
MONDIALE 1990- ITALIA
Il Campionato del Mondo FIFA 1990, ospitato dall'Italia, fu la 14ª edizione del torneo e si svolse dal 8 giugno all'8 luglio. Fu ricordato per il calcio difensivo e le emozionanti sfide a eliminazione diretta. Italia '90 regalò momenti iconici, tra cui il terzo trionfo della Germania Ovest, che di lì a poco avrebbe perso il suffisso “Ovest” in vista della storica riunificazione con la DDR. Nel contesto politico degli anni ‘90, l'Italia attraversava una fase di instabilità, segnata dalla presenza di numerosi partiti politici e da un sistema di alleanze molto fragile. La Prima Repubblica, dominata dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Socialista, stava declinando, minata dalla corruzione e dai numerosi scandali, come il “Mani Pulite”, che sarebbe esploso subito dopo il Mondiale. L'Italia era reduce dagli anni di piombo, segnati dal terrorismo delle Brigate Rosse di estrema sinistra e di estrema destra, con numerosi attentati. Sebbene la violenza fosse diminuita negli anni ‘90, le cicatrici del passato erano ancora evidenti. A livello mondiale, il 1990 segnò un periodo di grande cambiamento geopolitico. La Guerra Fredda stava volgendo al termine, con la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e l'inizio della dissoluzione dell'Unione Sovietica, che sarebbe stata ufficializzata nel 1991. Pochi anni dopo, sarebbe anche iniziata la guerra in Jugoslavia. In questo torneo, si assistette al canto del cigno della nazionale jugoslava, che incantò il mondo per i suoi talenti individuali, ma anche per la sua difficoltà a fare squadra. In questo clima di trasformazioni globali, il Mondiale italiano si svolse con la consapevolezza della fine di un'epoca di divisione e della nascita di un nuovo ordine mondiale. Fu il Mondiale della delusione per l’Italia e del sorprendente cammino del Camerun, dell’Inghilterra, dell’Argentina di Maradona e della Romania di Gheorghe Hagi. La finale fu la stessa dell’edizione precedente, ma con vincitori invertiti. Parteciparono 116 squadre in lotta per i 22 posti disponibili, dato che l'Italia, paese ospitante, e l'Argentina, campione in carica, erano qualificate di diritto. Il torneo di qualificazione si svolse tra il 1988 e il 1989 e vide grandi sorprese, eliminazioni inaspettate e il ritorno di nazionali storiche. Oltre all'Italia, per l'Europa si qualificarono Inghilterra, Spagna, Olanda, Belgio, Scozia, Svezia, Austria, l’esordiente Eire e la Romania. Per l’ultima volta parteciparono nazioni che si sarebbero dissolte come Germania Ovest, Cecoslovacchia, Unione Sovietica e, ahimè, la Jugoslavia. Per il Sudamerica si qualificarono l’Argentina, campione del mondo uscente, il solito Brasile, l’Uruguay e la Colombia. Per l'Africa si qualificarono Egitto e Camerun, mentre per l’Asia ci furono la solita Corea del Sud e i curiosi Emirati Arabi Uniti. Per il Centro America si qualificarono gli Stati Uniti e la debuttante Costa Rica di Bora Milutinovic. Tra le esclusioni eccellenti, spiccarono quelle di Francia, Polonia, Ungheria e Portogallo. La Francia, semifinalista a Messico '86, fallì la qualificazione arrivando terza dietro Jugoslavia e Scozia. La Polonia, che aveva brillato nei Mondiali del 1974 e 1982, venne eliminata da Svezia e Inghilterra. Il Portogallo, reduce dalla semifinale a Euro '84, non riuscì a imporsi nel proprio girone. Fecero rumore anche le squalifiche di Messico, escluso per lo scandalo dei “cachirules” (uso di giocatori fuori età nei tornei giovanili), e del Cile, coinvolto nella famosa e infame farsa della lametta di Roberto Rojas. Al torneo erano presenti 24 squadre divise in 6 gruppi da 4. Si qualificavano agli ottavi di finale le prime due di ogni girone e le migliori quattro terze. Furono giocate 52 partite e segnati 115 goal. Purtroppo fu anche il Mondiale in cui gli sponsor tecnici cominciarono con le loro scelte invasive a modificare le fogge e i colori tradizionali delle maglie. Le città prescelte per le partite furono: Torino, Milano, Genova, Verona, Udine, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Roma, Cagliari e Palermo. Italia '90 rimase nella memoria collettiva per le “notti magiche”, il calcio difensivo e l’atmosfera incredibile negli stadi italiani. Per l'Italia, la semifinale persa con l'Argentina fu una grande delusione, ma il terzo posto fu comunque un risultato positivo. La Germania Ovest si laureò campione per la terza volta, pochi mesi prima della sua storica riunificazione.
ARGENTINA 1990
La Coppa del Mondo del 1990 passò alla storia per l’Argentina soprattutto per la carica drammatica della partita contro l’Italia a Napoli, in cui il pubblico partenopeo inclemente fischiò l’inno argentino, segnando simbolicamente la fine dell’avventura napoletana di Diego Maradona. Nonostante ciò, la prestazione della nazionale, allenata da Carlos Bilardo, fu più che buona. L'Argentina arrivò a quel Mondiale come detentrice del titolo, avendo vinto il torneo del 1986 in Messico. La squadra sudamericana non giocò le qualificazioni, ma partecipò solo a numerose amichevoli e alla “Copa América”, dove giunse terza. L'Argentina esordì a Milano con una partita che divenne celebre per la sorprendente sconfitta per 1 a 0 contro il Camerun. Un risultato inaspettato che suscitò grande preoccupazione, poiché perdere contro una squadra africana pareva impensabile. Nella seconda gara, l'Argentina riprese vigore con una vittoria convincente contro la Romania di Hagi, grazie ai gol di Claudio Caniggia e alla grande prestazione di Maradona. Chiuse il girone eliminatorio con un’altra vittoria, per 1 a 0, contro l'Unione Sovietica. Una vittoria risicata che le permise di avanzare alla fase successiva come prima del gruppo “B”. Agli ottavi di finale, l'Argentina affrontò il Brasile in un derby sudamericano teso e combattuto. La nazionale argentina superò il Brasile per 1 a 0 grazie a un gol del solito Caniggia, eliminando così il suo principale rivale continentale. Ai quarti di finale, il 30 giugno 1990, allo stadio Artemio Franchi di Firenze, si assistette a un evento storico: per l’ultima volta si vide in campo la Jugoslavia. La partita fu molto combattuta, agonistica e complicata, terminando senza gol ai tempi regolamentari. L'Argentina superò la Jugoslavia solo ai rigori, con il portiere Sergio Goycochea che divenne un eroe, parando due rigori decisivi e salutando per sempre una delle squadre più romantiche del calcio mondiale. Ma nessuno avrebbe immaginato ciò che sarebbe successo pochi mesi dopo nei Balcani. In semifinale, l'Argentina pareggiò 1 a 1 contro l’Italia a Napoli e superò gli ospitanti ai rigori, con Goycochea che fu ancora decisivo parando i rigori di Roberto Donadoni e Daniele Massaro. La partita terminò 4 a 3, tra i fischi del pubblico napoletano. In finale, l’8 luglio 1990, allo stadio Olimpico di Roma, l'Argentina affrontò la Germania. Fu solo un gol su calcio rigore di Andreas Brehme, negli ultimi minuti, a regalare alla Germania la vittoria e il terzo titolo mondiale. La sconfitta fu amara per l'Argentina, poiché la finale fu molto equilibrata e il rigore concesso suscitò molte polemiche. Tra le fila argentine, oltre al solito Diego Maradona, che nonostante non avesse avuto lo stesso livello di protagonismo del 1986, rimase il leader indiscusso della squadra, ci fu anche Sergio Goycochea, il portiere di riserva che sostituì inaspettatamente il titolare Nery Pumpido dopo il suo infortunio. Goycochea divenne uno degli eroi del torneo, soprattutto nei rigori contro Jugoslavia e Italia. Un altro protagonista fu Claudio Paul Caniggia, detto la “Saeta rubia” per la sua folta chioma bionda, che con gol decisivi, come quello contro il Brasile negli ottavi di finale, si rivelò una delle figure più importanti del torneo. Nonostante l'Argentina non riuscisse a difendere il titolo, il Mondiale del 1990 rimase nella memoria come una competizione molto competitiva, in cui la nazionale argentina diede prova di grande carattere, ma che si concluse con una dolorosa sconfitta in finale.
AUSTRIA 1990
L'Austria partecipò per la sesta volta a un torneo iridato, tornando a giocare un Mondiale dopo l'assenza del 1986 in Messico. La sua esperienza al Campionato Mondiale di Calcio 1990 in Italia, però, non fu particolarmente esaltante. La squadra austriaca, allenata da Josef Hickersberger, si qualificò come seconda nel gruppo “3” europeo, alle spalle dell'Unione Sovietica. Il cammino iniziò con una sconfitta per 2 a 0 a Kiev contro l'URSS. Successivamente, l'Austria vinse in casa per 3 a 2 contro la Turchia e pareggiò 1 a 1 a Berlino contro la Germania Est. Seguirono un altro pareggio, 0 a 0 in trasferta contro l'Islanda, e una vittoria per 2 a 1 a Salisburgo. La squadra pareggiò anche contro l'Unione Sovietica in casa, ma subì una rovinosa sconfitta a Istanbul per 3 a 0. Nonostante ciò, riuscì a staccare il pass per Roma grazie a una larga vittoria per 3 a 0 contro la Germania Est a Vienna. Ai Mondiali, l'Austria fu inserita nel gruppo A insieme a Italia, Stati Uniti e Cecoslovacchia. La squadra perse 1 a 0 sia contro gli azzurri che contro la Cecoslovacchia, riuscendo a ottenere una sola vittoria, per 2 a 1, contro gli Stati Uniti. Tuttavia, questa vittoria non fu sufficiente per qualificarsi al turno successivo.
BELGIO 1990
Il Belgio si qualificò per i Mondiali del 1990 grazie al Gruppo “7” della zona UEFA, classificandosi primo a pari merito con la Cecoslovacchia. Durante la campagna di qualificazione vinse la prima partita per 1 a 0 contro la Svizzera, ottenendo poi due consecutivi pareggi contro la Cecoslovacchia e il Portogallo. Nella partita di ritorno contro la Cecoslovacchia si vinse per 2 a 1, per poi infliggere due schiaccianti vittorie: 5 a 0 contro il Lussemburgo e 3 a 1 contro il Portogallo. Concluse la qualificazione con due pareggi consecutivi, 2 a 2 contro la Svizzera e 1 a 1 contro il Lussemburgo, in una partita priva di importanza poiché la squadra fiamminga si era già assicuratala qualificazione. La nazionale, inizialmente allenata da Walter Meeuws e successivamente sostituita da Guy Thys, contava in rosa eccellenti giocatori, tra cui spiccavano il siciliano Enzo Scifo, Jan Ceulemans e Marc Degryse. Nei Mondiali il Belgio fu inserito nel Gruppo “E”, insieme a Spagna, Uruguay e Corea del Sud, disputando le proprie partite a Verona e Udine. Nella prima gara del “Bentegodi” affrontò la Corea del Sud, vincendo per 2 a 0 grazie alle reti di Marc Degryse e Michel De Wolf. Nella seconda partita i “Diavoli Rossi” incontrarono la Celeste in uno spettacolo di colori sugli spalti, imponendosi per 3 a 1: i marcatori belgi furono Jan Ceulemans, Vincenzo Scifo e Marc Gabriel Degryse, mentre per l’Uruguay segnò il goal della bandiera Javier Bengoechea. Nella terza e ultima gara del girone il Belgio fu sconfitto per 2 a 1 dalla Spagna; tuttavia, la sconfitta si rivelò ininfluente e la squadra si qualificò come seconda per gli ottavi di finale, dove affrontò l’Inghilterra a Bologna. La partita fu equilibrata e spettacolare, con i belgi che colpirono due pali e dominarono il gioco. Fu David Platt, con un gol al 119° minuto dei tempi supplementari, a decretare l’immeritata eliminazione dei Diavoli Rossi. Il gol decisivo nacque da un lancio perfetto di Gascoigne, seguito da una girata al volo spettacolare di Platt, una marcatura riconosciuta come una delle reti più belle e fortunate del torneo.
