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Italia 1934 - Bibliomax

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MONDIALE 1934 – ITALIA

Voluto fortemente dal regime fascista di Benito Mussolini per dimostrare la forza e la capacità del paese di organizzare grandi eventi, il Mondiale italiano segnò l’inizio di un’epopea di vittorie e soddisfazioni per la squadra azzurra, guidata negli anni d'oro dal commissario tecnico Vittorio Pozzo. Rimase l'unico mondiale di calcio in cui i campioni del mondo in carica non parteciparono: l'Uruguay si rifiutò di prenderne parte per ripicca verso i paesi europei che quattro anni prima non si erano recati in Sudamerica. Per la prima volta nella storia dei mondiali, per partecipare fu necessario superare i turni di qualificazione. Alle qualificazioni parteciparono trentadue delle cinquanta federazioni affiliate alla FIFA; le federazioni britanniche si autoesclusero, considerandosi ancora superiori alle altre compagini calcistiche. L'Argentina, invece, mandò in Italia una squadra composta prevalentemente da dilettanti, poiché gli oriundi, Monti, Orsi, Guaita e altri talentuosi calciatori, passarono a difendere i colori dei loro avi, l'Italia. Solo il paese ospitante si qualificò di diritto. Parteciparono sedici squadre, di cui dodici europee, due sudamericane, una nordamericana e una africana. Per l'Africa si qualificò l'Egitto, dopo aver vinto lo spareggio contro la Palestina/Eretz Israel, vincitrice del girone asiatico. Le partite si giocarono in otto città: Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Napoli, Trieste e Firenze. L'Italia si aggiudicò la manifestazione battendo in finale la Cecoslovacchia per 2 a 1. In questa edizione non erano previsti i gironi eliminatori, ma solo partite ad eliminazione diretta. Per la prima volta si giocò anche la finalina per il terzo posto, che vide protagoniste Germania e Austria, terminata 3 a 2.

ARGENTINA 1934

La squadra argentina che giunse in Italia non era nemmeno l'ombra di quella che quattro anni prima contese il titolo all'Uruguay. Non ancora iscritta alla FIFA, non poté schierare la migliore formazione ed era priva dei migliori giocatori di origine italiana, che avevano deciso di emigrare in Europa per difendere i colori azzurri: Monti, Orsi, Guaita e Demaria. L'Argentina giunse al Mondiale fortemente ridimensionata, qualificata alla manifestazione senza mai giocare un incontro per la rinuncia del Cile. Considerata la strana formula del torneo con incontri ad eliminazione diretta, l'Argentina disputò una sola partita, il 27 maggio allo stadio Littoriale di Bologna, affrontando la Svezia dell'allenatore ungherese Josef Nagy. Passata per ben due volte in vantaggio, si fece raggiungere e superare all'ottantesimo dallo svedese Kroon, che la rispedì immediatamente a casa.

AUSTRIA 1934

Nei primi anni del secolo, l'Austria era considerata una delle più forti squadre di calcio al mondo. Denominata “Wunderteam”, ovvero squadra delle meraviglie, schierava tra le proprie file grandissimi campioni, tra cui Mattias Sindelar, soprannominato "Cartavelina" per la sua fragilità fisica ma dal talento straordinario. Considerata una delle favorite per la vittoria finale, l'Austria giunse in Italia eliminando nelle qualificazioni la Bulgaria in gara secca, vinta al Prater di Vienna per 6 a 1 con una tripletta dell'attaccante Johann Horvat. Giunta alla competizione, il 27 maggio allo stadio Benito Mussolini di Torino, davanti a 16.000 spettatori, non fece fatica a sbarazzarsi della Francia, che costrinse i danubiani ai supplementari. L'Austria s’impose per 3 a 2, guidata da un sontuoso Sindelar. Ai quarti di finale, la squadra di Hugo Meisl disputò il classico derby danubiano contro gli odiati cugini ungheresi. Davanti a 23.000 spettatori allo stadio Littoriale di Bologna, gli austriaci vinsero per 2 a 1: passati in vantaggio due volte con Horvat e Zischek, concessero agli ungheresi una sola rete su calcio di rigore realizzato dal rigorista Gyorgy Sarosi. In semifinale, l'Austria non poté trovare peggior avversario dell'Italia, paese ospitante e orgogliosa creatura del momento politico. Il 3 giugno allo stadio di San Siro di Milano, gli austriaci furono sconfitti per 1 a 0 dagli azzurri, con una rete dell'oriundo Guaita. Considerata da molti la vera finale del torneo, l'Austria dovette accontentarsi della finalina per il terzo posto, dove affrontò la Germania. Allo stadio Ascarelli di Napoli, le due squadre si presentarono in campo con maglie dello stesso colore, bianco; l'Austria cambiò divisa, giocando con la maglia del Napoli. I 7.000 spettatori napoletani parteggiarono per Sindelar, ma dopo neanche cinquanta secondi gli austriaci erano già sotto per 1 a 0. La partita terminò 3 a 2 per i tedeschi e l'Austria si classificò quarta.

