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Inghilterra 1966 - Bibliomax

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Subbuteo and Football Tales
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MONDIALE 1966 - INGHILTERRA

Tirava aria nuova: le rivoluzioni sessantottine erano alle porte, la società civile era in piena evoluzione e le rivolte studentesche chiedevano un mondo nuovo, privo di barriere sociali e disuguaglianze. Anche il calcio stava attraversando un momento di transizione: sembrava che il torneo inglese dovesse rappresentare il primo vero mondiale dell’epoca moderna. Si sperava in un campionato diverso, innovativo e alla moda, esente da partite pilotate, dirigenti invadenti e arbitri compiacenti, insomma un mondiale libero da ciò che si era visto quattro anni prima in Cile, fin troppo manovrato e deciso nelle segrete federali più che sui campi da gioco. Il mondiale tornò in Europa, tornò a casa: nella patria del football, nella terra dove nel lontano 1863 nacque la prima federazione calcistica, la F.A. “Football Association”, e dove nel 1872 si disputò il primo incontro internazionale tra Inghilterra e Scozia, il luogo dove presero vita le prime squadre di calcio. L’assegnazione della competizione si tenne a Roma nell’agosto del 1960. Oltre agli inglesi, erano candidate anche la Germania Ovest e la Spagna. La decisione venne presa a favore degli inglesi, sospettosamente favorita dall’influenza del presidente della FIFA, il britannico Arthur Drewry, e ci risiamo! Il torneo si svolse tra l’11 e il 30 luglio del 1966. Delle sedici squadre partecipanti, ben tredici avevano già preso parte al mondiale cileno; le novità furono la Francia e le debuttanti Corea del Nord e Portogallo. Alla fase eliminatoria parteciparono cinquantatré paesi: dieci posti furono riservati all’Europa, quattro al Sud America e due suddivisi tra Centro America, Asia e Africa. Le federazioni africane protestarono chiedendo un allargamento a ventiquattro squadre, ma le loro richieste rimasero inascoltate. Di conseguenza, le nazionali africane boicottarono il torneo, rinunciando anche a disputare gli incontri di qualificazione, mentre il Sudafrica venne escluso per le vicende razziali interne al paese. Come detto, si sperava che in Cile si fosse già visto il peggio dei favoritismi e delle incompetenze arbitrali, ma anche in Inghilterra i direttori di gara non fecero figure migliori, anzi! A parte il celebre “goal fantasma” della finale, furono numerose le occasioni in cui arbitri e dirigenti influenzarono i risultati in favore della squadra di casa, con espulsioni assurde e reti irregolari. Le vere sorprese del torneo furono il Portogallo e la Corea del Nord, entrambe andate ben oltre le aspettative: la prima guidata da un fenomenale Eusébio, la seconda figlia di un collettivo programmato e organizzato su inflessibile disciplina orientale. La qualificazione dei nordcoreani fu causa di accese discussioni: l’Inghilterra non riconosceva lo Stato nordcoreano e si pensò persino di non permettere alla nazionale asiatica di entrare nel paese per disputare il mondiale. Furono vietati inni e bandiere nazionali, ammessi solo nella gara inaugurale. Fu anche il mondiale delle grandi delusioni: il Brasile venne eliminato al primo turno, l’Italia umiliata dai “Ridolini” della Corea e il Cile si dimostrò poca cosa senza il sostegno della FIFA. Le gare si disputarono in sette città: Londra, Manchester, Liverpool, Sheffield, Middlesbrough, Birmingham e Sunderland. Fu il mondiale della prima mascotte,  il leone Willy , il mondiale dei Beatles al culmine del successo e quello del Subbuteo, gioco che in quegli anni spopolò in tutta Europa, geniale e poetica invenzione dell’ornitologo inglese Peter Adolph. Ma soprattutto fu il mondiale del cagnolino Pickles, che ritrovò la Coppa Rimet sotto un cespuglio dopo che era stata trafugata alcuni giorni prima dalla sede della F.A. (Football Association). Pickles fece meglio di Scotland Yard: diciamolo, fu il vero vincitore della Coppa del Mondo del 1966.