BRASILE 1990
Il Mondiale di Italia '90 non fu un'edizione felice per il Brasile, che uscì agli ottavi di finale contro l'Argentina di Maradona e Caniggia. Il Brasile, tradizionalmente noto per il calcio spettacolare e offensivo, si presentò in Italia con un'impostazione piuttosto difensiva sotto la guida del CT Sebastião Lazaroni. Per la prima volta nella sua storia, la Seleção giocò con una difesa a tre, composta da Ricardo Rocha, Mauro Galvão e Ricardo Gomes, uno schieramento ispirato al calcio italiano. Questo snaturamento della filosofia brasiliana non fu ben accolto dai tifosi e dalla stampa. Romário, all'epoca un giovane ma già grande talento, era stato incluso nella lista dei convocati nonostante fosse reduce da un grave infortunio. Tuttavia, Lazaroni lo utilizzò con il contagocce, facendolo entrare solo per pochi minuti al termine delle partite. La sua assenza fu oggetto di feroci critiche, soprattutto dopo l'eliminazione. La Seleção si qualificò per il Mondiale vincendo il proprio girone di qualificazione, reso celebre dal caso del portiere cileno Roberto Rojas. Il Brasile vinse facilmente la prima partita per 4 a 0 contro il Venezuela in trasferta e si ripeté con un secco 6 a 0 in casa. Con il Cile in corsa per la qualificazione ai danni dei celebri carioca, il Brasile nella gara di andata pareggiò 1 a 1 a Santiago, per poi vincere 1 a 0 a Rio de Janeiro nella famosa “partita della lametta”. L'episodio di Rojas fu uno dei più controversi nella storia delle qualificazioni ai Mondiali. Il 3 settembre 1989, allo stadio Maracanã, al 69° minuto, con il Brasile in vantaggio per 1 a 0 grazie a un gol del napoletano Careca, accadde il fatto clamoroso: il portiere cileno Rojas si accasciò a terra con il volto insanguinato. Subito i giocatori cileni circondarono l'arbitro e dichiararono che l’estremo difensore era stato colpito da un petardo lanciato dagli spalti. La situazione degenerò e la nazionale cilena abbandonò il campo, sostenendo che le condizioni non garantivano la sicurezza dei giocatori. Le immagini televisive e le successive analisi smascherarono la messinscena: nessun petardo aveva colpito il portiere cileno e si constatò che le ferite erano autoinflitte con una lametta nascosta nei guanti. La sceneggiata era stata orchestrata dallo stesso Rojas e dal CT cileno Orlando Aravena per ottenere la vittoria a tavolino. Di conseguenza, il Cile fu squalificato da Italia '90 e anche dalle qualificazioni per USA '94, mentre Rojas fu squalificato a vita, pena poi revocata nel 2001. Anche il medico della nazionale cilena e alcuni dirigenti vennero severamente puniti. L'episodio segnò la fine della carriera del portiere e rappresentò una macchia indelebile per il calcio cileno. Per il Brasile, invece, fu un sollievo, qualificandosi così senza problemi a Italia '90. Al Mondiale, come già accennato, il Brasile non andò oltre gli ottavi di finale, perdendo contro l'Argentina dopo aver vinto tutte le partite del girone “B” di Torino e Genova con il minimo scarto, lontano dallo spettacolare “futebol bailado” o dalla “Ginga” brasiliana. Vinse 2 a 1 contro la Svezia, 1 a 0 contro il Costa Rica e ancora 1 a 0 con la Scozia. Al turno successivo, contro l'Albiceleste, il Brasile dominò il gioco, colpì tre pali e creò numerose occasioni, ma a sorpresa perse 1 a 0 per un gol di Claudio Caniggia su assist di un ispirato Maradona. Ad alimentare la leggenda sull'immeritata eliminazione dei verdeoro vi è il cosiddetto episodio del “bicchiere avvelenato”, legato a un presunto trucco usato dagli argentini. Si dice che Claudio Branco, difensore del Brasile ed ex giocatore del Brescia, avesse bevuto dell'acqua “battezzata” da un massaggiatore argentino durante una pausa di gioco, avvertendo subito dopo un senso di stordimento. Anni dopo, Maradona confessò scherzosamente che la storia era vera, anche se alcuni pensano che fosse solo un modo per alimentare il mito di un'eliminazione assai controversa. Dopo il fallimento del 1990, il Brasile cambiò completamente approccio. Lazaroni venne esonerato e iniziò un rinnovamento che portò alla vittoria nel Mondiale '94, con una squadra più solida ma anche più concreta, guidata da fuoriclasse della nuova generazione come Romário e Bebeto. Italia '90 rimane, tuttavia, una delle edizioni più amare per il calcio brasiliano, tra pochezza tecnica, polemiche e critiche, rendendolo ancora oggi uno dei tornei più deludenti per i tifosi verdeoro.
CAMERUN 1990
Il Camerun che fu la vera sorpresa del Mondiale di Italia '90, diventando la prima nazionale africana a raggiungere i quarti di finale e lasciando un segno indelebile nella storia del calcio. Si qualificò per la sua seconda partecipazione dopo un lungo percorso, vincendo il gruppo “C” continentale. Iniziò il proprio cammino, l’otto gennaio del 1989 pareggiando a domicilio contro l’Angola, seguì una sconfitta per 2 a 0 in Nigeria, per poi riprendersi con un 2 a 1 in trasferta contro le “Antilopi” dell’Angola. Vinse le rispettive partite di andata e ritorno contro il Gabon e il successivi incontro con la Nigeria per 2 a 1. Giunto al Mondiale l’ esibizione dei Leoni verdi fu un mix tra impresa sportiva, episodi curiosi e il leggendario Roger Milla, l'attaccante che, a 38 anni, il giocatore più anziano in un mondiale, divenne il simbolo della squadra con le sue giocate e le celebri esultanze vicino alla bandierina del calcio d’angolo. Il Camerun iniziò il torneo affrontando l'Argentina campione in carica, guidata da Maradona, nella partita inaugurale a San Siro. Nessuno dava credito ai Leoni Indomabili, ma riuscirono a vincere 1 a 0 grazie a un colpo di testa di François Omam-Biyik, aiutato da un clamoroso errore del portiere argentino Nery Pumpido. Nonostante due espulsioni il Camerun resistette fino alla fine, scatenando l’entusiasmo del pubblico e dando il via a un torneo memorabile. Nel finale di quel match, il difensore Benjamin Massing si rese protagonista di un intervento brutale su Claudio Caniggia, con un fallo che ancora oggi viene mostrato nei filmati sui Mondiali. Massing colpì Caniggia con un’entrata durissima, perdendo addirittura un pezzo di scarpa nell'impatto! Fu espulso, ma il Camerun riuscì comunque a mantenere il vantaggio. Dopo la vittoria con l’Argentina, il Camerun superò anche la Romania per 2 a 1, con Roger Milla, che entrava dalla panchina, autore di una doppietta decisiva. Le sue esultanze danzanti vicino alla bandierina divennero iconiche. Anche se perse l’ultima partita del girone contro l’URSS per 4 a 0, il Camerun era già qualificato alla fase successiva. Negli ottavi di finale, il Camerun affrontò la Colombia e il match si decise nei supplementari. Ancora una volta, Roger Milla fu il protagonista assoluto: segnò altri due gol e, sul secondo, rubò palla con astuzia al portiere colombiano René Higuita, noto per il suo stile di gioco spericolato. Milla intercettò il pallone fuori area e segnò a porta vuota, mandando in visibilio i tifosi. Nei quarti di finale, il Camerun affrontò l'Inghilterra e andò incredibilmente vicino a una storica semifinale. Sotto di un gol, i Leoni Indomabili ribaltarono il risultato con un rigore di Emanuel Kundé e un gol di Eugène Ekéké, portandosi in vantaggio per 2 a 1 Purtroppo, la loro favola finì a pochi minuti dal termine: un rigore trasformato da Gary Lineker portò il match ai supplementari, dove un altro rigore di Lineker sancì il 3 a 2 finale per gli inglesi. L'impresa del Camerun a Italia '90 cambiò per sempre la percezione del calcio africano. Dopo quel torneo, la FIFA decise di aumentare il numero di posti riservati alle squadre africane nei Mondiali successivi. Inoltre, Roger Milla divenne una leggenda vivente, tornando a giocare anche nel Mondiale del 1994 a 42 anni, segnando un altro gol e battendo il record di marcatore più anziano della storia della Coppa del Mondo.
CECOSLOVACCHIA 1990
Era il 10 giugno del 1990 mi trovavo in autostrada per raggiungere Udine quando dalla corsia opposta intravidi un lungo serpentone di circa 50 pullman tutti uguali con una livrea bianca e beige. Erano i tifosi della Cecoslovacchia che seguivano per l’ultima volta la loro nazionale prima della dissoluzione dello stato cecoslovacco. Stavano andando a Firenze dove la nazionale mitteleuropea avrebbe incontrato quella statunitense. La Cecoslovacchia si qualificò brillantemente al Mondiale vincendo il proprio girone europeo a pari merito con il Belgio davanti a Portogallo, Svizzera e Lussemburgo. La squadra era guidata dall'allenatore Jozef Vengloš e poteva contare su una generazione di giocatori di altissimo livello, come l’enorme attaccante del Genoa Tomáš Skuhravý devastante di testa, Michal Bílek il rigorista e regista della squadra e altri pilastri di incontrastato valore Luboš Kubík della Fiorentina e Ivan Hašek dello Sparta Praga. Nelle qualificazioni ebbero ragione sia in casa sia in trasferta di Lussemburgo e Svizzera. Vittoria a Praga per 2 a 1 contro il Portogallo e pareggio a reti inviolate a Lisbona. L’unica sconfitta venne per mano del Belgio a Bruxelles per 2 a 1, a domicilio le due squadre già qualificate pareggiarono in Slovacchia per 0 a 0. Ai Mondiali La Cecoslovacchia venne sorteggiata nel Gruppo “A” con Italia, Austria e Stati Uniti. Il cammino nel girone fu eccellente. Vinse 5 a 1 a Firenze contro gli Stati Uniti, con un doppio Skuhravy, a seguire le reti di Michal Bílek, Luboš Kubík e Ivan Hašek. Il 15 giugno sempre a Firenze ebbe ragione dell’Austria per 1 a 0 in un match d’altri tempi. La vittoria decisiva per la qualificazione venne grazie ad un rigore di Michal Bílek. L’unica sconfitta nel girone eliminatorio venne per mano dell’Italia padrona di casa per 2 reti a 0, magistralmente trascinata dai gol e il gioco di Salvatore Schillaci e Roberto Baggio. Con due vittorie e una sconfitta, la Cecoslovacchia passò agli ottavi come seconda del girone dietro l'Italia. A Bari la Cecoslovacchia travolse per 4 a 1 la rivelazione Costa Rica con una prestazione dominante. Tomáš Skuhravý fu il mattatore con una tripletta di testa, mentre Luboš Kubík completò il punteggio finale. La tripletta di Skuhravý fu la prima e tuttora unica, interamente realizzata di testa in un Campionato del Mondo. Il sogno della Cecoslovacchia si infranse il 1° luglio a Milano contro la Germania Ovest per 1 a 0. La partita fu decisa da un calcio di rigore trasformato da Lothar Matthäus. La Cecoslovacchia giocò con grande coraggio, ma non riuscì a superare la solida difesa tedesca. Fu l'ultima apparizione della Cecoslovacchia ai Mondiali, perché nel 1993 il paese si divise in due stati, Repubblica Ceca e Slovacchia. Tuttavia, questa squadra lasciò un ricordo indelebile per il suo gioco offensivo e spettacolare.
COLOMBIA 1990
La Colombia ai Mondiali del 1990 fece il suo ritorno sulla scena globale dopo un’assenza di 28 anni, l’ultima partecipazione fu quella del 1962 in Cile. Quella italiana fu un'edizione storica per i “Cafeteros”, che raggiunsero per la prima volta gli ottavi di finale. La Colombia si qualificò passando per un girone sudamericano complicato. Vinse il girone ma con meno punti rispetto ad Uruguay e Brasile vincitori degli altri gruppi di qualificazione, costringendola a giocare uno spareggio intercontinentale contro Israele. Dopo una vittoria per 1 a 0 in casa con una rete di Albeiro Usuriaga e uno 0 a 0 a Tel Aviv, la squadra ottenne il pass per Italia '90. L’allenatore era il carismatico Francisco Maturana, fautore di un gioco tecnico e basato sul possesso palla, tipico dello stile colombiano. Al Mondiale la Colombia fu inserita nel Gruppo “D” con Germania Ovest, Jugoslavia ed Emirati Arabi Uniti. Tenne a battezzo proprio i mediorientali, al Dall’Ara di Bologna, vincendo per 2 a 0 con le reti del capelluto Carlos Valderrama e Bernardo Redín. Nella seconda gara contro i talentuosi “Plavi”, la Colombia subì una sconfitta per 1 a 0 con il gol decisivo del cesenate Davor Jozic. L’ultima partita, del girone, giocata a Milano, divenne storica. La Colombia doveva ottenere almeno un punto per qualificarsi e lo fece in maniera drammatica. Dopo aver resistito per 88 minuti ai tedeschi, la Colombia subì un gol al 89'. Sembrava finita, ma al terzo minuto di recupero, una splendida azione corale culminò con il gol del pareggio di Freddy Rincón. Grazie al pareggio, la Colombia si qualificò come una delle migliori terze. Agli ottavi di finale la Colombia affrontò il sorprendente Camerun di Roger Milla. La partita terminò 0 a 0 dopo i tempi regolamentari. Ai supplementari la difesa colombiana crollò letteralmente di fronte all’agonismo degli africani. Roger Milla segnò due reti nel giro di 3 minuti sfruttando tutta la sua esperienza e la sua velocità. Bernardo Redín accorciò le distanze al 115°, ma non bastò per avere ragione dei “Leoni Indomabili”. A decretare l’eliminazione della Colombia dal Mondiale fu un errore fatale del portiere colombiano René Higuita, soprannominato “lo scorpione”, per la sua particolare abilità di parare con i piedi al volo lanciandosi in avanti, proprio come la coda di uno scorpione nell’atto di attaccare le sue prede. Sul secondo gol di Milla, il portiere colombiano, usci dalla propria area di rigore, cercò di dribblare l'attaccante camerunense, ma perse palla, Milla ne approfittò volando verso la porta avversaria e segnando a porta vuota. Questo errore costò l'eliminazione alla Colombia e rese ancora più iconico lo stile “folle” del portiere colombiano. Nonostante questa rocambolesca eliminazione, il torneo di Italia '90 segnò l’inizio della “Golden Era colombiana” che si qualificò anche ai mondiali successivi con ambizioni sempre maggiori. Mantenendo tra i pali un’indimenticabile Higuita… nel bene e nel male!