BELGIO 1934

Seconda esperienza mondiale per i Diavoli Rossi fiamminghi che, dopo la delusione del 1930, dove non riuscirono nemmeno a segnare una rete, a differenza dell'arbitro fiammingo John Langenus, che diresse la finale, giunsero in Italia disputando un girone eliminatorio poco esaltante: pareggiarono 4 a 4 contro la Repubblica d'Irlanda Unita, vennero sconfitti per 4 a 2 dall'Olanda e si qualificarono solo grazie alla differenza reti nei confronti degli irlandesi, che subirono un goal in più dagli orange. Senza vittorie e con poca qualità, il Belgio giocò la prima partita della manifestazione il 27 maggio allo stadio Giovanni Berta di Firenze contro la Germania, incassando una sonora sconfitta per 5 a 2. L'unica consolazione fu la realizzazione delle prime due reti in una manifestazione iridata, con una doppietta di Bernard Voorhoof.

BRASILE 1934

Provati dalla lunga e perigliosa trasferta oceanica, i brasiliani giunsero in Italia poco prima dell'inizio della manifestazione. Tronfi, dotati di due immensi talenti come Leonidas e Waldemar, erano sicuri di fare una bella figura, ma la realtà fu ben diversa: il vero fuoriclasse fu il portiere spagnolo Zamora. La Spagna eliminò i carioca brasiliani dopo una sola partita. Il 27 maggio allo stadio Luigi Ferraris di Genova, davanti a 21.000 spettatori, Leonidas e compagni giocarono un buon calcio, ma furono soltanto acuti di solisti. La vera squadra in campo, guidata dal sorprendente numero uno Zamora, riuscì a mettere alle corde i brasiliani, sconfitti per 3 a 1. Già il primo tempo si chiuse con un pesante 3 a 0 in favore degli iberici; nella seconda parte, solo il genio di Leonidas al 72° minuto rese meno amara la strada del ritorno in patria.

