
MONDIALE 1986- MESSICO
Il Messico fu il primo paese ad organizzare un campionato del mondo per la seconda volta. In realtà la prima scelta della sede Mondiale fu in base ad una votazione tenutasi a Francoforte il 9 giugno 1974 durante una conferenza della FIFA che decise di premiare il paese sudamericano che aveva proposto la propria candidatura. La Colombia ebbe ben dodici anni di tempo, ma tra ritardi burocratici, mancanza di adeguate strutture, infiltrazioni malavitose, politiche e private la Colombia dovette rinunciare a questa opportunità più unica che rara. Infatti, l’organizzazione dell’evento venne mascherata come un gesto umanitario per dare una mano alla traballante economia del paese sudamericano. Gli interessi, tuttavia, erano ben altri “el Mundial debía servir a Colombia y no Colombia a la multinacional del Mundial, Qui abbiamo molte altre cose da fare e non c'è il tempo per soddisfare i capricci della FIFA e dei suoi partner”. Il Mondiale sarebbe stato organizzato da una nazione in cui la nazionale era una semisconosciuta del calcio internazionale, avendo preso parte ad una sola edizione dei Mondiali nel 1962 in Cile e ad appena cinque edizioni della Copa América, senza mai aver organizzato un torneo di rilevante importanza. Oltre al benestare dell’elite del calcio Mondiale, La “mossa Colombia”, però, era sicuramente in linea con le trame politiche e poco chiare, intessute da João Havelange, e Henry Kissinger che bramava di installare dei suoi avamposti nel territorio colombiano con la scusa del Mondiale. Per l’organizzazione del campionato del mondo, alla Colombia furono avanzate delle richieste impossibili: preparare 12 stadi con una capienza minima di 40.000 posti per la prima fase, 4 stadi con una portata minima di 60.000 spettatori per la seconda fase, 2 stadi con una capienza di circa 80.000 posti a sedere per la partita inaugurale e la finale. Una torre per le telecomunicazioni radio/TV a Bogotà. Tariffe alberghiere bloccate per i membri della FIFA l'emissione di un decreto per legalizzare la libera circolazione di valuta estera nel paese e un gran numero di limousine blindate a disposizione dei membri FIFA, dotarsi di una moderna rete ferroviaria per collegare le più importanti città del paese, costruire aeroporti con capacità di atterraggio di Boeing e aeromobili tipo jet in tutte le sedi, una rete di strade efficiente che permettesse un facile e rapido spostamento dei tifosi, una struttura alberghiera di accoglienza e strutture sportive per le squadre partecipanti. In pratica bisognava ricostruire dal nulla un paese del terzo mondo. Le multinazionali avrebbero fatto immensi affari, immesso denaro a palate nelle banche colombiane gestite dal governo americano. Tutto ciò era impossibile per un paese come la Colombia con una delle economie più fragili al mondo e una situazione politica alquanto precaria, inoltre non era nell’interesse dei “Narcos” che gestivano il fiorente mercato della cocaina che molti stranieri mettessero il naso nelle faccende di casa. Infatti, il Il 25 ottobre 1983 toccò al presidente Belisario Betancur a tenere il celebre discorso alla nazione. Solo 99 parole per dire ciò a cui nessun colombiano poteva credere, ma che all’estero tutti aspettavano ormai già da qualche anno: “Non possiamo organizzare il Mondiale”, e la scelta cadde immediatamente sul Messico, non potendo scegliere gli Stati Uniti per la forte opposizione di Artemio Franchi e le ire del sottosegretario americano Kissinger. Il paese centroamericano era stato ritenuto idoneo alla preparazione del Mondiale poiché solo una quindicina di anni prima aveva organizzato l’edizione “Messico ‘70”. Gli stadi erano già costruiti, bastava solo ristrutturarli e adeguare ai tempi le infrastrutture già esistenti dal 1970, tuttavia nessuna aveva fatto i conti con Madre Natura. Il 19 settembre del 1985 alle ore 7 e 17 minuti una forte scossa di terremoto dell’ottavo grado della scala Richter sconvolse il paese centroamericano ci furono più di diecimila morti e alcune città furono quasi rase al suolo. Ad un certo punto si pensò di spostare il Mondiale in un'altra sede oppure di rinviarlo di un anno, ma il governo messicano si rimboccò le maniche e fece di tutto per non farsi sfuggire questa situazione anche perché mai come ora gli introiti finanziari dei paesi stranieri sarebbero stati utili per la ricostruzione. Al Mondiale messicano parteciparono 24 compagini suddivise in 6 gironi da quattro squadre, per il secondo turno sparirono i triangolari visti in Spagna per partite ad eliminazione diretta fino alla finale. Alle qualificazioni parteciparono centoventuno squadre, scremate fino a ventiquattro Italia e Messico erano iscritte di diritto come campione in carica la prima e come paese anfitrione il secondo. Parteciparono 4 sudamericane: Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay quest’ultimo assente dal 1958, per l’Europa oltre agli azzurri presero parte tredici squadre, per l’Africa si confermarono i due posti del Mondiale precedente occupati da due squadre nordafricane, Marocco e Algeria, anche per Asia e Oceania i posti a disposizione rimasero due con Corea del Sud e il debuttante Iraq, per il Nord America l’esordiente Canada.
ALGERIA 1986
L’Algeria si qualificò al Mondiale per la seconda volta consecutiva, fu la prima squadra africana a concedere il bis insieme al Marocco.
Messe a tacere le voci di doping con cui l’ex-portiere Cerbah Mehdi accusava la Federazione del proprio paese di essersi messa nelle mani della Jenapharm, la stessa casa farmaceutica che forniva il doping di stato agli atleti della Germania Est. diceva che i sintomi della sua malattia, sclerosi multipla, erano dovuti all’abbondante assunzione di “vitamine” imposte dai membri federali. Il tutto viene raccontato in un libro pubblicato in Francia dal titolo “Mémoires d’un gardien de but”. Nelle qualificazioni l’Algeria fu ammessa direttamente alla seconda fase continentale, dove affrontò l’Angola. A Luanda pareggiò 0 a 0 mentre in casa vinse 3 a 2. Al terzo turno fu la volta dello Zambia contro la quale le Fennecs vinsero entrambi gli incontri 2 a 0 ad Algeri e 1 a 0 a Lusaka. Il quarto e ultimo turno fu un autentico spareggio con la Tunisia. Il 6 ottobre del 1985 allo stadio Olimpico di Tunisi a sfidarsi vi erano le due migliori rappresentative del mondo arabo-nordafricano, la Tunisia presente in Argentina nel ‘78 e l’Algeria presente nell’82 in Spagna, entrambe avrebbero scritto una pagina importante del calcio africano. L’Algeria si impose per 4 a 1 con una doppietta di Djamel Menad e una rete ciascuno di Kaci-Said e Rabah Madjer. Il ritorno ad Algeri fu un altro trionfo a favore dei Fennecs con un perentorio 3 a 0, Madjer, Menad e Hocine Yadi. I tifosi impazziti di gioia scesero in piazza a festeggiare per due notti la loro seconda partecipazione Mondiale. L’Urna numero tre, mise di fronte alla squadra nordafricana: il Brasile, la Spagna e la Nord Irlanda. L’Algeria esordì il 3 giugno del 1986 a Guadalajara contro l’Irlanda del Nord pareggiando 1 a 1, al gol di Norman Whiteside rispose l’attaccante del Waterschei Djamel Zidane. Nella seconda gara contro il Brasile, una buona l’Algeria perse solamente per 1 a 0, ad estromettere gli algerini dal Mondiale fu la rovinosa sconfitta per 3 a 0 subita dalla Spagna a Monterrey il 12 giugno del 1986.
ARGENTINA 1986
Il Mondiale del 1986 in Messico fu uno dei momenti più iconici nella storia del calcio argentino. La nazionale, guidata magistralmente dal commissario tecnico Carlos Bilardo e trascinata dall'incomparabile Diego Armando Maradona, seppe coniugare talento individuale e gioco di squadra in modo straordinario. L'Argentina iniziò il suo percorso nei gironi con determinazione, dimostrando fin da subito la propria qualità tecnica e tattica. Maradona fu il fulcro della competizione, capace di decidere le sorti delle partite con giocate spettacolari. Il suo contributo si rivelò fondamentale non solo in termini di gol, ma anche per la sua capacità di creare occasioni e guidare il gioco. Nei quarti di finale si disputò una partita destinata a rimanere nella storia del calcio per le imprese straordinarie di Maradona. Da un lato, il famigerato “gol con la mano de Dios”; dall'altro, il celebre “gol del secolo”, in cui dribbling e rapidità decisero il match in maniera magistrale. L'Argentina raggiunse il Mondiale dopo aver superato un girone di qualificazione relativamente semplice. Ottenne due vittorie contro il Venezuela: 3 a 2 in trasferta e 3 a 0 in casa. Contro la Colombia vinse 3 a 1 a Bogotà e 1 a 0 a Buenos Aires, consolidando il proprio percorso. La sfida contro il Perù, che ancora contava su giocatori di talento appartenenti alla generazione di fine anni '70, si rivelò più complicata. A Lima, l'Argentina subì una sconfitta per 1 a 0 a causa di un gol di Oblitas. Nel ritorno alla Bombonera, la squadra rischiò seriamente la qualificazione. Passata in vantaggio con un gol di Pedro Pablo Pasculli, si fece rimontare dalle reti di Velásquez e Barbadillo. Solo nei minuti finali, grazie anche alla mancata chiamata dell'arbitro brasiliano Romualdo Arppi Filho, Ricardo Gareca riuscì a trovare il gol del pareggio, garantendo così all'Argentina la qualificazione al torneo. La prima partita del Mondiale messicano vide l'Argentina affrontare la Corea del Sud, dimostrando fin da subito il proprio potenziale offensivo e la qualità tecnica. L'Albiceleste adottò un pressing alto e transizioni di gioco rapide, mettendo in difficoltà una difesa sudcoreana poco preparata alla velocità degli attacchi argentini. La squadra riuscì a concretizzare facilmente le occasioni create, chiudendo il match con un netto 3 a 1 e confermando le proprie ambizioni per il resto del torneo. Il 5 giugno 1986, allo stadio di Puebla, si disputò la seconda sfida della fase a gironi contro l'Italia, una vera battaglia tattica contro un avversario ben organizzato e attento in difesa. Il match terminò 1 a 1, gli Azzurri passarono in vantaggio dopo soli sei minuti con un rigore trasformato da Altobelli, ma Maradona ristabilì la parità con un gol alla mezz'ora di gioco. Nell'ultima partita della fase a gironi, l'Argentina affrontò la Bulgaria con l'obiettivo di blindare la qualificazione. La squadra sfruttò al meglio le occasioni create e, grazie ai gol di Valdano e Burruchaga, ottenne una vittoria convincente per 2 a 0. Agli ottavi di finale, l'Argentina si trovò di fronte un rivale storico, l'Uruguay, in un incontro carico di tradizione e tensione. Più che una partita di calcio, sembrò una vera e propria caccia all'uomo contro Maradona, ripetutamente bersagliato dai falli degli avversari. Si racconta che l'arbitro italiano Luigi Agnolin avesse dimenticato i cartellini negli spogliatoi. Nonostante le difficoltà, l'Argentina si impose con il minimo scarto, vincendo 1 a 0 grazie a un gol di Pedro Pasculli, senza sprecare troppe energie in vista dei quarti di finale. L'incontro dei quarti di finale tra Inghilterra e Argentina è considerato tra i più iconici nella storia del calcio, carico di emozioni, polemiche e momenti indimenticabili. La partita si trasformò ben presto in una sfida epocale, dove la rivalità tra le due nazionali aggiunse ulteriore intensità. L'Argentina vinse grazie a una doppietta di Maradona: il primo gol, segnato di mano al 51° minuto, e il secondo, solo quattro minuti dopo, entrò nella leggenda come il “gol del secolo”. La rivalità tra Argentina e Inghilterra era palpabile non solo sul campo, ma anche per le tensioni politiche legate alla Guerra delle Falkland del 1982. In Argentina, il primo gol di Maradona fu visto come un atto di astuzia, quasi una “vendetta simbolica”; in Inghilterra, invece, fu percepito come un'ingiustizia sportiva. Pochi minuti dopo, lo stesso Maradona realizzò uno dei gol più spettacolari della storia: partendo da metà campo, dribblò numerosi difensori inglesi e segnò una rete di straordinaria bellezza tecnica. Con il 2 a 1 definitivo, l'Argentina avanzò alle semifinali. Per l'Inghilterra, il gol della bandiera fu siglato da Gary Lineker. La semifinale contro il Belgio vide l'Argentina esprimere un calcio di squadra impeccabile, dimostrando equilibrio e concentrazione. La capacità di trasformare le poche occasioni in gol fu decisiva, e la vittoria per 2 a 0 consolidò il cammino verso la finale. Il match confermò che, pur essendo Maradona il leader indiscusso, l'unità del gruppo fu cruciale per il successo. La finale contro la Germania Ovest fu un autentico spettacolo di emozioni e colpi di scena. L'Argentina partì forte, imponendo un ritmo offensivo che la portò in vantaggio per 2 a 0. La Germania Ovest, nota per la sua resilienza, riuscì a pareggiare, portando la partita sul filo del rasoio. Nei minuti finali, Jorge Burruchaga segnò il gol della vittoria, chiudendo il match sul 3 a 2 e regalando all'Argentina il suo secondo titolo Mondiale. Il cammino dell'Argentina ai Mondiali del 1986 fu un susseguirsi di emozioni, tattica e spettacolo. Ogni partita raccontò la storia di una squadra guidata da un genio senza tempo, capace di unire talento individuale e spirito di gruppo per superare ogni ostacolo. Dal primo incontro contro la Corea del Sud fino all'epica finale contro la Germania Ovest, il torneo si trasformò in una lezione di calcio e passione che ancora oggi ispira generazioni di tifosi e giocatori.