ARGENTINA 1966

«Ho commesso il peggiore dei peccati che un uomo possa commettere: non sono stato felice.» Con i versi del poeta Jorge Luis Borges si può riassumere l’avventura dell’Argentina al mondiale inglese. Se solo stampa e tifosi avessero creduto di più in questa squadra, forse la sorte sarebbe stata diversa. Partita per Londra tra le pesanti critiche, la nazionale argentina disputò un mondiale più che dignitoso. È noto che argentini e inglesi non si siano mai amati troppo — basti pensare al conflitto per le isole Falkland, di qualche anno successivo —, ma ciò che accadde in terra d’Albione andò ben oltre ogni previsione. L’Argentina si qualificò al torneo affrontando il Paraguay in doppia sfida: 3 a 0 a Buenos Aires e 0 a 0 ad Asunción. Contro la Bolivia, i “gauchos” vinsero 4 a 1 in casa e 2 a 1 sulle alture di La Paz. Nonostante la facile qualificazione, la squadra non fu risparmiata dalle critiche della stampa, che giudicò il gioco poco brillante e contraddistinto da un eccessivo agonismo. L’Argentina venne inserita nel gruppo “B” di Birmingham. Nella gara d’esordio contro la favorita Spagna vinse per 2 a 1. La partita, disputata sotto una pioggia battente e su un campo pesante, fu ricca di falli e alla fine prevalse chi aveva picchiato più duro. Il 16 luglio, al Villa Park, andò in scena Argentina–Germania Ovest: un match duro, maschio, combattuto colpo su colpo, con interventi al limite della violenza gratuita. Fu solo grazie all’arbitro slavo Konstantin Zecevic se l’unico espulso risultò l’argentino Jorge Rafael Albrecht. La gara, di fatto, non si giocò: le continue interruzioni fallose ne compromisero ogni ritmo e terminò 0 a 0, per la soddisfazione di entrambe le squadre. Dopo l’incontro, la FIFA convocò la dirigenza argentina, minacciando l’esclusione dal torneo se la squadra avesse continuato a giocare con tale durezza. Il nome dell’Argentina venne iscritto sul “libro nero” della federazione e per questo pagò cara la propria sorte. Richiamata all’ordine, nella terza gara contro la Svizzera, l’Albiceleste giocò in modo pacato e corretto: dominò con classe e vinse 2 a 0, senza faticare più del necessario, grazie alle reti di Artime e Onega. Come recita il proverbio, “il lupo perde il pelo ma non il vizio”: così, il 23 luglio, a Wembley, al cospetto dei padroni di casa, gli argentini misero in scena un’altra delle loro peggiori esibizioni, fatte di gioco violento e falli di reazione. A dirigere la gara fu il tedesco Rudolf Kreitlein. Indispettiti dalle concessioni dell’arbitro agli inglesi, i sudamericani reagirono con interventi duri e inutili. Tutto sembrava favorire i padroni di casa e, al 35° minuto, il capitano argentino Ubaldo Rattin venne inspiegabilmente espulso per proteste. A quel punto scoppiò una furibonda rissa: Rattin si rifiutò di lasciare il campo e fu necessario l’intervento della polizia per scortarlo negli spogliatoi. La partita perse ogni valenza sportiva e si trasformò in una caccia all’uomo. Gli inglesi vinsero 1 a 0 grazie a una rete di Hurst al 79°. L’allenatore britannico Alf Ramsey proibì ai propri giocatori di scambiare le maglie con gli avversari e negli spogliatoi lo staff argentino si scagliò furiosamente contro la terna arbitrale, costretta a lasciare lo stadio sotto scorta. Da quella confusione nacque un’idea destinata a cambiare il calcio: l’ex arbitro Ken Aston, presente in tribuna, decise di introdurre i cartellini gialli e rossi per rendere più chiara la gestione disciplinare delle gare. L’Argentina, invece, uscì dal mondiale in modo vergognoso e disonorevole  e, a quanto pare, non fu né la prima né l’ultima volta.

BRASILE 1966

Il Brasile giunse al mondiale inglese senza colpo ferire, qualificato di diritto come detentore del titolo. Nei quattro anni che lo separavano dal torneo inglese disputò solo la Coppa America e numerose amichevoli. Tuttavia, già da qualche tempo, la squadra carioca diede l’impressione di non essere più quella brillante di quattro anni prima, sembrava soffrire di un appagamento generale. Anche nella Coppa continentale del 1963 il Brasile non mostrò grandi cose e, nelle amichevoli, prevalentemente contro squadre europee, alternò risultati discreti ad altri poco convincenti. Inserito nel gruppo “C” con Portogallo, Ungheria e Bulgaria, esordì il 12 luglio al Goodison Park di Liverpool di fronte a circa 47 mila spettatori, affrontando la Bulgaria, che in panchina aveva l’allenatore Rudolf Vytlačil, colui che portò la Cecoslovacchia alla finale del ’62. Nonostante il gioco maschio, il Brasile vinse con relativa facilità per 2 a 0, grazie alle reti dei soliti e meravigliosi Pelé e Garrincha. Qualche giorno più tardi i carioca incontrarono l’Ungheria, una squadra in piena ripresa, e ne uscì una partita piacevole: i talentuosi mitteleuropei riuscirono ad avere la meglio contro un Brasile privo del suo miglior giocatore, Pelé, messo a riposo dopo gli acciacchi riportati nella gara precedente. L’Ungheria vinse con un convincente 3 a 1. Il 19 luglio per il Brasile tirò ancora aria di sconfitta: di fronte c’erano gli esordienti del Portogallo che, guidati dal fenomeno mozambicano Eusébio, inflissero un secco 3 a 1 alla squadra carioca. La “Pantera Nera”, come era soprannominato, segnò addirittura una doppietta. Dopo molti anni il Brasile uscì al primo turno e abdicò in favore dei bianchi di Sua Maestà. Nonostante l’amarezza per la precoce eliminazione, l’appuntamento con la vittoria fu solo rimandato di quattro anni: Pelé e compagni si ripresero il maltolto, anche con gli interessi.

