giocatori professionisti in nazionale, dunque la Svezia fu costretta ad impiegare la squadra delle riserve. Inserita nel gruppo 3 con Italia, Paraguay e India che di li a poco si sarebbe ritirata. Anche senza i fuoriclasse Liedholm, Nordhal e Green la Svezia il 25 giugno del 1950 sconfisse per 3 a 2 L’Italia, o meglio quello che restava dei campioni uscenti. Quattro gironi più tardi è il turno del Paraguay che, dopo essere andato sotto di due reti, recupera e costrinse gli svedesi ad un inaspettato pareggio. Bastarono solo  tre punti per passare alla fase finale del torneo iridato, dove le concorrenti erano ben più agguerrite. Il 9 luglio al Maracanà di Rio la Svezia davanti all’impressionante folla di 139.000 spettatori dovette cedere il passo ai talentuosi brasiliani che, si imposero con un perentorio 7 a 1, l’unica rete svedese fu a carico di Andersson su calcio di rigore. Più equilibrata fu la seconda sfida del girone finale contro l’Uruguay. I sudamericani si imposero per 3 a 2  La Svezia, tuttavia, diede ferro da torcere agli uruguayani passando per due volte in vantaggio con  Palmer e Sundqvist. Determinante fu l’infortunio di Jonsson che, apri le porte all’affermazione della celeste. Il 16 luglio la Svezia affrontò la Spagna a San Paolo nell’incontro considerato la finale per il terzo posto. La Svezia vinse agevolmente per 3 a 1 contro una squadra che inserì in rosa molti giocatori debuttanti. Gli scandinavi rientrarono in patria soddisfatti d’aver raggiunto la piazza d’onore sicuramente non preventivata ad inizio torneo.

SVIZZERA 1950        
La Svizzera giunse in Brasile dopo aver vinto il gruppo 4 di qualificazione europea. Composto oltre agli elvetici da Lussemburgo e Belgio, la qualificazione fu una questione a due poiché, i fiamminghi si ritirarono prima di scendere in campo. Il 26 giugno del 1949 a Zurigo, la Svizzera vinse contro il Lussemburgo per 5 a 2, nella partita di ritorno giocata nel principato gli svizzeri si imposero, a fatica, per 3 reti a 2. Inserita nel girone eliminatorio 1 con Brasile, Jugoslavia e Messico, scese in campo il 25 giugno a Belo Horizonte contro la Jugoslavia, contro la quale incappò in un ingeneroso 3 a 0. Nella seconda gara il 29 giugno al Pacaembu di San Paulo i rossocrociati riuscirono a bloccare sul 2 a 2 i padroni di casa del Brasile, i quali soffrirono tremendamente il catenaccio difensivo svizzero. Le due reti dei confederati furono realizzate entrambe da Jaques Fatton allora attaccante del Servette. Il 2 luglio finalmente giunse la meritata vittoria contro il Messico per 2 a 1 con le reti di Jan Tamini e Renè Bader. La Svizzera giunse terza con tre punti, non sufficienti per accedere al girone finale. Gli elvetici tuttavia, rientrarono in patria soddisfatti di aver fermato il Brasile del grande Leonidas.

URUGUAY1950        
L'Uruguay si ripresentò al torneo iridato dopo vent'anni, avendo rinunciato alle edizioni del '34 e del '38. Passò la frontiera di Cerro Largo senza colpo ferire, poiché inserita nel gruppo di qualificazione numero otto che serbava due posti per il mondiale, con Paraguay, Perù ed Ecuador le ultime due squadre si ritirarono per motivi finanziari e la Celeste si qualificò direttamente al torneo insieme al Paraguay. Inserita nel gruppo quattro con Bolivia, Scozia e Turchia, giocò una sola partita contro i beneauguranti boliviani dal momento che Turchia e Scozia si ritirarono prima dell'inizio del torneo. La nazionale uruguayana tuttavia, non era nemmeno lontana parente della talentuosa Celeste del 1930, fu solo alla maestria dell’allenatore Juan Lopez che sopperì magistralmente al talento mancante con un’organizzazione di gioco perfetta e compassata dove il collettivo divenne un’arma micidiale per la squadra platense. Il 2 giugno del 1950 a Belo Horizonte l’Uruguay affrontò la Bolivia e si impose con un perentorio 8 a 0, eroe della partita fu il peñarolense Oscar Miguez autore di una tripletta. Bastò questa partita per decretare i vincitori del gruppo eliminatorio. L’Uruguay passo direttamente al girone finale con Brasile, Spagna e Svezia. Il 9 luglio al Pacaembu di San Paulo, l’Uruguay incrociò la Spagna pareggiando per 2 a 2 dopo essere passato in vantaggio, raggiunto e superato, a togliere le castagne dal fuoco al 73° fu Obdulio Jacinto Varela che evitò un’immeritata sconfitta alla Celeste. Il 13 luglio sempre a San Paulo, l’Uruguay affrontò la Svezia cogliendo una sudatissima vittoria per 3 a 2 essendo passato in svantaggio per ben due volte, a risolvere la situazione fu il solito Miguez autore di una doppietta. Il 16 luglio è il grande giorno di fronte a oltre 200.000 spettatori la Celeste sfidò il Brasile in quella che venne considerata come la finale del torneo, ma che in realtà era una partita prevista dal calendario. Il primo tempo terminò a reti inviolate, il Brasile spinto dal pubblico prese il filo del gioco, si presentò parecchie volte al cospetto di Maspoli che, si superò in spettacolari interventi. Gli uruguayani rimasero in fase di studio per tutta la prima parte della gara, pronti a dare il meglio di se stessi nel secondo tempo. Dopo soli due minuti della ripresa il Brasile passò in vantaggio con Friaça che realizzò da una posizione nettamente in fuorigioco. Vane sono le proteste dei platensi a riguardo dell’arbitro inglese Reader. Feriti nell’orgoglio e convinti di essere stati vittime di un’ingiustizia arbitrale, con il cuore pieno di rabbia gli uruguayani cercarono di cambiare un finale già scritto. Composti, ordinati e tatticamente perfetti, misero in difficoltà i pari brasiliani che persero la loro verve e iniziarono a commettere violenti falli ignorati dal direttore di gara. Al 66° Schiaffino calibrò un potente tiro che gonfiò la rete dell’estremo brasiliano. Lo stadio si ammutolì, iniziò a serpeggiare un tetro presagio, che divenne realtà al 79° con Ghiggia, lanciato in velocità da Schiaffino taglia la responsabile difesa carioca e mise il pallone alle spalle dell’incolpevole Barbosa. Il fantasma del Maracanazo scese sullo stadio e sull’intera popolazione che fece di quella partita una vera tragedia nazionale.  L’Uruguay a distanza di vent’anni si laurea nuovamente campione del mondo a dispetto di quelli che avevano già scritto il finale di questa storia.

 
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