BELGIO 1986
Il Belgio ai Mondiali del 1986 in Messico fu considerato una delle squadre rivelazione del torneo, raggiungendo le semifinali e ottenendo il miglior piazzamento della sua storia fino a quel momento. La squadra, allenata da Guy Thys, si qualificò al Mondiale senza troppi ostacoli e fu inserita nel gruppo “1” europeo insieme a Polonia, Albania e Grecia. Vinse la prima partita per 3 a 1 contro l’Albania e pareggiò, a reti inviolate, contro la Grecia. Il 22 dicembre 1984 subì una sconfitta per 2 a 0 a Tirana contro la nazionale albanese, ma in seguito ottenne altre due vittorie, entrambe per 2 a 0, contro Grecia e Polonia, e concluse il girone con un pareggio per 0 a 0 contro la Polonia, classificandosi così seconda nel gruppo. Per accedere al Mondiale fu necessario superare uno spareggio contro gli odiati cugini olandesi, da disputarsi in andata e ritorno. Nella gara di andata, giocata al Constant Vanden Stock Stadium di Bruxelles il 16 ottobre 1985 “con ancora fresco il ricordo della strage dell’Heysel” il Belgio vinse per 1 a 0 grazie a una rete di Veracauteren. Alcuni minuti prima, egli finse di scontrarsi con Wiem Kief, il quale venne espulso dall’italiano Pietro d’Elia, costringendo gli Orange a giocare quasi tutta la partita in inferiorità numerica. Nel ritorno, disputato il 20 novembre a Rotterdam, l’Olanda sconfisse il Belgio per 2 a 1, con gol di Peter Houtman, del Groningen, e di Rob De Wit dei Lancieri. Sembrava che lo stadio fosse in visibilio, ma poi arrivò uno dei gol più famosi della storia del calcio belga: da un cross di Erick Gerets, George Grun che, in seguito difese i colori del Parma, di testa superò il portiere olandese Van Breukelen e insaccò alle spalle. Lo spareggio terminò con un aggregato di 2 a 2, ma il gol in trasferta di Grun assicurò la qualificazione dei Diavoli Rossi. In Messico, il Belgio fu inserito nel gruppo “B”. Nella prima partita fu sconfitto dai padroni di casa per 2 a 1, mentre nella seconda, giocata allo stadio Nemesio Diaz di Toluca, ebbe ragione degli esordienti dell’Iraq per 2 a 1 grazie alle reti di Vincenzo Scifo e Nico Claesen su rigore. Nell’ultimo match, i Diavoli Rossi non riuscirono a superare un pareggio per 2 a 2 contro il Paraguay e furono ripescati come migliore terza con soli 3 punti. Il poco entusiasmante girone eliminatorio non faceva ben sperare per la squadra belga, che agli ottavi di finale si trovò a dover affrontare la forte Unione Sovietica di Bloking e Bjelanov. Tuttavia, la squadra subì una vera metamorfosi e riuscì a sconfiggere i russi per 4 a 3 dopo i tempi supplementari. Nei quarti di finale, ancora in parità sull’1 a 1 dopo i supplementari, ebbe ragione della Spagna, che venne battuta per 5 a 4 ai calci di rigore. In semifinale, contro l’Argentina, il Belgio non riuscì a replicare le fortunate prestazioni precedenti e fu sconfitto per 2 a 0 da una doppietta di Maradona. Nella finalina per il terzo posto, i fiamminghi cedettero la piazza d’onore alla Francia, subendo una sconfitta per 4 a 2 dopo i tempi supplementari, dominati dalla maestria di Michel Platini e dei suoi compagni. La prestazione belga del 1986 rimase a lungo impressa nella memoria degli appassionati di football fiammingo. Quell’impresa ispirò intere generazioni e rappresentò un punto di svolta per il calcio belga, dimostrando che la nazione poteva competere ai massimi livelli del panorama internazionale. In sintesi, il Belgio ai Mondiali del 1986 incantò il pubblico con prestazioni coraggiose e tecnicamente valide, segnando l’inizio di un periodo di rinascita e nuove ambizioni per il calcio nazionale.
BRASILE 1986
Il Brasile arrivò al Mondiale del 1986 in Messico con il peso della delusione di quattro anni prima. Nel 1982, la “Seleção” di Zico, Sócrates e Falcão aveva incantato il mondo con un calcio spettacolare, elegante e offensivo, ma era stata eliminata dall’Italia, lasciando appassionati e critici con il rammarico di non aver visto trionfare una squadra destinata a entrare nella leggenda. Quattro anni dopo, la squadra mantenne molti dei protagonisti di quel torneo, ma adottò un approccio più pragmatico sotto la guida di Telê Santana, maestro del “futebol a arte”, che cercò di coniugare spettacolo e concretezza. La fase a gironi vide il Brasile inarrestabile, il 1° giugno a Guadalajara, i verdeoro superarono la Spagna 1 a 0 con un gol di Sócrates, in una partita segnata dall’annullamento contestato di un gol spagnolo valido, che generò accese polemiche. Cinque giorni dopo, sempre a Guadalajara, i sudamericani vinsero 1 a 0 contro l’Algeria grazie ad un certosino gol di Careca su assist di Josimar. Il 12 giugno, nella terza sfida contro l’Irlanda del Nord, il Brasile conquistò un netto 3 a 0, con gol memorabili di Josimar e una doppietta di Careca, confermando solidità difensiva e classe sopraffina. Negli ottavi di finale, la Seleção annientò la Polonia 4 a 0, con due rigori, uno realizzato da Careca e l’altro da Sócrates, le restanti reti di Edinho e Josimar, regalando una delle prestazioni più spettacolari del torneo. Il quarto di finale contro la Francia, però, rappresentò l’ennesima beffa. Dopo un match equilibrato, concluso 1 a 1 grazie al gol di Careca e a quello di Platini, il Brasile fu eliminato ai rigori per 4 a 3. I momenti drammatici furono numerosi, Zico sbagliò un rigore nei tempi regolamentari, Sócrates e Julio César fallirono rispettivamente il primo e l’ultimo rigore della serie, e il portiere Carlos Gallo non riuscì a fermare il tiro decisivo di Bellone. Il sogno di un nuovo trionfo verdeoro si infranse, nonostante il calcio raffinato e creativo mostrato in ogni partita. Il Brasile giunse al Mondiale messicano vincendo il gruppo “3” delle qualificazioni sudamericane. Si impose in trasferta con lo stesso risultato di 2 a 0 sia contro la Bolivia sia contro il Paraguay, mentre pareggiò entrambi gli incontri interni 1 a 1 contro le stesse squadre. Come nel 1982, il Brasile confermò la sua fama di squadra elegante e spettacolare, ma incapace di trasformare il talento in vittoria. Quella “Seleção” rimase un simbolo della quintessenza del calcio romantico, capace di affascinare milioni di tifosi in tutto il mondo, ma spesso vittima del destino nei momenti decisivi dei Mondiali.
BULGARIA 1986
La Bulgaria dopo quattro mondiali consecutivi tra il 1962 e il 1974 si prese una pausa di otto anni, ritornò a disputare la kermesse iridata nel 1986. Si qualificò giungendo prima a pari merito con la Francia nel gruppo “D”. Nella prima gara pareggiò 0 a 0 con la Jugoslavia a Belgrado, successivamente venne sconfitta per 1 a 0 dalla Francia al Parco dei Principi, seguirono quattro vittorie di fila tutte in patria con: Lussemburgo 4 a 0, Germania Est 1 a 0, Francia 2 a 0 e Jugoslavia 2 a 1. Si riconfermò in Lussemburgo per 3 a 1 mentre venne sconfitta, nell’ultima e ininfluente gara, a Chemnitz dalla Germania Est. In Messico sorteggiata nel gruppo “A” con gli azzurri, la Bulgaria disputò la prima partita il 31 maggio a Città del Messico, pareggiando 1 a 1 proprio con l’Italia grazie ad una rete di Naskov Sirakov a pochi minuti dal termine della gara che, rispose a quella realizzata da Altobelli nel primo tempo. Pareggiò con lo stesso risultato anche sei giorni più tardi al cospetto della Corea del Sud, questa volta furono i bulgari a passare in vantaggio con Plamen Getov centrocampista in forza allo Spartak Pleven, per essere poi raggiunti a venti minuti dalla fine da Kim Jong-Boo. La partita con gli asiatici fu fortemente influenzata dal campo impraticabile, poiché durante l’intervallo si scatenò un diluvio tropicale che rese quasi impossibile il seguito della contesa. Nel terzo match, il 10 giugno allo stadio Universitario della capitale messicana, i balcanici incrociarono l’Argentina la quale vinse abbastanza agevolmente per 2 a 0. La Bulgaria raccolse la miseria di soli due punti che, tuttavia, furono sufficienti per conquistare il passaggio agli ottavi di finale come una delle migliori quattro terze. Al turno successivo, ai bulgari non poté capitare di peggio dei padroni di casa messicani, i quali spinti da un pubblico intimidatorio vinsero per 2 a 0 rispedendo a casa la squadra bulgara che, di per sé aveva partecipato al Mondiale senza molte aspirazioni.
CANADA 1986
Nell’anno del Signore 1986, il Canada, incredibilmente, si qualificò ai Mondiali di calcio. Sicuramente più avvezzi con l’Hockey su ghiaccio e gli sport invernali, i protagonisti vestiti con la maglia a foglia d’acero sorpresero il mondo pallonaro. Guidati da un portiere italiano, Tino Lettieri nato a Toritto in provincia di Bari, che in tenerissima età emigrò con la famiglia nel paese nordamericano in cerca di fortuna. Suo padre provetto fornaio pugliese aprì a Montreal un panificio di prelibatezze italiane, ebbe talmente tanto successo che ora. Tino è proprietario di una catena di oltre cinquanta ristoranti e panetterie disperse in tutto il Nord America. La storia del Canada ai Mondiali messicani è legata a doppio filo con la vita di Lettieri, poiché nel momento della partenza per Città del Messico, fallita nel 1984 la NASL, la squadra non disponeva dei fondi necessari per sostenere il soggiorno in terra messicana, fu necessario una spasmodica ricerca di sponsor e tra questi vi era il padre del portiere canadese che, mise a disposizione una cospicua somma di denaro per la nazionale biancorossa, tanto si trattava di sole tre partite. Certamente doveva finire male per i canadesi che arrivavano da un paese dove lo sport si disputa spesso a temperature polari, eppure, per gli uomini delle foglie d’acero, la spedizione nel paese dell’America Centrale non fu motivo per sciogliersi sotto il sole, visto che dei 22 che presero parte alla rassegna Mondiale, gran parte di questi praticavano soltanto il calcio indoor, il calcetto per intendersi. Il Canada si qualificò al Mondiale prima di tutto vincendo a tavolino la partita contro la Giamaica che si ritirò a pochi giorni dal match. La qualificazione passava attraverso la vittoria del Campionato CONCACAF 1985. Il Canada inserito nel girone “B” sconfisse in terra amica Haiti per 2 a 0 e il Guatemala per 2 a 1. In trasferta replicò il 2 a 0 ad Haiti e pareggiò 1 a 1 con il Guatemala. Giunto in testa alla classifica dovette affrontare il girone finale con Honduras e Costa Rica. Il Canada pareggiò 1 a 1 contro il Costa Rica a Toronto e 0 a 0 a San Josè, con l’altra pretendente, Honduras che già aveva ben figurato quattro anni prima in Spagna, vinse 1 a 0 a Tegucigalpa, mentre per il ritorno, partita da dentro o fuori, i canadesi utilizzarono uno stratagemma. I canadesi dovendo a forza vincere il match decisivo, la Federazione nordamericana scelse come sede della gara niente meno che St John’s, località situata nell’isola di Terranova in mezzo all’Atlantico più vicina all’Europa che non al Nord America. Freddo e pioggia misero a dura prova i centroamericani, che infatti persero per 2 a 1, consegnando oltre il lasciapassare per Messico ‘86, la vittoria della loro prima Gold Cup alla nazionale guidata da Anthony Keith Waiters, un ex portiere inglese, che da qualche anno aveva trovato impiego guidando la nazionale canadese. Al Mondiale la nazionale degli aceri fu inserita nel gruppo “C” di Leon e Irapuato, con Ungheria, Unione Sovietica e Francia. Quella formazione del Canada era il simbolo della multietnicità. Pasquale De Luca, Tino Lettieri e Bob Lenarduzzi erano italo-canadesi, i genitori di George Pakos erano polacchi, quelli di Terry Moore nord-irlandesi, mentre altri dieci erano nati altrove ed emigrati in Canada: Carl Valentine a Manchester, Gerry Gray, Colin Miller e David Norman a Glasgow, Paul James a Cardiff, Igor Vrablic a Bratislava, Branko Segota a Rijeka, Sven Habermann a Berlino e Randy Samuel a Trinidad. Il Canada esordì il 1 giugno del 1986 ad Irapuato contro la Francia che vinse per 1 a 0. Nella seconda gara affrontò l’Ungheria perdendo per 2 a 0, nell’ultimo match quello contro la squadra più forte, L’Unione Sovietica, il Canada fu sconfitto ancora per 2 a 0, dimostrando tuttavia di non essere una squadra sprovveduta. I canadesi, persero tutte e tre le partite incassando cinque gol senza realizzarne nessuno. Nota positiva fu il fatto che, nonostante il divario tecnico, l’organizzazione in campo dei canadesi non era proprio da buttare. Mancava un top player, forse anche due o tre, per poter quantomeno ambire alla realizzazione di qualche goal.