BULGARIA 1966

L’edizione del 1966 fu la seconda partecipazione consecutiva della Bulgaria a un campionato del mondo. Per questa occasione la squadra balcanica si rafforzò notevolmente e la panchina fu affidata all’allenatore austriaco naturalizzato boemo Rudolf Vytlačil, lo stesso che quattro anni prima aveva condotto la Cecoslovacchia sul secondo gradino del podio cileno. In campo poteva contare sul talento del fuoriclasse Georgi Asparuhov, in forza al Levski Sofia. L’avventura mondiale per la Bulgaria iniziò il 13 giugno 1965 a Sofia, dove in quell’occasione sconfisse Israele per 4 a 0. Il 26 settembre dello stesso anno i biancoverdi vinsero con un sorprendente 3 a 0 contro il Belgio, che mai si sarebbe aspettato di trovarsi di fronte una squadra tanto determinata. Un mese dopo, a Bruxelles, fu invece il Belgio a fare la voce grossa, annichilendo i balcanici con un netto 5 a 0. La trasferta novembrina di Tel Aviv riportò la Bulgaria al successo per 2 a 1, tanto che, per determinare chi avrebbe raggiunto “Sua Maestà” britannica, fu necessario uno spareggio contro il Belgio, giunto a pari punti. Il barrage si disputò il 29 dicembre a Firenze e la Bulgaria s’impose per 2 a 1 grazie a una doppietta dell’asso Asparuhov. Fu ancora uno spareggio favorevole ai bulgari, come nel 1961 a Milano, quando eliminarono la Francia. Al mondiale, nonostante gli ottimi innesti di Penev, Kolev e Asparuhov, la Bulgaria non superò il primo turno: all’esordio fu sconfitta per 2 a 0 dal Brasile in una partita dura, dove però la classe verdeoro ebbe la meglio sulla fisicità bulgara. Nel secondo match, all’Old Trafford di Manchester, nulla poterono i bulgari di fronte al talento di Eusébio e compagni, che li travolsero per 3 a 0. Già eliminata, la squadra bulgara affrontò l’Ungheria in un derby di Cortina giocato a cuor leggero, ma mise comunque in scena una delle partite più piacevoli del torneo. Passata in vantaggio con il solito Asparuhov, fu poi rimontata e superata dalla fuoriserie magiara per 3 a 1. La Bulgaria sperava di fare decisamente meglio in questa edizione, ma la dea bendata si era già dimenticata di lei al sorteggio, inserendola nel girone più difficile del torneo.

CILE 1966

La sorte volle che al mondiale inglese prendesse vita la più classica delle vendette: Cile contro Italia, prima partita del gruppo “D” di Sunderland e Middlesbrough. Un’occasione irripetibile e singolare: gli italiani poterono riprendersi ciò che venne loro tolto il 2 giugno 1962 a Santiago. Questa volta il Cile presentò una squadra mediocre e, soprattutto, priva del sostegno del proprio pubblico intimidatorio. La gara, carica di attese e tensioni, terminò con uno squallido 2 a 0 in favore degli azzurri. Il 15 luglio andò in scena una sfida tra modeste duellanti: da una parte i deludenti cileni, dall’altra i sorprendenti nordcoreani. Finì 1 a 1: gli andini passarono in vantaggio con un discutibile rigore — tanto per rispettare i costumi e la benevolenza arbitrale — mentre il pareggio asiatico arrivò grazie a una rete di Pak Seung Zin. La terza partita, contro l’Unione Sovietica, terminò 2 a 1 in favore dei russi. La gara non aveva ormai più nulla da dire: i cileni, già eliminati, dovettero solo sbrigare questa formalità e avviarsi all’aeroporto di Londra per il rientro in patria. I sudamericani si erano qualificati vincendo il gruppo “2” sudamericano, battendo la Colombia 7 a 2 a Santiago, perdendo 2 a 0 a Barranquilla, pareggiando 2 a 2 a Guayaquil contro l’Ecuador e vincendo 3 a 1 nel ritorno a Santiago. Tuttavia, per decidere chi sarebbe partito per Londra, fu necessario uno spareggio in campo neutro a Lima contro l’Ecuador. In quell’occasione il Cile sostituì l’allenatore Francisco Hormazábal con Luis Álamos, ex stella dell’Universidad de Chile. Come spesso accade in Sud America, le partite di grande interesse si caricarono di leggende e miti: si racconta che la nazionale ecuadoriana chiese alla propria federazione un cospicuo premio qualificazione, che venne rifiutato. Il Cile vinse facilmente per 2 a 1.