COREA DEL SUD 1990
La Corea del Sud ai Mondiali di Italia '90 non lasciò un grande ricordo in termini di risultati, ma la sua partecipazione fu comunque significativa perché segnò un momento di crescita per il calcio asiatico. Fu la terza partecipazione della nazionale sudcoreana alla Coppa del Mondo dopo le esperienze del 1954 e del 1986, ma purtroppo si concluse con tre sconfitte su tre partite. La Corea del Sud si qualificò a Italia '90 vincendo il torneo di qualificazione asiatico dell’AFC. Il cammino verso l’Italia fu lungo ma non impegnativo. La Corea del Sud chiuse il primo girone eliminatorio vincendo tutte le partite, sia in casa sia in trasferta, contro Malaysia, Singapore, India e Nepal, con una differenza reti impressionante: 25 realizzate e 0 subite. La seconda fase si dimostrò più impegnativa, poiché dovette affrontare squadre ben più competitive. Tuttavia, la Corea giunse prima anche in questa fase, vincendo 3 partite, pareggiandone 2, senza subire alcuna sconfitta. Si disputarono partite di sola andata e la Corea vinse contro Cina, Corea del Nord e Arabia Saudita, pareggiando contro Emirati Arabi Uniti e Qatar. La squadra era allenata dal coreano Lee Hoe Taik e si presentava con una rosa ricca di giocatori locali, con pochi elementi militanti in Europa. I sudcoreani vennero inseriti in un girone difficilissimo con Belgio, Spagna e Uruguay, tre squadre molto forti e più esperte. Nel debutto a Verona, la Corea del Sud contro il Belgio resistette per solo un tempo, e nella ripresa subì le reti di Degryse e Vervoort. A Udine, contro la Spagna, i coreani subirono una netta sconfitta per 3 a 1. Michel segnò una tripletta per la “Roja”, mentre il gol della bandiera per la Corea arrivò con uno spettacolare tiro da fuori area di Hwangbo Kwan. Nell’ultima gara contro l’Uruguay ci fu un dramma sportivo. La Corea del Sud giocò alla pari con i sudamericani per tutta la partita e, in alcuni frangenti, sembrò addirittura dominare il più esperto avversario. Sembrava poter conquistare il suo primo punto, ma al 90° minuto subì un gol beffardo di Daniel Fonseca, che condannò i coreani all’uscita dal Mondiale con zero punti. Con 9 gol subiti e solo 1 segnato, la Corea del Sud fu una delle peggiori difese del torneo. Il ritorno in patria non fu indolore e tutta la delegazione coreana fu fortemente criticata e attaccata dalla stampa locale, che non risparmiò dure accuse alla squadra e allo staff tecnico.
COSTA RICA 1990
Il Mondiale di Italia 1990 fu il primo della storia per la Costa Rica, e la sua partecipazione si trasformò in una delle più belle sorprese di quel torneo. I “Ticos”, considerati una squadra minore alla vigilia, riuscirono a superare la fase a gironi e a conquistare il cuore degli appassionati con prestazioni memorabili. Il cammino nelle qualificazioni CONCACAF non fu facile, ma la Costa Rica riuscì a qualificarsi anche grazie all'assenza del Messico, la squadra più forte della confederazione centroamericana, punita per uno scandalo legato all’età dei giocatori utilizzati nelle giovanili. La Costa Rica conquistò così uno dei due posti disponibili, insieme agli Stati Uniti. L’allenatore durante le qualificazioni, Marvin Rodríguez, fu sostituito a pochi mesi dal torneo iridato dal serbo Bora Milutinović, un tecnico esperto nel far rendere al massimo le squadre “underdog”. La squadra vinse il proprio girone con 11 punti, precedendo Stati Uniti, Guatemala, Trinidad & Tobago ed El Salvador. Al debutto nel nuovo Stadio delle Alpi di Torino, la Costa Rica sorprese non solo per aver tenuto testa al Brasile, perdendo con il minimo scarto per 1 a 0, ma anche per essere scesa sul terreno di gioco con una maglia davvero inusuale. In quell’occasione, infatti, la squadra giocò vestita di bianco e nero, dando l'impressione di vedere in campo la Juventus. Alcuni dissero che Milutinović avesse scelto quei colori per ingraziarsi il pubblico juventino, altri sostennero che la federazione costaricana avesse optato per quella divisa in onore dello Sport Club La Libertad, la prima squadra professionistica fondata in Centro America. In realtà, il tecnico serbo scelse quella livrea in omaggio alla sua squadra del cuore, il Partizan di Belgrado. Nella seconda gara, contro la Scozia, la Costa Rica ottenne una storica vittoria grazie al gol di Juan Cayasso, autore della prima rete della nazionale ai Mondiali. Anche nel terzo match i “Ticos” stupirono il mondo, battendo la Svezia per 2 a 1 sul terreno del Luigi Ferraris di Genova. Sotto di un gol dopo la rete di Johnny Ekström, la squadra centroamericana ribaltò la partita con i gol di Roger Flores e Hernán Medford, ottenendo una storica qualificazione agli ottavi. La favola della Costa Rica si fermò contro una forte Cecoslovacchia, che si impose per 4 a 1. Tomáš Skuhravý segnò una tripletta per i cecoslovacchi, mentre Ronald González realizzò l’unico gol costaricano. Punto di forza della squadra fu sicuramente l’esperienza del CT Bora Milutinović, un vero mago nel guidare squadre emergenti o di paesi privi di tradizione calcistica. Dopo questa performance, la Costa Rica si guadagnò il rispetto internazionale per il suo stile di gioco organizzato e la capacità di sorprendere avversari più quotati. Fu un debutto memorabile e la squadra divenne una presenza costante nel panorama calcistico mondiale.
EGITTO 1990
L'Egitto tornò ai Mondiali di calcio dopo una lunghissima assenza: la sua ultima partecipazione risaliva al 1934, sempre in Italia. Si qualificò vincendo complessivamente il doppio spareggio contro l'Algeria, pareggiando 0 a 0 ad Algeri e imponendosi 1 a 0 al Cairo. Nel girone di qualificazione ottenne vittorie casalinghe contro Liberia, Malawi e Kenya, ma in trasferta non riuscì mai a vincere, raccogliendo solo due pareggi contro Kenya e Malawi e una sconfitta a Monrovia contro la Liberia. Inserito nel Girone “F” con sede a Cagliari e Palermo, l'Egitto si trovò ad affrontare avversari di alto livello: Inghilterra, Olanda e Irlanda, tre squadre europee molto organizzate ed esperte. Tuttavia, la Nazionale dei Faraoni si rivelò più ostica del previsto. Nella partita d'esordio, giocata il 12 giugno 1990 allo stadio Barbera di Palermo che fu invaso dai tifosi nordafricani, l'Egitto sorprese tutti bloccando sul 1 a 1 i campioni d’Europa in carica dell’Olanda. Al gol del futuro attaccante del Pisa, Wim Kieft, rispose Magdi Abdelghani su calcio di rigore, segnando la prima rete egiziana nella storia dei Mondiali. Nel secondo incontro, contro l'Eire, gli egiziani ottennero un deludente 0 a 0 in una partita caratterizzata dalle continue perdite di tempo dei portieri. L'egiziano Ahmed Shobair si distinse in particolare per il suo atteggiamento attendista, ma anche l'irlandese Pat Bonner non fu da meno, adottando la stessa strategia nel secondo tempo. L'arbitro argentino Juan Carlos Loustau lasciò spesso correre, contribuendo alla frustrazione generale. Al termine della gara piovvero critiche sugli organizzatori del torneo, accusati di non aver adeguato il regolamento, penalizzando così lo spettacolo per il pubblico. Il match venne soprannominato “Il sonno di Palermo” per la sua lentezza e la totale mancanza di azione. Quella partita contribuì direttamente a una storica modifica del regolamento FIFA: nel 1992 venne introdotta la regola del retropassaggio, che vietò ai portieri di prendere la palla con le mani dopo un passaggio volontario di un compagno. Insomma, sebbene l'Egitto avesse ottenuto un punto prezioso, il match passò alla storia per aver provocato un cambiamento fondamentale nel calcio.
EIRE 1990
L'Irlanda, all’epoca conosciuta come Eire, debuttò ai Mondiali di calcio nel 1990 in Italia. Sotto la guida del carismatico allenatore Jack Charlton, ex campione del mondo con l’Inghilterra nel 1966, la nazionale irlandese si distinse per il suo spirito combattivo e per una difesa solida, riuscendo sorprendentemente a raggiungere i quarti di finale. La strada verso il Mondiale italiano non fu semplice: l'Eire dovette superare un duro girone di qualificazione, affrontando Ungheria, Irlanda del Nord, Spagna e Malta. Inserita nel Girone “F”, esordì al mondiale contro la fortissima Inghilterra a Cagliari. In quello che venne considerato un derby britannico, dato che quasi tutti i giocatori irlandesi militavano nei campionati inglesi, l’Inghilterra partì forte e dopo soli otto minuti passò in vantaggio con Gary Lineker, che approfittò di una respinta corta del portiere Pat Bonner. L’Eire, tuttavia, non si perse d’animo e al 73° minuto l’attaccante dell’Everton Kevin Sheedy pareggiò con un tiro secco di sinistro che batté Peter Shilton. Il match terminò 1 a 1, lasciando l’Irlanda con buone speranze di qualificazione. La seconda partita, disputata contro l’Egitto, fu una delle più noiose nella storia dei mondiali e passò alla storia con il soprannome di “Il sonno di Palermo”. Finì 0 a 0, con entrambe le squadre incapaci di creare occasioni da gol e i portieri protagonisti di ripetute perdite di tempo. Il match contribuì alla successiva introduzione della regola del retropassaggio nel 1992. Nell'ultima partita del girone, l'Eire ottenne un altro pareggio per 1 a 1 contro l'Olanda grazie a un gol fortunoso di Niall Quinn, che approfittò di un macroscopico errore del portiere olandese Hans van Breukelen. Questo risultato, combinato con quello dell'Inghilterra, portò a una situazione curiosa e inusuale: Inghilterra, Olanda e Irlanda chiusero tutte con 3 punti, 2 gol segnati e 2 subiti. La classifica fu decisa tramite sorteggio della FIFA, che stabilì l’ordine finale e garantì il passaggio dell’Eire agli ottavi di finale. Negli ottavi di finale, l'Irlanda affrontò la Romania in un match molto equilibrato, terminato 0 a 0 dopo i tempi supplementari. La qualificazione ai quarti si decise ai calci di rigore, dove il portiere irlandese Pat Bonner parò il tiro decisivo del romeno Daniel Timofte, permettendo a David O’Leary di segnare il rigore che consegnò all’Irlanda una storica qualificazione ai quarti di finale. In questa fase, l’Irlanda affrontò l’Italia allo Stadio Olimpico di Roma il 30 giugno 1990. Gli azzurri si imposero per 1 a 0 grazie a una rete di Salvatore “Toto” Schillaci, che approfittò di una respinta corta di Bonner. Nonostante l’eliminazione, il cammino dell’Irlanda venne accolto come un trionfo. Al rientro a Dublino, la squadra fu accolta da una folla oceanica, con oltre 500.000 persone scese in strada per celebrare l’impresa. Il Mondiale del 1990 contribuì a consolidare il calcio come sport di punta nell’isola, lasciando un ricordo indelebile nella storia sportiva del paese.
EMIRATI ARABI 1990
Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) fecero la loro prima e finora unica apparizione ai Mondiali di calcio nel 1990 in Italia. La qualificazione rappresentò già di per sé un'impresa storica, considerando che la nazionale emiratina era relativamente giovane e priva di esperienza internazionale. Gli EAU ottennero il pass per il Mondiale grazie a un’ottima prestazione nella fase di qualificazione asiatica. Nel primo turno vinsero il proprio girone nonostante una sconfitta al debutto contro il più esperto Kuwait, per poi imporsi in tutte le altre partite. Le sfide con lo Yemen del Sud non furono disputate a causa del ritiro della nazionale yemenita. Nella seconda fase gli avversari si rivelarono più ostici, ma gli Emirati riuscirono comunque a qualificarsi vincendo una sola partita, contro la Cina, e pareggiando tutti gli altri incontri contro: Corea del Sud, Corea del Nord, Qatar e Arabia Saudita. A guidare la squadra vi era il brasiliano Carlos Alberto Parreira, un vero “globetrotter” del calcio, che aveva già allenato il Kuwait ai Mondiali del 1982 e che, successivamente, sarebbe diventato campione del mondo con il Brasile nel 1994. Giunti in Italia con la consapevolezza di essere una squadra inesperta e con poche ambizioni, se non quella de coubertiana di partecipare, gli EAU vennero inseriti in un girone di ferro con Germania Ovest, Jugoslavia e Colombia. La differenza di livello fu evidente fin da subito, ma la squadra emiratina giocò comunque con determinazione e orgoglio. All’esordio, gli emiratini affrontarono la Colombia. Nonostante una buona resistenza nel primo tempo, la squadra sudamericana si impose per 2 a 0 grazie ai gol di Bernardo Redín e Carlos Valderrama. Il 15 giugno 1990, a San Siro, gli Emirati si trovarono di fronte la Germania Ovest, che avrebbe poi vinto il torneo. La sfida terminò con una netta sconfitta per 5 a 1, ma il gol di Ismail Mubarak al 46° minuto rappresentò un momento storico: fu la prima rete degli EAU in un Mondiale. I tedeschi, guidati da Lothar Matthäus e Jürgen Klinsmann, dominarono il match, dimostrando la loro superiorità tecnica e tattica. Nell’ultima partita del girone, gli EAU subirono un'altra pesante sconfitta, questa volta per 4 a 1 contro la Jugoslavia. Rimase la soddisfazione di segnare un'altra rete con Ali Thani, ma la squadra slava, ricca di talenti come Dragan Stojković e Dejan Savićević, si rivelò troppo forte per gli asiatici. A differenza delle altre nazionali presenti al torneo, molti giocatori degli EAU non erano professionisti a tempo pieno, alcuni avevano altre occupazioni e la maggior parte militava nel campionato locale, all’epoca ancora poco sviluppato. Questo rese ancora più sorprendente la loro qualificazione. Nonostante le tre sconfitte, la squadra venne accolta in patria come degli eroi. L’eredità di questa partecipazione si fece sentire negli anni successivi, con un crescente interesse per il calcio e ingenti investimenti nello sviluppo del settore calcistico e dello sport in generale. Questo portò a una maggiore importanza della lega nazionale e a nuove qualificazioni ai tornei continentali, ma, mai più ad un mondiale.