COREA DEL SUD 1986
Dopo trentadue anni di assenza la Corea del Sud ritornò ai mondiali di calcio per divenire una costante presenza in tutte le successive manifestazioni. Il cammino dei coreani iniziò, in quella che era considerata la “prima fase”, con la partecipazione al gruppo geografico “3A” nel quale ottenne tre vittorie e una sconfitta. La Corea vinse 2 a 0 in trasferta e 4 a 0 a domicilio contro il Nepal, si impose 2 a 0 con la Malesia a Seoul, mentre venne sconfitta per 1 a 0 a Kuala Lumpur. Nel secondo turno di zona “B” affrontò in duplice incontro l’Indonesia, vincendo 2 a 0 in casa e 4 a 1 a Giacarta, in una gara più simile ad una bolgia dantesca anziché un incontro di calcio. Nell’ultimo match della zona orientale, la Sud Corea incrociò il Giappone, nella prima partita del 26 ottobre 1985, vinse 2 a 1 in trasferta a Tokyo, nel ritorno il 3 novembre a Seoul, si impose con un adeguato 1 a 0, quanto bastava per staccare in tutta tranquillità, il biglietto per Città del Messico. In questi anni la Corea del Sud sfruttando l’apprezzabile sviluppo tecnologico ed economico divenne uno dei paesi più evoluti e facoltosi del pianeta. Gli addetti, seppero indirizzare queste risorse anche nello sport. Nel paese orientale il calcio divenne sempre più importante e seguito, al punto da fare della nazionale coreana una, se non la più forte in assoluto, del panorama calcistico continentale. Punta di diamante di quella squadra era Cha Bum Kun attaccante del Bayern Leverkusen, da sempre considerato come uno dei più forti giocatori asiatici di tutti i tempi, tanto da essere nominato dall'IFFHS giocatore asiatico del XX secolo. Durante la sua carriera giocò nel Darmstadt, nell’Eintracht Francoforte e il già citato Bayer Leverkusen, vincendo a livello internazionale due Coppe UEFA. Al Mondiale messicano la Corea del Sud giocò la prima partita il 2 giugno 1986 allo stadio Universitario contro la forte Argentina, perse 3 a 1 ma la squadra asiatica non fu arrendevole, anzi, grazie all’impressionante velocità dei suoi giocatori, mise più volte in difficoltà la retroguardia sudamericana. La prima rete iridata della Corea del Sud, visto che nella precedente partecipazione del 1954 non riuscì a segnare alcun gol, fu realizzata da Park Chang Sun, attaccante della Daewoo Royals di Dusan. Ancor meglio fecero tre giorni più tardi contro la Bulgaria, contro la quale pareggiarono per 1 a 1, aiutati tuttavia, da un campo pesantissimo, al limite della praticabilità a causa di un forte temporale che durante l’intervallo si scatenò sulla capitale messicana. I giocatori bulgari fisicamente più grossi fecero molta più fatica dei minuti coreani, i quali guizzanti come delle carpe rosse, parevano trovarsi a loro agio nel fango dell’UNAM. Alla rete bulgara di Getov, rispose al 70° il giovane Kim Jong Boo. Nella terza ed ultima gara ad attendere la Corea il 10 giugno a Puebla, c’erano gli azzurri di Enzo Bearzot detentori del titolo. La partita fu vinta dagli italiani per 3 a 2 con una fatica enorme e solo grazie ad un autorete del difensore orientale Cho Kwang Rae. Le altre reti coreane furono messe a segno da Choi Soon-Ho che rispose alla rete di Altobelli, il quale pochi minuti prima sbagliò un calcio di rigore e da Huh Jung-Moo che riacciuffò l’Italia all’82° minuto. Un solo minuto più tardi arrivò la sfortunata autorete di Cho Kwang Rae a spegnere i sogni di gloria della squadra coreana, il quale si portò la palla in rete con la mano nell’intento di anticipare un giocatore italiano. Nonostante l’eliminazione, la Corea del Sud diede una ottima impressione di se, sia dal punto di vista tattico sia della velocità per non parlare degli allegri tifosi che accompagnarono la squadra in terra messicana.
DANIMARCA 1986
Forte di una generazione di ottimi calciatori forgiati nei vari settori calcistici di tutta Europa, Sepp Piontek seppe amalgamare un’ottima squadra che qualche anno più tardi dopo l’avventura messicana porterà la nazionale scandinava sul tetto d’Europa nel 1992. La Danimarca si qualificò per la prima volta nella sua storia ad un Mondiale grazie ad un’ottima prestazione nel Gruppo “6” delle qualificazioni europee per Messico '86. Il girone comprendeva Unione Sovietica, Eire, Norvegia e Svizzera. Solo le prime due classificate avrebbero ottenuto il pass per la fase finale. La Danimarca iniziò il proprio cammino verso il Mondiale con una vittoria per 1 a 0 contro la Norvegia a Copenaghen. Seguì una sconfitta sempre per 1 a 0 contro la Svizzera in trasferta, per poi riprendersi con un secco 3 a 0, il 14 novembre del 1984 contro l’Eire, a seguire una splendida vittoria interna per 4 a 2 contro l’Unione Sovietica. Seguì una sconfitta contro l’URSS per 1 a 0 in trasferta, successivamente i danesi pareggiarono in casa per 0 a 0 contro la Svizzera, per poi andare a chiudere il proprio girone con un 5 a 1 ad Oslo con la Norvegia e un 4 a 1 a Dublino contro l’Eire. Con queste ultime due vittorie la Danimarca giunse prima del proprio girone eliminatorio qualificandosi per la prima volta ad una competizione iridata. I principali protagonisti di quell’impresa furono lo juventino Michael Laudrup una delle stelle della squadra, con il suo talento e la sua visione di gioco dettò le geometrie del centrocampo vichingo. Preben Elkjær Larsen giocatore imprevedibile in forza all’Hellas Verona guidò l’attacco con la sua forza fisica e capacità realizzativa. Il maggiore tributo andò all’allenatore tedesco Sepp Piontek che trasformò la Danimarca in una squadra offensiva e moderna. Grazie a questa brillante qualificazione, la Danimarca arrivò al Mondiale del 1986 con grandi aspettative e fu una delle squadre più spettacolari della fase a gironi. Ai Mondiali del 1986 in Messico, la Danimarca fece il suo debutto in grande stile, mostrando un gioco spettacolare che le valse il soprannome di “Danish Dynamite”. Inserita nel Gruppo “E”, la Danimarca affrontò tre squadre di alto livello: Scozia, Uruguay e Germania Ovest. Contro la Scozia nella gara d’esordio, i danesi si imposero con un gol di Preben Elkjær Larsen. Nella seconda partita, la squadra scandinava travolse l’Uruguay con una prestazione impressionante. Jesper Olsen segnò su rigore, seguito da una tripletta di Elkjær Larsen, un gol di Michael Laudrup e John. Eriksen. Già qualificata, la Danimarca batté anche i tedeschi per 2 a 0 nell’ininfluente gara di Queretaro grazie ai gol di Jesper Olsen, su rigore e John Eriksen, chiudendo il girone al primo posto a punteggio pieno con 6 punti. Dopo un girone perfetto, la Danimarca sembrava una delle favorite del torneo. Tuttavia, agli ottavi di finale affrontò una Spagna spietata che la eliminò con un pesante 5 a 1. Nonostante il vantaggio iniziale con un rigore di Jesper Olsen, gli spagnoli ribaltarono il match grazie a una prestazione superlativa di Emilio Butragueño, autore di ben quattro reti. Nonostante l’amara eliminazione, la Danimarca lasciò un segno importante nel Mondiale del 1986. Il suo stile di gioco offensivo e spettacolare conquistò tifosi e appassionati di calcio, ponendo le basi per il successo europeo del 1992, quando la Danimarca vinse a sorpresa il Campionato Europeo in Svezia.
FRANCIA 1986
Al Mondiale del 1986, disputato in Messico, la Francia arrivò con grandi aspettative, forte di una generazione d'oro guidata da Michel Platini, già vincitrice dell'Europeo del 1984. La squadra, allenata da Henri Michel, puntava al titolo Mondiale dopo il quarto posto ottenuto nell'edizione precedente, nel 1982 in Spagna. La Francia si qualificò per il Mondiale messicano tramite il torneo di qualificazione della zona UEFA, inserita nel Gruppo “4” insieme a Bulgaria, Jugoslavia, Germania Est e Lussemburgo. Dopo la vittoria nell'Europeo, la squadra di Henri Michel si presentava come una delle favorite per la qualificazione, ma il cammino non fu facile. I Bleus si qualificarono solo all'ultima giornata, grazie a un mix di esperienza e talento, sfruttando la solidità difensiva e il talento di giocatori come Platini, Giresse, Rocheteau e Papin. Il cammino della Francia iniziò il 13 ottobre 1984 in Lussemburgo, dove si impose facilmente per 4 a 0. Seguì una vittoria per 1 a 0 contro la Bulgaria e un 2 a 0 contro la Germania Est in casa, ma in trasferta ottenne solo uno 0 a 0 a Belgrado e subì una sconfitta per 2 a 0 dalla Bulgaria a Sofia. Il 11 settembre 1985, i francesi subirono un'altra pesante sconfitta per 2 a 0 a Lipsia contro la Germania Est, mettendo seriamente a rischio la qualificazione. Tuttavia, riuscirono a recuperare con vittorie schiaccianti, 6 a 0 contro il Lussemburgo e 2 a 0 contro la Jugoslavia. In Messico, la Francia fu inserita nel Gruppo “C” con URSS, Ungheria e Canada. I Bleus esordirono con una sofferta vittoria per 1 a 0 contro il Canada, grazie a un gol di Jean Pierre Papin. Nel secondo match, pareggiarono 1 a 1 contro l'Unione Sovietica, con Luis Fernández autore del gol del pareggio. Nel terzo incontro, sconfissero l'Ungheria per 3 a 0, qualificandosi così agli ottavi di finale come seconda del girone, dietro ai sovietici. Negli ottavi di finale, la Francia affrontò i campioni del mondo in carica, l'Italia. In una partita dominata dai francesi, Platini aprì le marcature al 15', mentre Yannick Stopyra chiuse i conti con il 2 a 0 nel secondo tempo. Fu una vittoria netta, che sancì l'eliminazione degli Azzurri e confermò la Francia tra le pretendenti al titolo. Nei quarti di finale, la Francia si trovò di fronte il Brasile di Zico e Sócrates, in una delle partite più belle della storia dei Mondiali. Il Brasile passò in vantaggio con Careca, ma Platini pareggiò per i francesi. Nel secondo tempo, Zico sbagliò un rigore che avrebbe potuto riportare in vantaggio i verdeoro. La partita si trascinò fino ai calci di rigore, dove Platini sbagliò il suo tiro, ma Fernández segnò il rigore decisivo, mandando la Francia in semifinale. In semifinale, come nel 1982, la Francia incontrò la Germania Ovest, ma questa volta non ci fu storia. I tedeschi segnarono dopo 9 minuti con Andreas Brehme e chiusero la partita nel finale con Rudi Völler, vincendo 2 a 0 e facendo svanire il sogno francese di conquistare il titolo. Nella finale per il terzo posto, la Francia affrontò il Belgio e vinse 4 a 2 dopo i tempi supplementari, con i gol di Genghini, Amoros e due reti di Ferreri, chiudendo il torneo con un onorevole terzo posto. Il Mondiale del 1986 confermò la Francia tra le grandi potenze calcistiche dell’epoca, ma ancora una volta i Bleus si fermarono a un passo dalla finale. La squadra di Platini giocò un calcio spettacolare, eliminò campioni come l'Italia e il Brasile, ma si arrese alla solidità della Germania Ovest. Il sogno Mondiale si sarebbe realizzato solo 12 anni dopo, nel 1998, quando la Francia, guidata da Zidane, trionfò in casa.