COREA DEL NORD 1966

“Ridolini”, così li apostrofò Ferruccio Valcareggi alla vigilia della gara di Middlesbrough. “Ridolini”, sì, ma con un grande fiato e un’incredibile disciplina tecnica e agonistica: fecero innamorare tutta la Britannia e non solo. Ufficialmente composta solo da giocatori dilettanti, la qualificazione degli asiatici divenne un caso politico: il governo inglese, che non riconosceva lo Stato nordcoreano, dapprima cercò di impedirne la partecipazione, poi accettò la loro adesione ma a condizioni precise — niente bandiere e niente inno nazionale. La Corea del Nord si qualificò al mondiale nel giro di soli tre giorni, disputando due partite contro l’Australia. A causa delle sanzioni internazionali e del rifiuto delle contendenti di recarsi nel paese comunista, la squadra nordcoreana dovette giocare tutte le gare in trasferta; per ovviare all’inconveniente, la FIFA decise che tutte le partite del girone asiatico si disputassero in Cambogia, allo stadio olimpico di Phnom Penh. Pochi giorni prima delle gare la Corea del Sud si ritirò, lasciando in corsa solo Corea del Nord e Australia. Nel primo incontro, il 21 novembre 1965, gli asiatici annientarono gli australiani con un perentorio 6 a 1; nella gara di ritorno, tre giorni più tardi, vinsero ancora agevolmente per 3 a 1. Lo spareggio previsto con la vincente del gruppo africano non si disputò a causa del boicottaggio delle squadre africane. Al mondiale, confinati per modo di dire nella lontana Middlesbrough, affrontarono all’esordio la forte Unione Sovietica: i coreani in campo sembravano dei nani al cospetto dei possenti sovietici, che si imposero con un secco 3 a 0. Tuttavia, i piccoli “Ridolini” mostrarono una dinamicità senza fine, correndo instancabilmente da una parte all’altra del campo e alternandosi nei ruoli, in pratica tutti sapevano fare tutto. Nella seconda gara, contro il Cile, la superiorità asiatica risultò ancora più evidente: il pareggio per 1 a 1 fu solo frutto di un regalo arbitrale in favore dei cileni, cui venne concesso un rigore molto dubbio. La storia del calcio scrisse una pagina memorabile il 19 luglio 1966, quando all’Ayresome Park di Middlesbrough la Corea del Nord sconfisse l’Italia per 1 a 0 con la rete del presunto dentista Pak Doo-Ik. L’Italia uscì dal campo a testa bassa, nella vergogna più profonda, mentre i coreani vennero adottati dalla tifoseria inglese, in particolare dai tifosi degli Smoggies, molti dei quali si recarono poi al Goodison Park dei Toffees per assistere agli incredibili quarti di finale contro il Portogallo. La gara del 23 luglio a Liverpool entrò nella storia dei mondiali come una delle partite più emozionanti di sempre. Dopo venticinque minuti, la Corea del Nord conduceva per 3 a 0: al 1° minuto segnò Pak Seung Zin, al 22° Li Dong Woon e al 25° Yang Sung Kook. Il pubblico era in visibilio e urlava “Corea, Corea!”. La squadra portoghese appariva frastornata, tranne il suo capitano Eusébio, che prese per mano la formazione lusitana e in poco meno di mezz’ora rovesciò il risultato: il Portogallo vinse per 5 a 3, in quella che fu una delle partite più incredibili della storia del calcio. In realtà, dopo la vittoria sull’Italia, i giocatori coreani, forse suggestionati dallo stile anglosassone, si rilassarono con alcool e donne. I vertici del partito ne vennero a conoscenza e, una volta rientrati in patria, i calciatori furono accusati di comportamento incivile e deportati nel gulag di Yokok per molti anni; di alcuni di loro non si seppe più nulla.