GERMANIA OVEST 1990
Il Muro di Berlino era caduto pochi mesi prima dell’inizio del Mondiale ma, sportivamente le due Germanie continuavano ad essere separate. Per la Germania Ovest, sarà l’ultimo mondiale con questo suffisso, si qualificò come seconda nel gruppo “4” dietro la più talentuosa e campione d’Europa in carica dell’Olanda. Vinse la prima gara in trasferta ad Helsinki per 4 a 1 contro la Finlandia, per poi pareggiare sia a domicilio sia in trasferta con l’Olanda. A seguire un altro pareggio per 0 a 0 contro il Galles che iniziò a far preoccupare le alte sfere del calcio tedesco. Le successive due vittorie con Finlandia e Galles ridestarono l’orgoglio tedesco e permisero alla “Mannschaft” di staccare il pass per Roma come seconda del girone di qualificazione. La Germania Ovest fu inserita nel gruppo “F”, con Jugoslavia, Emirati Arabi Uniti e Colombia. Le aspettative erano alte, e la squadra non deluse, vincendo tutte le partite. Nella prima gara contro la Jugoslavia a Milano vinse per 4 a 1 con una doppietta di Lothar Matthäus e una rete a testa di Jurgen Klinsmann e Rudy Voeller, per i “Plavi” andò a segno il mediano del Cesena Davor Jozic. Nella seconda partita conseguirono una larga vittoria per 5 a 1 contro gli inesperti Emirati Arabi, andarono a segno per i bianchi: un doppio Voeller, ancora Klinsmann, Matthäus e Bein. Contro la Colombia la Germania si accontentò di un’ininfluente pareggio per 1 a 1 alla rete di Littbarski rispose Rincon a tempo scaduto. Agli ottavi di finale la Germania Ovest affrontò l’Olanda, la squadra che diede tanto filo da torcere ai tedeschi durante le qualificazioni. In questa occasione furono invece i teutonici ad avere la meglio, vincendo convincentemente per 2 a 1; reti del solito Klinsmann e Andreas Brehme. Ai quarti superarono con maggiore fatica una ostica Cecoslovacchia per 1 a 0 solo grazie ad un generoso calcio di rigore realizzato dall’interista Matthäus. In semifinale la squadra tedesca si trovò di fronte la forte nazionale inglese. La partita iniziò con un buon ritmo. L’Inghilterra cercava di imporre il proprio gioco, mentre la Germania Ovest, pur giocando un calcio difensivo, non rinunciava a pungere in contropiede. Nonostante le numerose occasioni da ambo le parti, il match si chiuse 0 a 0 dopo 90 minuti. Nei 30 minuti dei supplementari, la tensione aumentò ulteriormente. Entrambe le squadre si affrontarono a viso aperto, fu la Germania Ovest a trovare il vantaggio al 4° minuto del secondo tempo supplementare grazie a un gol di Rudi Voeller, che sfruttò un errore di testa del difensore inglese Des Walker. Tuttavia, l’Inghilterra riuscì a pareggiare al 16° del secondo tempo supplementare, con un gol di Gary Lineker rimettendo il punteggio in parità per 1 a 1. La partita fu decisa ai rigori, la Germania realizzò tutti i tiri dal dischetto e trionfò grazie agli errori di Stuart Pearce e Glenn Hoddle. Questa finale fu la ripetizione della finale del 1986, in cui l'Argentina di Diego Maradona aveva sconfitto la Germania Ovest 3 a 2 in Messico. Ma nel 1990, la situazione era molto diversa. L'Argentina, campione in carica, arrivava alla finale con una squadra meno brillante rispetto a quella del 1986, e Maradona non era più lo stesso giocatore dominante di quattro anni prima. La Germania Ovest, invece, guidata da Franz Beckenbauer, aveva una squadra solida, compatta, e ben organizzata, riscattò immediatamente la sconfitta subita nel 1986. La partita fu dura i giocatori in campo non risparmiarono il loro agonismo, tatticamente impeccabile e stata caratterizzata da un grande equilibrio. La Germania Ovest, dovette fare i conti con l’atteggiamento difensivo e determinato degli argentini, che cercavano di sfruttare ogni occasione per ribattere in contropiede. Nel secondo tempo la partita divenne sempre più nervosa, con molti falli e cartellini gialli. I tedeschi trovarono il gol decisivo al 85° minuto, con un penalty trasformato da Andreas Brehme per un fallo di Roberto Sensini sul romanista Rudi Voeller. Fu la prima e tutt’ora unica finale terminata con un calcio di rigore. La Germania Ovest vinse 1 a 0, conquistando il terzo titolo mondiale della sua storia, il terzo come Germania Ovest, dopo il 1954 e 1974.
INGHILTERRA 1990
Il Mondiale del 1990 fu un torneo molto significativo per l’Inghilterra, che riuscì ad arrivare fino alle semifinali, ottenendo il suo miglior piazzamento dopo la vittoria del 1966. La squadra, guidata dal CT Bobby Robson, divenne celebre per il carisma di alcuni giocatori, tra cui Paul Gascoigne, Gary Lineker e David Platt. Arrivò al Mondiale dopo essersi classificata seconda, alle spalle della Svezia, nel secondo girone di qualificazione UEFA. Esordì con un pareggio a reti bianche contro gli scandinavi, per poi vincere due partite consecutive a Wembley, 5 a 0 contro l’Albania e 3 a 0 contro la Polonia. Nel ritorno con la Svezia a Stoccolma ripeté lo stesso risultato dell’andata. Ottenne un ulteriore pareggio contro la Polonia a Chorzow e concluse il cammino con una vittoria per 2 a 0 contro l’Albania a Tirana. Al torneo iridato, la partenza della squadra inglese non fu entusiasmante, pareggiando 1 a 1 contro gli esordienti cugini della Repubblica d’Irlanda, con gol di Gary Lineker. Nella seconda gara, l’Inghilterra vinse 1 a 0 contro l’Egitto con una rete dell’attaccante del Derby County Mark Wright. Nonostante il divario tecnico tra le due squadre, il match risultò poco spettacolare, caratterizzato da un gioco macchinoso e molto tattico. La squadra africana impedì agli inglesi di esprimere il loro gioco, le azioni pericolose avvennero solo su palle inattive. Nel terzo match, arrivò un altro pareggio contro l’Olanda di Ruud Gullit, che non ebbe conseguenze sul passaggio del turno, poiché tutte e tre le squadre, Olanda, Inghilterra ed Eire, si classificarono a pari punti e avanzarono alla fase successiva. Agli ottavi di finale, l’Inghilterra superò il Belgio per 1 a 0 dopo i tempi supplementari grazie a una rete del futuro barese David Platt. La partita, disputata allo Stadio Renato Dall'Ara di Bologna, fu molto equilibrata e tesa, con entrambe le squadre che colpirono i pali e sfiorarono più volte il gol. Il Belgio giocò meglio, ma alla fine la dura legge del gol premiò la nazionale inglese. Il quarto di finale contro il sorprendente Camerun rimase iconico nella storia dei Mondiali. La partita, giocata allo Stadio San Paolo di Napoli, vide i “Leoni indomabili” a un passo dall'impresa, prima che due rigori di Lineker salvassero l’Inghilterra e la mandassero in semifinale. La nazionale inglese era sotto per 2 a 1 a pochi minuti dalla fine, quando il solito Lineker si procurò e trasformò un calcio di rigore fondamentale per il pareggio. Nei tempi supplementari, lo stesso Lineker ottenne un altro rigore e lo segnò nuovamente, portando l’Inghilterra sul 3 a 2 definitivo. Dopo la partita, Bobby Robson dichiarò: “Abbiamo affrontato una squadra incredibile. Il Camerun ha giocato meglio di noi per lunghi tratti e meritava forse più di noi di passare il turno”. Contro la Germania Ovest, l’Inghilterra disputò una grande partita ma subì un gol su un tiro deviato di Andreas Brehme. Lineker pareggiò nel secondo tempo, portando il match ai supplementari. Celebre fu l’episodio di Paul Gascoigne, che scoppiò in lacrime dopo aver ricevuto un cartellino giallo che gli avrebbe impedito di giocare l’eventuale finale. Ai rigori, Stuart Pearce e Chris Waddle sbagliarono, mentre la Germania fu perfetta segnando tutti e cinque i penalty. L'immagine di Gascoigne in lacrime divenne una delle più celebri nella storia dei Mondiali. Quel momento trasformò il giocatore inglese in una leggenda nazionale, tanto che la canzone “World in Motion” dei New Order, colonna sonora dell’Inghilterra in quel torneo, divenne un inno generazionale. Famosa rimase anche la frase pronunciata da Gary Lineker: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vince la Germania”. L’Inghilterra dovette accontentarsi della finale di consolazione per il terzo posto contro l’Italia, giocata allo Stadio San Nicola di Bari il 7 luglio 1990. L’Italia passò in vantaggio al 71° minuto con Roberto Baggio, ma l’Inghilterra trovò il pareggio dieci minuti dopo con un colpo di testa di David Platt. Solo tre minuti più tardi, l’arbitro francese Joel Quiniou assegnò un calcio di rigore per l’Italia per un fallo di Paul Parker su Salvatore Schillaci. Lo stesso Schillaci trasformò, segnando il suo sesto gol nel torneo, che gli valse il titolo di capocannoniere di Italia ‘90. Per l’Inghilterra fu una chiusura amara, ma comunque onorevole, in un Mondiale che l’aveva vista tornare tra le grandi del calcio.
ITALIA 1990
I Mondiali di Italia ‘90 rappresentarono un’occasione irripetibile per la nazionale italiana, che giocava in casa con il sostegno del pubblico e il sogno di conquistare il titolo. Gli Azzurri, guidati dal CT Azeglio Vicini, schieravano una squadra talentuosa con giocatori del calibro di Roberto Baggio, Salvatore “Totò” Schillaci, Franco Baresi, Paolo Maldini e Walter Zenga. Nonostante un cammino quasi perfetto fino alla semifinale, l’Italia si fermò ai rigori contro l’Argentina di Maradona, chiudendo il torneo con un terzo posto che lasciò molto amaro in bocca. L’Italia non dovette affrontare le qualificazioni in quanto paese ospitante, ma disputò alcune amichevoli di preparazione contro Argentina, Olanda, Inghilterra, Brasile e Algeria, senza però convincere del tutto. Inoltre, l’unico banco di prova significativo fu l’Europeo del 1988 in Germania Ovest, dove gli Azzurri raggiunsero le semifinali prima di essere eliminati dall’Unione Sovietica. Inserita nel gruppo “A” insieme ad Austria, Stati Uniti e Cecoslovacchia, l’Italia esordì il 9 giugno 1990 allo Stadio Olimpico di Roma, battendo l’Austria per 1 a 0 grazie a un gol di Salvatore Schillaci. Cinque giorni dopo, sempre nella capitale, superò gli Stati Uniti con lo stesso punteggio, grazie a una rete del romanista Giuseppe Giannini. Nell’ultima partita del girone, l’Italia sconfisse la Cecoslovacchia per 2 a 0, con gol di Schillaci e Roberto Baggio, chiudendo il girone a punteggio pieno e senza subire reti. Agli ottavi di finale, gli Azzurri affrontarono l’Uruguay di Óscar Tabárez. La squadra sudamericana partì forte, cercando di chiudere gli spazi, ma l’Italia trovò il vantaggio al 65° con Schillaci, bravo a insaccare di testa dopo una respinta del portiere uruguayano. Nel finale, Aldo Serena chiuse la partita con un altro colpo di testa su cross di De Napoli, siglando il 2 a 0 che valse la qualificazione ai quarti di finale. In questa fase, l’Italia affrontò l’Eire, una delle sorprese del torneo. Allenata dall’inglese Jack Charlton, la squadra irlandese si affidava a un gioco fisico, una difesa solida e rapidi contropiedi. Dopo aver eliminato la Romania ai rigori, sperava in un’altra impresa. Tuttavia, al 38° fu ancora Schillaci a decidere la partita, infilando la palla alle spalle del portiere Pat Bonner e regalando agli Azzurri un’altra vittoria senza subire gol. La semifinale tra Italia e Argentina si giocò a Napoli in uno stadio gremito. Fu una partita dal forte impatto emotivo, segnata dall’iconico labiale di Diego Maradona, che rivolse un insulto ai tifosi italiani mentre questi fischiavano l’inno argentino. L’Italia passò in vantaggio al 17° con Schillaci, ma venne raggiunta nella ripresa da un colpo di testa di Claudio Caniggia, che segnò l’unico gol subito da Walter Zenga nei tempi regolamentari del torneo. La partita si decise ai rigori, dove gli errori di Donadoni e Serena costarono all’Italia l’accesso alla finale. Dopo la delusione, l’Italia si trovò a giocare la finale per il terzo posto contro l’Inghilterra, anch’essa eliminata ai rigori dalla Germania Ovest. Anche se il podio non era il traguardo sperato, gli Azzurri vollero chiudere il torneo con una vittoria davanti al proprio pubblico. Il 2 a 1 finale, firmato da Baggio e Schillaci su rigore, con gol inglese di David Platt, permise all’Italia di chiudere il Mondiale con un riconoscimento: Totò Schillaci divenne capocannoniere con 6 gol. Il Mondiale delle “notti magiche” si concluse con la grande delusione di non aver sfruttato al meglio il fattore campo. Nonostante l’epilogo amaro, Italia ‘90 rimase un torneo iconico, fatto di atmosfere uniche, coreografie spettacolari e una colonna sonora, “Un’estate italiana”, che ancora oggi evoca nostalgia e passione nei cuori dei tifosi.