GERMANIA OVEST 1986
Nel 1986, la Germania Ovest si presentò ai Mondiali in Messico come una delle favorite per il titolo, forte di una squadra solida che aveva già dimostrato il proprio valore nei tornei precedenti, inclusa la finale persa nel 1982 contro l'Italia. Allenata da Franz Beckenbauer, la nazionale era guidata da giocatori di grande esperienza come Karl-Heinz Rummenigge, Lothar Matthäus e Andreas Völler. Il cammino verso il torneo ebbe inizio durante le qualificazioni. I tedeschi partirono con una vittoria in casa per 2 a 0 contro la Svezia e conquistarono, in seguito, una rocambolesca vittoria per 3 a 2 contro Malta al Ta Qalì di La Valletta. Già nel 1979 era noto che l’isola mediterranea non costituiva una terra di conquista facile per i tedeschi, come dimostrato da una partita a reti bianche contro i “cavalieri” nelle qualificazioni al campionato europeo del 1980. Il percorso tedesco continuò con una vittoria per 2 a 1 contro il Portogallo e una schiacciante vittoria per 6 a 0 in trasferta contro la stessa Malta. Successivamente, la Germania Ovest sconfisse la Cecoslovacchia per 5 a 1 a Praga e ottenne un pareggio per 2 a 2 in trasferta contro la Svezia. L’unica sconfitta si registrò contro il Portogallo per 1 a 0 a Stoccarda, mentre la campagna si concluse con un pareggio 2 a 2 a Monaco di Baviera contro la Cecoslovacchia, già a qualificazione raggiunta. Nel Mondiale del 1986, la Germania Ovest fu inserita nel Girone “E”, insieme a Uruguay, Scozia e alla debuttante Danimarca, le partite furono disputate a Queretaro e Nezahualcóyotl. Nella prima gara, i tedeschi pareggiarono 1 a 1 contro l’Uruguay; in seguito, sconfissero la Scozia per 2 a 0, per poi subire un’inattesa sconfitta per 2 a 0 dai sorprendenti danesi della “Danish Dynamite”. I tre punti ottenuti furono comunque sufficienti per avanzare agli ottavi di finale. Negli ottavi, la Germania Ovest affrontò il Marocco contro cui vinse a fatica per 1 a 0, grazie a una rete di Lothar Matthäus a soli tre minuti dalla fine. Nei quarti di finale, incontrarono i padroni di casa del Messico: dopo un pareggio per 0 a 0 nei tempi regolamentari e supplementari, la partita si decise ai calci di rigore, dove, grazie a un esuberante Harald Schumacher, la Germania superò i padroni di casa per 4 a 1. In semifinale, la Germania Ovest affrontò la Francia e vinse per 2 a 0, con gol di Rudy Völler e Karl Heinz Rummenigge. La finale del Mondiale del 1986 si giocò il 29 giugno all’Estadio Azteca di Città del Messico, dove la Germania Ovest incontrò l’Argentina guidata da Diego Armando Maradona. L’Argentina andò in vantaggio dopo soli 20 minuti di gioco con un gol di Josè Luis Brown e raddoppiò al 10° minuto del secondo tempo con Jorge Valdano. I tedeschi riuscirono a pareggiare nella ripresa grazie alle reti di Rummenigge e Völler, ma fu solo a sei minuti dalla fine che una rete di Jorge Burruchaga spense i loro sogni di gloria, costringendoli a cedere il titolo alla squadra argentina.
IRAQ 1986
Quella del 1986 fu la storica e finora unica partecipazione dell’Iraq ad un Mondiale di calcio. La presenza della squadra irachena fu fin dall’inizio ricca di situazioni contrastanti e poco chiare. La Federcalcio irachena era capeggiata da Uday Hussein figlio del dittatore Saddam, il quale gestì la trasferta in Messico da vero despota, imponendo addirittura alla propria nazionale di cambiare il colore delle maglie. Si passò dal classico verde islamico a due poco consone divise gialle e celesti. Uday Hussein pretese che i giocatori della nazionale per andare a disputare il torneo in centroamerica versassero una quota per il rimborso spese. L’Iraq si qualificò vincendo il gruppo “B” asiatico, battendo per due volte la Jordan, perdendo la partita in trasferta contro il Qatar, vincendo il ritorno a Calcutta, in campo neutro. Come prima classificata del proprio girone, l’Iraq disputò la semifinale di “Zona A” contro gli Emirati Arabi Uniti, vinse 3 a 2 in trasferta a Dubai ma venne sconfitto per 2 a 1 a Taif in Arabia Saudita, in quella che doveva essere la gara a domicilio ma, che a causa della guerra contro l’Iran costringeva gli iracheni a giocare le proprie partite interne in campo neutro. L’Iraq conquistò la finale grazie alla regola del gol in trasferta che a quel tempo, in caso di parità, valeva doppio. La finale contro la Siria si giocò in due gare, l’andata il 15 novembre a Damasco e il ritorno il 29 dello stesso mese a Taif. La partita di andata terminò 0 a 0, mentre al ritorno l’Iraq si impose per 3 a 1 staccando il pass per il Mondiale messicano. Alla kermesse iridata l'Iraq uscì al primo turno con 3 sconfitte onorevoli. Inserito nel gruppo “B” fece il proprio esordio contro il Paraguay, in quella occasione in cui indossò la strana maglia gialla. La partita contro i sudamericani fu un match dai retroscena grotteschi, l’Iraq disputò una buona gara, fu solo per colpa dell’arbitro mauriziano Picon Ackong se gli asiatici non pareggiarono, quest’ultimo fermò inspiegabilmente l’azione del gol iracheno quando la palla stava per entrare in rete. L’Iraq perse la partita per 1 a 0 non facendosi mancare il “giallo” del gol annullato inspiegabilmente; Picon Ackong venne radiato e non arbitrò mai più una sola partita di calcio. Nella seconda gara, questa volta in maglia celeste, affrontò il Belgio, con il quale giocò un altra buona partita riuscendo a mantenere la parità per quasi tutto il tempo, fino a pochi minuti dal termine il match volgeva sull’1 a 1 grazie alle reti di Vincenzo Scifo e Ahmed Rahdi, a rompere gli equilibri fu un generoso calcio di rigore realizzato dallo specialista Niko Claesen. Anche nell’ultima gara, contro i padroni di casa del Messico, disputata l’11 giugno nella capitale azteca, l’Iraq non sfigurò, anzi, perse con un solo gol di scarto, 1 a 0, una gara che per lunghi tratti fu dominata dalla squadra mediorientale. Al ritorno in patria le tre sconfitte non misero di buon umore l’arrogante Uday, alcuni giocatori furono deportati nel palazzo del governo, nelle famigerate stanze rosse, alcuni persero la vita nei campi di concentramento altri se la cavarono con gambe spezzate e genitali brutalizzati, altre punizioni includevano la rasatura della testa e delle sopracciglia un segno di umiliazione nella cultura irachena. Hyundai Hussein rimasto in sella per dieci anni nella federazione irachena pagò il suo conto delle atroci responsabilità il 22 luglio 2003 ucciso dalle forze americane dopo uno scontro a fuoco a Mosul.
INGHILTERRA 1986
Ai Mondiali del 1986, l’Inghilterra, guidata da Bobby Robson, intraprese un percorso segnato da speranze e intensi momenti di sfida. Dotata di giocatori come Peter Shilton, Terry Butcher, Glenn Hoddle e Gary Lineker, la squadra non partì con determinazione dalla fase a gironi poiché nelle prime due gare si mostrò a dir poco inconsistente. Inserita nel Gruppo “F”, che si disputò a Monterrey e Guadalajara, nella prima partita subì una sorprendente sconfitta per 1 a 0 contro il Portogallo, quella lusitana una squadra che due anni prima aveva brillato raggiungendo le semifinali del Campionato Europeo per Nazioni. Nella seconda partita, l’Inghilterra fece ancora peggio pareggiando per 0 a 0 contro il Marocco. Fu solo nell’ultimo match del girone che la squadra in maglia bianca mise in luce il proprio talento: Gary Lineker si distinse con una tripletta, stendendo una debole Polonia e permettendo così agli inglesi di accedere agli ottavi di finale. In quella fase, vinsero con una doppietta di Lineker e un goal di Peter Beardsley contro il Paraguay. Il cammino proseguì nel tabellone eliminatorio, culminando in una delle partite più iconiche della storia del calcio: quella contro l’Argentina, capitanata da Diego Maradona. L’incontro, carico di tensione e di un significato storico e politico legato al ricordo della guerra delle Falkland, offrì agli argentini l’occasione per vendicare, a loro avviso, un torto all’orgoglio nazionale. In quell’incontro, il destino dell’Inghilterra fu segnato da due momenti che rimasero nella memoria: Maradona segnò il famigerato goal della “Mano de Dios”, realizzato con un gesto controverso, e pochi istanti dopo realizzò il “Gol del Secolo”, un capolavoro individuale che esaltò il suo straordinario talento. Nonostante gli sforzi e il coraggio degli inglesi, la partita si concluse con una sconfitta per 2 a 1, eliminando così la nazionale britannica dal torneo. Il cammino verso il Mondiale fu preceduto da una campagna di qualificazione convincente. La squadra giunse in Messico vincendo quattro partite e pareggiandone altre quattro. A Wembley vinse per 5 a 0 contro la Finlandia e pareggiò 1 a 1 ad Helsinki. Il 14 novembre del 1984, ad Istanbul, asfaltò la squadra turca per 8 a 0, con Gary Lineker che in quell’occasione segnò una tripletta; nella gara di ritorno a Londra gli inglesi si imposero nuovamente con un perentorio 5 a 0. La sfida contro la Romania risultò più ardua, con entrambe le partite concluse in parità, mentre contro l’Irlanda del Nord vinsero a Belfast per 1 a 0 e poi pareggiarono 0 a 0 a Londra in un incontro ormai privo di significato, dato che entrambe le squadre avevano già assicurato il loro passaggio per Città del Messico. La campagna del 1986 rimase nella memoria come una corsa intensa, in cui il talento e la determinazione degli inglesi furono messi a dura prova da momenti tragici e controversi, segnando una delle edizioni più drammatiche e discusse nella storia della nazionale inglese ai Mondiali.
IRLANDA DEL NORD 1986
Gli anni Ottanta furono un periodo d’oro per la nazionale dell’Ulster che, oltre ad essere riuscita a qualificarsi per due volte consecutivamente ai mondiali, sviluppò una generazione di ottimi calciatori, quasi tutti militavano in club inglesi e seppero mettere al servizio della loro nazionale le esperienze fatte in terra d’Albione. Qualificatasi come seconda nel gruppo dell’Inghilterra, ai Mondiali messicani tuttavia, non seppe mantenere le promesse ed esprimere il buon gioco mostrato quattro anni prima in Spagna. Ottenne il pass per il Centro America facendo dell’Windsor Park la propria roccaforte, vinse 3 a 2 contro la Romania, 2 a 1 con la Finlandia e cedendo il passo solo alla forte Inghilterra per 1 a 0. In primavera dell’anno successivo, 1985, fu la volta della Turchia a pagare dazio in quel di Belfast. In trasferta seppe bloccare con due pareggi a reti bianche sia Turchia, sia Inghilterra per poi chiudere in bellezza a Bucarest con una vittoria sulla Romania. Nella prima gara del Mondiale messicano la Nord Irlanda pareggiò 1 a 1 contro l’Algeria, fu l’unico punto dei britannici a quel Mondiale, la rete fu segnata da Norman Whiteside, quello che nel 1982 fu il calciatore più giovane ad aver messo piede in un campo di calcio ad un Mondiale. Un'altra rete realizzata dagli irlandesi fu quella di John Clarke del Bournemouth, nella partita persa per 2 a 1 contro la Francia. L’ultima comparsa dell’Irlanda del Nord fu nella dolorosa sconfitta per 3 a 0 contro il Brasile, con cui si concluse l’ultima esperienza iridata dei leoni dell’Ulster che a quarant’anni di distanza non è più riuscita a qualificarsi ad un Mondiale.
ITALIA 1986
L'Italia arrivò al Mondiale messicano senza dover affrontare le qualificazioni, essendo ammessa di diritto come campione in carica. Nei mesi precedenti disputò solo alcune amichevoli e le partite di qualificazione all'Europeo, torneo a cui poi non riuscì a partecipare venendo eliminata nelle qualificazioni, pareggiando mestamente contro Cipro a favore di una rediviva Romania. Anche l’avventura in Messico si rivelò al di sotto delle aspettative. Dopo il trionfo mondiale in Spagna nel 1982, la Nazionale confermò Enzo Bearzot come commissario tecnico, ma la squadra si trovò in una fase di transizione. Alcuni protagonisti di quel successo, come Paolo Rossi e Marco Tardelli, erano in calo di rendimento, mentre altri, come Giancarlo Antognoni, non vennero convocati. Il nuovo leader tecnico era Gaetano Scirea, mentre giovani come Giuseppe Bergomi, Carlo Ancelotti e Roberto Donadoni iniziarono a emergere. L'Italia giunse in Messico con molte incognite. La preparazione fu complicata dall'altitudine e dal clima torrido, fattori che avevano già penalizzato altre squadre europee. Il mancato ricambio generazionale e l'eliminazione dal Campionato Europeo evidenziarono un periodo difficile per gli Azzurri. Inserita nel Gruppo “A” insieme ad Argentina, Corea del Sud e Bulgaria, l'Italia affrontò un cammino irto di difficoltà. Il debutto avvenne il 1° giugno, a Città del Messico, contro la Bulgaria. La partita terminò 1 a 1 e lasciò un senso di delusione. Dopo essere passata in vantaggio con Altobelli, l'Italia sprecò numerose occasioni e subì il pareggio nel finale per mano dell'attaccante bulgaro Nasko Sirakov, allora in forza allo Slavia Sofia. Il 5 giugno, a Puebla, gli Azzurri affrontarono la temibile Argentina di Diego Maradona. Anche questa gara si concluse 1 a 1, con l'Italia nuovamente incapace di gestire il vantaggio iniziale, ancora una volta firmato da Altobelli su rigore. Al 34', Maradona pareggiò con un sinistro preciso, sfruttando un assist di Burruchaga e battendo il portiere Giovanni Galli. Nella terza e ultima partita del girone, l'Italia affrontò la Corea del Sud e ottenne una vittoria sofferta per 3 a 2. Andarono a segno Altobelli, autore di una doppietta, e Ancelotti, mentre per la Corea risposero Choi Soon-ho e Huh Jung-moo. Questo successo garantì agli Azzurri il passaggio agli ottavi di finale, dove incontrarono la Francia. Il 17 giugno, a Città del Messico, l'Italia venne eliminata dalla Francia con un secco 2 a 0. I transalpini, freschi campioni d'Europa, si dimostrarono superiori per brillantezza e qualità di gioco, guidati dalla classe di Michel Platini. Con questa sconfitta, terminò il cammino degli Azzurri e si chiuse un'epoca. Al termine del torneo, Enzo Bearzot lasciò la guida della Nazionale, segnando la fine di un ciclo glorioso per il calcio italiano.