CECOSLOVACCHIA 1934
Inserita nel gruppo “5” europeo, la Cecoslovacchia per accedere ai mondiali italiani dovette battere la Polonia. Il girone a due squadre si limitò alla sola sfida tra le due nazioni, allora in duri rapporti per i confini non accettati dal governo polacco dopo la prima guerra mondiale. Nella partita di andata i cechi conquistarono facilmente i due punti a Varsavia vincendo per 2 a 0. Nella gara di ritorno i polacchi, a causa dei citati problemi politici, rinunciarono alla trasferta di Praga e i boemi festeggiarono la qualificazione con un 2 a 0 a tavolino. Giunti in Italia, affrontarono il 27 maggio a Trieste la Romania, che, passata in vantaggio nel primo tempo, resistette per quasi tutta la gara. Alla fine la superiorità dei moravi si fece sentire e la Cecoslovacchia vinse per 2 a 1. Ai quarti di finale, il 31 maggio allo stadio Mussolini di Torino, la squadra affrontò la Svizzera e vinse per 3 a 2; protagonista del match fu il portiere Planicka, che parò di tutto. La Cecoslovacchia passò in semifinale, ma la Svizzera ebbe molto da recriminare alla dea bendata. In semifinale, il 3 giugno allo stadio del Partito Fascista di Roma, la squadra boema affrontò una ben organizzata Germania. Tuttavia, il centrocampista Oldrich Nejedly fu in giornata di grazia e siglò due reti nel 3 a 1 finale, portando sorprendentemente la sua squadra in finale. Il 6 giugno, di fronte a 55.000 tifosi urlanti allo stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma, scesero in campo Italia e Cecoslovacchia, agli ordini dello svedese Ivan Eklind. Dopo pochi minuti la squadra boema rimase senza il suo miglior attaccante Antonin Puc, falciato dal consueto Monti, lasciato troppo libero dall’arbitro. Dopo alcune cure miracolose, Puc rientrò in campo e al 71° minuto portò in vantaggio i cechi. Gli italiani reagirono con un forcing poco sportivo e all’81° minuto Orsi pareggiò. I tempi regolamentari terminarono sull’1 a 1 e furono necessari i supplementari. Schiavio al 95° minuto mise fine alle speranze boeme: l’Italia si aggiudicò il primo titolo di campione del mondo, mentre la Cecoslovacchia si accontentò del secondo posto, riconosciuta come la squadra più organizzata del torneo.

EGITTO 1934
Dopo quattro giorni di viaggio a bordo del piroscafo Helwan, l’Egitto giunse in Italia, dopo aver eliminato nelle qualificazioni la Palestina: 7 a 1 al Cairo e 4 a 1 a Tel Aviv. La squadra sbarcò direttamente a Napoli, dove il 27 maggio allo stadio Ascarelli affrontò la fortissima Ungheria. Gli ungheresi, convinti di avere vita facile, si dovettero ricredere: affrontarono una squadra coriacea e determinata. Già nel 1920, alle Olimpiadi di Anversa, i faraoni avevano battuto l’Ungheria per 3 a 0. Al mondiale del 1934, i magiari chiesero vendetta: passati due volte in vantaggio, gli egiziani rimontarono e al termine del primo tempo il risultato era sul 2 a 2. Nella seconda parte i nordafricani giocarono meglio, colpendo due pali e segnando una rete inspiegabilmente annullata. Alla fine, l’esperienza dei magiari ebbe la meglio sugli inesperti egiziani, che furono sconfitti per 4 a 2. I faraoni fecero presto ritorno sull’Helwan, fieri di aver dato del filo da torcere a una delle squadre più forti del mondo e orgogliosi di essere la prima squadra africana a partecipare a un mondiale.

FRANCIA 1934

La Francia giunse al suo secondo mondiale dopo aver giocato un girone a tre squadre con Germania e Lussemburgo. Tuttavia, i transalpini affrontarono solo il Lussemburgo, vincendo 6 a 1. L’incontro contro la Germania non fu giocato perché ritenuto superfluo: i tedeschi avevano già vinto con 9 reti di scarto e gli organizzatori ritennero inutile far disputare la partita. Al mondiale italiano, la Francia venne eliminata al primo turno dalla fortissima “Wunderteam” di Hugo Meisl. Le due squadre si affrontarono il 27 maggio allo stadio Benito Mussolini di Torino, dove i Bleus costrinsero l’Austria a disputare i tempi supplementari. Dopo essere passata in vantaggio al 18° minuto con il cosiddetto “gol dello zoppo” di Jean Eduard Nicolas, la Francia si fece raggiungere al 34° da Sindelar. Nei supplementari, l’Austria fece valere la propria forza e in pochi minuti passò a condurre per 3 a 1; solo nel finale i galletti accorciarono le distanze con Verriest su rigore.
GERMANIA 1934
Dopo una qualificazione agevole contro il Lussemburgo, vinta per 9 a 1, la Germania giunse in Italia carica di buone intenzioni: vincere il mondiale era improbabile di fronte ad Austria e Ungheria, ma l’obiettivo era fare buona figura. La Germania esordì il 27 maggio allo stadio Berta di Firenze davanti a 8.000 spettatori, con una squadra ricca di giovani interessanti, su tutti Edmund Conen, autore di una tripletta contro il Belgio nella vittoria per 5 a 2. Ai quarti, il 31 maggio allo stadio San Siro, i tedeschi affrontarono la Svezia, imponendosi per 2 a 1 grazie a una doppietta di Karl Hohmann. Davanti a soli 3.000 spettatori, la gara arbitrata dall’italiano Barlassina non fu spettacolare, ma i tedeschi passarono il turno con precisione tattica. A Roma, il 3 giugno, affrontarono i maestri cecoslovacchi, schierati con il classico WM. Non ebbero scampo di fronte al talento di Nejedly, che segnò una doppietta nel 3 a 1 finale, mandando la Germania alla finalina di Napoli. Il 7 giugno allo stadio Ascarelli, Germania e Austria si contesero il terzo posto. Dopo un sorteggio, l’Austria giocò con le maglie azzurre del Napoli, ma i tedeschi passarono subito in vantaggio con Lehener e chiusero il primo tempo sul 3 a 1, con reti di Lehener e Conen. L’Austria accorciò solo nel secondo tempo, chiudendo 3 a 2. La Germania ottenne così un ottimo terzo posto nella sua prima partecipazione iridata.