JUGOSLAVIA 1990
La Jugoslavia si presentò ai Mondiali di Italia ‘90 con una squadra talentuosa, ricca di giocatori di primissimo livello, molti dei quali sarebbero diventati stelle del calcio europeo con le rispettive nazionali negli anni successivi. Fu l’ultima apparizione della nazionale dei “Plavi” in una competizione internazionale, prima della dissoluzione del paese e della tragica guerra degli anni ‘90. Tra i nomi più noti figuravano Dragan Stojković, Robert Prosinečki, Dejan Savićević, Darko Pančev e Safet Sušić, guidati dal commissario tecnico Ivica Osim. La Jugoslavia si qualificò ai Mondiali dominando il girone “5”, piazzandosi al primo posto davanti alla Scozia ed eliminando sorprendentemente la Francia. La squadra dimostrò solidità e talento offensivo, facendo sperare in un grande torneo in Italia. Il cammino nelle qualificazioni iniziò con un pareggio per 1 a 1 contro la Scozia a Glasgow, seguito da un entusiasmante vittoria contro la Francia a Belgrado: sotto di un gol, i “Plavi” ribaltarono il risultato con le reti di Sušić, Stojković e Pančev. Successivamente, superarono agevolmente Cipro per 4 a 0 e pareggiarono 0 a 0 a Parigi contro la Francia. Poi, misero insieme una serie di vittorie consecutive: 2 a 1 in trasferta contro la Norvegia, 3 a 1 contro la Scozia, 1 a 0 ancora contro la Norvegia e infine 2 a 1 contro Cipro, in una partita giocata ad Atene per motivi di sicurezza. Inserita nel Gruppo “D”, con partite disputate a Bologna e Milano, la Jugoslavia affrontò Germania Ovest, Colombia ed Emirati Arabi Uniti. Il torneo iniziò con una pesante sconfitta per 4 a 1 contro i tedeschi. Nonostante il gol del bosniaco Davor Jozić, la Jugoslavia non riuscì a contrastare la superiorità della Germania, che dominò la partita. Nella seconda gara, contro la Colombia, i “Plavi” si riscattarono con una vittoria per 1 a 0, grazie ad un altro gol del cesenate Jozić. Nell’ultimo match della fase a gironi, superarono senza difficoltà gli Emirati Arabi Uniti per 4 a 1, con una doppietta di Darko Pančev e le reti di Sušić e Prosinečki. Con due vittorie su tre partite, la Jugoslavia si qualificò agli ottavi di finale come seconda del girone, alle spalle della Germania Ovest. Agli ottavi, la Jugoslavia affrontò la Spagna in una delle partite più spettacolari del torneo, giocata allo stadio Bentegodi di Verona. Dragan Stojković fu il grande protagonista della serata, segnando entrambi i gol nella vittoria per 2 a 1 ai supplementari. Dopo il suo primo gol, la Spagna pareggiò con un rigore trasformato da Julio Salinas, ma fu ancora Stojković, soprannominato “Pixie”, a decidere il match con una splendida punizione al 92°. Quel giorno, gli spettatori di Verona assistettero inconsapevolmente all’ultima vittoria della Jugoslavia in una fase finale della Coppa del Mondo. Nei quarti di finale, giocati a Firenze, il sogno jugoslavo si interruppe contro l'Argentina campione in carica. La partita terminò 0 a 0 dopo i supplementari, nonostante l'espulsione di Refik Šabanadžović al 31°. La Jugoslavia resistette fino alla lotteria dei rigori, in cui il portiere Tomislav Ivković riuscì persino a parare un tiro a Diego Maradona. Tuttavia, gli errori di Stojković, Brnović e Hadžibegić risultarono fatali: l’Argentina vinse 3 a 2 e si qualificò per la semifinale. Il rigore sbagliato dal bosniaco Faruk Hadžibegić divenne il simbolo della fine di una nazione e ispirò alcuni autori, nello scrivere, tra cui “L’ultimo rigore di Faruk. Storie tra calcio e guerra” di Gigi Riva (omonimo dell'ex campione del Cagliari). La Jugoslavia di Italia ‘90 fu una delle squadre più affascinanti del torneo, un perfetto mix di talento e orgoglio. L’eliminazione ai rigori contro l’Argentina fu un’uscita ingiusta per una squadra che aveva mostrato grande qualità. Purtroppo, quella fu l’ultima avventura della Jugoslavia nel calcio internazionale prima della dissoluzione del paese.
OLANDA 1990
L’Olanda arrivò ai Mondiali del 1990 con grandi aspettative. Era la squadra campione d’Europa in carica, dopo il trionfo a Euro ‘88 con una generazione d’oro guidata da Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard. Forte di un talento straordinario e con un blocco di giocatori provenienti dal Milan, gli “Orange” erano considerati tra i favoriti per la vittoria finale. Tuttavia, la loro avventura si trasformò in una grande delusione, segnata da problemi interni, un gioco poco brillante e un’eliminazione precoce. Uno dei principali motivi della brutta figura dell’Olanda a Italia ‘90 fu il caos gestionale. Il CT che aveva condotto la squadra al successo europeo, Rinus Michels, lasciò l’incarico e la federazione olandese affidò la panchina a Thijs Libregts. Il nuovo allenatore entrò subito in conflitto con alcuni senatori, in particolare Gullit e Rijkaard, causando malcontento nello spogliatoio. Questo portò al suo esonero a pochi mesi dall’inizio del Mondiale. Al suo posto fu ingaggiato Leo Beenhakker, ex tecnico del Real Madrid, che però non ebbe il tempo necessario per costruire un’identità di gioco solida e rafforzare l’unità del gruppo. Questo clima di tensione influenzò negativamente il rendimento della squadra. L’Olanda si qualificò al Mondiale vincendo il Gruppo “4” delle qualificazioni europee con 10 punti, davanti alla Germania Ovest. Esordì con una vittoria per 2 a 0 contro il Galles, seguita da due pareggi contro i tedeschi: 0 a 0 a Monaco di Baviera e 1 a 1 a Rotterdam. Gli “Orange” vinsero poi le restanti gare contro Finlandia e Galles, staccando il pass per Italia ‘90. Ai Mondiali, l’Olanda fu inserita nel Girone “F”, con sede a Cagliari e Palermo, insieme a Inghilterra, Irlanda ed Egitto. La partita d’esordio si giocò l’11 giugno a Cagliari, contro l’Egitto, avversario sulla carta inferiore e inesperto. Gli “Orange” passarono in vantaggio con Wim Kieft, ma si fecero raggiungere nel finale da un calcio di rigore trasformato da Magdy Abdelghani. Un primo segnale delle difficoltà della squadra. Il 16 giugno contro l’Inghilterra, ci si aspettava un match spettacolare tra due squadre di alto livello. Invece, la partita risultò noiosa e monotona, con pochissime occasioni da entrambe le parti, e si concluse con un deludente 0 a 0. Nell’ultima gara contro l’Eire, l’Olanda aveva bisogno di una vittoria per qualificarsi in sicurezza, ma non riuscì ad andare oltre l’1 a 1. Alla rete di Ruud Gullit rispose Niall Quinn, lasciando gli “Orange” con tre pareggi e soli due gol segnati nella fase a gironi. Nonostante le prestazioni poco brillanti, l’Olanda si qualificò agli ottavi di finale grazie alla classifica avulsa, ma dovette affrontare un ostacolo insormontabile: la Germania Ovest. La sfida, giocata il 24 giugno 1990 a Milano, fu l’ennesima battaglia tra le due grandi rivali e passò alla storia per un episodio controverso: la doppia espulsione di Rijkaard e Völler. Dopo un diverbio acceso, il difensore olandese sputò addosso all’attaccante tedesco in due occasioni, un gesto che divenne una delle immagini più iconiche del torneo. Sul piano del gioco, la Germania dominò il match e si impose per 2 a 1, con le reti di Jürgen Klinsmann e Andreas Brehme. Il rigore realizzato da Ronald Koeman nel finale servì solo a rendere meno amaro il risultato. L’Olanda lasciò il torneo senza vincere nemmeno una partita, un record negativo mai più ripetuto nella sua storia. La delusione fu enorme per una squadra con così tanto talento, ma che si dimostrò divisa, poco organizzata e incapace di ripetere le imprese di Euro ‘88.
ROMANIA 1990
La Romania tornò a disputare i Mondiali dopo vent’anni di assenza, l’ultima partecipazione risaliva al 1970 in Germania. L’edizione del 1990 si svolse pochi mesi dopo la rivoluzione romena del 1989, che portò alla caduta del dittatore Nicolae Ceaușescu. Fino ad allora, il regime aveva esercitato un forte controllo sul calcio, impedendo ai giocatori di trasferirsi facilmente all’estero. Dopo la rivoluzione, queste restrizioni vennero allentate e molti di loro poterono approdare nei principali campionati europei. La squadra, guidata dal commissario tecnico Emerich Jenei, l’allenatore che aveva condotto lo Steaua Bucarest alla vittoria della Coppa dei Campioni, si presentò in Italia con un gruppo di giocatori talentuosi. Tra questi spiccava Gheorghe Hagi, un centrocampista geniale destinato a diventare una leggenda del calcio romeno. L’esordio al Mondiale avvenne il 9 giugno 1990 a Bari con una convincente vittoria per 2 a 0 contro l’Unione Sovietica, grazie a una doppietta dell’attaccante dello Steaua Bucarest Marius Lăcătuș, che di lì a poco, grazie alla caduta del regime, si sarebbe trasferito alla Fiorentina. Dopo il successo iniziale, arrivò una sconfitta inaspettata contro il Camerun, che aveva già sorpreso tutti battendo l’Argentina nella gara inaugurale. La Romania perse 2 a 1, punita dalle reti di Roger Milla, mentre il gol romeno di Gavril Balint, giunto a soli due minuti dalla fine, non bastò a riaprire la partita. Andò meglio il 18 giugno a Napoli, quando i Daci, con un’ottima prestazione, riuscirono a imporre il pareggio ai campioni del mondo in carica. Alla rete del difensore dell’Independiente David Monzón al 63° minuto rispose Balint appena cinque minuti dopo. Agli ottavi di finale, la Romania affrontò l’Eire in un match molto tattico e privo di grandi emozioni. Dopo 120 minuti senza reti, si arrivò ai calci di rigore. Hagi, Lăcătuș, Lupescu e Balint trasformarono i loro tentativi, ma il quinto tiro, calciato da Daniel Timofte, venne parato da Packie Bonner. David O’Leary segnò il rigore decisivo per gli irlandesi, decretando l’eliminazione della Romania. La qualificazione al torneo era stata ottenuta vincendo il girone continentale numero “1”. Nell’ottobre del 1988, la Romania si impose per 3 a 1 in trasferta contro la Bulgaria e replicò il successo il mese successivo a Bucarest con un netto 3 a 0 sulla Grecia. Dopo il pareggio a reti inviolate nella gara di ritorno ad Atene, arrivò un’altra vittoria per 1 a 0 in casa contro i bulgari. L’unica sconfitta si verificò l’11 ottobre 1989 a Copenaghen, dove la Danimarca si impose per 3 a 0, ma un mese dopo, a Bucarest, i romeni si presero la rivincita con un perentorio 3 a 1. Con 9 punti, la Romania vinse il proprio girone e si qualificò con merito per la quinta volta a un Mondiale. Quella del 1990 era una squadra a metà tra la vecchia guardia degli anni ’80 e una nuova generazione, destinata a raggiungere il proprio apice ai Mondiali di USA 1994. L’esperienza in Italia si rivelò fondamentale per la crescita del gruppo, che quattro anni più tardi, con Gheorghe Hagi al massimo della forma, avrebbe stupito il mondo arrivando fino ai quarti di finale.
SCOZIA 1990
La Scozia ha partecipato ai Mondiali di Italia ‘90 in quella che era la settima volta, la quinta consecutiva dal 1974, ma ancora una volta non riuscì a superare la fase a gironi. Questa è stata una costante della sua storia mondiale: pur avendo avuto squadre competitive, non è mai riuscita ad avanzare oltre la prima fase. La Scozia si qualificò superando un gruppo difficile, piazzandosi seconda dietro alla Jugoslavia. Decisivo per la squadra britannica fu la vittoria per 2 a 0 contro la Francia a Hampden Park, con reti di Mo Johnston e Maurice Malpas. A causa di questa sconfitta la Francia rimase la grande esclusa del mondiale italiano. Nelle altre gare la Scozia vinse per 2 a 1 ad Oslo, pareggiò 1 a 1 in casa contro la Jugoslavia, vinse 3 a 2 a Limassol contro Cipro, si impose anche nella partita di ritorno a Glasgow per 2 a 1. A settembre del 1989 venne sconfitta per 3 a 1 dalla Jugoslavia e dalla Francia per 3 a 0 in trasferta. Al Mondiale la Scozia fu inserita nel gruppo “C” un girone ostico con Brasile, Svezia e Costa Rica. Il 13 giugno al Ferraris di Genova la Scozia, allenata da Andy Roxburgh, affrontò la debuttante Costa Rica. La squadra britannica era tuttavia, favorita, la Scozia giocò una partita deludente e fu punita da un gol di Juan Cayasso nel secondo tempo. Questa sconfitta complicò fin da subito il cammino scozzese. Sotto l’enorme pressione della sconfitta precedente, la Scozia reagì bene battendo la Svezia per 2 a 1. I gol furono segnati da Stuart Andrew Mc Call dell’Everton e Mo Johnston dei Rangers, su rigore. Questa vittoria ridiede una flebile speranza di qualificazione ai “Tartans”. Nella terza gara di Torino si chiusero le speranze degli scozzesi, mentre il Costa Rica batteva la Svezia, i Bleu vennero sconfitti dal Brasile per 1 a 0 a condannare gli “highlander” una rete del granata torinista Muller. Alla fine, l’avventura scozzese in Italia '90 si concluse con la solita delusione. Ancora una volta, la squadra lasciò il torneo con l’amaro in bocca, sfiorando la qualificazione agli ottavi, ma senza riuscire a compiere il passo decisivo.