FRANCIA 1966

La Francia ritornò al mondiale dopo essersi presa una pausa di quattro anni, esclusa dal mondiale cileno per mano della Bulgaria; in questa occasione vinse abbastanza agevolmente il proprio girone di qualificazione. Inserita nel gruppo “3” europeo, i transalpini vinsero all’andata per 2 a 0 contro il Lussemburgo e per 4 a 1 al Velodrome di Marsiglia; contro la Norvegia trionfarono in entrambe le occasioni per 1 a 0. L’ostacolo maggiore era rappresentato dalla Jugoslavia, che all’epoca stava attraversando una profonda crisi di risultati e di talenti. Nonostante la sconfitta di Belgrado per 1 a 0, la Francia, vincendo in casa ancora per 1 a 0, staccò il biglietto per Londra come capolista del girone. Il mondiale francese iniziò con uno scialbo pareggio, 1 a 1 contro il Messico. Inzuppata di stranieri – argentini, algerini, marocchini, italiani e armeni – la Francia appariva più come una multinazionale che come una squadra nazionale. Il 15 giugno, di fronte all’Uruguay, mise in scena un’altra deludente prestazione, venendo sconfitta per 2 a 1 e riuscendo a segnare solo grazie a un calcio di rigore realizzato dall’attaccante girondino Hector De Bourgoing. Nella gara di Wembley contro i padroni di casa, la Francia non giocò male, ma a fare la differenza fu l’infortunio di Robert Herbin, il più talentuoso della squadra transalpina. L’Inghilterra non fece sconti e, con una doppietta di Roger Hunt, rispedì a Dover i blues, dove ad attenderli vi era il traghetto per Calais.

GERMANIA OVEST 1966

La Germania Ovest, ricca di campioni del calibro di Franz Beckenbauer, Helmut Haller, Karl-Heinz Schnellinger, Uwe Seeler e del numero uno Hans Tilkowski, era una delle principali favorite alla vittoria finale. Giunse al mondiale con in panchina un insolito trio di allenatori: Helmuth Schön, Sepp Herberger, Udo Lattek e Dettmar Cramer, quest’ultimo forte di una lunga esperienza in Oriente come commissario tecnico del Giappone. La Mannschaft fu guidata per tutte le partite di qualificazione dal vecchio Schön. Inserita nel gruppo “2” europeo, la Germania Ovest pareggiò il primo match per 1 a 1 contro la Svezia allo stadio Olimpico di Berlino, mentre la partita di Karlsruhe contro i modesti ciprioti fu poco più di una formalità, vinta con un sonoro 5 a 0. I bianchi fecero ancor meglio a Nicosia, imponendosi per 6 a 0. La partita decisiva fu quella di Stoccolma, dove la Germania Ovest si impose per 2 a 1 contro la Svezia grazie alle reti di Krämer e Seeler. Attraversata la Manica, la Germania si trovò a misurarsi con Argentina, Spagna e Svizzera, inserite nel girone “B” di Liverpool e Sheffield. Nella prima contesa contro i rossocrociati, la Germania si sbarazzò facilmente degli avversari, sconfitti con un pesante 5 a 0; da segnalare l’ottima prestazione del giovanissimo Franz Beckenbauer, autore di due reti, che si stava affermando come uno dei migliori calciatori della nuova generazione. La seconda gara contro l’Argentina terminò 0 a 0: nonostante l’assenza di reti, fu una partita durissima, combattuta fino all’ultima goccia di sudore. L’arbitro jugoslavo Zecevic lasciò giocare una gara quasi ai limiti del regolamento, ma al termine il risultato fu più che equo. Nella terza partita, a far visita alla Germania Ovest in quel di Birmingham fu la Spagna che, priva dei suoi migliori talenti – Suárez, Del Sol, Peiró e Gento – ottenne meno del previsto. La Germania vinse per 2 a 1, recuperando con fatica lo svantaggio iniziale di José María Fusté. Germania Ovest qualificata insieme all’Argentina. Ai quarti fu la volta dell’Uruguay: in campo c’erano tre titoli mondiali e tanta esperienza, ma la Celeste aveva ormai perso lo smalto dei tempi migliori e la Germania ne approfittò infliggendo un doloroso 4 a 0, con Haller e Beckenbauer ancora protagonisti assoluti. In semifinale la Germania affrontò l’Unione Sovietica al Goodison Park di Liverpool, agli ordini del fischietto italiano Concetto Lo Bello. Fu una partita maschia, a tratti una vera battaglia; il russo Chislenko dovette più volte ricorrere ai medici per poi rientrare in campo. A rompere gli equilibri fu l’“italiano” Helmut Haller, in forza al Bologna; poco dopo, Beckenbauer siglò la seconda rete per i teutonici. Ai sovietici non rimase che l’onore delle armi e la rete di Porkuyan, che certo non soddisfò la delegazione russa. In finale contro i padroni di casa dell’Inghilterra, i tedeschi ebbero molto da recriminare, soprattutto per il celebre “gol fantasma” di Hurst. Il 30 luglio a Wembley la Germania Ovest, tecnicamente superiore, passò per prima in vantaggio con una rete del solito Haller, per poi farsi rimontare dagli inglesi a metà del secondo tempo. Solo grazie a una rete di Wolfgang Weber all’89° la Germania riuscì a portare la gara ai tempi supplementari. Fu proprio in quell’extra time che si consumò il più celebre giallo sportivo della storia: al 101° minuto Geoff Hurst colpì la traversa con un tiro di collo pieno, la palla ricadde sulla linea e gli inglesi esultarono; Tilkowski giurò che non era entrata, ma il guardalinee sovietico Bakhramov convinse l’arbitro svizzero Dienst a convalidare la “non rete”. Gli inglesi segnarono poi una quarta rete, ma la Germania, ormai stremata e demoralizzata, vide svanire la seconda Coppa del Mondo. Gli inglesi e la terna arbitrale avevano fatto meglio di Mr. Crafty.

