
MONDIALE 1970 - MESSICO
Il mondiale tornò dopo quattro anni nelle Americhe, e questa volta ad organizzare la manifestazione fu il Messico, una nazione del Centro America. Il Messico degli anni ’70 era un paese in pieno sviluppo socio-economico, anche se, dal 1946, era governato da un regime dittatoriale di sinistra, il Partito Rivoluzionario Istituzionale. Nondimeno, le contraddizioni e le differenze tra le classi sociali erano molto evidenti. L’assegnazione del torneo iridato ebbe luogo già nel 1964, durante la conferenza generale della FIFA di Tokyo, tenutasi in occasione dei Giochi Olimpici. Ad ostacolare il progetto messicano vi era l’Argentina, che non venne scelta per la preoccupante instabilità politica ed economica del Paese. Tuttavia, in quella stessa occasione si stabilirono anche le sedi dei due mondiali successivi: rispettando l’alternanza euro-americana, furono assegnati alla Germania Ovest quelli del 1974 e all’Argentina quelli del 1978. Juanito fu la mascotte del torneo messicano, ma molto aveva da invidiare a Willy, l’allegro leoncino britannico di quattro anni prima. Juanito era un rubicondo bimbetto con il pallone sotto i piedi e un cappello che avrebbe dovuto richiamare un sombrero, ma che in realtà assomigliava più a un biscotto mal riuscito. La manifestazione si svolse dal 31 maggio al 21 giugno 1970, con la classica formula a sedici squadre suddivise in quattro gironi da quattro. Alle qualificazioni parteciparono ben settantatré squadre in rappresentanza di tutti i continenti. In questa edizione, finalmente, anche i paesi africani decisero di prenderne parte, pur a fronte di un solo posto messo a disposizione dalla FIFA. Dopo una lunghissima trafila di incontri, fu il Marocco a staccare il biglietto per Città del Messico. La zona centroamericana fu rappresentata da El Salvador e dal Messico, paese organizzatore. L’Asia e l’Oceania furono rappresentate da Israele, che ebbe la meglio sull’Australia vincitrice del gruppo asiatico. La rappresentanza europea fu, come sempre, ben nutrita: Italia, Romania, Cecoslovacchia, URSS, Svezia, Belgio, Germania, Bulgaria e Inghilterra. Tra le sudamericane fece ritorno il Perù, assente dall’edizione del 1930, che eliminò a sorpresa l’Argentina. Brasile e Uruguay completarono la delegazione del continente latino. Furono cinque gli stadi individuati per lo svolgimento della kermesse, ognuno in una città diversa: Guadalajara, León, Puebla, Toluca e Città del Messico, nell’immenso stadio Azteca. Fu il torneo che proiettò i mondiali verso un calcio moderno: vennero utilizzati per la prima volta i cartellini gialli e rossi, un pallone “Telstar” ad esagoni bianchi e neri per una maggiore visibilità televisiva che sostituì la vecchia sfera di cuoio marrone; fu il primo mondiale trasmesso interamente in mondovisione; furono ammesse le sostituzioni di almeno un giocatore per squadra; fu la prima volta di una compagine africana (escluso l’Egitto del 1934) e anche la prima partecipazione di El Salvador e Israele, che non mancarono di suscitare polemiche. Fu inoltre la prima volta in cui l’Argentina venne eliminata nelle qualificazioni e l’ultima volta in cui fu assegnata la “Coppa del Mondo Jules Rimet”, che passò definitivamente al Brasile e, dalla successiva edizione, divenne “Coppa del Mondo FIFA”.
BELGIO 1970
Ci si era quasi dimenticati del Belgio, che mancava dalla manifestazione iridata dal 1954 in Svizzera. Sembravano passati secoli dalle precedenti partecipazioni, in cui tuttavia la squadra dei “Diavoli Rossi” non aveva mai ben figurato, venendo sempre eliminata al primo turno. Anche in questa occasione le cose non andarono meglio: estromesso già dal girone iniziale, il Belgio poté recriminare contro la dea bendata, che lo inserì in un gruppo proibitivo con l’Unione Sovietica e i padroni di casa. Nella prima gara del girone i belgi non incontrarono particolari difficoltà nel battere El Salvador, che si arrese mestamente alla doppietta di Van Moer e al rigore di Lambert. Per i fiamminghi, tuttavia, il mondiale terminò qui: nonostante il buon gioco, le avversarie erano davvero insormontabili. Contro l’Unione Sovietica, il 6 giugno 1970, i belgi subirono una pesante sconfitta per 4 a 1; a fare la differenza fu il gigante Anatoly Byshovets, autore di due splendide reti, mentre il gol della bandiera fu realizzato dall’attaccante del Club Bruges Raoul Lambert. Impossibile pensare di vincere contro il Messico, una squadra spinta da un’intera nazione che aveva come obiettivo almeno il passaggio del primo turno. Allo stadio Azteca, il pubblico messicano mostrò fin dalle prime battute un comportamento ostile e intimidatorio, che condizionò il regolare svolgimento della gara. I belgi furono sconfitti per mezzo di un calcio di rigore inesistente, concesso per un presunto fallo del malcapitato Jeck sullo scaltro Valvidia: l’arbitro argentino Coerezza indicò subito il dischetto, sembrava avesse già provato la parte in camerino. Il Belgio dovette lasciare il mondiale, ma a differenza delle altre partecipazioni fu consapevole che solo gli eventi gli furono contrari, e che avrebbe meritato molto di più. Anche durante le qualificazioni i fiamminghi si comportarono egregiamente, eliminando due delle più forti compagini europee: Jugoslavia e Spagna. Contro la Finlandia, pura formalità, il Belgio vinse sia ad Helsinki per 2 a 1, sia a Waregem per 6 a 1. Contro la Jugoslavia i “Diavoli Rossi” misero in scena una delle loro migliori prestazioni degli ultimi anni, vincendo con un rotondo 3 a 0 una partita che sarebbe stato più corretto considerare una battuta di caccia piuttosto che un evento sportivo. Diretta da un arbitro non all’altezza, il ceco Josef Krnavek, questi consentì agli slavi, dopo essere passati in svantaggio, di utilizzare i metodi più vili e brutali mai visti in una partita di calcio. Il pareggio di Madrid contro la Spagna diede ai fiamminghi la convinzione di poter proseguire a testa alta verso Città del Messico. A conferma di ciò, il Belgio si impose per 2 a 1 sugli iberici anche allo stadio Sclessin di Liegi. Quando i belgi scesero in campo a Skopje, la qualificazione era già cosa fatta: i ragazzi di Goethals preferirono salvaguardare le proprie caviglie a discapito del risultato, venendo sconfitti con un mellifluo 4 a 0.