ITALIA 1934

Non sarebbe più successo che la nazionale del paese ospitante dovesse qualificarsi alla fase finale… Nel 1934 accadde anche questo: gli azzurri, nazione anfitrione, per partecipare al proprio torneo dovettero giocarsi la qualificazione contro la Grecia in doppia gara, a Milano e ad Atene. Un rischio enorme: pensare a un Mondiale in Italia senza l’Italia, in piena era mussoliniana. Per fortuna, l’avversario era uno dei meno temibili. Il 25 marzo, allo stadio di San Siro gremito da oltre 20.000 spettatori, l’Italia sconfisse la Grecia per 4 a 0 con reti di Guarisi, Ferrari e doppietta di Meazza. La partita di ritorno non si disputò per forfait della squadra ellenica, aprendo la strada agli azzurri. Una volta qualificata al torneo iridato, l’Italia si candidò come protagonista, ma gli avversari erano davvero temibili: Austria assoluta favorita, Ungheria e Cecoslovacchia a seguire. Nella gara d’esordio, il 27 maggio, allo stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma, l’Italia affrontò gli Stati Uniti, squadra completamente rinnovata rispetto ai lanciatori di peso di quattro anni prima, che tanto avevano ben figurato nella kermesse sudamericana. Gli azzurri ebbero vita facile e si imposero sugli americani per 7 a 1, con la tripletta del bolognese Angelo Schiavio. Anche per gli statunitensi segnò un italiano: “Buff” Donelli, al secolo Aldo Donelli, del Curry Silver Tops di Pittsburgh. Il 31 maggio, ai quarti di finale, l’Italia affrontò a Firenze i talentuosi spagnoli, capitanati dal grandissimo portiere Ricardo Zamora. La partita fu una vera battaglia: gli spagnoli subirono seri infortuni, ma un arbitro belga, Baert, fece finta di non vedere, soprattutto gli interventi di Monti. I giocatori subirono numerosi colpi proibiti che influirono sulla ripetizione della gara; anche il portiere Zamora non poté scendere in campo dopo essere stato colpito duramente da Ferrari nell’azione del gol, assolutamente irregolare per carica al portiere. La prima gara terminò 1 a 1, con reti di Regueiro al 31° minuto e pareggio di Ferrari al 45°. Il giorno successivo, sempre allo stadio Berta, azzurri e furie rosse tornarono in campo. Gli spagnoli dovettero cambiare ben 7/11 della formazione titolare, malmenati nella partita precedente. Anche questa gara si disputò al limite del regolamento; i colpi proibiti furono ignorati dall’arbitro svizzero Mercet. L’Italia vinse una partita che non si poteva perdere al cospetto del Duce: 1 a 0, rete di Meazza al 12°. Gli spagnoli uscirono sconfitti, ma fieri di aver tenuto testa ai futuri campioni del mondo. Due giorni più tardi, il 3 giugno 1934, a San Siro, Italia e Austria si affrontarono in semifinale. Molti consideravano questa gara la vera finale del Mondiale, poiché a contendersi il passaggio del turno erano le due migliori squadre del torneo. Tutta Italia si strinse al Duce e ai suoi rappresentanti in maglia azzurra, consapevole dell’importanza, non solo sportiva ma anche politica, della partita. La partita non fu spettacolare: l’Italia segnò con Guaita al 10° del primo tempo, poi fu tutta tattica, pochi gli scorci di bel gioco; gli unici sussulti arrivarono dai falli criminosi di Monti e Ferrari. Nemmeno il talento di “Cartavelina” Sindelar riuscì a dare luce alla partita, che si concluse stancamente con il risultato di 1 a 0 in favore degli azzurri. Con questa vittoria, l’Italia raggiunse la finalissima di Roma, dove il 10 giugno affrontò la solida e ben organizzata squadra della Cecoslovacchia. La partita rimase a lungo in fase di studio: le iniziative dei singoli calciatori italiani furono sempre annullate dal gioco collettivo boemo. Al 65° minuto, un fallo scellerato di Monti sul ceco Puc costrinse quest’ultimo a uscire dal campo; tramortito ma fortunatamente illeso, rientrò dieci minuti più tardi, giusto il tempo per segnare la rete che portò in vantaggio i mitteleuropei. Il sangue salì agli occhi degli italiani, che con gioco maschio raggiunsero il pareggio all’81°, dopo un vistoso fallo di mano di Ferrari. A nulla servirono le proteste dei cecoslovacchi, che in tre occasioni colpirono i pali della porta di Combi. I tempi regolamentari terminarono 1 a 1 e fu necessaria un’altra mezz’ora di gioco per decretare chi avrebbe alzato la seconda Coppa Rimet. Al 95°, Schiavio, lanciato in avanti da Guaita, controllò il pallone e lo spinse alle spalle di Planicka. Finale 2 a 1 per gli azzurri: Combi e compagni alzarono al cielo la loro prima Coppa Rimet.