MAROCCO 1986
Per la nazionale magrebina, quella del 1986 rappresentò la seconda partecipazione a un torneo iridato. Si qualificò superando, nel primo turno, la Sierra Leone: in trasferta vinse per 1 a 0 e si impose per 4 a 0 a Rabat. Nel secondo turno, i “Leoni dell’Atlante” trionfarono per 1 a 0 contro il Malawi e pareggiarono, a reti inviolate, in trasferta. Nel terzo turno, ebbero ragione dell’Egitto, pareggiando 0 a 0 in un infuocato incontro al Cairo e vincendo per 2 a 0 a Casablanca. In finale la sfida risultò più semplice: vinsero per 3 a 0 in casa contro una inusuale Libia e, a Bengasi, persero di misura per 1 a 0. Grazie a questo percorso, il Marocco si qualificò per il torneo insieme all’Algeria. Nel Mondiale del 1986, il Marocco fece la storia diventando la prima squadra africana a superare la fase a gironi. Inserito in un gruppo equilibrato insieme a Inghilterra, Portogallo e Polonia, iniziò il torneo pareggiando 0 a 0 contro la Polonia, dimostrando fin da subito la propria compattezza difensiva. Nella partita successiva, contro il Portogallo, la squadra dominò il gioco e vinse sorprendentemente per 3 a 1, squadra che, pochi giorni prima, aveva battuto l’Inghilterra, questa vittoria accese le speranze di una buona prestazione in tutta la nazione. I nordafricani imposero il loro ritmo anche contro i maestri inglesi, bloccandoli sullo 0 a 0, risultato sufficiente per vincere il girone e qualificarsi agli ottavi di finale. In questa fase, si scontrarono con la corazzata tedesca di Franz Beckenbauer. Il Marocco giocò una splendida partita e mise in difficoltà la squadra tedesca in più occasioni, anche se alla fine quest’ultima si impose per 1 a 0 grazie a una rete siglata da Lothar Matthaus a soli tre minuti dalla fine, quando oramai tutti prefiguravano un’altra impresa dei giocatori africani. Pur non andando oltre, quella partecipazione rimase impressa nella storia del calcio magrebino, segnando una svolta per l’intero continente africano, ispirando le generazioni future, dimostrando che anche il calcio africano poteva ottenere grandi soddisfazioni a dispetto del ricco calcio europeo.
MESSICO 1986
Il Messico, padrone di casa, disputò un torneo molto positivo, arrivando fino ai quarti di finale prima di essere eliminato dalla Germania Ovest ai rigori. Fu il miglior risultato della sua storia nei Mondiali, e il pubblico messicano sostenne la squadra con grande entusiasmo. Il Messico iniziò alla grande il proprio Mondiale battendo il Belgio per 2 a 1 con i gol di Fernando Quirarte e Hugo Sánchez. Nonostante il gol di Ceulemans per i belgi, la squadra di casa riuscì a difendere il vantaggio, conquistando i primi tre punti. Nella seconda gara contro il Paraguay, dopo essere passata in vantaggio con Enrique Flores, giocatore dello Sporting Gijón, il quale segnò dopo soli tre minuti di gioco, il Messico subì il pareggio nel finale con Julio Cesar Romero, meglio conosciuto con il soprannome di Romerito. Fu un'occasione persa, ma la squadra restò in testa al girone. Nell'ultima gara della fase a gironi, non senza fatica, il Messico ebbe la meglio per 1 a 0 sugli esordienti asiatici dell'Iraq. Agli ottavi di finale, il 15 giugno allo stadio Azteca, vinse 2 a 0 contro la Bulgaria, spinto da un'immensa folla di oltre centomila spettatori, grazie alle reti di Manuel Negrete e Raúl Servín. Ai quarti di finale, contro la Germania Ovest, il cammino dei messicani si interruppe con la sconfitta ai rigori per 4 a 1, pagando a caro prezzo i molti errori dal dischetto. Il Mondiale del Messico fu, tuttavia, un successo per la squadra di casa, che raggiunse il miglior risultato della sua storia calcistica. L'eliminazione ai rigori contro la Germania Ovest lasciò un po' di amarezza, ma la squadra conquistò il cuore dei tifosi, venendo ricordata come una delle migliori della storia messicana.
PARAGUAY 1986
Il Paraguay mancava dal torneo iridato dal 1958, ben 28 anni di assenza. Quella messicana fu la sua quarta partecipazione. Si qualificò arrivando secondo nel gruppo “3” sudamericano, dietro al Brasile. Ottenne un pareggio per 1 a 1 in altura contro la Bolivia, per poi vincere 3 a 0 tra le mura amiche. Venne sconfitto 2 a 0 ad Asunción dal Brasile e pareggiò 1 a 1 a Rio de Janeiro. Per ottenere il passaggio al Mondiale fu necessario uno spareggio contro il Cile. I guaranì vinsero 3 a 0 in casa e impattarono 2 a 2 a Santiago, ottenendo così la qualificazione. Il Paraguay venne inserito nel Gruppo “B” insieme a Iraq, Belgio e Messico. La squadra, guidata dall'allenatore Raúl Vicente Amarilla, non era considerata tra le favorite, ma riuscì a giocare con determinazione, mettendo in campo una solida organizzazione difensiva. Il debutto contro l’Iraq, esordiente nel torneo, fu una vittoria abbastanza agevole, sebbene ottenuta con il minimo scarto, 1 a 0, grazie alla rete di Julio César Romero. Nella seconda partita contro il favorito Messico, i guaranì riuscirono a ottenere un insperato pareggio per 1 a 1, che permise loro di sperare nel passaggio al turno successivo. Ancora una volta fu Romerito a rispondere al vantaggio messicano, segnato da Flores. Nella terza gara contro il Belgio, il Paraguay ottenne un meritato pareggio per 2 a 2, con una doppietta di Cabañas, che consentì il passaggio agli ottavi di finale. La partita che decretò l'eliminazione del Paraguay avvenne contro l'Inghilterra agli ottavi di finale. Nonostante una buona organizzazione difensiva, la squadra paraguayana non riuscì a fermare l'offensiva inglese. I gol furono siglati da Gary Lineker (autore di una doppietta) e da Peter Beardsley. Il Paraguay non riuscì mai a reagire e venne eliminato, ma la prestazione della squadra fu comunque lodata per l'impegno e la disciplina tattica. La qualificazione agli ottavi di finale rappresentò un grande traguardo per il Paraguay, che raggiunse il suo primo storico ottavo di finale in un Mondiale. Questo fu un risultato che entusiasmò tifosi e giocatori, nonostante l'eliminazione. In sintesi, il Paraguay nel 1986 non fu una squadra che impressionò per la sua capacità offensiva, ma il suo gioco difensivo solido e la sua determinazione gli permisero di superare le aspettative e guadagnarsi un posto tra le prime 16 squadre del mondo.
POLONIA 1986
Fu la quinta partecipazione della Polonia a un Mondiale, la quarta consecutiva. La squadra raggiunse il Messico vincendo il Gruppo “1” di qualificazione UEFA. Esordì con una vittoria per 3 a 1 contro la Grecia, ma poi fu sorprendentemente fermata in casa sul 2 a 2 dall’Albania. Successivamente, perse 2 a 0 in Belgio, ma si rifece battendo la Grecia per 4 a 1 e l’Albania per 1 a 0 in trasferta. Nell’ultima gara ottenne un pareggio a reti inviolate in Belgio, risultato sufficiente per conquistare la qualificazione. Al Mondiale, la Polonia partecipò con la speranza di replicare i successi delle edizioni precedenti, in particolare i terzi posti ottenuti nel 1974 e nel 1982. Il torneo, tuttavia, si rivelò deludente per la squadra guidata dall'allenatore Antoni Piechniczek, che non riuscì a mantenere il livello delle generazioni precedenti. I “Biało-Czerwoni” furono inseriti nel Gruppo “F”, insieme a Inghilterra, Marocco e Portogallo. La squadra contava ancora su alcune stelle dell'epoca d'oro, come Zbigniew Boniek e Wladislaw Zmuda. ma era in fase calante e priva della brillantezza offensiva che l'aveva contraddistinta nei tornei precedenti. L’esordio a Monterrey contro il sorprendente Marocco fu deludente: la Polonia non riuscì ad andare oltre lo 0 a 0, alimentando scetticismo e sfiducia. Andò meglio nella gara successiva contro il Portogallo, vinta per 1 a 0 grazie a un gol di Włodzimierz Smolarek, che tenne vive le speranze di qualificazione. Tuttavia, contro l’Inghilterra la squadra crollò, subendo una pesante sconfitta per 3 a 0. Nonostante ciò, riuscì a raggiungere gli ottavi di finale come una delle migliori terze, dove affrontò il Brasile. La partita contro i sudamericani si trasformò in una disfatta: la Polonia venne travolta con un netto 4 a 0, che mise in evidenza tutte le sue carenze. Affidata ancora alla vecchia guardia, la squadra non fu in grado di gestire il necessario ricambio generazionale, un problema che avrebbe influito pesantemente negli anni successivi, portando il calcio polacco a una profonda crisi.
PORTOGALLO 1986
Dai tempi di Eusébio, il Portogallo non partecipava a una manifestazione iridata. Il Mondiale del 1986 rappresentò la sua seconda apparizione. Tuttavia, l’esperienza in Messico si rivelò decisamente meno gloriosa rispetto alla storica edizione del 1966. Il Portogallo si qualificò al torneo classificandosi secondo nel proprio girone continentale. La squadra vantava giocatori di grande talento, come Fernando Gomes, Paulo Futre e Roberto Chalana, oltre a un solido nucleo proveniente dal Porto, che l’anno successivo avrebbe conquistato la Coppa dei Campioni contro il Bayern Monaco. Tuttavia, già prima del torneo si manifestarono tensioni tra i giocatori e la federazione, che ebbero un impatto negativo sulla spedizione mondiale. Il cammino di qualificazione fu tutt'altro che agevole. I lusitani ottennero due vittorie iniziali, battendo la Svezia per 1 a 0 e la Cecoslovacchia per 2 a 1. Seguirono poi una sconfitta casalinga contro la Svezia per 3 a 1 e un successo con lo stesso risultato contro Malta a Ta' Qali. Le ultime due gare furono segnate dalle sconfitte contro Germania Ovest e Cecoslovacchia, ma il successo decisivo arrivò nell'ultima partita, con una vittoria per 1 a 0 a Stoccarda contro la Germania Ovest, che garantì l’accesso alla fase finale in Messico. Una volta giunto in Centro America, il Portogallo fu protagonista di uno degli episodi più controversi della sua storia calcistica: il cosiddetto "Caso Saltillo", dal nome della città messicana in cui la squadra era in ritiro. I giocatori protestarono per le pessime condizioni dell’albergo e, soprattutto, per questioni economiche legate ai premi partita e ai rimborsi. La situazione degenerò fino a sfociare in uno sciopero, con i calciatori che si rifiutarono di allenarsi. Questo clima di tensione minò irrimediabilmente la preparazione della squadra, che si presentò all’esordio mondiale in uno stato di totale disordine. Nonostante tutto, il Portogallo iniziò con una vittoria sorprendente contro l’Inghilterra: a Guadalajara, Carlos Manuel segnò l’unico gol della partita, regalando ai lusitani due preziosissimi punti. Nella gara successiva, però, arrivò una sconfitta per 1 a 0 contro la Polonia, seguita da una disfatta ancora più pesante l’11 giugno, sempre a Guadalajara, contro il Marocco, che si impose per 3 a 1. L'unica rete portoghese fu realizzata da Diamantino Miranda. L’eliminazione al primo turno fu un fallimento totale per il Portogallo, soprattutto considerando le aspettative iniziali. Il "Caso Saltillo" ebbe conseguenze pesanti: molti dei protagonisti di quella spedizione non furono più convocati e il calcio portoghese entrò in una fase di declino. Il Portogallo non avrebbe più partecipato a un Mondiale fino al 2002, segnando così un lungo periodo di assenza dalla competizione.