BRASILE 1970
Probabilmente la Seleção del 1970 fu la squadra più bella di tutti i tempi. Guidata da un fenomenale Pelé e da uno stratosferico Tostão, meravigliò il mondo con l’immensa classe dei suoi interpreti. Nelle qualificazioni sudamericane l’unico neo fu l’allenatore, João Saldanha, un autentico pazzo, ex giornalista di guerra e uomo di ferro con un passato in carcere. Dopo le qualificazioni, Saldanha annunciò che non avrebbe portato Pelé in Messico; immediatamente, il presidente della Federazione brasiliana João Havelange lo sostituì con il più parco e competente Mário Zagallo. Nella prima gara di qualificazione il Brasile affrontò a Bogotá la Colombia: nonostante l’aria povera di ossigeno, portò a casa la vittoria per 2 a 0. Nella partita di ritorno, ad altitudini più favorevoli al gioco del calcio, la squadra si impose con un tennistico 6 a 2. Non incontrò difficoltà a Caracas contro i vinotintos venezuelani, dove bastarono i soli Tostão e Pelé, rispettivamente con una tripletta e una doppietta, per mettere a tacere i granata. Al Maracanã fu 6 a 0: ancora tre volte Tostão, due volte Pelé e una rete di Jairzinho furono sufficienti per sbrigare la pratica caraibica. Ad Asunción, contro il Paraguay, forse la squadra più ostica del girone sudamericano, i carioca vinsero 3 a 0 una gara molto impegnativa, riuscendo a spezzare gli equilibri solo al 70° grazie a un’autorete di Mendoza. La partita di ritorno a Rio de Janeiro fu una sorta di finale: entrambe le squadre potevano staccare il pass per il mondiale, ma ad avere la meglio fu naturalmente il Brasile che, al 68°, con O’Rey Pelé, segnò la rete della vittoria. Giunti in Messico con largo anticipo per acclimatarsi all’altitudine e all’aria rarefatta, i brasiliani disputarono diverse amichevoli con squadre di club locali e nazionali come Argentina, Cile, Austria e Bulgaria. La prima gara del mondiale ripropose la finale del 1962 contro la Cecoslovacchia. Se in attacco i brasiliani disponevano dei migliori calciatori del mondo, in difesa le cose andavano diversamente: bastarono infatti pochi minuti allo slovacco Ladislav Petráš per perforare la retroguardia verdeoro e battere l’incerto portiere Félix. Fu sufficiente uno sguardo d’intesa tra compagni per riordinare le idee: Jairzinho (due volte), Rivelino e Pelé diedero sostanza al risultato finale, 4 a 1 per il Brasile. Nella partita di Guadalajara contro l’Inghilterra, il Brasile dovette pensare più a essere concreto che bello: fu sufficiente una rete di Jairzinho, 1 a 0, per decidere le sorti della gara, divenuta celebre per la parata di Gordon Banks, considerata la più bella della storia del calcio, con cui l’estremo difensore inglese negò un gol già fatto a Pelé. Il 6 giugno, contro la Romania, il Brasile era già qualificato per i quarti di finale e schierò molte seconde linee. Bastò un solo tempo ai sudamericani per imporre la propria superiorità, anche se i romeni riuscirono a perforare due volte la difesa carioca. La partita, terminata 3 a 2, fu ricordata soprattutto per il fallo di reazione di Pelé contro il suo marcatore Mihai Mocanu del Petrolul Ploiești, che più volte aveva cercato di fermarlo con interventi al limite del regolamento. L’11 giugno si disputò uno scontro tutto sudamericano tra Brasile e Perù, valevole per i quarti di finale. Fu la partita delle difese allegre e si concluse 4 a 2 in favore dei brasiliani, andati in rete con i soliti Tostão, Jairzinho e Rivelino. In semifinale, contro l’Uruguay, il Brasile si riprese ciò che gli era stato “giustamente” tolto nel 1950. In un’atmosfera infernale, lo stadio Jalisco di Guadalajara ospitò il classico sudamericano tra cariocas e orientales, da sempre sinonimo di supremazia calcistica e non solo. La Celeste passò in vantaggio nei primi minuti con Cubilla e per quasi tutto il primo tempo fece tremare i polsi ai verdeoro, che solo nella ripresa riuscirono a ribaltare il risultato, siglando le reti per il definitivo 3 a 1. Tutti sanno come andò la finale del 21 giugno allo stadio Azteca contro l’Italia: i brasiliani, superfavoriti, affrontarono un’Italia stremata dalle fatiche della semifinale contro la Germania Ovest. Bastò poco ai carioca per imporsi: un’accelerata di Pelé e le successive reti di Gérson, Jairzinho e Carlos Alberto bastarono per alzare la Coppa al cielo. L’Italia, nel primo tempo, riuscì comunque a pareggiare con Boninsegna, ma la finalissima terminò 4 a 1. Il Brasile si laureò campione del mondo per la terza volta e si portò a casa definitivamente la Coppa Rimet… che, purtroppo, fece una brutta fine: giunta in Sudamerica, fu nuovamente rubata e probabilmente fusa. Non ci fu un altro Pickles a ritrovare il prezioso trofeo.
BULGARIA 1970
La Bulgaria era ormai diventata un classico dei mondiali contemporanei: alla terza partecipazione consecutiva, rimase uno dei paesi più estranei alle vicende sessantottine che stavano cambiando il mondo. Dall’austera clausura del Mar Nero, Stefan Bojkov diede vita a una squadra coriacea, votata all’essenziale, che aveva il suo punto di forza in Dimitar Penev e Georgi Asparuhov. L’ostacolo maggiore per ottenere il biglietto per il Centro America fu l’Olanda di George Kessler, embrione di quella che sarebbe diventata la squadra più bella del mondo. A Sofia, contro gli Orange, la Bulgaria ebbe facilmente ragione di una squadra ancora poco incisiva, aggiudicandosi il match per 2 a 0. Contro il Lussemburgo, invece, i balcanici faticarono non poco: per superare la squadra del Granducato servì un calcio di rigore, e la partita terminò 2 a 1 per i biancoverdi. Il 15 giugno del 1969, contro la Polonia, la Bulgaria disputò la sua migliore partita del gruppo, sbarazzandosi con un secco 4 a 1 dei Biało-Czerwoni di Deyna e Lubański. Il pareggio per 1 a 1 a Rotterdam valse oro per i bulgari, che si confermarono capolista del girone. Contemporaneamente, la sconfitta dell’Olanda in Polonia diede ai bulgari maggiori certezze di essere protagonisti in Messico. Indolore fu la sconfitta di Varsavia, poiché restava ancora da giocare la gara contro il Lussemburgo, che si rivelò più impegnativa del previsto. Grazie all’esperienza e all’essenzialità del loro gioco, i balcanici si imposero 3 a 1, ottenendo così il sospirato visto per Città del Messico. Ai mondiali, nella partita d’esordio contro il Perù, la Bulgaria rimediò una brutta sconfitta per 3 a 2. Dopo aver condotto per tutto il primo tempo con un doppio vantaggio, nella ripresa i peruviani — ancora scossi dal tremendo terremoto che aveva colpito il loro paese — salirono in cattedra e in venti minuti ribaltarono il risultato. Contro la Germania Ovest, l’illusione bulgara durò solo pochi minuti: passata in vantaggio con l’attaccante Nikodimov, la squadra fu poi sommersa da cinque reti, e a nulla valse la seconda marcatura di Todor Kolev. La terza partita, contro il Marocco, valse solo per le statistiche: entrambe eliminate, le due squadre, infarcite di seconde linee, si accontentarono di un dignitoso 1 a 1, utile solo a onorare la partecipazione al terzo mondiale consecutivo.
CECOSLOVACCHIA 1970
Che fine avevano fatto gli eredi della grande Cecoslovacchia di Masopust e Planicka, quella squadra arrivata due volte in finale mondiale? Probabilmente si erano perse le loro tracce tra le pieghe della storia. Quella che partecipò al mondiale del 1970 fu, con ogni probabilità, la più deludente formazione boema di sempre. Giunta in Messico dopo aver vinto un girone eliminatorio piuttosto difficile, non rispettò le attese suscitate dalle buone prove offerte durante le qualificazioni, dove era riuscita a eliminare la forte Ungheria. La Cecoslovacchia si impose agevolmente 3 a 0 contro la Danimarca a Copenaghen, e nella partita di ritorno bastò una rete di Jokl per aggiudicarsi l’incontro. Nella battaglia di Dublino contro l’Eire, faticò più del previsto: la gara, diretta da un incerto arbitro portoghese, Ribeiro Saldanha, degenerò in una serie di falli e provocazioni. L’Irlanda passò in vantaggio, ma solo nella ripresa i cechi riuscirono a ribaltare il risultato e vincere 2 a 1. La partita più complicata fu quella di Budapest contro l’Ungheria, dove la Cecoslovacchia fu sconfitta 2 a 0 da un grande Florian Albert. In casa, contro la Repubblica d’Irlanda, i moravi si imposero con un secco 3 a 0, frutto di una tripletta di Josef Adamec dello Spartak Trnava. Nella gara di ritorno contro l’Ungheria, i boemi limitarono i danni e ottennero un prezioso 3 a 3, dopo essere andati sotto di due reti, riuscendo così a conquistare lo spareggio contro i magiari, disputato il 3 dicembre 1969 al Vélodrome di Marsiglia. L’Ungheria arrivò in Francia sommersa dalle polemiche del presidente Karoly Soos contro l’incolpevole Florian Albert: un’antipatia atavica che si rifletté sulle prestazioni della squadra. La Cecoslovacchia, a pochi minuti dal termine del primo tempo, vide aprirsi le porte del Mondiale: un rigore di Kvasnak ruppe l’equilibrio e aprì la strada al 4 a 1 finale contro una squadra spenta e polemica, lontana anni luce dalla mitica Aranycsapat. In Messico, inserita in un girone “3” proibitivo con Inghilterra, Brasile e Romania, la Cecoslovacchia si ritrovò nel ruolo di cenerentola. Sconfitta 4 a 1 dal Brasile e poi 1 a 0 dall’Inghilterra, le restava solo la Romania per evitare una figuraccia. Passò in vantaggio con Petras, ma poi lasciò il pallino del gioco agli avversari, che rimontarono e vinsero. I boemi chiusero così il loro pessimo mondiale, tra delusione e amarezza.