OLANDA 1934

Per giungere nel Belpaese, la nazionale dei Paesi Bassi dovette superare un girone di qualificazione composto da Belgio e Repubblica d'Irlanda Unita. Gli Orange scesero in campo per la prima gara il 7 aprile 1934 allo stadio Olimpico di Amsterdam, dove, sostenuti da ben 38.000 spettatori, ebbero ragione di una coriacea Irlanda, sempre figlia del football d'Albione. La partita terminò 5 a 2 in favore dell’Olanda, che riuscì a rimontare uno svantaggio di due reti. Venti giorni più tardi, sul terreno di Anversa, l’Olanda si giocò la partecipazione al Mondiale nel derby fiammingo contro il Belgio. Gli olandesi superarono i cugini per 4 a 2 e staccarono il biglietto per l’Italia. Giunsero a Milano in treno con pochi giorni di anticipo rispetto all’inizio del torneo. Sabato 27 maggio, allo stadio di San Siro, affrontarono la Svizzera. Non fu una gara spettacolare, ma i Tulipani misero in difficoltà i più esperti elvetici. Nel 3 a 2 finale, in favore dei rossocrociati aleggiò però una leggenda: il gol dell’olandese Leen Vente sarebbe stato realizzato dopo il fischio finale dell’arbitro svedese Eklind.