SPAGNA 1990
La Spagna si presentò al Mondiale italiano vincendo il gruppo “6” di qualificazione continentale. Giocò tutte le partite a Siviglia, allo stadio "Ramón Sánchez-Pizjuán", vincendo ogni incontro: 2 a 0 contro l’Eire, e 4 a 0 contro Irlanda del Nord, Malta e Ungheria. In trasferta, ottenne vittorie per 2 a 0 sia contro Malta sia contro l’Irlanda del Nord, un pareggio per 2 a 2 a Budapest contro l'Ungheria e l’unica sconfitta a Dublino, 1 a 0 contro la Repubblica d’Irlanda. La squadra allenata da Luis Suárez, ex leggenda del calcio spagnolo, si presentò in Italia con la speranza di essere protagonista. La Spagna disponeva di una squadra solida e talentuosa, con giocatori affermati nei grandi club della Liga. Tra i più importanti c’erano il portiere basco Andoni Zubizarreta, difensore dei pali del Barcellona, Fernando Hierro, giovane difensore del Real Madrid, Manuel Sanchís, esperto centrale del Real Madrid, e soprattutto Emilio Butragueño, stella del Real Madrid e leader dell'attacco delle Furie Rosse. L'esordio della Spagna a Udine contro l’Uruguay non fu dei più brillanti. La partita si rivelò equilibrata, con poche occasioni da entrambe le parti, terminò con un deludente 0 a 0. La “Roja” si sbloccò nella seconda gara contro la Corea del Sud, dominando l'incontro. La vittoria per 3 a 1 fu decisa dalla tripletta di Míchel, mentre per i coreani segnò Hwangbo Kwan. Il 21 giugno a Verona, la Spagna ebbe la meglio su un Belgio spento, imponendosi 2 a 1 grazie a un’altra grande prestazione di Míchel, autore di una rete e di Gorriz. Il gol belga fu segnato da Scifo, ma non bastò a evitare la sconfitta. Con due vittorie e un pareggio, la Spagna concluse il girone al primo posto, qualificandosi per gli ottavi di finale con buone prospettive. Il 26 giugno, la Spagna affrontò la Jugoslavia negli ottavi di finale al Bentegodi di Verona. La partita si rivelò molto combattuta. Gli slavi passarono in vantaggio con Dragan Stojković, ma la Spagna riuscì a pareggiare con Julio Salinas a soli 5 minuti dalla fine. Il match si trascinò ai tempi supplementari, dove ancora Stojković, con una splendida punizione, regalò il 2 a 1 finale della Jugoslavia, eliminando la Spagna in quella che fu l’ultima vittoria della squadra balcanica. L’eliminazione agli ottavi fu un’altra grande delusione per la Spagna, che si fermò ancora una volta prima dei quarti di finale. Nonostante il talento della squadra, mancò la capacità di fare il salto di qualità nei momenti decisivi. Uno dei pochi a uscire dal torneo con una reputazione rafforzata fu Míchel, autore di 4 gol, mentre la stella Butragueño deluse le aspettative, non riuscendo a segnare nemmeno una rete. Non fu facile il ritorno in patria, dove la squadra fu travolta dalle critiche della stampa e dai tifosi, che chiesero la testa del tecnico Luis Suárez.
STATI UNITI 1990
La nazionale di calcio degli Stati Uniti tornò a disputare una fase finale della Coppa del Mondo dopo quarant’anni di assenza. L’ultima partecipazione risaliva al 1950, quando aveva ottenuto una storica vittoria per 1 a 0 contro l’Inghilterra. La presenza a Italia ’90 rappresentò il primo passo nel processo di crescita del calcio statunitense, che culminò con l’organizzazione del Mondiale del 1994. La qualificazione arrivò grazie alla vittoria del girone unico della CONCACAF, dove gli Stati Uniti terminarono in testa insieme alla Costa Rica. Il cammino iniziò con una sconfitta per 1 a 0 proprio contro i costaricani, ma nel match di ritorno gli americani ribaltarono il risultato vincendo con lo stesso score, al Saint Louis Park di Fenton. Seguirono un pareggio per 1 a 1 contro Trinidad e Tobago e nelle partite di andata, le vittorie su El Salvador e Guatemala, tuttavia, nelle gare di ritorno gli USA non andarono oltre due pareggi per 0 a 0. L’ultima partita del girone contro Trinidad e Tobago fu decisiva per la qualificazione e segnò un momento storico per il calcio statunitense. Il match si giocò il 19 novembre 1989 a Port of Spagna, gli americani vinsero 1 a 0 grazie a un gol di Paul Caligiuri, che garantì alla squadra l’accesso alla fase finale del torneo in Italia. In quel Mondiale, la nazionale statunitense era composta principalmente da calciatori dilettanti o semiprofessionisti, poiché all’epoca non esisteva ancora la Major League Soccer (MLS). Tra i giocatori più rappresentativi c’erano: Tony Meola, giovane portiere promettente, destinato a diventare un volto noto del calcio americano. Paul Caligiuri, l’eroe della qualificazione, difensore con una lunga esperienza in Germania, dove aveva militato nell’Amburgo, Meppen, Sankt Pauli, Hansa Rostock e Friburgo. Tab Ramos, talentuoso centrocampista che negli anni successivi sarebbe diventato un punto fermo della nazionale a stelle e strisce. Gli Stati Uniti furono inseriti nel Gruppo “A”, con Italia, Cecoslovacchia e Austria. L’esordio contro la Cecoslovacchia fu disastroso: gli americani vennero travolti per 5 a 1. L'unico gol statunitense fu segnato da Paul Caligiuri, che riportò gli USA sul tabellino dei marcatori in un Mondiale dopo quarant’anni, quando nel 1950 aveva segnato l’oriundo haitiano Joe Gaetjens. Il 14 giugno 1990, gli Stati Uniti affrontarono i padroni di casa dell’Italia allo Stadio Olimpico di Roma e riuscirono a limitare i danni, perdendo con un onorevole 1 a 0. Cinque giorni dopo, contro l’Austria, arrivò un’altra sconfitta per 2 a 1, risultato che sancì l’eliminazione dal torneo. Per gli americani segnò Bruce Murray, un giocatore che si era distinto anche nel calcio a cinque. Un dettaglio curioso di questa nazionale fu la divisa da gioco: al posto di uno sponsor tradizionale, sulla maglia compariva il logo ufficiale di Italia ‘90, un caso unico nella storia dei Mondiali, ormai dominati dagli sponsor. Sebbene gli Stati Uniti non ottennero risultati brillanti, la loro partecipazione segnò l’inizio di una nuova era per il calcio nel paese. Il Mondiale contribuì a far crescere l’interesse per il “soccer” e pose le basi per la creazione della Major League Soccer (MLS) nel 1996, fondamentale per lo sviluppo della nazionale che avrebbe disputato il Mondiale casalingo del 1994.
SVEZIA 1990
La Svezia giunse ai Mondiali per l’ottava volta. In Italia non fu un’esperienza memorabile, ma piuttosto deludente, soprattutto considerando il buon livello della squadra. Si qualificò vincendo il Gruppo “2” europeo, davanti alla forte Inghilterra: vinse quattro partite e ne pareggiò due, senza mai subire sconfitte. Pareggiò entrambi gli incontri contro l’Inghilterra per 0 a 0 e vinse le partite d’andata e ritorno contro Bulgaria, Polonia e Albania. Una volta in Italia, le cose andarono male. Inserita nel Gruppo “C” con Brasile, Scozia e Costa Rica, perse tutte e tre le partite e fu eliminata al primo turno. Il 10 giugno, a Torino, nel nuovissimo stadio “Delle Alpi”, perse 2 a 1 contro il Brasile: subì le reti di Careca e Romário, rispose nel finale con Tomas Brolin. Qualche giorno dopo, a Genova, fu sconfitta per 2 a 1 dalla Scozia; in quella occasione, la rete della bandiera scandinava fu segnata dall’idolo atalantino Glen Peter Stromberg. Con lo stesso risultato contro la sorprendente Costa Rica, la rete della bandiera fu realizzata dall’empolese Johnny Ekström. Tornata in patria, la stampa svedese si scagliò contro il tecnico Olle Nordin, ritenuto il principale responsabile della disfatta; egli fu molto criticato e lasciò il suo incarico dopo il torneo. Dopo il disastro di Italia '90, la Svezia avviò un rinnovamento che portò a una grande rivincita quattro anni dopo, nel Mondiale di USA '94, dove conquistò un incredibile terzo posto con una squadra guidata da Brolin, Dahlin e Larsson.
UNIONE SOVIETICA 1990
Quella di Italia '90 fu l’ultima apparizione della squadra sovietica in un Mondiale di calcio. L’anno successivo iniziò la dissoluzione dello stato socialista, che divenne dapprima la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) per poi assumere nuovamente il nome di Russia. L'Unione Sovietica si qualificò vincendo il proprio girone europeo davanti ad Austria, Turchia, Germania Est e Islanda. Ottenne quattro vittorie, tre pareggi e una sconfitta, quest’ultima contro la Germania Est, una squadra destinata a scomparire di lì a poco dal panorama calcistico a causa della riunificazione tedesca. La spedizione in Italia si rivelò un fallimento, segnata da tensioni interne, scelte discutibili e un'eliminazione prematura. Il CT Valerij Lobanovs'kyj, leggendario allenatore della Dinamo Kiev, costruì una squadra basata sui suoi uomini di fiducia, ma il rendimento fu deludente. Inserita nel Gruppo “B” con Argentina, Romania e Camerun, l’URSS uscì già nella fase a gironi con due sconfitte e una sola vittoria. Esordio negativo nel nuovo stadio San Nicola di Bari contro la Romania, una doppietta di Marius Lăcătuș, punì un’URSS sfortunata e sprecona. Sconfitta giudicata immeritata, ma fatale per il cammino sovietico. Nella seconda gara giocata a Napoli contro l’Argentina, la squadra di Maradona vinse con i gol di Troglio e Burruchaga. Nella partita accadde un episodio controverso: Maradona salvò con la mano un gol sovietico sulla linea, ma l’arbitro non vide nulla. Con questa sconfitta, l’URSS fu praticamente eliminata. Con la qualificazione ormai compromessa, l’URSS si congedò dal Mondiale con una vittoria netta contro il Camerun. Fu l’ultima vittoria sovietica in un Mondiale grazie ai gol di Zavarov, Dobrovol'skij, Zigmantovič e Protasov. Al termine molti giocatori si lamentarono delle tattiche ultra-difensive di Lobanovs'kyj e delle sue scelte tecniche, in particolare dell’esclusione iniziale di Protasov. Inoltre, diversi calciatori volevano trasferirsi nei club occidentali, ma il CT cercò di trattenerli, causando ulteriori malumori. Dopo il Mondiale, l’Unione Sovietica si dissolse nel 1991. La Russia ereditò il posto della nazionale sovietica e partecipò ai Mondiali di USA ‘94 con la sua nuova squadra. Non si rivide mai più in campo quella splendida maglia rossa con la scritta CCCP.
URUGUAY 1990
Il Mondiale di Italia ’90 segnò l’esordio sulla scena più importante per Óscar Washington Tabárez, alla guida dell’Uruguay. All’epoca era un giovane tecnico emergente, lontano ancora dal diventare l’icona che avrebbe guidato la Celeste per quindici anni consecutivi, dal 2006 al 2021. Ma già allora, in quell’estate italiana, si intravedeva la determinazione e il carisma di un uomo destinato a lasciare un segno. L’Uruguay arrivò alla Coppa del Mondo dopo aver conquistato il primo posto nel girone “A” delle qualificazioni sudamericane, davanti a Bolivia e Perù. Concluse a pari punti con i boliviani, ma la miglior differenza reti le garantì il pass per l’Italia. Sorteggiata nel gruppo “E”, la Celeste si ritrovò di fronte avversarie di tutto rispetto: il Belgio, la Spagna e la Corea del Sud. In squadra c’erano nomi di prestigio come: Enzo Francescoli, Rubén Sosa, Daniel Fonseca, campioni in grado di accendere le speranze di un intero Paese. Eppure, il cammino fu tutt’altro che entusiasmante. Il debutto, il 13 giugno allo stadio “Friuli” di Udine, fu contro la Spagna. Ne uscì uno 0 a 0 teso e combattutissimo, con un clima quasi da battaglia più che da partita di calcio. Le provocazioni in campo furono continue, e in più occasioni si sfiorò la rissa. Nel secondo incontro, a Verona, il Belgio inflisse un netto 3 a 1 agli uruguaiani. L’unico gol della Celeste lo segnò Pablo Javier Bengoechea, ma non bastò a evitare la sconfitta. Tutto si decise nell’ultima sfida del girone, il 21 giugno, contro la Corea del Sud. Fu una partita sofferta, dominata a tratti dagli asiatici, ma decisa in extremis da un guizzo di Fonseca nei minuti di recupero: 1 a 0, un gol che valse la qualificazione tra le migliori terze. Ma il sollievo per il passaggio del turno fu smorzato dal malcontento generale. Lo staff, temendo l’ira dei tifosi e l’assalto dei giornalisti, portò via in fretta i giocatori dallo stadio di Udine, quasi come fuggitivi. Agli ottavi di finale, l’Uruguay si trovò di fronte l’Italia padrona di casa, allo stadio Olimpico di Roma. I sogni si infransero lì, davanti a una squadra solida e organizzata: finì 2 a 0 per gli Azzurri, e il cammino della Celeste si chiuse senza gloria. Al ritorno in patria, la squadra fu accolta da un Paese deluso e infuriato. La stampa non fece sconti, e l’opinione pubblica si accanì contro una nazionale giudicata irriconoscibile, ben lontana dal mito della gloriosa Celeste del passato.