EL SALVADOR 1970
La storia dell’El Salvador ai mondiali fu una delle pagine più tristi del calcio mondiale. Giunto a sorpresa alla manifestazione iridata, fu durante le qualificazioni centroamericane che accadde ciò che lo scrittore polacco Ryszard Kapuściński ribattezzò “La guerra del Football”. Inserita nel sottogruppo "B" centroamericano, la squadra non ebbe alcuna difficoltà a sbarazzarsi di Suriname, all’epoca Guyana Olandese, e delle Antille Olandesi. Contro Suriname, nella gara di andata a San Salvador, la squadra di casa vinse per 6 a 1, mentre in trasferta a Paramaribo fu sconfitta per 4 a 1, quando il passaggio al turno era già conseguito grazie alle due affermazioni per 1 a 0 e 2 a 1 contro le Antille Olandesi. Nella seconda fase dovette affrontare l’Honduras in una doppia sfida all’ultimo sangue. Tra i due paesi confinanti le tensioni erano già altissime per alcune decisioni del governo honduregno, che confiscò le terre date in dotazione agli immigrati salvadoregni e li cacciò dal paese. I match si svolsero l’8 e il 15 giugno 1969: l’andata a Tegucigalpa e il ritorno a San Salvador. A Tegucigalpa vinse l’Honduras per 1 a 0 con un gol all’89° minuto di Leonard Wells, centrocampista del Motagua. Contemporaneamente, in Salvador, dove la gara veniva trasmessa in diretta TV, una ragazza di 18 anni, Amelia Bolaños, figlia di un generale dell’esercito, rimasta provata per la sconfitta patita dai propri beniamini, si sparò un colpo di pistola al cuore. Alla giovane, elevata al rango di martire ed eroina nazionale, furono tributati funerali di Stato. L’opinione pubblica salvadoregna giurò vendetta per la gara di ritorno del 15 giugno, che si svolse in un clima infuocato: addirittura l’accompagnatore della squadra honduregna fu linciato e gettato nel mezzo di una strada, mentre i giocatori, per evitare la stessa sorte, furono costretti a salire sul tetto dell’hotel che li ospitava. La partita si concluse con un secco 3 a 0 per l’El Salvador, in un contesto decisamente non idoneo ad una partita di calcio. All’epoca la differenza reti non contava, e per decidere chi avrebbe passato il turno fu necessario uno spareggio giocato il 27 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico. La partita fu accesissima e le due squadre, nonostante tutto, diedero un buon spettacolo: terminò 2 a 2 ai tempi regolamentari, e per decidere chi avrebbe passato il turno furono necessari i tempi supplementari. Fu la rete di José Antonio Quintanilla a far precipitare la situazione. Alla qualificazione dell’El Salvador, l’Honduras rispose interrompendo tutte le relazioni diplomatiche; El Salvador reagì alle provocazioni e attaccò militarmente l’Honduras, adducendo come motivazione la salvaguardia dei propri cittadini e dei propri confini. Ne seguì una aspra battaglia che durò quattro giorni: gli spagnoli la chiamarono “la guerra de las cien horas”, costata circa seimila morti e conclusasi con l’intervento degli Stati Uniti e il ripristino dello status quo ante bellum. Per giungere al mondiale non bastò questo massacro: El Salvador dovette affrontare, in gara di andata e ritorno, Haiti che, nel turno precedente, aveva eliminato gli Stati Uniti. I salvadoregni vinsero entrambe le partite: 2 a 1 a Port-au-Prince e 1 a 0 a San Salvador. Una volta ottenuta la qualificazione messicana, per El Salvador scoppiò un’altra guerra, quella dello spogliatoio: la squadra si rivoltò alla propria federazione per ottenere i premi qualificazione promessi ma mai ricevuti. L’allenatore argentino Gregorio Bundio, dopo aver qualificato la nazionale, se ne andò disgustato dalla situazione, dove sembrava che tutti quei morti non avessero toccato il cuore dei giocatori, interessati solo al denaro. Al suo posto venne assunto il cileno Hernán Carrasco, pronto a traghettare la squadra in una malinconica figuraccia mondiale.
La partecipazione salvadoregna al torneo iridato fu solo una mera formalità: perse tutte le partite senza segnare alcuna rete. La prima sconfitta avvenne per opera del Belgio, che rifilò ai centroamericani un secco 3 a 0; la seconda giunse per mano del Messico, ma fu carica di polemiche e controversie per la presunta irregolarità di un calcio di punizione battuto con palla in movimento. Il fatto diede vita a una ridicola pantomima dell’arbitro egiziano Ali Kandil con i giocatori salvadoregni: trovandosi in difficoltà e non sapendo cosa fare, decretò la fine del primo tempo con qualche minuto di anticipo. Al termine della contesa, il portiere salvadoregno Magaña dovette raccogliere per quattro volte la palla dal sacco. Contro l’URSS, El Salvador perse per 2 a 0 senza sfigurare, raccogliendo gli applausi e la simpatia del pubblico. Senza segnare una sola rete e senza fare alcun punto, i giocatori salvadoregni fecero ritorno in patria tra l’indifferenza dei cittadini, rei di non aver onorato una nazione che tanto aveva pagato per partecipare a un mondiale di calcio.
GERMANIA OVEST 1970
Nel mondiale messicano, la Germania Ovest vinse il premio come miglior attore non protagonista. A conferma di ciò, la targa esposta allo stadio Azteca di Città del Messico ricorda la “Partida del Siglo” tra Italia e Germania, ma per i tedeschi le cose non andarono per il meglio. Giunse al mondiale messicano come una delle squadre favorite per la vittoria finale, qualificandosi vincendo il gruppo "7" continentale. Nella prima gara al Prater di Vienna affrontò una docile Austria, superata con un facile 2 a 0; molto più faticosa fu la partita di Nicosia contro Cipro, dove i tedeschi ebbero la meglio solo al 90° grazie a una fortunosa rete di Gerd Müller. La vera sfida fu quella dell’Hampden Park di Glasgow, dove di fronte a quasi centomila spettatori Scozia e Germania Ovest pareggiarono 1 a 1. Tutto il più difficile era fatto: tutte le precedenti gare si erano giocate in trasferta, ora toccava dimostrare al pubblico di casa che la Mannschaft era praticamente già qualificata. L’unico scoglio reale fu la Scozia, regolata il 22 ottobre 1969 al Volkspark di Amburgo per 3 a 2; le altre due gare furono pura formalità: 1 a 0 contro l’Austria e una sagra del gol contro Cipro, sommersa da un impetuoso 12 a 0.
In Messico, la Germania Ovest fu inserita nel gruppo "D", forse il più facile della manifestazione, con Perù, Marocco e Bulgaria. Il 3 giugno 1970 a León i tedeschi affrontarono il Marocco, la prima squadra africana qualificata in un girone di qualificazione del continente nero. La Germania vinse 2 a 1, ma faticò più del previsto: passata in svantaggio nel primo tempo, riuscì a pareggiare e a conquistare la vittoria solo nella seconda parte della gara, grazie alle reti di Seeler e Müller, dopo aver subito per quasi tutta la partita l’agonismo e la rapidità della squadra magrebina. Il secondo match contro la Bulgaria fu poco più di una formalità: l’illusione bulgara durò solo pochi minuti, poi i panzer tedeschi asfaltarono letteralmente gli avversari con cinque reti, di cui tre del solito Gerd Müller. Nel faccia a faccia con il Perù, le due squadre già qualificate, i sudamericani non fecero molta resistenza, e uno stratosferico Müller mise a segno la consueta tripletta: la partita terminò 3 a 1, con gol per il Perù di Teófilo Cubillas. Ai quarti di finale fu l’Inghilterra a farne le spese: la Germania Ovest vinse 3 a 2 dopo i tempi supplementari. Quella di León non fu una semplice partita di calcio, ma una rivincita, anzi una vendetta, di quel maledetto fantasma che quattro anni prima stregò il portiere tedesco Tilkowski. Gli inglesi, scaramantici, si presentarono in campo vestiti ancora di rosso, ma questa volta le vermiglie casacche non portarono fortuna. La Germania Ovest giocò una partita perfetta di contenimento e rapidi contropiedi, guidata dall’eccelso mediano Franz Beckenbauer, uno degli autentici protagonisti di questo mondiale e di quelli a venire. Per la semifinale, la corazzata tedesca si spostò a Città del Messico, allo stadio Azteca, dove accadde ciò che ho anticipato: la “Partida del Siglo”, avversaria l’Italia campione d’Europa. Dopo otto minuti, l’Italia passò in vantaggio con l’interista Roberto Boninsegna. La partita si srotolò tra continui assedi tedeschi che si infrangevano sulla fortissima difesa azzurra guidata da Giacinto Facchetti; solo all’ultimo minuto di gioco il milanista Karl-Heinz Schnellinger mise la palla alle spalle di Albertosi: 1 a 1 al termine dei tempi regolamentari. Nei supplementari successe di tutto: le due squadre si affrontarono a viso aperto, mai il gioco del calcio fu così incantevole, da paragonarla a una Venere del Botticelli. Al 94° Gerd Müller portò avanti i bianchi, subito raggiunti quattro minuti più tardi dall’azzurro Tarcisio Burgnich; al 104° nuovo sorpasso italiano con Gigi Riva, aggancio tedesco al 110° con Müller e un minuto più tardi fu il Golden Boy Gianni Rivera a mettere la firma in calce a quella che fu definita la più bella partita di calcio di tutti i tempi: Germania 3 Italia 4.