ROMANIA 1934

Nei corridoi del Palatui Regal di Bucarest fervette l’interesse di Re Carlo II, appassionatissimo di calcio e attivamente partecipe alle sorti della squadra nazionale. La strada per l’Italia fu piuttosto impervia per i Daci. Inserita nel gruppo “6” di qualificazione con Svizzera e Jugoslavia, la Romania disputò la prima gara il 29 ottobre 1933 allo stadio Wankdorf di Berna. Sul campo la partita terminò 2 a 2, ma a causa di un’irregolarità sulle norme di tesseramento del giocatore rumeno Baratki, alla Romania fu inflitta la sconfitta a tavolino per 2 a 0. La successiva partita contro la Jugoslavia divenne di importanza vitale. Il 29 aprile 1934 le due squadre si affrontarono allo stadio Onef di Bucarest: fu uno scontro all’ultimo sangue. La Jugoslavia non era più la forte squadra europea che aveva sorpreso ai Mondiali precedenti, e i rumeni vinsero per 2 a 1. Da ricordare, tuttavia, che quel giorno la dea bendata fu davvero crudele per gli slavi, che colpirono ben otto volte i pali. Con questa vittoria, la Romania si qualificò alla manifestazione iridata e il 27 maggio allo stadio del Littorio di Trieste incontrò i fortissimi cecoslovacchi. La squadra boema dovette ringraziare il portiere Planicka, che salvò in più occasioni la propria porta, spegnendo le speranze dei romeni al 90° minuto con un incredibile salvataggio sulla riga su un tiro del centrale Bodola. La Romania fece ritorno a casa dopo una sola partita, ma fiera di aver messo in difficoltà il grande Planicka.

SPAGNA 1934

Il gruppo di qualificazione europea numero “2” si giocò tutto nella penisola iberica. Zamora e compagni fecero subito capire ai lusitani chi sarebbe andato in Italia. Domenica 11 marzo 1934, allo stadio Chamartín di Madrid, gli spagnoli travolsero letteralmente i cugini portoghesi: 9 a 0 a favore delle Furie Rosse, con l’attaccante Isidro Lángara autore di cinque reti. Nella partita di ritorno a Lisbona, gli spagnoli non vollero infierire e si limitarono a un risicato 2 a 1. Giunti in Italia, la nazionale spagnola fu abbinata ai funambolici brasiliani, guidati dal fuoriclasse Leônidas, che tuttavia non rispettarono le attese. Allo stadio di Genova il 27 maggio, dopo soli 45 minuti di gioco, la Spagna era già avanti di 3 reti a 0; il Brasile accorciò le distanze al 26° minuto della ripresa con il solito Leônidas. Ai quarti di finale, davanti a 35.000 spettatori, la Spagna affrontò la squadra di casa. La partita terminò 1 a 1 anche dopo i tempi supplementari. Gli spagnoli passarono in vantaggio al 31° minuto con Regueiro, e l’Italia pareggiò al 45° con un gol di Ferrari dopo una violenta carica sul portiere Zamora. Per la gara di spareggio, fortemente decimata dagli infortuni subiti nella partita precedente, la Spagna fu costretta a sostituire ben sette giocatori su undici, tra cui il portiere Zamora. L’Italia vinse per 1 a 0. Agli spagnoli rimase il rammarico di aver perso un confronto che, giocato alla pari e senza infortuni, avrebbe potuto avere un finale diverso.

STATI UNITI 1934

I lanciatori di peso di quattro anni prima furono completamente sostituiti da giocatori professionisti, che però non furono all’altezza dei connazionali. Fino a tre giorni prima dell’inizio della manifestazione, alla lista dei partecipanti mancava ancora il rappresentante del Centro-Nord America. Le due contendenti, Stati Uniti e Messico, si affrontarono direttamente in Italia: il 24 maggio 1934 allo stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma. Il Messico arrivò alla finale play-off dopo aver eliminato Cuba e Haiti, mentre gli statunitensi furono ammessi di diritto come testa di serie continentale. Gli americani s’imposero per 4 a 2 grazie a una quaterna dell’italo-americano "Buff" Aldo Donelli. I messicani, già in serata, erano mestamente a bordo del piroscafo per il ritorno in Centroamerica. Staccato il biglietto per la manifestazione iridata, agli Stati Uniti non poteva capitare peggior avversario dell’Italia. Il 27 maggio 1934, a Roma, gli Azzurri si imposero per 7 a 1, trovando negli avversari ben poca consistenza e valore. Gli americani, dopo soli tre giorni rispetto ai messicani, erano già sulla via del ritorno.