SCOZIA 1986
L’avventura della Scozia al Mondiale del 1986 è legata a doppio filo al proprio allenatore Jock Stein che, improvvisamente morì il 10 settembre 1985 in panchina a Cardiff durante un match di qualificazione per il Mondiale messicano. Fu proprio quel punto contro il Galles a permettere agli scozzesi di raggiungere lo spareggio intercontinentale con l’Australia. Inserita nel gruppo “7” di qualificazione europea, l’unico a quattro squadre costringeva la seconda classificata ad affrontare uno spareggio contro la vincente della zona oceanica. La Scozia giunse seconda a pari punti con i cugini gallesi e ottenne la qualificazione solo in virtù della differenza reti. Nel suo cammino sconfisse all’Hampden Park: Islanda e Spagna, vinse in trasferta a Reykjavik, mentre venne sconfitta in casa dal Galles e dalla Spagna in trasferta a Siviglia. La partita che scrisse la triste storia della Scozia fu quella del ritorno contro il Galles, incontro decisivo per le due squadre appaiate con gli stessi punti, era necessario vincere. Ma accadde l’impensabile, già da qualche tempo Stein stava assumendo dei farmaci per un insufficienza cardiaca, ma da qualche giorno per paura di avere degli effetti collaterali, smise di prendere il medicinale prescritto decisione che si rivelò la peggiore della sua vita. Per questa decisione il suo assistente all'epoca, Alex Ferguson, e il centrocampista Gordon Strachan avevano espresso le loro preoccupazioni. Durante il secondo tempo l’allenatore scozzese si sentì male e raggiunse gli spogliatoi, dopo trenta minuti Stein si spense negli spogliatoi mentre i suoi giocatori festeggiavano in campo per aver raggiunto lo spareggio intercontinentale. Il primo incontro di barrage fu giocato a Glasgow il 20 novembre del 1985, sulla panchina degli scozzesi sedeva Alex Fergusson, La Scozia vinse 2 a 0 con le reti di Davie Cooper ed Frank Mc Avennie. Nella partita di ritorno giocata a Melbourne, le due squadre pareggiarono 0 a 0. La Scozia forte del risultato positivo dell’andata conquistò un posto per il Mondiale messicano. Il debutto al torneo iridato avvenne il 4 giugno 1986 a Ciudad Nezahualcóyotl, ad attendere gli scozzesi gli esordienti, ma temibili danesi, progenie di quella che sarà la Danish Dynamite. Infatti la Scozia perse per 1 a 0, una partita interamente dominata dagli scandinavi. Quattro gioni dopo a Queretaro, gli Higlanders subirono un’altra sconfitta per 2 a 1, questa volta per mano della Germania Ovest, l’unica rete scozzese del torneo fu realizzata in questa occasine dal centrocampista del Manchester UTD Gordon Strachan. L’ultima e infelice gara del round robin fu uno scialbo 0 a 0 contro l’Uruguay, insufficiente per passare al turno successivo. Ancora una volta gli scozzesi deluderanno i loro tifosi venendo eliminati al primo turno, senza aver onorato la memoria del tecnico Jock Stein.
SPAGNA 1986
La Spagna arrivò in Messico dopo aver superato il girone di qualificazione numero “8” con qualche difficoltà. Subì due sconfitte, contro Scozia e Galles, che misero seriamente a rischio la qualificazione. Tuttavia, nelle restanti partite ottenne solo vittorie: batté il Galles 3 a 0 in trasferta, poi si impose 1 a 0 sulla Scozia a Siviglia e vinse entrambe le sfide contro l’Islanda. Guidata da Miguel Muñoz, la squadra poteva contare su una rosa di grande talento, un mix tra veterani e giovani promesse. L’esordio ai Mondiali, però, non fu dei migliori: il primo giugno 1986, a Guadalajara, la Spagna perse 1 a 0 contro il Brasile a causa di un gol controverso di Sócrates. Gli spagnoli protestarono a lungo per una rete ingiustamente annullata a Michel: il suo tiro colpì la traversa e rimbalzò oltre la linea, ma l’arbitro non convalidò il gol. Dopo la falsa partenza, la Spagna si riscattò con due vittorie consecutive, la prima per 3 a 0 contro l'Algeria, grazie a una doppietta di Ramón María Calderé e al gol di Eloy; la seconda per 2 a 1 contro l’Irlanda del Nord, con reti di Julio Salinas ed Emilio Butragueño. Conquistato il secondo posto nel girone, dietro al Brasile, la Spagna si qualificò agli ottavi di finale. Il 18 giugno affrontò la Danimarca, una delle squadre più spettacolari del torneo, capitanata da Michael Laudrup e reduce da un girone perfetto con tre vittorie su tre. La partita si trasformò in una lezione di calcio da parte degli spagnoli, trascinati da un Butragueño in stato di grazia. La Danimarca passò in vantaggio su rigore con Jesper Olsen, ma da quel momento fu un monologo spagnolo. Butragueño segnò quattro gol, diventando il protagonista assoluto della serata, e Goikoetxea completò il 5 a 1, in quella che rimane una delle vittorie più larghe della Spagna ai Mondiali. Nei quarti di finale, la Spagna affrontò il Belgio di Jean-Marie Pfaff, Enzo Scifo e Jan Ceulemans. La gara fu molto equilibrata: i belgi passarono in vantaggio nel primo tempo con Ceulemans, ma la Spagna trovò il pareggio nel finale grazie a Señor, portando la sfida ai calci di rigore. Dal dischetto, il Belgio fu implacabile, segnando tutti i tiri, mentre le "Furie Rosse" fallirono un tentativo con Eloy. Il Belgio si impose 5 a 4, spegnendo così il sogno della Spagna di raggiungere la semifinale. Il Mondiale messicano confermò ancora una volta i limiti della "Roja" nelle grandi occasioni. Per l’ennesima volta, la squadra non riuscì a superare i quarti di finale, alimentando la fama di "eterna incompiuta" che l’avrebbe accompagnata per decenni. L’inesperienza e la mancanza di cinismo si rivelarono decisivi anche in questa occasione. La delusione del 1986 segnò la fine di un ciclo, ma aprì la strada a una nuova generazione di talenti che, tra alti e bassi, avrebbe reso la Spagna una presenza sempre più costante ai vertici del calcio internazionale.
UNGHERIA 1986
La partecipazione dell’Ungheria al Campionato del Mondo di Messico ’86, fu un autentico “canto del cigno”. Dopo essere stata per anni una delle squadre più forti e temute del panorama calcistico Mondiale, a ricordo della famosa “Aranycsapat” di Puskas, Kocsis e Grosics solo per fare alcuni nomi, il calcio ungherese entrò in una profonda crisi di talenti e risorse, probabilmente causata anche dalla complicata evoluzione del panorama politico di quel decennio. Fu l’ultima volta che la nazionale ungherese si qualificò ad un Mondiale. La qualificazione del 1986 avvenne tuttavia, vincendo in modo convincente il gruppo “5” continentale. L’ultima avventura magiara iniziò con una serie interminabile di vittorie, trionfando sia all’andata, sia al ritorno con Austria e Cipro, vincendo 2 a 1 a Rotterdam contro l’Olanda e venendo sconfitta 1 a 0 al Nepstadion di Budapest a qualificazione già raggiunta con una squadra piena di seconde linee. Nonostante ciò, già in Messico si iniziarono ad avvertire i venti del cambiamento che, di lì ai successivi tre anni, avrebbe fatto cambiare in modo radicale usi e costumi della collettività ungherese, cadrà il comunismo e tutte le strutture controllate da Mosca. L’Ungheria si aprirà con veemenza verso occidente, ma il suo calcio e gli organi federali non ressero il repentino cambiamento e sprofondarono nel baratro degli oblii. Fu proprio l’Unione Sovietica a sfidare gli ungheresi nella prima gara del girone “C” i quali si ritrovarono di fronte una squadra disarmante, con giocatori che non accennarono mai ad iniziare una corsa, non riuscirono quasi mai a superare la linea di metà campo, l’Ungheria venne travolta da un pesante 6 a 0. Nella seconda gara contro l’esordiente Canada, gli ungheresi riuscirono a vincere per 2 a 0, ma più che per meriti propri, fu per l’inesperienza della squadra nordamericana. Le ultime due reti mondiali per i magiari furono realizzate da Marton Esterhazy e Lajos Detari quest’ultimo, dopo la caduta della cortina di ferro, verrà a giocare in Italia, senza troppa fortuna, nel Bologna. L’Ultima partita contro la Francia non fece altro che confermare la pochezza della squadra ungherese, la quale incasso perentoriamente tre reti senza colpo ferire. Terminò così, mestamente, la storia di una delle più gloriose squadre di calcio di tutti i tempi.
UNIONE SOVIETICA 1986
L’Unione Sovietica si qualificò ai Mondiali di Messico 1986 per la sesta e ultima volta prima della sua dissoluzione. Arrivò seconda nel gruppo “6” di qualificazione, dietro alla sorprendente “Danish Dynamite”. Iniziò il cammino con una sconfitta a Dublino contro l’Eire, seguita da due pareggi, il primo a Oslo contro la Norvegia e il secondo a Berna contro la Svizzera. Costruì però la sua qualificazione grazie alle vittorie casalinghe, imponendosi in tutti gli incontri disputati al Lužniki di Mosca: 4 a 0 sulla Svizzera, 1 a 0 sulla Danimarca, 2 a 0 sull’Eire e 1 a 0 sulla Norvegia. Guidata dall'allenatore Valerij Lobanovs'kyj, lo stesso che aveva condotto la Dinamo Kiev alla vittoria nella Coppa delle Coppe, la squadra sovietica era formata in gran parte da giocatori di quel club, risultando così un gruppo affiatato e tatticamente all’avanguardia per il calcio dei tempi. Inserita nel gruppo “C”, con sede a León e Irapuato, l’URSS affrontò Francia, Ungheria e Canada. L’esordio fu un’autentica dimostrazione di forza: i sovietici annichilirono l’Ungheria con un impressionante 6 a 0. Igor Belanov, stella della Dinamo Kiev, segnò una rete, mentre gli altri gol portarono la firma di Jaremčuk, Yakovenko, Alenikov, Rodionov e di un autorete ungherese. Nel secondo match, contro la Francia di Platini, una delle favorite del torneo, l’URSS giocò una partita equilibrata. Passò in vantaggio con un gran gol dell’ucraino Vasiliy Rats, ma i francesi pareggiarono con Luis Fernandez. Il pareggio confermò la solidità della squadra sovietica. L’ultimo incontro del girone, contro il Canada, una delle squadre meno esperte del torneo, si concluse con un comodo 2 a 0. Senza forzare troppo, i sovietici conservarono energie preziose per il turno successivo, grazie ai gol dell’inossidabile Blochin e del futuro juventino Zavarov. Con questo successo, chiusero il girone al primo posto con 5 punti. Negli ottavi di finale l’URSS affrontò il Belgio in una delle partite più spettacolari di quell’edizione dei Mondiali. Ancora oggi resta il dubbio su chi abbia davvero eliminato i sovietici: la squadra belga o l’arbitro svedese Fredriksson, che convalidò due gol irregolari per i fiamminghi. Igor Belanov, futuro vincitore del Pallone d’Oro, fu il protagonista assoluto, segnando una straordinaria tripletta e mettendo in grande difficoltà la difesa avversaria. Tuttavia, il Belgio riuscì a pareggiare sul 2 a 2 nei tempi regolamentari e poi si impose 4 a 3 nei supplementari con le reti di Stéphane Demol e Nico Claesen. Nonostante l'eliminazione prematura, il Mondiale 1986 confermò la qualità del calcio sovietico e anticipò il grande exploit della Dinamo Kiev sulla scena europea. Questa eliminazione fu particolarmente dolorosa perché l'URSS aveva dominato buona parte della partita e sembrava avere le qualità per arrivare lontano nel torneo.
URUGUAY 1986
L’Uruguay arrivò ai Mondiali del 1986 in Messico dopo aver superato un difficile girone di qualificazione sudamericano. La Celeste, guidata dall’allenatore Omar Borrás, non era più la squadra dominante di un tempo, ma manteneva un’identità combattiva e alcuni giocatori di talento, tra cui Enzo Francescoli, considerato la stella della squadra. Durante le qualificazioni, ottenne tre vittorie e una sconfitta: esordì battendo in casa l’Ecuador per 2 a 1, poi perse 2 a 0 a Santiago contro il Cile. Si riprese vincendo 2 a 0 in trasferta contro l’Ecuador e chiuse il girone con un altro successo, 2 a 1 contro il Cile. Inserito nel Gruppo “E”, l’Uruguay riuscì a qualificarsi agli ottavi senza vincere nessuna partita, grazie a due pareggi che gli permisero di essere ripescato come l’ultima delle migliori terze. Nella prima partita, la Celeste riuscì a strappare un pareggio per 1 a 1 contro la Germania Ovest. Antonio Alzamendi portò in vantaggio l’Uruguay dopo appena quattro minuti, ma a pochi istanti dalla fine Klaus Allofs segnò il gol del pareggio per i tedeschi. La seconda gara fu un autentico disastro. La Danimarca, trascinata da un incontenibile Preben Elkjaer, autore di una tripletta, travolse l’Uruguay con un pesantissimo 6 a 1. L’unico gol sudamericano arrivò su calcio di rigore, trasformato da Enzo Francescoli. La terza partita fu avara di emozioni e si concluse con un deludente 0 a 0 contro la Scozia. La Celeste rimase in dieci uomini dopo appena 56 secondi, quando José Batista venne espulso per un brutale intervento su Gordon Strachan. Nonostante l’inferiorità numerica per quasi tutto il match, l’Uruguay riuscì a mantenere il pareggio e a qualificarsi agli ottavi. Nel turno successivo, l’Uruguay affrontò l’Argentina e uscì sconfitto per 1 a 0. La squadra adottò un modulo difensivo quasi perfetto, riuscendo a limitare gli attacchi avversari, ma alla fine dovette arrendersi a un gol di Pedro Pasculli. Il Mondiale 1986 non fu memorabile per l’Uruguay, ma confermò la sua capacità di lottare fino all'ultimo, anche nelle situazioni più difficili. Da ricordare, in particolare, il record stabilito da José Batista, che con la sua espulsione dopo 56 secondi divenne il giocatore con il cartellino rosso più veloce nella storia dei Mondiali.