INGHILTERRA 1970
Per il secondo quadriennio consecutivo l’Inghilterra non giocò partite di qualificazione perché venne ammessa ai mondiali come paese detentore del titolo. In quel periodo gli inglesi disputarono solo l’Home British Championship e le partite valide per il campionato europeo del 1968, piazzandosi terzi davanti all’Unione Sovietica. Prima del mondiale messicano l’Inghilterra giocò due partite amichevoli per adattarsi al clima sudamericano e all’altura: vinsero entrambi gli incontri, 4 a 0 contro la Colombia e 2 a 0 contro l’Ecuador. Al torneo iridato passarono il turno con il minimo sforzo, vincendo la prima partita per 1 a 0 contro la Romania grazie a una rete di Hurst e la terza, sempre per 1 a 0 contro la Cecoslovacchia, grazie a un generoso penalty realizzato da Clarke; da ricordare che in questa gara la nazionale britannica indossò un inconsueto completo celeste. L’unica partita di una certa rilevanza fu quella di Guadalajara contro il Brasile, che vinse 1 a 0, come a decretare il cambio del testimone tra campioni del mondo. L’Inghilterra passò ai quarti di finale come seconda del "gruppo 3". Il 14 giugno al Guanajuato di León affrontò una Germania Ovest determinata a riprendersi ciò che le era stato tolto quattro anni prima. La partita terminò 3 a 2 in favore dei tedeschi dopo i tempi supplementari. Gli inglesi si comportarono comunque molto bene, ma in questa occasione non ci furono i fantasmi di Wembley a sostenere i leoni d’Albione; anzi, sulla sconfitta britannica si insinuò il sospetto della maledizione di Montezuma, che mise fuori rosa il portiere Gordon Banks, sostituito dal ticinese Peter Bonetti, il “portiere portalettere”, che al termine della carriera divenne postino nell’isola di Mull, nell’estremo nord-ovest della Scozia, e che non fu in giornata di grazia. L’Inghilterra dominò la gara per tutto il primo tempo, andando in doppio vantaggio con Alan Mullery e Martin Peters, per poi farsi rimontare e superare dai tedeschi guidati dall’immenso Franz Beckenbauer. Gli inglesi riposero il trofeo sul tavolo e rincasarono con l’amaro in bocca per quella coppa che non avrebbero più vinto.
ISRAELE 1970
La partecipazione di Israele al mondiale messicano non fu una mera comparsata: la nazionale ebraica riuscì a imporre il pareggio sia alla Svezia sia all’Italia e solo per poco non arrivò ai quarti di finale. Molto interessanti furono gli incontri di qualificazione per la zona Asioceanica. All’epoca la FIFA ebbe notevoli difficoltà a inserire Israele nei gironi di qualificazione, poiché in Europa, Africa e Medio Oriente nessuno voleva affrontare la squadra di David. Venne così inserita in un girone molto particolare, con Corea del Nord e Nuova Zelanda. Gli asiatici nordcoreani, che avevano ben figurato al torneo precedente, si rifiutarono di incontrare Israele e preferirono rinunciare al mondiale; a Israele non rimase che competere solo con la Nuova Zelanda. Il 28 settembre 1969 allo stadio Ramat Gan di Tel Aviv Israele si impose 4 a 0; tre giorni più tardi la partita di ritorno si giocò nello stesso stadio, e Israele vinse anche questa volta per 2 a 0 contro gli All Whites neozelandesi. Per accedere alla kermesse messicana era tuttavia necessario superare la forte Australia, la quale nel giro di pochi giorni affrontò un tour de force chilometrico incredibile: dopo aver vinto il girone continentale contro Corea del Sud e Giappone, dovette disputare uno spareggio afro-oceanico in Mozambico contro l’inusuale Rhodesia, per poi recarsi in Medio Oriente per l’ultimo confronto contro Israele. Nella gara d’andata Israele vinse 1 a 0 con una rete dell’attaccante del Maccabi Tel Aviv Giora Spiegel; nella partita di ritorno al Cricket Ground di Sydney Israele pareggiò 1 a 1 con un’altra rete di Spiegel, erigendo un invalicabile muro difensivo che li portò fino in Messico. Ai mondiali la squadra israeliana impose il pareggio 1 a 1 alla Svezia grazie a una rete di Spiegel e uno 0 a 0 contro l’Italia, ridestando negli europei il ricordo del terrore dei ridolini coreani di quattro anni prima. Contro l’Uruguay, di fronte a tanta esperienza e classe, Israele dovette arrendersi, venendo sconfitta 2 a 0. Terminò così, con una sola sconfitta, la prima esperienza mondiale degli israeliani, che rincasarono assai soddisfatti delle proprie prestazioni, le quali rimasero le uniche, poiché la nazionale mediterranea non si qualificò più a un mondiale di calcio.
ITALIA 1970
Scottata dalla figuraccia del 1966, il movimento calcistico italiano cercò un profondo rinnovamento. Già dal 1967 iniziò una vera rivoluzione nella nazionale: via Mondino Fabbri e tutta la corte di Giuseppe Pasquale, pieni di dirigenti pedanti e infruttuosi; al loro posto arrivarono Ferruccio Valcareggi in panchina e Artemio Franchi alla scrivania. L’Italia si ridestò subito e nel 1968 vinse il suo primo campionato europeo per nazioni. Per i mondiali l’Italia venne inserita nel "gruppo 3" di qualificazione europea con Germania Est e Galles. La prima uscita degli azzurri ebbe luogo il 23 ottobre 1968 a Cardiff contro il Galles, dove vinsero 1 a 0 con un gol di Gigi Riva al 44° del primo tempo. Nella seconda gara a Berlino contro i tedeschi orientali, fu ancora Riva a mantenere vive le speranze azzurre con una doppietta, finendo 2 a 2. Nella partita di ritorno con il Galles, “Rombo di tuono” segnò tre reti nel 4 a 1 finale; contro la Germania Est si chiuse la pratica qualificazione con un convincente 3 a 0, ricordata per il magnifico gol di testa in tuffo di Riva. Ai mondiali l’Italia esordì contro la talentuosa Svezia di Leif Nordqvist, battuta 1 a 0 da una rete di Angelo Domenghini. La vittoria contro la Svezia alimentò le speranze contro l’Uruguay, ma la partita stagnò e terminò 0 a 0. Nel frattempo Israele e Svezia si eliminarono a vicenda con pareggi, rendendo la partita contro Israele un mero allenamento; tuttavia, i mediorientali si comportarono molto bene, dando filo da torcere agli italiani. La gara terminò 0 a 0, ma il risultato non raccontò l’intensità del confronto. Ai quarti di finale, allo stadio La Bombonera di Toluca, l’Italia affrontò i padroni di casa del Messico, sostenuti da oltre 27.000 tifosi. Dopo tredici minuti il Messico passò in vantaggio con Josè Luis Gonzalez; pochi minuti più tardi, Peña deviò in rete un maldestro tiro di Domenghini, ristabilendo la parità. Nel secondo tempo Valcareggi fece la mossa vincente, sostituendo il baffuto Mazzola con l’acconciato Rivera, dando inizio alla storica staffetta tra i due milanesi. Rivera ispirò Riva con deliziosi passaggi, e il cagliaritano segnò due reti, chiudendo il match 4 a 1. L’Italia uscì tra gli applausi del pubblico messicano, che accettò sportivamente la sconfitta. In semifinale, il 17 giugno 1970 allo stadio Azteca, accadde la “Partida del siglo” contro la Germania Ovest. Nei tempi regolamentari ci furono i gol di Boninsegna al 10° e il pareggio di Schnellinger al 90°; tutto si decise nei supplementari. Dopo quattro minuti Müller portò in vantaggio i tedeschi, altri quattro minuti Burgnich pareggiò, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare Riva segnò, ma cinque minuti dopo Müller pareggiò su un errore di Rivera. Il milanista, deciso a rifarsi, segnò in solitaria il gol del 4 a 3 finale. Il mondiale per l’Italia terminò con questa partita; nella finalissima contro il Brasile fu sconfitta 4 a 1. Il Brasile si aggiudicò la Coppa Rimet e l’Italia tornò in patria tra l’entusiasmo della folla, convinta di aver ritrovato un posto d’onore nel calcio mondiale come campione d’Europa e vice campione del mondo.