SVEZIA 1934

Mai il cammino della squadra svedese verso un mondiale era stato così agevole: nel giro di soli venti giorni gli scandinavi ottennero il passaporto per Bologna. Nel girone di qualificazione, l’11 giugno 1933, i vichinghi svedesi schiacciarono a Stoccolma l’Estonia per 6 a 2 e pochi giorni dopo ebbero la meglio sulla Lettonia per 2 a 0. Le due squadre baltiche riconobbero la superiorità tecnica degli svedesi e si ritirarono, rinunciando alle gare di ritorno. Il 27 maggio dell’anno successivo, nel capoluogo emiliano, la Svezia si trovò di fronte quel che restava della grande Argentina del Mondiale 1930. I platensi passarono per due volte in vantaggio con Belis e Galateo, ma il gioco maschio e la freddezza degli europei ebbero la meglio: gli svedesi si imposero per 3 a 2 con una doppietta di Joansson e una rete di Kroon a dieci minuti dal termine. Ai quarti di finale, gli svedesi dovettero cedere il passo a una sorprendente e giovane Germania, che davanti ai soli 3.000 spettatori di San Siro poté contare sulla vena realizzativa di Hohmann, il quale, con una doppietta, chiuse in anticipo l’esperienza iridata degli svedesi.

SVIZZERA 1934

Per varcare il confine di Locarno, gli svizzeri dovettero superare Jugoslavia e Romania nel girone di qualificazione: il 2 a 2 a Belgrado e il 2 a 0 a tavolino contro la Romania furono sufficienti per ottenere il passaporto per Ascona. Il 27 maggio, a San Siro contro l’Olanda, gli elvetici faticarono più del previsto per avere ragione della squadra avversaria, riuscendo nell’impresa grazie alla doppietta dell’occhialuto Kielholz e a una rete di Abegglen III, che risposero alle marcature di Smit e Vente. La leggenda vuole che quest’ultimo segnò il gol dei tulipani abbondantemente dopo il fischio finale di Eklind, mentre gli svizzeri stavano già dirigendosi verso gli spogliatoi, ma l’arbitro convalidò comunque la rete. Non fu l’unico fatto curioso della partita: il centrocampista svizzero Willy Von Känel, accanito fumatore, scese in campo con un pacchetto di sigarette per accenderle nei momenti di pausa. Ai quarti di finale, il 31 maggio, i confederati affrontarono la Cecoslovacchia al Benito Mussolini di Torino. Gli spalti erano un tripudio di colori rossocrociati, e la squadra si comportò bene in campo, ma la differenza la fece il portiere boemo Planicka, che con grandi interventi salvò il risultato per i cechi. La Svizzera, pur mostrando un gioco brillante e avvolgente, dovette cedere per 3 a 2 alla concretezza della squadra di Petru. Dopo la doccia, il pullman per il rientro a Berna era già pronto sul piazzale dello stadio.

UNGHERIA 1934

Inserita nel gruppo “4” di qualificazione mondiale con Austria e Bulgaria, l’Ungheria giocò solamente le partite contro i bulgari, poiché i risultati del girone rendevano inutile la sfida austroungarica per determinare le qualificate. Nella gara di andata, giocata a Sofia il 25 marzo 1934, gli ungheresi prevalsero per 4 a 1. Il mese successivo, a Budapest, gli ungheresi si imposero con lo stesso risultato dell’andata. Con poca fatica, i magiari si qualificarono per la manifestazione iridata. Nella prima partita del torneo, il 27 maggio allo stadio Ascarelli di Napoli, l’Ungheria incontrò l’Egitto, ricordando ancora la sonora sconfitta per 3 a 0 subita dai nordafricani alle Olimpiadi di Parigi del 1924. Ai mondiali, però, le cose andarono diversamente: i magiari vinsero 4 a 2, seppur con brividi, perché i faraoni riuscirono a rimontare due reti e portarono il punteggio sul 2 a 2 alla fine del primo tempo. Ai quarti di finale, i soliti e eterni rivali austriaci rispedirono a casa i cugini ungheresi: gli austriaci vinsero 2 a 1 allo stadio del Littoriale di Bologna, davanti a 23.000 spettatori, e la squadra di Odon Nadas riuscì a segnare solo nel secondo tempo su calcio di rigore. Al valico della Casarossa, i doganieri attesero per timbrare il visto d’uscita.