Qualificazioni Italia 1990
Qualificata come paese ospitante: Italia
Qualificata come detentore del titolo: Argentina
Gruppo 1 [Romania]
19.10.88 "Atene" Grecia - Danimarca 1-1
19.10.88 "Sofia" Bulgaria - Romania 1-3
02.11.88 "Bucurest" Romania - Grecia 3-0
02.11.88 "Copenaghen" Danimarca - Bulgaria 1-1
26.04.89 "Atene" Grecia - Romania 0-0
26.04.89 "Sofia" Bulgaria - Danimarca 0-2
17.05.89 "Bucurest" Romania - Bulgaria 1-0
17.05.89 "Copenaghen" Danimarca - Grecia 7-1
11.10.89 "Sofia" Bulgaria - Grecia 4-0
11.10.89 "Copenaghen" Danimarca - Romania 3-0
15.11.89 "Bucurest" Romania - Danimarca 3-1
15.11.89 "Atene" Grecia - Bulgaria 1-0
Gruppo 2 [Svezia, Inghilterra]
19.10.88 "Londra" Inghilterra - Svezia 0-0
19.10.88 "Chorzów" Polonia - Albania 1-0
05.11.88 "Tirana" Albania - Svezia 1-2
08.03.89 "Tirana" Albania - Inghilterra 0-2
26.04.89 "Londra" Inghilterra - Albania 5-0
07.05.89 "Stoccolma" Svezia - Polonia 2-1
03.06.89 "Londra" Inghilterra - Polonia 3-0
06.09.89 "Stoccolma" Svezia - Inghilterra 0-0
08.10.89 "Stoccolma" Svezia - Albania 3-1
11.10.89 "Chorzów" Polonia - Inghilterra 0-0
25.10.89 "Chorzów" Polonia - Svezia 0-2
15.11.89 "Tirana" Albania - Polonia 1-2
Gruppo 3 [Unione Sovietica, Austria]
31.08.88 "Reykjavik" Islanda - Unione Sovietica 1-1
12.10.88 "Istanbul" Turchia - Islanda 1-1
19.10.88 "Kiev" Unione Sovietica - Austria 2-0
19.10.88 "Berlino" Germania Est - Islanda 2-0
02.11.88 "Vienna" Austria - Turchia 3-2
30.11.88 "Istanbul" Turchia - Germania Est 3-1
12.04.89 "Magdeburgo" Germania Est - Turchia 0-2
26.04.89 "Kiev" Unione Sovietica - Germania Est 3-0
10.05.89 "Istanbul" Turchia - Unione Sovietica 0-1
20.05.89 "Lipsia" Germania Est - Austria 1-1
31.05.89 "Mosca" Unione Sovietica - Islanda 1-1
14.06.89 "Reykjavik" Islanda - Austria 0-0
23.08.89 "Salisburgo" Austria - Islanda 2-1
06.09.89 "Vienna" Austria - Unione Sovietica 0-0
06.09.89 "Reykjavik" Islanda - Germania Est 0-3
20.09.89 "Reykjavik" Islanda - Turchia 2-1
08.10.89 "K-Marx-Stadt" Germania Est - Unione Sovietica 2-1
25.10.89 "Istanbul" Turchia - Austria 3-0
15.11.89 "Simferopoli" Unione Sovietica - Turchia 2-0
15.11.89 "Vienna" Austria - Germania Est 3-0
Gruppo 4 [Olanda, Germania Ovest]
31.08.88 "Helsinki" Finlandia - Germania Ovest 0-4
14.09.88 "Amsterdam" Olanda - Galles 1-0
19.10.88 "Swansea" Galles - Finlandia 2-2
19.10.88 "Monaco" Germania Ovest - Olanda 0-0
26.04.89 "Rotterdam" Olanda - Germania Ovest 1-1
31.05.89 "Cardiff" Galles - Germania Ovest 0-0
31.05.89 "Helsinki" Finlandia - Olanda 0-1
06.09.89 "Helsinki" Finlandia - Galles 1-0
04.10.89 "Dortmund" Germania Ovest - Finlandia 6-1
11.10.89 "Wrexham" Galles - Olanda 1-2
15.11.89 "Rotterdam" Olanda - Finlandia 3-0
15.11.89 "Colonia" Germania Ovest - Galles 2-1
Gruppo 5 [Yugoslavia, Scozia]
14.09.88 "Oslo" Norvegia - Scozia 1-2
28.09.88 "Parigi" France - Norvegia 1-0
19.10.88 "Glasgow" Scozia - Yugoslavia 1-1
22.10.88 "Nicosia" Cipro - Francia 1-1
02.11.88 "Limassol" Cipro - Norvegia 0-3
19.11.88 "Belgrado" Yugoslavia - Francia 3-2
11.12.88 "Rijeka" Yugoslavia - Cipro 4-0
08.02.89 "Limassol" Cipro - Scozia 2-3
08.03.89 "Glasgow" Scozia - Francia 2-0
26.04.89 "Glasgow" Scozia - Cipro 2-1
29.04.89 "Parigi" Francia - Yugoslavia 0-0
21.05.89 "Oslo" Norvegia - Cipro 3-1
14.06.89 "Oslo" Norvegia - Yugoslavia 1-2
05.09.89 "Oslo" Norvegia - Francia 1-1
06.09.89 "Zagabria" Yugoslavia - Scozia 3-1
11.10.89 "Sarajevo" Yugoslavia - Norvegia 1-0
11.10.89 "Parigi" Francia - Scozia 3-0
28.10.89 "Atene" Cipro - Yugoslavia 1-2
15.11.89 "Glasgow" Scozia - Norvegia 1-1
18.11.89 "Tolosa" Francia - Cipro 2-0
Gruppo 6 [Spagna, Eire]
21.05.88 "Belfast" Irlanda del Nord - Malta 3-0
14.09.88 "Belfast" Irlanda del Nord - Eire 0-0
19.10.88 "Budapest" Ungheria - Irlanda del Nord 1-0
16.11.88 "Sevilla" Spagna - Eire 2-0
11.12.88 "La Valletta" Malta - Ungheria 2-2
21.12.88 "Sevilla" Spagna - Irlanda del Nord 4-0
22.01.89 "La Valletta" Malta - Spagna 0-2
08.02.89 "Belfast" Irlanda del Nord - Spagna 0-2
08.03.89 "Budapest" Ungheria - Eire 0-0
23.03.89 "Sevilla" Spagna - Malta 4-0
12.04.89 "Budapest" Ungheria - Malta 1-1
26.04.89 "La Valletta" Malta - Irlanda del Nord 0-2
26.04.89 "Dublin" Eire - Spagna 1-0
28.05.89 "Dublin" Eire - Malta 2-0
04.06.89 "Dublin" Eire - Ungheria 2-0
06.09.89 "Belfast" Irlanda del Nord - Ungheria 1-2
11.10.89 "Dublin" Eire - Irlanda del Nord 3-0
11.10.89 "Budapest" Ungheria - Spagna 2-2
15.11.89 "Sevilla" Spagna - Ungheria 4-0
15.11.89 "La Valletta" Malta - Eire 0-2
Gruppo 7 [Belgio, Cecoslovacchia]
21.09.88 "Lussemburgo" Lussemburgo - Svizzera 1-4
18.10.88 "Esch-sur-Alzette" Lussemburgo - Cecoslovacchia 0-2
19.10.88 "Bruxelles" Belgio - Svizzera 1-0
16.11.88 "Bratislava" Cecoslovacchia - Belgio 0-0
16.11.88 "Porto" Portogallo - Lussemburgo 1-0
15.02.89 "Lisbona" Portogallo - Belgio 1-1
26.04.89 "Lisbona" Portogallo - Svizzera 3-1
29.04.89 "Bruxelles" Belgio - Cecoslovacchia 2-1
09.05.89 "Praga" Cecoslovacchia - Lussemburgo 4-0
01.06.89 "Lille" Lussemburgo - Belgio 0-5
07.06.89 "Berna" Svizzera - Cecoslovacchia 0-1
06.09.89 "Bruxelles" Belgio - Portogallo 3-0
20.09.89 "Neuchâtel" Svizzera - Portogallo 1-2
06.10.89 "Praga" Cecoslovacchia - Portogallo 2-1
11.10.89 "Basilea" Svizzera - Belgio 2-2
11.10.89 "Saarbrücken" Lussemburgo - Portogallo 0-3
25.10.89 "Praga" Cecoslovacchia - Svizzera 3-0
25.10.89 "Bruxelles" Belgio - Lussemburgo 1-1
15.11.89 "San Gallo" Svizzera - Lussemburgo 2-1
15.11.89 "Lisbona" Portogallo - Cecoslovacchia 0-0
Gruppo 8 [Uruguay]
20.08.89 "La Paz" Bolivia - Perù 2-1
27.08.89 "Lima" Perù - Uruguay 0-2
03.09.89 "La Paz" Bolivia - Uruguay 2-1
10.09.89 "Lima" Perù - Bolivia 1-2
17.09.89 "Montevideo" Uruguay - Bolivia 2-0
24.09.89 "Montevideo" Uruguay - Perù 2-0
Gruppo 9 [Colombia]
20.08.89 "Barranquilla" Colombia - Ecuador 2-0
27.08.89 "Asunción" Paraguay - Colombia 2-1
03.09.89 "Guayaquil" Ecuador - Colombia 0-0
10.09.89 "Asunción" Paraguay - Ecuador 2-1
17.09.89 "Barranquilla" Colombia - Paraguay 2-1
24.09.89 "Guayaquil" Ecuador - Paraguay 3-1
Spareggio intercontinentale
15.10.89 "Bogotá" Colombia - Israele 1-0
30.10.89 "Ramat Gan" Israele - Colombia 0-0
Gruppo 10 [Brasile]
30.07.89 "Caracas" Venezuela - Brasile 0-4
06.08.89 "Caracas" Venezuela - Cile 1-3
13.08.89 "Santiago" Cile - Brasile 1-1
20.08.89 "São Paulo" Brasile - Venezuela 6-0
27.08.89 "Mendoza" Cile - Venezuela 5-0
03.09.89 "Rio de Janeiro" Brasile - Cile 2-0 (vittoria a tavolino, Cile abbandona il match)
Gruppo 11 [Costa Rica, USA] – Prima fase
17.04.88 "Georgetown" Guyana - Trinidad/Tobago 0-4
08.05.88 "Port of Spain" Trinidad/Tobago - Guyana 1-0
30.04.88 "L’Avana" Cuba - Guatemala 0-1
15.05.88 "San Marcos" Guatemala - Cuba 1-1
12.05.88 "Kingston" Jamaica - Puerto Rico 1-0
29.05.88 "San Juan" Puerto Rico - Jamaica 1-2
19.06.88 "St. John's" Antigua - Antille Olandesi 0-1
29.07.88 "Willemstad" Antille Olandesi - Antigua 3-1 [dts]
17.07.88 "San José" Costa Rica - Panama 1-1
31.07.88 "Panama" Panama - Costa Rica 0-2
Seconda fase
24.07.88 "Kingston" Jamaica - USA 0-0
13.08.88 "St. Louis" USA - Jamaica 5-1
09.10.88 "Cd. Guatemala" Guatemala - Canada 1-0
15.10.88 "Vancouver" Canada - Guatemala 3-2
30.10.88 "Port of Spain" Trinidad/Tobago - Honduras 0-0
13.11.88 "Tegucigalpa" Honduras - Trinidad/Tobago 1-1
01.10.88 "Willemstad" Antille Olandesi - El Salvador 0-1
16.10.88 "San Salvador" El Salvador - Antille Olandesi 5-0
Terza fase
19.03.89 "Cd. Guatemala" Guatemala - Costa Rica 1-0
02.04.89 "San José" Costa Rica - Guatemala 2-1
16.04.89 "San José" Costa Rica - USA 1-0
30.04.89 "Torrance" USA - Costa Rica 1-0
13.05.89 "Torrance" USA - Trinidad/Tobago 1-1
28.05.89 "Port of Spain" Trinidad/Tobago - Costa Rica 1-1
11.06.89 "San José" Costa Rica - Trinidad/Tobago 1-0
17.06.89 "New Britain" USA - Guatemala 2-1
25.06.89 "San Salvador" El Salvador - Costa Rica 0-3 (El Salvador non si presenta)
16.07.89 "San José" Costa Rica - El Salvador 1-0
30.07.89 "Port of Spain" Trinidad/Tobago - El Salvador 2-0
13.08.89 "Tegucigalpa" El Salvador - Trinidad/Tobago 0-0
20.08.89 "Cd. Guatemala" Guatemala - Trinidad/Tobago 0-1
03.09.89 "Port of Spain" Trinidad/Tobago - Guatemala 2-1
17.09.89 "Tegucigalpa" El Salvador - USA 0-1
08.10.89 "Guatemala" Guatemala - USA 0-0
05.11.89 "Fenton" USA - El Salvador 0-0
19.11.89 "Port of Spain" Trinidad/Tobago - USA 0-1
19.11.89 "Cd. Guatemala" Guatemala - El Salvador (partita annullata)
21.11.89 "Cd. Guatemala" El Salvador - Guatemala (partita annullata)
Partita annullata per situazioni di insicurezza politica.
21.11.89 Cd. Guatemala El Salvador Guatemala
Partita annullata per situazioni di insicurezza politica.