MAROCCO 1970
Dopo le accese polemiche del mondiale del 1966, che non lasciò spazio alle squadre africane, finalmente nel 1970 venne messo a disposizione almeno un posto sicuro per le squadre del continente nero. A rappresentare per la prima volta l’Africa ai mondiali fu il Marocco, anche se va ricordato che già l’Egitto nel 1934 prese parte alla manifestazione iridata, ma quella fu tutta un'altra storia. Nel primo turno di qualificazione la nazionale magrebina dovette affrontare il Senegal, vincendo 1 a 0 in casa e perdendo 2 a 1 in trasferta; al tempo le reti in trasferta non avevano alcun valore e allora per definire chi sarebbe passato al turno successivo fu necessario uno spareggio giocato sul campo neutro di Las Palmas, vinto dal Marocco per 2 a 0. Nel secondo round i Leoni dell’Atlante affrontarono la Tunisia e anche in questo caso fu necessario uno spareggio poiché le due gare regolari terminarono entrambe 0 a 0. Lo spareggio si giocò il 13 giugno del 1969 al Velòdrome di Marsiglia e anche in quella occasione la partita terminò in parità 2 a 2; per conoscere il nome della squadra vincitrice fu necessario il lancio della monetina e la sorte arrise ai magrebini. Al terzo turno finale il Marocco dovette affrontare, in un girone all’italiana, Sudan e Nigeria. Contro la Nigeria i Leoni vinsero 2 a 1 in casa e furono sconfitti 2 a 0 a Lagos; contro il Sudan pareggiarono 0 a 0 a Khartoum e vinsero 3 a 0 a Casablanca. Giunto in Messico, il Marocco fu inserito nel gruppo "D" con Germania Ovest, Perù e Bulgaria. Il giorno dell’esordio, il 3 giugno 1970, contro la Germania Ovest il Marocco fece letteralmente sudare le proverbiali sette camicie ai tedeschi: passati in vantaggio con Mohammed JairHoumane, i marocchini tennero in pugno la partita per tutto il primo tempo; fu solo sul finire della gara che, provati dall’emozione e dalla stanchezza, cedettero agli assalti della corazzata tedesca, venendo sconfitti 2 a 1. Anche contro il Perù il Marocco giocò un’ottima partita, bloccando i sudamericani sullo 0 a 0 fino al 69° minuto, quando un’acrobazia del geniale Teofilo Cubillas diede il via al trionfo peruviano; vinse la squadra andina 3 a 0, ma il risultato fu ingiustamente più largo di ciò che si vide in campo. Contro la Bulgaria, il risultato era ininfluente tra due squadre già eliminate; tuttavia la compagine africana si comportò bene, ma senza far vedere il gioco veloce e dinamico delle prime due gare. Finì 1 a 1: alla rete del bulgaro Jetchev rispose il magrebino Ghazouani, e il Marocco conquistò il primo punto mondiale, ma soprattutto fu orgoglioso di aver rappresentato egregiamente il proprio continente davanti alle TV di tutto il mondo.
MESSICO 1970
Agli organizzatori di un mondiale, involontariamente o meno, viene sempre riservato un trattamento di riguardo; purtroppo fu così anche nel caso del Messico, che in questa avventura casalinga raggiunse il miglior piazzamento della propria storia iridata. Nelle sei precedenti partecipazioni la squadra messicana non andò mai oltre il primo turno, facendo molto spesso la parte di controfigura. Non partecipando alle qualificazioni, giocò solo amichevoli, tra cui una contro l’Italia terminata 1 a 1. Il debutto di fronte al proprio pubblico avvenne il 31 maggio del 1970 allo stadio Azteca di Città del Messico, che per l’occasione contava oltre centomila spettatori; a contendere la posta vi era l’Unione Sovietica. Si giocò a mezzogiorno, a una temperatura di oltre quaranta gradi, e le due squadre di conseguenza non offrirono un grande spettacolo: la partita terminò 0 a 0, più di un incontro mondiale sembrò un’amichevole tra due squadre di bassa categoria. La seconda gara contro El Salvador doveva essere poco più di una formalità; anche se la squadra messicana si impose 4 a 0, incontrò molte difficoltà che furono risolte dall’atteggiamento poco chiaro dell’arbitro egiziano Alì Kandil, il quale lasciò giocare la squadra di casa dopo un calcio di punizione calciato in modo scorretto e andato in rete con Valvidia. I salvadoregni protestarono veementemente, ma l’arbitro convalidò la rete “irregolare”; nel secondo tempo il Messico dilagò con Fragoso, Basaguren e ancora Valvidia. Contro il Belgio era necessaria una vittoria per seguire l’Unione Sovietica ai quarti di finale; lo stadio Azteca si mostrò come un’autentica bolgia con un pubblico ostile a far da dodicesimo uomo: bastò una rete di Peña al 14° su calcio di rigore per assicurare il passaggio del turno ai padroni di casa. A Toluca i 27.000 sostenitori non bastarono per intimorire gli azzurri nel quarto di finale contro il Messico: passati in vantaggio con Gonzalez Davila, attaccante dei Pumas, furono subito raggiunti da un’autorete di Gustavo Peña, difensore rigorista del Cruz Azul. Nel secondo tempo gli azzurri salirono in cattedra e i messicani furono sconfitti 4 a 1; al termine della gara gli ostili tifosi messicani si alzarono in piedi per rendere onore alla squadra italiana e ringraziare la loro nazionale per il buon obiettivo raggiunto.
PERÙ 1970
Il Perù del 1970 probabilmente fu la miglior compagine peruviana che abbia mai partecipato a un mondiale di calcio, guidata da due geniali giocatori: Teofilo Cubillas ed Hector Chumpitaz. Se ai quarti di finale non avesse incontrato lo straordinario Brasile di Pelé, avrebbe certamente fatto più strada. Il Perù fece l’impresa già durante le qualificazioni, dove eliminò l’Argentina. Inserita nel gruppo "10" di qualificazione con Bolivia e Argentina, la squadra peruviana fu un’autentica e piacevole sorpresa. Nella prima gara di qualificazione, il 3 agosto del 1969, riuscì a battere l’Argentina 1 a 0, i quali erano stati sconfitti pochi giorni prima 3 a 1 dalla Bolivia. All’Argentina era necessario un miracolo per qualificarsi ai mondiali messicani, e i dirigenti pensarono di corrompere l’arbitro della gara tra Bolivia e Perù; sarà lo stesso direttore di gara, il venezuelano di origine jugoslava Sergio Chechelev, ad ammettere di aver ricevuto del denaro da emissari argentini per far vincere la Bolivia. Infatti la Bolivia si impose 2 a 1, e il Perù dovette subire due inique espulsioni di Fuentes e Mifflin che giustamente non vennero squalificati. Venuti a conoscenza del fatto, i peruviani, nella partita di ritorno, scesero in campo determinati a rendere giustizia e vinsero agevolmente 3 a 0. Nella gara contro l’Argentina, alla Bombonera di Buenos Aires, il Perù scrisse la storia: pareggiando 2 a 2 impedì per la prima e unica volta all’Argentina di partecipare a un mondiale, protagonista del verdetto fu Oswaldo Ramires, attaccante dello Sport Boys di Callao, autore di una doppietta. Per la seconda volta dopo quella del 1930, il Perù partecipò a un torneo iridato, e nella prima gara affrontò la Bulgaria di Asparuhov; dopo essere passato in svantaggio di due reti, il Perù si risvegliò nel secondo tempo e in meno di venti minuti ribaltò il risultato con Gallardo, Chumpitaz e Cubillas. Nella seconda partita del gruppo "D" gli andini affrontarono il Marocco, contro il quale si imposero 3 a 0, con ancora Teofilo Cubillas protagonista di una doppietta. Nella terza e ultima gara Germania Ovest e Perù erano già virtualmente qualificate; le due squadre diedero vita a un piacevole spettacolo, tuttavia l’esperienza tedesca ebbe la meglio: vinse la Germania 3 a 1, mentre per i sudamericani andò in rete ancora Teofilo. Ai quarti di finale contro il Brasile la squadra peruviana giocò una buona e divertente partita, ma il 4 a 2 finale andò a favore del divertito pubblico di Guadalajara. Il Perù fece ritorno a casa in un clima favorevole, convinto di avere trovato una generazione di calciatori che avrebbe dato tante soddisfazioni.