INGHILTERRA 1966

L’Inghilterra, paese anfitrione, non partecipò alle qualificazioni, limitandosi a disputare partite amichevoli, il torneo Interbritannico e nel 1964 la “Coppa delle Nazioni” in Brasile. In quell’occasione incontrò i padroni di casa, l’Argentina e il Portogallo, perdendo i due incontri contro le sudamericane e pareggiando con i lusitani. Il mondiale per gli inglesi iniziò l’11 luglio del 1966 allo stadio di Wembley, di fronte a oltre 75.000 spettatori. A dar contesa ai maestri d’Albione vi erano i rioplatensi dell’Uruguay: uno scontro tra due scuole calcistiche di alto livello che fece presagire un match per palati fini, ma ne uscì uno scialbo e noiosissimo 0 a 0, con l’Inghilterra sempre in attacco e i sudamericani arroccati in difesa a protezione della porta dell’ottimo Mazurkiewicz. Anche la partita successiva contro il Messico sembrò un assalto all’arma bianca, ma il Messico non era l’Uruguay e, al termine del primo tempo, Bobby Charlton riuscì a mettere la sfera alle spalle del portiere Calderon. Nel secondo tempo fu Roger Hunt a siglare la rete del definitivo 2 a 0. Nella terza gara, contro la Francia, l’Inghilterra si impose con lo stesso risultato e, come previsto, superò il girone eliminatorio senza difficoltà. Ai quarti di finale, il 23 luglio, gli inglesi affrontarono l’Argentina in una partita passata alla storia per l’espulsione del calciatore albiceleste Ubaldo Rattin, reo di proteste rabbiose contro l’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein per i troppi favoritismi verso i padroni di casa. Ci vollero dieci minuti e l’intervento della polizia per far uscire Rattin, che pure aveva le sue ragioni. L’Inghilterra vinse per 1 a 0 grazie a una rete di Hurst, ma fu travolta dalle critiche per la vergognosa direzione di gara. In semifinale, i bianchi di Sua Maestà incrociarono la squadra più bella e in forma del torneo: il Portogallo. Davanti a 93.000 spettatori, Wembley accolse le due formazioni in una partita spettacolare. Ufficialmente spostata da Liverpool per motivi di capienza, in realtà la sede fu cambiata per favorire gli inglesi, evitando loro un viaggio e costringendo i portoghesi a uno spostamento improvviso. La gara fu splendida: all’organizzato gioco inglese si oppose un Portogallo brillante e offensivo, guidato da un fenomenale Eusebio che mise più volte in difficoltà il portiere Gordon Banks. A decidere furono due campioni: Bobby Charlton, autore della doppietta che portò l’Inghilterra in finale, ed Eusebio, che siglò su rigore la rete lusitana. La finale del 30 luglio è forse la partita più famosa della storia del calcio: quella del gol fantasma. Germania Ovest in maglia bianca e calzoncini neri, Inghilterra in maglia rossa con calzoncini bianchi – un dettaglio nato da esigenze televisive. La partita fu piacevole: vantaggio tedesco al 12° minuto con Helmut Haller, pareggio di Hurst dopo sei minuti, nuovo vantaggio inglese con Martin Peters al 78°, e pareggio di Weber al 89°. Sul 2 a 2 si andò ai supplementari. Al 101° minuto si consumò l’episodio più discusso: Hurst calciò, la palla colpì la traversa e cadde sulla linea; il guardalinee Bakhramov convalidò la rete “fantasma”. L’Inghilterra passò sul 3 a 2 e chiuse la partita con un micidiale contropiede ancora di Hurst, fissando il punteggio sul 4 a 2 e conquistando la prima e unica Coppa Rimet della sua storia.