Qualificazioni Mondiale 1934

Gruppo 1 [Svezia]
11.06.33 "Stoccolma" Svezia–Estonia 6–2
29.06.33 "Kaunas" Lituania–Svezia 0–2

Gruppo 2 [Spagna]
11.03.34 "Madrid" Spagna–Portogallo 9–0
18.03.34 "Lisbona" Portogallo–Spagna 1–2

Gruppo 3 [Italia]
25.03.34 "Milano" Italia–Grecia 4–0

Gruppo 4 [Ungheria, Austria]
25.03.34 "Sofia" Bulgaria–Ungheria 1–4
25.04.34 "Vienna" Austria–Bulgaria 6–1
29.04.34 "Budapest" Ungheria–Bulgaria 4–1

Gruppo 5 [Cecoslovacchia]
15.10.33 "Varsavia" Polonia–Cecoslovacchia 1–2
15.03.34 "Praga" Cecoslovacchia–Polonia n/p

Gruppo 6 [Romania, Svizzera]
24.09.33 "Belgrado" Jugoslavia–Svizzera 2–2
29.10.33 "Berna" Svizzera–Romania 2–2 (assegnato 2–0 alla Svizzera)
29.04.34 "Bucarest" Romania–Jugoslavia 2–1

Gruppo 7 [Olanda, Belgio]
25.02.34 "Dublino" Irlanda–Belgio 4–4
08.04.34 "Amsterdam" Paesi Bassi–Irlanda 5–2
29.04.34 "Anversa" Belgio–Olanda 2–4

Gruppo 8 [Germania, Francia]
11.03.34 "Lussemburgo" Lussemburgo–Germania 1–9
15.04.34 "Lussemburgo" Lussemburgo–Francia 1–6

Gruppo 9 [Brasile]
Brasile qualificato per ritiro del Perù

Gruppo 10 [Argentina]
Argentina qualificata per ritiro del Cile

Gruppo 11 [Stati Uniti]
28.01.34 "Port-au-Prince" Haiti–Cuba 1–3
01.02.34 "Port-au-Prince" Haiti–Cuba 1–1
04.02.34 "Port-au-Prince" Haiti–Cuba 0–6
04.03.34 "Cd. de México" Messico–Cuba 3–2
11.03.34 "Cd. de México" Messico–Cuba 5–0
18.03.34 "Cd. de México" Messico–Cuba 4–1
24.05.34 "Roma" USA–Messico 4–2

Gruppo 12 [Egitto]
16.03.34 "Cairo" Egitto–Palestina 7–1
06.04.34 "Tel-Aviv" Palestina–Egitto 1–4

Mondiali 1934 – Italia (27 maggio–10 giugno)

Ottavi di finale
27.05.34 "Firenze" Germania–Belgio 5–2
27.05.34 "Bologna" Argentina–Svezia 2–3
27.05.34 "Milano" Olanda–Svizzera 2–3
27.05.34 "Trieste" Cecoslovacchia–Romania 2–1
27.05.34 "Torino" Austria–Francia 3–2 [dts]
27.05.34 "Napoli" Ungheria–Egitto 4–2
27.05.34 "Genova" Brasile–Spagna 1–3
27.05.34 "Roma" Italia–USA 7–1

Quarti di finale
31.05.34 "Milano" Germania–Svezia 2–1
31.05.34 "Torino" Svizzera–Cecoslovacchia 2–3
31.05.34 "Bologna" Austria–Ungheria 2–1
31.05.34 "Firenze" Spagna–Italia 1–1 [dts]
01.06.34 "Firenze" Spagna–Italia 0–1

Semifinali
03.06.34 "Roma" Germania–Cecoslovacchia 1–3
03.06.34 "Milano" Austria–Italia 0–1

Gara per il terzo posto
07.06.34 "Napoli" Germania–Austria 3–2

Finale
10.06.34 "Roma" Italia–Cecoslovacchia 2–1

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