ROMANIA 1970
La Romania ritornò ai mondiali di calcio dopo trentadue anni di assenza; l’ultima partecipazione fu quella francese del 1938. Giunse al mondiale messicano un po' a sorpresa, vincendo il gruppo di qualificazione europea "1", nel quale era inserito il forte Portogallo di Eusebio. Nella gara d’esordio allo stadio Nacional di Lisbona rimediò una pesante sconfitta per 2 a 0. La giovane Romania si ridestò pochi giorni dopo contro la Svizzera, vincendo 2 a 0 con le reti di Flores Dumitrace e Flaviu Dumitrache, il primo attaccante della Dinamo Bucarest e il secondo dell’UTA Arad. Passò quasi un anno dalla precedente partita di qualificazione con la Svizzera, e nel frattempo la squadra di Angel Niculescu fece grandi progressi: vinse la gara di ritorno con i rossocrociati 1 a 0 grazie a un’autorete del basilese Bruno Michaud. La partita di Bucarest del 23 agosto 1969 fu la chiave del girone: la Romania, grazie a una rete di Dobrin, ebbe ragione di un deludente Portogallo e praticamente mise nel cassetto la partecipazione al mondiale messicano. I due pareggi contro la Grecia furono ininfluenti per la classifica finale del girone, dove a sorpresa il Portogallo si piazzò all’ultimo posto. Ai mondiali la squadra dacia non confermò le buone attese delle qualificazioni; tuttavia, nonostante la sconfitta iniziale contro l’Inghilterra 1 a 0, riuscì a vincere contro la Cecoslovacchia 2 a 1, protagonisti della gara furono gli attaccanti Alexandru Neagu e Florea Dumitrache, quest’ultimo autore della rete della vittoria su calcio di rigore. Nella terza gara contro il Brasile la posta in palio era proibitiva: l’esperienza carioca ebbe la meglio sulla genuinità romena, ma i daci guidati dal talentuoso Mircea Lucescu, capitano della squadra, riuscirono a segnare ben due reti ai campioni brasiliani, una con Dumitrache e l’altra con il centrocampista Emerich Dembrovschi. Nonostante l’eliminazione al primo turno, l’esperienza romena al ritorno mondiale fu positiva grazie a una squadra di giovani che avrebbe fatto ben sperare per il futuro.
.SVEZIA 1970
Per la Svezia il mondiale del 1970 fu uno dei più anonimi della propria storia. Finita l’era dei grandi campioni del ’58, gli scandinavi si trovarono ad affrontare una crisi di talenti che li fece saltare ben due mondiali consecutivi. Strutturata sull’asse Roland Grip, Bjorn Nordqvist e Tommy Svensson, la squadra sperava di aver messo fine al periodo buio degli anni precedenti. Al mondiale la squadra scandinava non fece grandi cose: sconfitta dall’Italia per 1 a 0 nella partita d’esordio, mise subito in luce una grave incertezza in fase offensiva; anche il pareggio per 1 a 1 con Israele evidenziò lo stesso problema. L’unico sussulto del mondiale messicano venne dalla vittoria contro l’Uruguay per 1 a 0 con rete di Grahn a tempo ormai scaduto. La partita, tuttavia, passò alla storia per l’improvviso cambio del direttore di gara: il poco affidabile brasiliano Antonio Airton Vieira de Morais venne sostituito dallo statunitense Henry Landauer, poiché il primo si era accordato con alcuni dirigenti uruguaiani sulla vittoria della Celeste. Nondimeno, fu perdonato dalla FIFA e scese in campo come guardalinee. Con soli tre punti, la Svezia fece ritorno in patria amareggiata dall’esito negativo della spedizione messicana, che però durante le qualificazioni aveva mostrato qualcosa di più promettente. Inserita nel gruppo europeo “5” con Francia e Norvegia, vinse entrambe le partite contro i cugini scandinavi per 5 a 0 e 5 a 2, sconfisse la Francia per 2 a 0 a Stoccolma e si fece battere, a qualificazione già acquisita, per 3 a 0 al Parco dei Principi.
UNIONE SOVIETICA 1970
L’Unione Sovietica giunse al mondiale messicano come una delle squadre favorite per la vittoria finale. Le qualificazioni furono una pura formalità: a parte il pareggio iniziale 0 a 0 a Belfast contro l’Irlanda del Nord, il resto furono tutte vittorie. Contro la Turchia, l’Armata rossa vinse 3 a 0 a Kiev e 3 a 1 a Istanbul; nella partita di ritorno con l’Irlanda del Nord la Russia si impose per 2 a 0. Giunta ai mondiali molto agevolmente, fu inserita nel gruppo “A”. Nella partita inaugurale affrontò i padroni di casa a mezzogiorno preciso, sotto un sole cocente e una temperatura superiore ai quaranta gradi: la partita terminò 0 a 0 e non diede alcuna impressione di essere una gara dei mondiali di calcio. Nel secondo match, contro il Belgio, emerse tutta la forza dei giocatori sovietici che travolsero la squadra fiamminga per 4 a 1; andarono a segno Byshovets due volte, seguito dal georgiano Asatiani e dall’ucraino Khmelnitski. Nell’ultima partita del girone eliminatorio contro la matricola El Salvador, i sovietici vinsero 2 a 0 senza esagerare, con la doppietta del solito Anatoly Byshovets, lasciando ai centroamericani gli applausi del pubblico come squadra simpatia. Ai quarti di finale accadde ciò che non ci si aspettava: ad affrontare l’Unione Sovietica vi era l’Uruguay di Juan Edoardo Hohberg. Le due squadre adottarono un calcio iper-difensivo; entrambe, sopraffatte dalla paura di perdere, si chiusero tenacemente in difesa. Ne uscì una partita orrenda, terminata 0 a 0 ai tempi regolamentari; anche i supplementari non cambiarono la situazione, finché il numero dieci uruguayano, Abel Cubilla, raccolse la palla al limite dell’area sovietica, contrastato da un difensore russo si portò la palla oltre la linea di fondo e crossò al centro dove Victor Esparrago, entrato da pochi minuti, mise di testa il Telstar alle spalle del portiere sovietico. A nulla valsero le proteste dei giocatori in maglia rossa: per l’arbitro olandese Van Ravens la palla non era uscita. Ad uscire invece furono i sovietici, che fecero un amaro e anticipato ritorno a casa.
URUGUAY 1970
L’Uruguay, per assicurarsi la sesta partecipazione ai campionati del mondo, dovette qualificarsi a spese di Cile ed Ecuador, due compagini che non diedero molte preoccupazioni alla Celeste. L’Uruguay vinse tutte le partite del proprio girone, tranne un pareggio a reti inviolate a Santiago contro il Cile; per il resto si impose per 2 a 0 e 1 a 0 contro l’Ecuador e vinse a domicilio 2 a 0 contro il Cile. Al mondiale l’Uruguay fu inserito nel gruppo “2” di Toluca e Guadalajara: nella prima partita vinse 2 a 0 contro l’esordiente Israele con le reti di Ildo Maneiro e Juan Martin Mujica. Nella seconda, noiosissima gara, pareggiò 0 a 0 con l’Italia, mentre nell’ultima partita del girone eliminatorio venne addirittura sconfitta 1 a 0 dalla Svezia. L’Uruguay passò ai quarti di finale grazie alla differenza reti, dove affrontò il 14 luglio a Città del Messico l’Unione Sovietica, contro la quale vinse 1 a 0 dopo i tempi supplementari. La partita si giocò a mezzogiorno in punto sotto un sole cocente, e il gioco ne risentì pesantemente. Al 116° dei supplementari l’Uruguay passò in vantaggio, ma la rete uruguayana fu molto contestata dai sovietici: secondo loro, Abel Cubilla raccolse la palla oltre la linea di fondo, appoggiando per il neo-entrato Esparrago, che mise irregolarmente la palla in rete. L’arbitro indicò immediatamente il dischetto del centrocampo, e a quattro minuti dalla fine ciò significò il passaggio in semifinale per l’Uruguay, tra le ire sovietiche. Ad un passo dalla finale, la Celeste incrociò gli acerrimi nemici del Brasile che, in stato di grazia, si vendicarono del “Maracanazo” vincendo 3 a 1, mandando a casa gli odiati cugini, che erano andati sicuramente più avanti di quanto meritassero sul campo.