Qualificazioni Mondiale Messico 1986
Qualificato come paese ospitante: Mexico
Qualificato come detentore del titolo: Italia
Gruppo 1 [Polonia, Belgio]
17.10.84 "Bruxelles" Belgio - Albania 3-1
17.10.84 "Zabrze" Polonia - Grecia 3-1
31.10.84 "Mielec" Polonia - Albania 2-2
19.12.84 "Atene" Grecia - Belgio 0-0
22.12.84 "Tirana" Albania - Belgio 2-0
27.02.85 "Atene" Grecia - Albania 2-0
27.03.85 "Bruxelles" Belgio - Grecia 2-0
01.05.85 "Bruxelles" Belgio - Polonia 2-0
19.05.85 "Atene" Grecia - Polonia 1-4
30.05.85 "Tirana" Albania - Polonia 0-1
11.09.85 "Chorzów" Polonia - Belgio 0-0
30.10.85 "Tirana" Albania - Grecia 1-1
16.10.85 "Bruxelles" Belgio - Olanda 1-0
20.11.85 "Rotterdam" Olanda - Belgio 2-1
Gruppo 2 [Germania Ovest, Portogallo]
23.05.84 "Norrköping" Svezia - Malta 4-0
12.09.84 "Stoccolma" Svezia - Portogallo 0-1
14.10.84 "Porto" Portogallo - Cecoslovacchia 2-1
17.10.84 "Colonia" Germania Ovest - Svezia 2-0
31.10.84 "Praga" Cecoslovacchia - Malta 4-0
14.11.84 "Lisbona" Portogallo - Svezia 1-3
16.12.84 "La Valletta" Malta - Germania Ovest 2-3
10.02.85 "La Valletta" Malta - Portogallo 1-3
24.02.85 "Lisbona" Portogallo - Germania Ovest 1-2
27.03.85 "Saarbrücken" Germania Ovest - Malta 6-0
21.04.85 "La Valletta" Malta - Cecoslovacchia 0-0
30.04.85 "Praga" Cecoslovacchia - Germania Ovest 1-5
05.06.85 "Stoccolma" Svezia - Cecoslovacchia 2-0
25.09.85 "Stoccolma" Svezia - Germania Ovest 2-2
25.09.85 "Praga" Cecoslovacchia - Portogallo 1-0
12.10.85 "Lisbona" Portogallo - Malta 3-2
16.10.85 "Praga" Cecoslovacchia - Svezia 2-1
16.10.85 "Stoccarda" Germania Ovest - Portogallo 0-1
17.11.85 "Monaco" Germania Ovest - Cecoslovacchia 2-2
17.11.85 "La Valletta" Malta - Svezia 1-2
Gruppo 3 [Inghilterra, Irlanda del Nord]
27.05.84 "Pori" Finlandia - Irlanda del Nord 1-0
12.09.84 "Belfast" Irlanda del Nord - Romania 3-2
17.10.84 "Londra" Inghilterra - Finlandia 5-0
31.10.84 "Antalya" Turchia - Finlandia 1-2
14.11.84 "Belfast" Irlanda del Nord - Finlandia 2-1
14.11.84 "Istanbul" Turchia - Inghilterra 0-8
27.02.85 "Belfast" Irlanda del Nord - Inghilterra 0-1
03.04.85 "Craiova" Romania - Turchia 3-0
01.05.85 "Belfast" Irlanda del Nord - Turchia 2-0
01.05.85 "Bucurest" Romania - Inghilterra 0-0
22.05.85 "Helsinki" Finlandia - Inghilterra 1-1
06.06.85 "Helsinki" Finlandia - Romania 1-1
28.08.85 "Timisoara" Romania - Finlandia 2-0
11.09.85 "Smirne" Turchia - Irlanda del Nord 0-0
11.09.85 "Londra" Inghilterra - Romania 1-1
25.09.85 "Tampere" Finlandia - Turchia 1-0
16.10.85 "Londra" Inghilterra - Turchia 5-0
16.10.85 "Bucurest" Romania - Irlanda del Nord 0-1
13.11.85 "Smirne" Turchia - Romania 1-3
13.11.85 "Londra" Inghilterra - Irlanda del Nord 0-0
Gruppo 4 [Francia, Bulgaria]
29.09.84 "Belgrado" Yugoslavia - Bulgaria 0-0
13.10.84 "Lussemburgo" Lussemburgo - Francia 0-4
20.10.84 "Lipsia" Germania Est - Yugoslavia 2-3
17.11.84 "Esch-sur-Alzette" Lussemburgo - Germania Est 0-5
21.11.84 "Parigi" Francia - Bulgaria 1-0
05.12.84 "Sofia" Bulgaria - Lussemburgo 4-0
08.12.84 "Parigi" Francia - Germania Est 2-0
27.03.85 "Zenica" Yugoslavia - Lussemburgo 1-0
03.04.85 "Sarajevo" Yugoslavia - Francia 0-0
06.04.85 "Sofia" Bulgaria - Germania Est 1-0
01.05.85 "Lussemburgo" Lussemburgo - Yugoslavia 0-1
02.05.85 "Sofia" Bulgaria - Francia 2-0
18.05.85 "Potsdam" Germania Est - Lussemburgo 3-1
01.06.85 "Sofia" Bulgaria - Yugoslavia 2-1
11.09.85 "Leipzig" Germania Est - Francia 2-0
25.09.85 "Lussemburgo" Lussemburgo - Bulgaria 1-3
28.09.85 "Beograd" Yugoslavia - Germania Est 1-2
30.10.85 "Parigi" Francia - Lussemburgo 6-0
16.11.85 "Parigi" Francia - Yugoslavia 2-0
16.11.85 "Karl-Marx-Stadt" Germania Est - Bulgaria 2-1
Gruppo 5 [Ungheria]
02.05.84 "Nicosia" Cipro - Austria 1-2
26.09.84 "Budapest" Ungheria - Austria 3-1
17.10.84 "Rotterdam" Olanda - Ungheria 1-2
14.11.84 "Vienna" Austria - Olanda 1-0
17.11.84 "Limassol" Cipro - Ungheria 1-2
23.12.84 "Nicosia" Cipro - Olanda 0-1
27.02.85 "Amsterdam" Olanda - Cipro 7-1
03.04.85 "Budapest" Ungheria - Cipro 2-0
17.04.85 "Vienna" Austria - Ungheria 0-3
01.05.85 "Rotterdam" Olanda - Austria 1-1
07.05.85 "Graz" Austria - Cipro 4-0
14.05.85 "Budapest" Ungheria - Olanda 0-1
Olanda qualificata allo spareggio play off con la seconda del gruppo 1 europeo.
Gruppo 6 [Danimarca, Unione Sovietica]
12.09.84 "Dublino" Eire - Unione Sovietica 1-0
12.09.84 "Oslo" Norvegia - Svizzera 0-1
26.09.84 "Copenaghen" Danimarca - Norvegia 1-0
10.10.84 "Oslo" Norvegia - Unione Sovietica 1-1
17.10.84 "Berna" Svizzera - Danimarca 1-0
17.10.84 "Oslo" Norvegia - Eire 1-0
14.11.84 "Copenaghen" Danimarca - Eire 3-0
17.04.85 "Berna" Svizzera - Unione Sovietica 2-2
01.05.85 "Dublino" Eire - Norvegia 0-0
02.05.85 "Mosca" Unione Sovietica - Svizzera 4-0
02.06.85 "Dublino" Eire - Svizzera 3-0
05.06.85 "Copenaghen" Danimarca - Unione Sovietica 4-2
11.09.85 "Berna" Svizzera - Eire 0-0
25.09.85 "Mosca" Unione Sovietica - Danimarca 1-0
09.10.85 "Copenaghen" Danimarca - Svizzera 0-0
16.10.85 "Oslo" Norvegia - Danimarca 1-5
16.10.85 "Mosca" Unione Sovietica - Eire 2-0
30.10.85 "Mosca" Unione Sovietica - Norvegia 1-0
13.11.85 "Dublino" Eire - Danimarca 1-4
13.11.85 "Lucerna" Svizzera - Norvegia 1-1
Gruppo 7 [Spagna, Scozia]
12.09.84 "Reykjavik" Islanda - Galles 1-0
17.10.84 "Glasgow" Scozia - Islanda 3-0
17.10.84 "Siviglia" Spagna - Galles 3-0
14.11.84 "Cardiff" Galles - Islanda 2-1
14.11.84 "Glasgow" Scozia - Spagna 3-1
27.02.85 "Siviglia" Spagna - Scozia 1-0
27.03.85 "Glasgow" Scozia - Galles 0-1
30.04.85 "Wrexham" Galles - Spagna 3-0
28.05.85 "Reykjavik" Islanda - Scozia 0-1
12.06.85 "Reykjavik" Islanda - Spagna 1-2
10.09.85 "Cardiff" Galles - Scozia 1-1
25.09.85 "Siviglia" Spagna - Islanda 2-1
La Scozia effettua uno spareggio contro la vincente del gruppo oceanico.
20.11.85 "Glasgow" Scozia - Australia 2-0
04.12.85 "Melbourne" Australia - Scozia 0-0
Gruppo 8 [Argentina]
26.05.85 "Bogotá" Colombia - Perù 1-0
26.05.85 "San Cristóbal" Venezuela - Argentina 2-3
02.06.85 "Bogotá" Colombia - Argentina 1-3
02.06.85 "San Cristóbal" Venezuela - Perù 0-1
09.06.85 "Lima" Perù - Colombia 0-0
09.06.85 "Buenos Aires" Argentina - Venezuela 3-0
16.06.85 "Lima" Perù - Venezuela 4-1
16.06.85 "Buenos Aires" Argentina - Colombia 1-0
23.06.85 "San Cristóbal" Venezuela - Colombia 2-2
23.06.85 "Lima" Perù - Argentina 1-0
30.06.85 "Bogotá" Colombia - Venezuela 2-0
30.06.85 "Buenos Aires" Argentina - Perù 2-2
Perù e Colombia si qualificano per i play off.
Gruppo 9 [Uruguay]
03.03.85 "Quito" Ecuador - Cile 1-1
10.03.85 "Montevideo" Uruguay - Ecuador 2-1
17.03.85 "Santiago" Cile - Ecuador 6-2
24.03.85 "Santiago" Cile - Uruguay 2-0
31.03.85 "Quito" Ecuador - Uruguay 0-2
07.04.85 "Montevideo" Uruguay - Cile 2-1
Il Cile si qualifica per i play off.
Gruppo 10 [Brasile]
26.05.85 "S. Cruz de la Sierra" Bolivia - Paraguay 1-1
02.06.85 "S. Cruz de la Sierra" Bolivia - Brasile 0-2
09.06.85 "Asunción" Paraguay - Bolivia 3-0
16.06.85 "Asunción" Paraguay - Brasile 0-2
23.06.85 "Rio de Janeiro" Brasile - Paraguay 1-1
30.06.85 "San Paolo" Brasile - Bolivia 1-1
Il Paraguay si qualifica per i play off.
Sud America playoff [Paraguay]
Primo turno
27.10.85 "Asunción" Paraguay - Colombia 3-0
03.11.85 "Cali" Colombia - Paraguay 2-1
27.10.85 "Santiago" Cile - Perù 4-2
03.11.85 "Lima" Perù - Cile 0-1
Secondo turno
10.11.85 "Asunción" Paraguay - Cile 3-0
17.11.85 "Santiago" Cile - Paraguay 2-2
Gruppo 11 [Canada]
Primo turno
29.07.84 "San Salvador" El Salvador - Puerto Rico 5-0
05.08.84 "San Juan" Puerto Rico - El Salvador 0-3
29.09.84 "Willemstad" Antille Olandesi - USA 0-0
06.10.84 "Saint Louis" USA - Antille Olandesi 4-0
15.06.84 "Colón" Panama - Honduras 0-3
24.06.84 "Tegucigalpa" Honduras - Panama 1-0
04.08.84 "Port-au-Prince" Antigua - Haiti 0-4
07.08.84 "Port-au-Prince" Haiti - Antigua 1-2
15.08.84 "Paramaribo" Surinam - Guyana 1-0
29.08.84 "Georgetown" Guyana - Surinam 1-1
Jamaica ritirata, Canada passa il turno automaticamente.
Grenada ritirata, Trinidad & Tobago passa il turno automaticamente.
Barbados ritirata, Costa Rica passa il turno automaticamente.
Guatemala ritirata.