ITALIA 1966

La spedizione azzurra in terra inglese del 1966 fu considerata una delle peggiori performance del calcio italiano; tuttavia, nulla accade per caso: probabilmente fu proprio in questa occasione che il movimento pedatorio nazionale si rese conto della necessità di una svolta definitiva. Già infarcita di nomi di prim’ordine e di giocatori di notevole qualità, la nazionale italiana fece esperienza della sventura coreana e preparò la base per il trionfo europeo del 1968 a Roma. Composta in maggioranza dal blocco interista e bolognese, l’infausta esperienza inglese fu il frutto di insensate scelte dirigenziali, come la mancata convocazione di Riva e le beghe federali tra Giuseppe Pasquale e Bruno Zauli. L’Italia si qualificò sul campo battendo 6 a 1 la Finlandia e pareggiando 0 a 0 con la Polonia; il pareggio di Varsavia fu il primo indizio che qualcosa non funzionava nel piano tecnico di Fabbri. Il 23 giugno del 1965 fu la volta della trasferta di Helsinki, dove gli azzurri si imposero per 2 a 0; durante l’inverno, la Polonia del talentuoso Lubansky venne travolta per 6 a 1 dall’Italia di fronte ai 64.000 spettatori dell’Olimpico. La larga vittoria sui polacchi fece ben sperare la comitiva azzurra in vista del doppio incontro con la Scozia. Sconfitta per 1 a 0 a Glasgow e vittoriosa per 3 a 0 al San Paolo di Napoli, l’Italia si qualificò al Mondiale. Inserita nel gruppo “D” di Middlesbrough e Sunderland, nella prima gara gli azzurri si presero la rivincita sul Cile per 2 a 0 con le reti di Mazzola e Barison. Tre giorni più tardi fu la volta dell’Unione Sovietica. Fabbri, colto da inspiegabili dubbi, lasciò in panchina il talentuoso Rivera, schierando al suo posto il marmoreo Lodetti: la frittata era fatta. Bastò un affondo di Cislenko perché la Russia si portasse a casa la posta piena. La terza e ultima gara di Middlesbrough contro la Corea del Nord divenne fondamentale: vincere era di vitale importanza. Fabbri mandò l’assistente Ferruccio Valcareggi a spiare gli asiatici, che al ritorno definì dei “ridolini” che sapevano solo correre a perdifiato. L’Italia sprecò occasioni su occasioni, giocò con sufficienza e i coreani, con il passare dei minuti, presero coraggio, incitati dal pubblico di Middlesbrough che li aveva adottati come propri beniamini. Le corse dei coreani iniziarono a lasciare sul posto gli ansimanti italiani che, al 42° minuto, subirono la rete del centravanti Pak Doo-Ik. Frastornati e inebetiti dal pressing asiatico, gli italiani non riuscirono a rimontare lo svantaggio, venendo incredibilmente sconfitti per 1 a 0. La nazionale italiana divenne lo zimbello della stampa mondiale: una sconfitta pari a quella del “Maracanazo” brasiliano.

MESSICO 1966

Il Messico, una delle squadre più presenti alle manifestazioni iridate, aveva sempre recitato il ruolo di comparsa. In Inghilterra, invece, la squadra centroamericana, nonostante l’inevitabile eliminazione al primo turno, riuscì a bloccare con un pareggio sia la Francia che l’Uruguay, piegando il capo solo davanti ai leoni di Sua Maestà. Pareggiò 1 a 1 contro i transalpini in una partita giocata a gran ritmo dai messicani e 0 a 0 contro i platensi: anche in questa occasione i “granata” disputarono una buona gara. In quella partita il portiere Antonio Félix Carbajal raggiunse un singolare record, disputando 11 partite mondiali in cinque edizioni consecutive. Contro l’Inghilterra, il Messico disputò un’altra ottima partita, tenendo per quasi tutto il primo tempo in scacco i padroni di casa. L’equilibrio venne meno solo grazie a un tiro da fuori area di Bobby Charlton, e la gara fu chiusa dal solito Hunt. Il Messico tornò a casa soddisfatto di aver dato filo da torcere a tutte le squadre incontrate, con il rammarico di aver meritato qualcosa in più. Già nelle qualificazioni il Messico aveva dato prova di essere una buona squadra: nella prima fase, inserito nel gruppo “CONCACAF 1” con Stati Uniti e Honduras, vinse tre partite e ne pareggiò una. Nel girone finale impattò nella prima gara contro la Costa Rica, poi vinse tutte le restanti partite contro Giamaica e i “Ticos”.