Qualificazioni Campionato Mondiale Messico 1970
Qualificato come paese ospitante: Messico
Qualificata come detentore del titolo: Inghilterra
Europa – Gruppo 1 [Romania]
12.10.68 "Basilea" Svizzera – Grecia 1-0
27.10.68 "Lisbona" Portogallo – Romania 3-0
23.11.68 "Bucarest" Romania – Svizzera 2-0
11.12.68 "Atene" Grecia – Portogallo 4-2
16.04.69 "Lisbona" Portogallo – Svizzera 0-2
16.04.69 "Atene" Grecia – Romania 2-2
04.05.69 "Porto" Portogallo – Grecia 2-2
14.05.69 "Losanna" Svizzera – Romania 0-1
12.10.69 "Bucarest" Romania – Portogallo 1-0
15.10.69 "Salonicco" Grecia – Svizzera 4-1
02.11.69 "Berna" Svizzera – Portogallo 1-1
16.11.69 "Bucarest" Romania – Grecia 1-1
Europa – Gruppo 2 [Cecoslovacchia]
25.09.68 "Copenaghen" Danimarca – Cecoslovacchia 0-3
20.10.68 "Bratislava" Cecoslovacchia – Danimarca 1-0
04.05.69 "Dublino" EIRE – Cecoslovacchia 1-2
25.05.69 "Budapest" Ungheria – Cecoslovacchia 2-0
27.05.69 "Copenaghen" Danimarca – EIRE 2-0
08.06.69 "Dublino" EIRE – Ungheria 1-2
15.06.69 "Copenaghen" Danimarca – Ungheria 3-2
14.09.69 "Praga" Cecoslovacchia – Ungheria 3-3
07.10.69 "Praga" Cecoslovacchia – EIRE 3-0
15.10.69 "Dublino" EIRE – Danimarca 1-1
22.10.69 "Budapest" Ungheria – Danimarca 3-0
05.11.69 "Budapest" Ungheria – EIRE 4-0
Spareggio:
03.12.69 "Marsiglia" Cecoslovacchia – Ungheria 4-1
Europa – Gruppo 3 [Italia]
23.10.68 "Cardiff" Galles – Italia 0-1
29.03.69 "Berlino" Germania Est – Italia 2-2
16.04.69 "Dresda" Germania Est – Galles 2-1
22.10.69 "Cardiff" Galles – Germania Est 1-3
04.11.69 "Roma" Italia – Galles 4-1
22.11.69 "Napoli" Italia – Germania Est 3-0
Europa – Gruppo 4 [Unione Sovietica]
23.10.68 "Belfast" Irlanda del Nord – Turchia 4-1
11.12.68 "Istanbul" Turchia – Irlanda del Nord 0-3
10.09.69 "Belfast" Irlanda del Nord – Unione Sovietica 0-0
15.10.69 "Kiev" Unione Sovietica – Turchia 3-0
22.10.69 "Mosca" Unione Sovietica – Irlanda del Nord 2-0
16.11.69 "Istanbul" Turchia – Unione Sovietica 1-3
Europa – Gruppo 5 [Svezia]
09.10.68 "Stoccolma" Svezia – Norvegia 5-0
06.11.68 "Strasburgo" Francia – Norvegia 0-1
19.06.69 "Oslo" Norvegia – Svezia 2-5
10.09.69 "Oslo" Norvegia – Francia 1-3
15.10.69 "Stoccolma" Svezia – Francia 2-0
01.11.69 "Parigi" Francia – Svezia 3-0
Europa – Gruppo 6 [Belgio]
19.06.68 "Helsinki" Finlandia – Belgio 1-2
25.09.68 "Belgrado" Jugoslavia – Finlandia 9-1
09.10.68 "Waregem" Belgio – Finlandia 6-1
16.10.68 "Bruxelles" Belgio – Jugoslavia 3-0
27.10.68 "Belgrado" Jugoslavia – Spagna 0-0
11.12.68 "Madrid" Spagna – Belgio 1-1
23.02.69 "Liegi" Belgio – Spagna 2-1
30.04.69 "Barcellona" Spagna – Jugoslavia 2-1
04.06.69 "Helsinki" Finlandia – Jugoslavia 1-5
25.06.69 "Helsinki" Finlandia – Spagna 2-0
15.10.69 "Cadice" Spagna – Finlandia 6-0
19.10.69 "Skopje" Jugoslavia – Belgio 4-0
Europa – Gruppo 7 [Germania Ovest]
19.05.68 "Vienna" Austria – Cipro 7-1
13.10.68 "Vienna" Austria – Germania Ovest 0-2
06.11.68 "Glasgow" Scozia – Austria 2-1
23.11.68 "Nicosia" Cipro – Germania Ovest 0-1
11.12.68 "Nicosia" Cipro – Scozia 0-5
16.04.69 "Glasgow" Scozia – Germania Ovest 1-1
19.04.69 "Nicosia" Cipro – Austria 1-2
05.10.69 "Norimberga" Germania Ovest – Austria 1-0
17.05.69 "Glasgow" Scozia – Cipro 8-0
21.05.69 "Essen" Germania Ovest – Cipro 12-0
22.10.69 "Amburgo" Germania Ovest – Scozia 3-2
05.11.69 "Vienna" Austria – Scozia 2-0
Europa – Gruppo 8 [Bulgaria]
04.09.68 "Rotterdam" Lussemburgo – Olanda 0-2
27.10.68 "Sofia" Bulgaria – Olanda 2-0
26.03.69 "Rotterdam" Olanda – Lussemburgo 4-0
20.04.69 "Cracovia" Polonia – Lussemburgo 8-1
23.04.69 "Sofia" Bulgaria – Lussemburgo 2-1
07.05.69 "Rotterdam" Olanda – Polonia 1-0
15.06.69 "Sofia" Bulgaria – Polonia 4-1
07.09.69 "Chorzów" Polonia – Olanda 2-1
12.10.69 "Lussemburgo" Lussemburgo – Polonia 1-5
22.10.69 "Rotterdam" Olanda – Bulgaria 1-1
09.11.69 "Varsavia" Polonia – Bulgaria 3-0
07.12.69 "Lussemburgo" Lussemburgo – Bulgaria 1-3
Sud America – Gruppo 9 [Perù]
27.07.69 "La Paz" Bolivia – Argentina 3-1
03.08.69 "Lima" Perù – Argentina 1-0
10.08.69 "La Paz" Bolivia – Perù 2-1
17.08.69 "Lima" Perù – Bolivia 3-0
24.08.69 "Buenos Aires" Argentina – Bolivia 1-0
31.08.69 "Buenos Aires" Argentina – Perù 2-2
Sud America – Gruppo 10 [Brasile]
27.07.69 "Bogotá" Colombia – Venezuela 3-0
02.08.69 "Caracas" Venezuela – Colombia 1-1
06.08.69 "Caracas" Venezuela – Paraguay 0-2
06.08.69 "Bogotá" Colombia – Brasile 0-2
10.08.69 "Caracas" Venezuela – Brasile 0-5
10.08.69 "Bogotá" Colombia – Paraguay 0-1
17.08.69 "Asunción" Paraguay – Brasile 0-3
21.08.69 "Rio de Janeiro" Brasile – Colombia 6-2
21.08.69 "Asunción" Paraguay – Venezuela 1-0
24.08.69 "Asunción" Paraguay – Colombia 2-1
24.08.69 "Rio de Janeiro" Brasile – Venezuela 6-0
31.08.69 "Rio de Janeiro" Brasile – Paraguay 1-0
Sud America – Gruppo 11 [Uruguay]
06.07.69 "Guayaquil" Ecuador – Uruguay 0-2
13.07.69 "Santiago" Cile – Uruguay 0-0
20.07.69 "Montevideo" Uruguay – Ecuador 1-0
27.07.69 "Santiago" Cile – Ecuador 4-1
03.08.69 "Guayaquil" Ecuador – Cile 1-1
10.08.69 "Montevideo" Uruguay – Cile 2-0
Nord e Centro America – Gruppo 12 [El Salvador]
1° Turno – Sottogruppo 1
06.10.68 "Toronto" Canada – Bermuda 4-0