Secondo turno
Sottogruppo 1
24.02.85 "San Salvador" Suriname - El Salvador 0-3
27.02.85 "San Salvador" El Salvador - Suriname 3-0
03.03.85 "Tegucigalpa" Suriname - Honduras 1-1
06.03.85 "Tegucigalpa" Honduras - Suriname 2-1
10.03.85 "San Salvador" El Salvador - Honduras 1-2
14.03.85 "Tegucigalpa" Honduras - El Salvador 0-0
Sottogruppo 2
13.04.85 "Vancouver" Canada - Haiti 2-0
20.04.85 "Vancouver" Canada - Guatemala 2-1
26.04.85 "Port-au-Prince" Haiti - Guatemala 0-1
05.05.85 "C. Guatemala" Guatemala - Canada 1-1
08.05.85 "Port-au-Prince" Haiti - Canada 0-2
15.05.85 "C. Guatemala" Guatemala - Haiti 4-0
Sottogruppo 3
24.04.85 "San José" Trinidad/Tobago - Costa Rica 0-3
28.04.85 "San José" Costa Rica - Trinidad/Tobago 1-1
15.05.85 "Saint Louis" USA - Trinidad/Tobago 2-1
19.05.85 "Los Angeles" Trinidad/Tobago - USA 0-1
26.05.85 "Alajuela" Costa Rica - USA 1-1
31.05.85 "Los Angeles" USA - Costa Rica 0-1
Terzo turno
11.08.85 "San José" Costa Rica - Honduras 2-2
17.08.85 "Toronto" Canada - Costa Rica 1-1
25.08.85 "Tegucigalpa" Honduras - Canada 0-1
01.09.85 "San José" Costa Rica - Canada 0-0
08.09.85 "Tegucigalpa" Honduras - Costa Rica 3-1
14.09.85 "Saint John's" Canada - Honduras 2-1
Africa Gruppo 12 [Marocco, Algeria]
Primo turno
28.08.84 "Cairo" Egitto - Zimbabwe 1-0
30.09.84 "Harare" Zimbabwe - Egitto 1-1
13.10.84 "Nairobi" Kenya - Etiopia 2-1
28.10.84 "Addis Abeba" Etiopia - Kenya 3-3
15.07.84 "Curepipe" Mauritius - Malawi 0-1
28.07.84 "Lilongwe" Malawi - Mauritius 4-0
29.07.84 "N’dola" Zambia - Uganda 3-0
25.08.84 "Kampala" Uganda - Zambia 1-0
13.10.84 "Mwanza" Tanzania - Sudan 1-1
27.10.84 "Khartoum" Sudan - Tanzania 0-0
30.06.84 "Freetown" Sierra Leone - Marocco 0-1
15.07.84 "Rabat" Marocco - Sierra Leone 4-0
28.10.84 "Cotonou" Benin - Tunisia 0-2
13.11.84 "Tunisi" Tunisia - Benin 4-0
21.10.84 "Abidjan" Costa d’Avorio - Gambia 4-0
04.11.84 "Banjul" Gambia - Costa d’Avorio 3-2
20.10.84 "Lagos" Nigeria - Liberia 3-0
04.11.84 "Monrovia" Liberia - Nigeria 0-1
01.07.84 "Luanda" Angola - Senegal 1-0
15.07.84 "Dakar" Senegal - Angola 3-4
Secondo turno
07.04.85 "Lusaka" Zambia - Camerun 4-1
21.04.85 "Yaoundé" Camerun - Zambia 1-1
07.04.85 "Rabat" Marocco - Malawi 2-0
21.04.85 "Lilongwe" Malawi - Marocco 0-0
31.03.85 "Luanda" Angola - Algeria 0-0
19.04.85 "Algeri" Algeria - Angola 3-2
06.04.85 "Nairobi" Kenya - Nigeria 0-3
20.04.85 "Lagos" Nigeria - Kenya 3-1
05.04.85 "Cairo" Egitto - Madagascar 1-0
21.04.85 "Tananarive" Madagascar - Egitto 2-4
10.02.85 "Conakry" Guinea - Tunisia 1-0
24.02.85 "Tunisi" Tunisia - Guinea 2-0
22.02.85 "Khartoum" Sudan - Libia 0-0
08.03.85 "Tripoli" Libia - Sudan 4-0
07.04.85 "Abidjan" Costa d’Avorio - Ghana 0-0
21.04.85 "Accra" Ghana - Costa d’Avorio 2-0
Terzo turno
13.07.85 "Algeri" Algeria - Zambia 2-0
28.07.85 "Lusaka" Zambia - Algeria 0-1
06.07.85 "Lagos" Nigeria - Tunisia 1-0
20.07.85 "Tunis" Tunisia - Nigeria 2-0
14.07.85 "Accra" Ghana - Libia 0-0
26.07.85 "Benghazi" Libia - Ghana 2-0
12.07.85 "Cairo" Egitto - Marocco 0-0
28.07.85 "Casablanca" Marocco - Egitto 2-0
Quarto turno
06.10.85 "Tunisi" Tunisia - Algeria 1-4
18.10.85 "Algeri" Algeria - Tunisia 3-0
06.10.85 "Rabat" Marocco - Libia 3-0
18.10.85 "Bengasi" Libia - Marocco 1-0
Asia Gruppo 13 [Iraq]
Primo turno – Sottogruppo A
12.04.85 "Riyadh" Arabia Saudita - UAE 0-0
19.04.85 "Dubai" UAE - Arabia Saudita 1-0
Primo turno – Sottogruppo B
15.03.85 "Kuwait" Kuwait - Iraq 6-0
05.03.85 "Amman" Giordania - Qatar 1-0
18.03.85 "Kuwait" Kuwait - Iraq 6-0
22.03.85 "Doha" Qatar - Libano 7-0
27.03.85 "Doha" Qatar - Libano 8-0
29.03.85 "Amman" Giordania - Iraq 2-3
05.04.85 "Doha" Qatar - Iraq 3-0
12.04.85 "Doha" Qatar - Giordania 2-0
19.04.85 "Kuwait" Iraq - Giordania 2-0
05.05.85 "Calcutta" Iraq - Qatar 2-1
Primo turno – Sottogruppo C
22.03.85 "Damasco" Siria - Kuwait 1-0
29.03.85 "Sana’a" Yemen del Nord - Siria 0-1
05.04.85 "Kuwait" Kuwait - Yemen del Nord 5-0
12.04.85 "Kuwait" Kuwait - Siria 0-0
19.04.85 "Damasco" Siria - Yemen del Nord 3-0
26.04.85 "Sana’a" Yemen del Nord - Kuwait 1-3
Primo turno – Sottogruppo D
29.03.85 "Aden" Yemen del Sud - Bahrain 1-4
12.04.85 "Manama" Bahrain - Yemen del Sud 3-3
Secondo turno
20.09.85 "Dubai" UAE - Iraq 2-3
27.09.85 "Taif" Iraq - UAE 1-2
06.09.85 "Manama" Bahrain - Siria 1-1
20.09.85 "Damasco" Siria - Bahrain 1-0
Terzo turno
15.11.85 "Damasco" Siria - Iraq 0-0
29.11.85 "Taif" Iraq - Siria 3-1
Asia Gruppo 14 [Corea del Sud]
Primo turno – Sottogruppo A
02.03.85 "Katmandu" Nepal - Corea del Sud 0-2
10.03.85 "Kuala Lumpur" Malaysia - Corea del Sud 1-0
16.03.85 "Katmandu" Nepal - Malaysia 0-0
31.03.85 "Kuala Lumpur" Malaysia - Nepal 5-0
06.04.85 "Seoul" Corea del Sud - Nepal 4-0
19.05.85 "Seoul" Corea del Sud - Malaysia 2-0
Primo turno – Sottogruppo B
15.03.85 "Giacarta" Indonesia - Thailandia 1-0
18.03.85 "Giacarta" Indonesia - Bangladesh 2-0
21.03.85 "Giacarta" Indonesia - India 2-1
23.03.85 "Bangkok" Thailandia - Bangladesh 3-0
26.03.85 "Bangkok" Thailandia - India 0-0
29.03.85 "Bangkok" Thailandia - Indonesia 0-1
30.03.85 "Dacca" Bangladesh - India 1-2
02.04.85 "Dacca" Bangladesh - Indonesia 2-1
05.04.85 "Dacca" Bangladesh - Thailandia 1-0
06.04.85 "Calcutta" India - Indonesia 1-1
09.04.85 "Calcutta" India - Thailandia 1-1
12.04.85 "Calcutta" India - Bangladesh 2-1
Primo turno – Sottogruppo C
17.02.85 "Macao" Macao - Brunei 2-0
17.02.85 "Hongkong" Hongkong - Cina 0-0
20.02.85 "Macao" Macao - Cina 0-4
23.02.85 "Hongkong" Hongkong - Brunei 8-0
26.02.85 "Macao" Cina - Brunei 8-0
01.03.85 "Hongkong" Brunei - Cina 0-4
06.04.85 "Bandar Seri" Brunei - Hongkong 1-5
13.04.85 "Bandar Seri" Brunei - Macao 1-2
28.04.85 "Macao" Macao - Hongkong 0-2
04.05.85 "Hongkong" Hongkong - Macao 2-0
12.05.85 "Pechino" Cina - Macao 6-0
19.05.85 "Pechino" Cina - Hongkong 1-2
Primo turno – Sottogruppo D
19.01.85 "Singapore" Singapore - Corea del Nord 1-1
23.02.85 "Singapore" Singapore - Giappone 1-3
21.03.85 "Tokyo" Giappone - Corea del Nord 1-0
30.04.85 "Pyongyang" Corea del Nord - Giappone 0-0
18.05.85 "Tokyo" Giappone - Singapore 5-0
25.05.85 "Pyongyang" Corea del Nord - Singapore 2-0
Secondo turno
21.07.85 "Seoul" Corea del Sud - Indonesia 2-0
30.07.85 "Giacarta" Indonesia - Corea del Sud 1-4
11.08.85 "Kobe" Giappone - Hongkong 3-0
22.09.85 "Hongkong" Hongkong - Giappone 1-2
Terzo turno
26.10.85 "Tokyo" Giappone - Corea del Sud 1-2
03.11.85 "Seoul" Corea del Sud - Giappone 1-0
Oceania Gruppo 15 [nessuno]
03.09.85 "Ramat Gan" Israele - Taiwan 6-0
08.09.85 "Ramat Gan" Taiwan - Israele 0-5
21.09.85 "Auckland" Nuova Zelanda - Australia 0-0
05.10.85 "Auckland" Nuova Zelanda - Taiwan 5-1
08.10.85 "Ramat Gan" Israele - Australia 1-2
12.10.85 "Christchurch" Taiwan - Nuova Zelanda 0-5
20.10.85 "Melbourne" Australia - Israele 1-1
23.10.85 "Adelaide" Australia - Taiwan 7-0
26.10.85 "Auckland" Nuova Zelanda - Israele 3-1
27.10.85 "Sydney" Taiwan - Australia 0-8
03.11.85 "Sydney" Australia - Nuova Zelanda 2-0
10.11.85 "Ramat Gan" Israele - Nuova Zelanda 3-0
20.11.85 "Glasgow" Scozia - Australia 2-0
04.12.85 "Melbourne" Australia - Scozia 0-0
Campionato Mondiale 1986 (Spagna, 31 maggio a 21 luglio)
Gruppo A
31.05.86 "Cd. de México" Bulgaria - Italia 1-1
02.06.86 "Cd. de México" Argentina - Corea del Sud 3-1
05.06.86 "Puebla" Italia - Argentina 1-1
05.06.86 "Cd. de México" Corea del Sud - Bulgaria 1-1
10.06.86 "Puebla" Corea del Sud - Italia 2-3
10.06.86 "Cd. de México" Argentina - Bulgaria 2-0
Gruppo B
03.06.86 "Cd. de México" Belgio - Mexico 1-2
04.06.86 "Toluca" Paraguay - Iraq 1-0
07.06.86 "Cd. de México" Mexico - Paraguay 1-1
08.06.86 "Toluca" Iraq - Belgio 1-2
11.06.86 "Cd. de México" Iraq - Mexico 0-1
11.06.86 "Toluca" Paraguay - Belgio 2-2
Gruppo C
01.06.86 "León" Canada - Francia 0-1
02.06.86 "Irapuato" Unione Sovietica - Ungheria 6-0
05.06.86 "León" Francia - Unione Sovietica 1-1
06.06.86 "Irapuato" Ungheria - Canada 2-0
09.06.86 "León" Ungheria - Francia 0-3
09.06.86 "Irapuato" Unione Sovietica - Canada 2-0
Gruppo D
01.06.86 "Guadalajara" Spagna - Brasile 0-1
03.06.86 "Guadalajara" Algeria - Irlanda del Nord 1-1
06.06.86 "Guadalajara" Brasile - Algeria 1-0
07.06.86 "Guadalajara" Irlanda del Nord - Spagna 1-2
12.06.86 "Guadalajara" Irlanda del Nord - Brasile 0-3
12.06.86 "Monterrey" Algeria - Spagna 0-3
Gruppo E
04.06.86 "Querétaro" Uruguay - Germania Ovest 1-1
04.06.86 "Nezahualcoyotl" Scozia - Danimarca 0-1
08.06.86 "Querétaro" Germania Ovest - Scozia 2-1
08.06.86 "Nezahualcoyotl" Danimarca - Uruguay 6-1
13.06.86 "Querétaro" Danimarca - Germania Ovest 2-0
13.06.86 "Nezahualcoyotl" Scozia - Uruguay 0-0
Gruppo F
02.06.86 "Monterrey" Marocco - Polonia 0-0
03.06.86 "Monterrey" Portogallo - Inghilterra 1-0
06.06.86 "Monterrey" Inghilterra - Marocco 0-0
07.06.86 "Monterrey" Polonia - Portogallo 1-0
11.06.86 "Guadalajara" Portogallo - Marocco 1-3
11.06.86 "Monterrey" Inghilterra - Polonia 3-0
Ottavi di finale
15.06.86 "Cd. de México" Mexico - Bulgaria 2-0
15.06.86 "León" Unione Sovietica - Belgio 3-4 [dts]
16.06.86 "Guadalajara" Brasile - Polonia 4-0
16.06.86 "Puebla" Argentina - Uruguay 1-0
17.06.86 "Cd. de México" Italia - Francia 0-2
17.06.86 "Monterrey" Marocco - Germania Ovest 0-1
18.06.86 "Cd. de México" Inghilterra - Paraguay 3-0
18.06.86 "Querétaro" Danimarca - Spagna 1-5
Quarti di finale
21.06.86 "Guadalajara" Brasile - Francia 3-4 [dcr]
21.06.86 "Monterrey" Germania Ovest - Mexico 4-1 [dcr]
22.06.86 "Cd. de México" Argentina - Inghilterra 2-1
22.06.86 "Puebla" Spagna - Belgio 4-5 [dcr]
Semifinali
25.06.86 "Guadalajara" Francia - Germania Ovest 0-2
25.06.86 "Cd. de México" Argentina - Belgio 2-0
Finale 3° posto
28.06.86 "Puebla" Francia - Belgio 4-2 [dts]
Finale
29.06.86 "Cd. de México" Argentina - Germania Ovest 3-2