Gruppo 12 [Egitto, Camerun]
Prima fase
07.08.88 "Luanda" Angola - Sudan 0-0
11.11.88 "Omdurman" Sudan - Angola 1-2
16.07.88 "Kampala" Uganda - Malawi 1-0
30.07.88 "Lilongwe" Malawi - Uganda 3-1
03.06.88 "Tripoli" Libia - Burkina Faso 3-0
03.07.88 "Ouagadougou" Burkina Faso - Libia 2-0
07.08.88 "Accra" Ghana - Liberia 0-0
21.08.88 "Monrovia" Liberia - Ghana 2-0
05.08.88 "Tunisi" Tunisia - Guinea 5-0
21.08.88 "Conakry" Guinea - Tunisia 3-0
Seconda fase – Gruppo A
06.01.89 "Annaba" Algeria - Zimbabwe 3-0
08.01.89 "Abidjan" Costa d’Avorio - Libia 1-0
20.01.89 "Tripoli" Libia - Algeria Vittoria a tavolino per Algeria
22.01.89 "Harare" Zimbabwe - Costa d’Avorio 0-0
11.06.89 "Abidjan" Costa d’Avorio - Algeria 0-0
25.06.89 "Harare" Zimbabwe - Algeria 1-2
13.08.89 "Abidjan" Costa d’Avorio - Zimbabwe 5-0
25.08.89 "Annaba" Algeria - Costa d’Avorio 1-0
Seconda fase – Gruppo B
06.01.89 "Cairo" Egitto - Liberia 2-0
07.01.89 "Nairobi" Kenya - Malawi 1-1
21.01.89 "Lilongwe" Malawi - Egitto 1-1
22.01.89 "Monrovia" Liberia - Kenya 0-0
10.06.89 "Nairobi" Kenya - Egitto 0-0
11.06.89 "Monrovia" Liberia - Malawi 1-0
24.06.89 "Lilongwe" Malawi - Kenya 1-0
25.06.89 "Monrovia" Liberia - Egitto 1-0
11.08.89 "Cairo" Egitto - Malawi 1-0
12.08.89 "Nairobi" Kenya - Liberia 1-0
26.08.89 "Cairo" Egitto - Kenya 2-0
26.08.89 "Lilongwe" Malawi - Liberia 0-0
Seconda fase – Gruppo C
07.01.89 "Enugu" Nigeria - Gabon 1-0
08.01.89 "Yaoundé" Camerun - Angola 1-1
22.01.89 "Libreville" Gabon - Camerun 1-3
22.01.89 "Luanda" Angola - Nigeria 2-2
10.06.89 "Enugu" Nigeria - Camerun 2-0
11.06.89 "Luanda" Angola - Gabon 2-0
25.06.89 "Luanda" Angola - Camerun 1-2
25.06.89 "Libreville" Gabon - Nigeria 2-1
12.08.89 "Lagos" Nigeria - Angola 1-0
13.08.89 "Yaoundé" Camerun - Gabon 2-1
27.08.88 "Yaoundé" Camerun - Nigeria 1-0
27.08.89 "Libreville" Gabon - Angola 1-0
Seconda fase – Gruppo D
08.01.89 "Rabat" Marocco - Zambia 1-0
08.01.89 "Kinshasa" Zaire - Tunisia 3-1
22.01.89 "Tunisi" Tunisia - Marocco 2-1
22.01.89 "Lusaka" Zambia - Zaire 4-2
11.06.89 "Kinshasa" Zaire - Marocco 0-0
11.06.89 "Lusaka" Zambia - Tunisia 1-0
25.06.89 "Lusaka" Zambia - Marocco 2-1
25.06.89 "Tunisi" Tunisia - Zaire 1-0
13.08.89 "Casablanca" Marocco - Tunisia 0-0
13.08.89 "Kinshasa" Zaire - Zambia 1-0
27.08.89 "Kenitra" Marocco - Zaire 1-1
27.08.89 "Tunisi" Tunisia - Zambia 1-0
Terza fase
08.10.89 "Constantine" Algeria - Egitto 0-0
17.11.89 "Cairo" Egitto - Algeria 1-0
08.10.89 "Yaoundé" Camerun - Tunisia 2-0
19.11.89 "Tunisi" Tunisia - Camerun 0-1
Gruppo 13 [Corea del Sud - Emirati Arabi Uniti]
Prima fase
06.01.89 "Doha" Qatar - Giordania 1-0
06.01.89 "Muscat" Oman - Iraq 1-1
13.01.89 "Muscat" Oman - Qatar 0-0
13.01.89 "Amman" Giordania - Iraq 0-1
20.01.89 "Doha" Qatar - Iraq 1-0
20.01.89 "Amman" Giordania - Oman 2-0
27.01.89 "Amman" Giordania - Qatar 1-1
27.01.89 "Bagdad" Iraq - Oman 3-1
03.02.89 "Doha" Qatar - Oman 3-0
03.02.89 "Bagdad" Iraq - Giordania 4-0
10.02.89 "Muscat" Oman - Giordania 0-2
10.02.89 "Bagdad" Iraq - Qatar 2-2
06.01.89 "Islamabad" Pakistan - Kuwait 0-1
13.01.89 "Kuwait" Kuwait - UAE 3-2
20.01.89 "Sharjah" UAE - Pakistan 5-0
27.01.89 "Kuwait" Kuwait - Pakistan 2-0
03.02.89 "Sharjah" UAE - Kuwait 1-0
10.02.89 "Islamabad" Pakistan - UAE 1-4
23.05.89 "Seoul" Nepal - Malaysia 0-2
23.05.89 "Seoul" Corea del Sud - Singapore 3-0
25.05.89 "Seoul" Corea del Sud - Nepal 9-0
25.05.89 "Seoul" Malaysia - Singapore 1-0
27.05.89 "Seoul" Nepal - Singapore 0-3
27.05.89 "Seoul" Corea del Sud - Malaysia 3-0
03.06.89 "Singapore" Singapore - Malaysia 2-2
03.06.89 "Singapore" Nepal - Corea del Sud 0-4
05.06.89 "Singapore" Malaysia - Corea del Sud 0-3
05.06.89 "Singapore" Singapore - Nepal 7-0
07.06.89 "Singapore" Singapore - Corea del Sud 0-3
07.06.89 "Singapore" Malaysia - Nepal 3-0
19.02.89 "Bangkok" Thailandia - Bangladesh 1-0
23.02.89 "Pechino" Cina - Bangladesh 2-0
23.02.89 "Bangkok" Thailandia - Iran 0-3
27.02.89 "Dhaka" Bangladesh - Iran 1-2
28.02.89 "Bangkok" Thailandia - Cina 0-3
04.03.89 "Dhaka" Bangladesh - Cina 0-2
08.03.89 "Dhaka" Bangladesh - Thailandia 3-1
17.03.89 "Tehran" Iran - Bangladesh 1-0
30.05.89 "Tehran" Iran - Thailandia 3-0
15.07.89 "Shenyang" Cina - Iran 2-0
22.07.89 "Tehran" Iran - Cina 3-2
29.07.89 "Pechino" Cina - Thailandia 2-0
21.05.89 "Giacarta" Indonesia - Corea del Nord 0-0
22.05.89 "Hongkong" Hongkong - Giappone 0-0
27.05.89 "Hongkong" Hongkong - Corea del Nord 1-2
28.05.89 "Giacarta" Indonesia - Giappone 0-0
04.06.89 "Hongkong" Hongkong - Indonesia 1-1
04.06.89 "Tokyo" Giappone - Corea del Nord 2-1
11.06.89 "Hiroshima" Giappone - Indonesia 5-0
18.06.89 "Kobe" Giappone - Hongkong 0-0
25.06.89 "Pyongyang" Corea del Nord - Giappone 2-0
25.06.89 "Giacarta" Indonesia - Hongkong 3-2
02.07.89 "Pyongyang" Corea del Nord - Hongkong 4-1
09.07.89 "Pyongyang" Corea del Nord - Indonesia 2-1
Secondo turno – Gruppo 13
12.10.89 "Singapore" UAE - Corea del Nord 0-0
12.10.89 "Singapore" Cina - Arabia Saudita 2-1
13.10.89 "Singapore" Corea del Sud - Qatar 0-0
16.10.89 "Singapore" Qatar - Arabia Saudita 1-1
16.10.89 "Singapore" Corea del Sud - Corea del Nord 1-0
17.10.89 "Singapore" UAE - Cina 2-1
20.10.89 "Singapore" Corea del Sud - Cina 1-0
20.10.89 "Singapore" Corea del Nord - Qatar 2-0
21.10.89 "Singapore" Arabia Saudita - UAE 0-0
24.10.89 "Singapore" UAE - Qatar 1-1
24.10.89 "Singapore" Cina - Corea del Nord 1-0
25.10.89 "Singapore" Corea del Sud - Arabia Saudita 2-0
28.10.89 "Kuala Lumpur" UAE - Corea del Sud 1-1
28.10.89 "Kuantan" Arabia Saudita - Corea del Nord 2-0
28.10.89 "Singapore" Qatar - Cina 2-1
Gruppo 14 [Nessuno]
Prima fase
11.12.88 "Wellington" Taiwan - Nuova Zelanda 0-4
15.12.88 "Wellington" Nuova Zelanda - Taiwan 4-1
26.11.88 "Nadi" Fiji - Australia 1-0
03.12.88 "Newcastle" Australia - Fiji 5-1
Finale Gruppo 14
05.03.89 "Ramat Gan" Israele - Nuova Zelanda 1-0
12.03.89 "Sydney" Australia - Nuova Zelanda 4-1
19.03.89 "Ramat Gan" Israele - Australia 1-1
02.04.89 "Auckland" Nuova Zelanda - Australia 2-0
09.04.89 "Auckland" Nuova Zelanda - Israele 2-2
16.04.89 "Sydney" Australia - Israele 1-1
Israele si qualifica per i playoff con la vincente del gruppo 2 sudamericano.
Mondiali 1990 (Italia, 8 giugno-8 luglio)
PRIMA FASE
Gruppo A
09.06.90 "Roma" Italia - Austria 1-0
10.06.90 "Firenze" USA - Cecoslovacchia 1-5
14.06.90 "Roma" Italia - USA 1-0
15.06.90 "Firenze" Austria - Cecoslovacchia 0-1
19.06.90 "Roma" Italia - Cecoslovacchia 2-0
19.06.90 "Firenze" Austria - USA 2-1
Gruppo B
08.06.90 "Milano" Argentina - Camerun 0-1
09.06.90 "Bari" Unione Sovietica - Romania 0-2
13.06.90 "Napoli" Argentina - Unione Sovietica 2-0
14.06.90 "Bari" Camerun - Romania 2-1
18.06.90 "Napoli" Argentina - Romania 1-1
18.06.90 "Bari" Camerun - Unione Sovietica 0-4
Gruppo C
10.06.90 "Torino" Brasile - Svezia 2-1
11.06.90 "Genova" Costa Rica - Scozia 1-0
16.06.90 "Torino" Brasile - Costa Rica 1-0
16.06.90 "Genova" Svezia - Scozia 1-2
20.06.90 "Torino" Brasile - Scozia 1-0
20.06.90 "Genova" Svezia - Costa Rica 1-2
Gruppo D
09.06.90 "Bologna" UAE - Colombia 0-2
10.06.90 "Milano" Germania Ovest - Jugoslavia 4-1
14.06.90 "Bologna" Jugoslavia - Colombia 1-0
15.06.90 "Milano" Germania Ovest - Emirati Arabi Uniti 5-1
19.06.90 "Milano" Germania Ovest - Colombia 1-1
19.06.90 "Bologna" Jugoslavia - Emirati Arabi Uniti 4-1
Gruppo E
12.06.90 "Verona" Belgio - Corea del Sud 2-0
13.06.90 "Udine" Uruguay - Spagna 0-0
17.06.90 "Verona" Belgio - Uruguay 3-1
17.06.90 "Udine" Corea del Sud - Spagna 1-3
21.06.90 "Verona" Belgio - Spagna 1-2
21.06.90 "Udine" Corea del Sud - Uruguay 0-1
Gruppo F
11.06.90 "Cagliari" Inghilterra - Irlanda 1-1
12.06.90 "Palermo" Olanda - Egitto 1-1
16.06.90 "Cagliari" Inghilterra - Paesi Bassi 0-0
17.06.90 "Palermo" Irlanda - Egitto 0-0
21.06.90 "Palermo" Irlanda - Paesi Bassi 1-1
21.06.90 "Cagliari" Inghilterra - Egitto 1-0
OTTAVI DI FINALE
23.06.90 "Napoli" Camerun - Colombia 2-1 [aet]
23.06.90 "Bari" Cecoslovacchia - Costa Rica 4-1
24.06.90 "Torino" Brasile - Argentina 0-1
24.06.90 "Milano" Germania Ovest - Paesi Bassi 2-1
25.06.90 "Genova" Irlanda - Romania 0-0 [aet] (vittoria Irlanda 5-4 ai rigori)
25.06.90 "Roma" Italia - Uruguay 2-0
26.06.90 "Verona" Spagna - Jugoslavia 1-2 [dts]
26.06.90 "Bologna" Inghilterra - Belgio 1-0 [dts]
QUARTI DI FINALE
30.06.90 "Roma" Irlanda - Italia 0-1
30.06.90 "Firenze" Argentina - Jugoslavia 0-0 [dts] (vittoria Argentina 3-2 ai rigori)
01.07.90 "Milano" Cecoslovacchia - Germania Ovest 0-1
01.07.90 "Napoli" Camerun - Inghilterra 2-3 [aet]
SEMIFINALI
03.07.90 "Napoli" Argentina - Italia 1-1 [aet] (vittoria Argentina 4-3 ai rigori)
04.07.90 "Torino" Germania Ovest - Inghilterra 1-1 [aet] (vittoria Germania Ovest 4-3 ai rigori)
PARTITA PER IL TERZO POSTO
07.07.90 "Bari" Italia - Inghilterra 2-1
FINALE
08.07.90 "Roma" Germania Ovest - Argentina 1-0