13.10.68 "Toronto" Canada – USA 4-2
20.10.68 "Hamilton" Bermuda – Canada 0-0
26.10.68 "Atlanta" USA – Canada 1-0
03.11.68 "Kansas City" USA – Bermuda 6-2
11.11.68 "Hamilton" Bermuda – USA 0-2
Sottogruppo 2
17.11.68 "Guatemala" Guatemala – Trinidad/Tobago 4-0
20.11.68 "Guatemala" Trinidad/Tobago – Guatemala 0-0
23.11.68 "Port-au-Prince" Trinidad/Tobago – Haiti 0-4
25.11.68 "Port-au-Prince" Haiti – Trinidad/Tobago 2-4
08.12.68 "Port-au-Prince" Haiti – Guatemala 2-0
23.02.69 "Guatemala" Guatemala – Haiti 1-1
Sottogruppo 3
27.11.68 "San José" Costa Rica – Giamaica 3-0
01.12.68 "San José" Giamaica – Costa Rica 1-3
05.12.68 "Tegucigalpa" Honduras – Giamaica 3-1
08.12.68 "Tegucigalpa" Giamaica – Honduras 0-2
22.12.68 "Tegucigalpa" Honduras – Costa Rica 1-0
29.12.68 "San José" Costa Rica – Honduras 1-1
Sottogruppo 4
24.11.68 "Paramaribo" Suriname – Antille Olandesi 6-0
01.12.68 "San Salvador" El Salvador – Suriname 6-0
05.12.68 "Oranjestad" Antille Olandesi – Suriname 2-0
12.12.68 "San Salvador" El Salvador – Antille Olandesi 1-0
15.12.68 "San Salvador" Indie Occidentali Olandesi – El Salvador 1-2
22.12.68 "Paramaribo" Suriname – El Salvador 4-1
2° Turno
20.04.69 "Port-au-Prince" Haiti – USA 2-0
11.05.69 "San Diego" USA – Haiti 0-1
08.06.69 "Tegucigalpa" Honduras – El Salvador 1-0
15.06.69 "San Salvador" El Salvador – Honduras 3-0
Spareggio:
26.06.69 "Città del Messico" El Salvador – Honduras 3-2 [dts]
3° Turno
21.09.69 "Port-au-Prince" Haiti – El Salvador 1-2
28.09.69 "San Salvador" El Salvador – Haiti 0-3
Spareggio:
08.10.69 "Kingston" El Salvador – Haiti 1-0
Africa – Gruppo 13 [Marocco]
1° Turno
17.11.68 "Algeri" Algeria – Tunisia 1-2
29.12.68 "Tunisi" Tunisia – Algeria 0-0
03.11.68 "Casablanca" Marocco – Senegal 1-0
05.01.69 "Dakar" Senegal – Marocco 2-1
Spareggio:
13.02.69 "Las Palmas" Marocco – Senegal 2-0
26.01.69 "Tripoli" Libia – Etiopia 2-0
02.09.69 "Addis Abeba" Etiopia – Libia 5-1
27.10.68 "Ndola" Zambia – Sudan 4-2
08.11.68 "Khartoum" Sudan – Zambia 4-2 [dts]
07.12.68 "Lagos" Nigeria – Camerun 1-1
22.12.68 "Douala" Camerun – Nigeria 2-3
2° Turno
27.04.69 "Tunisi" Tunisia – Marocco 0-0
18.05.69 "Casablanca" Marocco – Tunisia 0-0 [dts]
Spareggio:
13.06.69 "Marsiglia" Marocco – Tunisia 2-2 [dts] (Marocco qualificato al sorteggio)
05.04.69 "Addis Abeba" Etiopia – Sudan 1-1
11.05.69 "Khartoum" Sudan – Etiopia 3-1
10.05.69 "Ibadan" Nigeria – Ghana 2-1
18.05.69 "Accra" Ghana – Nigeria 1-1
3° Turno
13.09.69 "Ibadan" Nigeria – Sudan 2-2
21.09.69 "Casablanca" Marocco – Nigeria 2-1
03.10.69 "Khartoum" Sudan – Nigeria 3-3
10.10.69 "Khartoum" Sudan – Marocco 0-0
26.10.69 "Casablanca" Marocco – Sudan 3-0
08.11.69 "Ibadan" Nigeria – Marocco 2-0
Asia e Oceania – Gruppo 14 [Israele]
1° Turno
10.10.69 "Seoul" Australia – Giappone 3-1
12.10.69 "Seoul" Giappone – Corea del Sud 2-2
14.10.69 "Seoul" Australia – Corea del Sud 2-1
16.10.69 "Seoul" Giappone – Australia 1-1
18.10.69 "Seoul" Corea del Sud – Giappone 2-0
20.10.69 "Seoul" Corea del Sud – Australia 1-1
2° Turno – Sottogruppo A
23.11.69 "Lourenço Marques" Australia – Rhodesia 1-1
27.11.69 "Lourenço Marques" Rhodesia – Australia 0-0 [dts]
Spareggio:
29.11.69 "Lourenço Marques" Australia – Rhodesia 3-1
Sottogruppo B
28.09.69 "Ramat Gan" Israele – Nuova Zelanda 4-0
01.10.69 "Ramat Gan" Nuova Zelanda – Israele 0-2
3° Turno
04.12.69 "Ramat Gan" Israele – Australia 1-0
14.12.69 "Sydney" Australia Israele 1-1
Mondiali 1970 (Messico 31 maggio – 21 giugno)
Gruppo A
31.05.70 "Città del Messico" Unione Sovietica – Messico 0-0
03.06.70 "Città del Messico" Belgio – El Salvador 3-0
06.06.70 "Città del Messico" Unione Sovietica – Belgio 4-1
07.06.70 "Città del Messico" Messico – El Salvador 4-0
10.06.70 "Città del Messico" Unione Sovietica – El Salvador 2-0
11.06.70 "Città del Messico" Messico – Belgio 1-0
Gruppo B
02.06.70 "Puebla" Uruguay – Israele 2-0
03.06.70 "Toluca" Italia – Svezia 1-0
06.06.70 "Puebla" Uruguay – Italia 0-0
07.06.70 "Toluca" Svezia – Israele 1-1
10.06.70 "Puebla" Uruguay – Svezia 0-1
11.06.70 "Toluca" Italia – Israele 0-0
Gruppo C
02.06.70 "Guadalajara" Romania – Inghilterra 0-1
03.06.70 "Guadalajara" Cecoslovacchia – Brasile 1-4
06.06.70 "Guadalajara" Romania – Cecoslovacchia 2-1
07.06.70 "Guadalajara" Inghilterra – Brasile 0-1
10.06.70 "Guadalajara" Romania – Brasile 2-3
11.06.70 "Guadalajara" Inghilterra – Cecoslovacchia 1-0
Gruppo D
02.06.70 "León" Perù – Bulgaria 3-2
03.06.70 "León" Marocco – Germania Ovest 1-2
06.06.70 "León" Perù – Marocco 3-0
07.06.70 "León" Bulgaria – Germania Ovest 2-5
10.06.70 "León" Perù – Germania Ovest 1-3
11.06.70 "León" Bulgaria – Marocco 1-1
Quarti di finale
14.06.70 "Città del Messico" Unione Sovietica – Uruguay 0-1 [dts]
14.06.70 "Toluca" Italia – Messico 4-1
14.06.70 "Guadalajara" Brasile – Perù 4-2
14.06.70 "León" Germania Ovest – Inghilterra 3-2 [dts]
Semifinali
17.06.70 "Città del Messico" Germania Ovest – Italia 3-4 [dts]
17.06.70 "Guadalajara" Brasile – Uruguay 3-1
Finale per il terzo posto
20.06.70 "Città del Messico" Germania Ovest – Uruguay 1-0
Finale
21.06.70 "Città del Messico" Brasile – Italia 4-1