PORTOGALLO 1966

Fu la prima partecipazione a un Mondiale per il Portogallo, che schierava tra le sue fila lo straordinario Eusebio da Silva Ferreira, detto la “Pantera Nera”, oriundo mozambicano e autentico fenomeno, legato alle imprese lusitane del 1966 e ai trionfi europei del Benfica. Fu proprio grazie al talento del campione africano che il Portogallo riuscì a qualificarsi per i Mondiali inglesi, lasciando sul filo di lana nazionali di prim’ordine come Cecoslovacchia e Romania. L’avventura mondiale iniziò il 24 gennaio 1965 a Lisbona contro la Turchia: in campo vi era praticamente la squadra del Benfica che all’epoca dominava in Europa. Il Portogallo vinse per 5 a 1 con una tripletta del suo diamante nero. Ad Ankara fu ancora Eusebio il protagonista, autore dell’unica rete che permise ai lusitani di imporsi per 1 a 0. La partita più complicata fu quella del 25 aprile 1965 allo stadio Tehelne Pole di Bratislava contro la forte Cecoslovacchia vicecampione del mondo. Il Portogallo partì subito forte, mettendo in seria difficoltà i boemi, ma l’esperienza dei cechi si fece presto sentire: un fallo in area del difensore lusitano Alberto Festa costrinse il direttore di gara ad assegnare un rigore ai mitteleuropei. Pereira, di slancio, parò! Qualche minuto dopo il solito Eusebio siglò la rete della vittoria. Anche contro la Romania fu la pantera mozambicana, con due reti, a decidere la gara per il definitivo 2 a 1. Nella partita di ritorno contro la Cecoslovacchia, ormai priva di significato, le due squadre non andarono oltre lo 0 a 0: il verdetto era già scritto, Portogallo ai Mondiali e vicecampioni a casa. Al torneo iridato, il Portogallo non era certo considerato tra le favorite: una buona squadra, un grande campione come Eusebio, ma il Mondiale è altra cosa... niente di più sbagliato! Il girone “C” non era dei più agevoli, con Brasile, Ungheria e Bulgaria come avversarie. Nella prima contesa contro la coriacea Ungheria, i lusitani imposero subito il loro vigore, vincendo 3 a 1. Il successivo 3 a 0 contro la Bulgaria confermò ancor più le potenzialità della squadra, che, agevolata da un’autorete bulgara nei primi minuti, convinse il pubblico di Manchester del proprio valore. Martedì 19 giugno fu la volta del derby della “raya del sol”: Brasile e Portogallo si affrontarono al Goodison Park di Liverpool, da una parte il grande Pelé, dall’altra il fenomenale Eusebio. A vincere la sfida tra i due fu il portoghese, che tra assist e reti diede un’autentica lezione agli auriverde, vincendo agevolmente 3 a 1. Portogallo ai quarti, Brasile eliminato al primo turno. I quarti di finale videro un incontro inedito nel palcoscenico mondiale: la sorprendente Corea del Nord, carnefice dell’Italia, contro il magnifico Portogallo che molti già vedevano in finale. La partita fu una delle più avvincenti dell’intero torneo: coreani in vantaggio 3 a 0 dopo soli venticinque minuti, ma non contro un semplice Portogallo. Dal 27° minuto Eusebio decise di entrare in partita e tutto cambiò: autore di quattro reti (al 27°, 42°, 57° e 59°), trascinò i suoi alla rimonta; chiuse il 5 a 3 finale la rete di José Augusto a pochi minuti dal termine. Il Portogallo sorprendeva e ormai faceva paura a tutti. Il 26 luglio, al Goodison Park di Liverpool, il Portogallo avrebbe dovuto incontrare l’Inghilterra, ma per una ragione mai chiarita la partita fu spostata all’ultimo momento a Wembley, per evitare una scomoda trasferta in pullman ai “Leoni” e costringere invece i lusitani a partire in fretta per Londra. Nonostante le critiche per questa scelta, si assistette a un’altra partita piacevole, ma il protagonista fu Norbert Stiles, coriaceo difensore del Manchester United, che ebbe il merito di fermare il talentuoso Eusebio. Il Portogallo venne immeritatamente sconfitto 2 a 1 grazie alla doppietta di Bobby Charlton. Sul finale, a otto minuti dal termine, un rigore realizzato da Eusebio riaprì la partita, e il Portogallo iniziò ad assediare la difesa inglese, che trovò in Gordon Banks il salvatore della patria. Era ormai troppo tardi, e la squadra lusitana dovette accontentarsi della finale per il terzo posto contro l’Unione Sovietica di Jascin e Cislenko. Il Portogallo vinse anche quella gara, e ancora una volta la pantera di Lourenço Marques andò in rete, vincendo la classifica cannonieri con nove reti. La squadra rientrò in patria sapendo di aver scritto una pagina importante della storia dei Mondiali, con il rammarico di non aver osato un po’ di più contro i padroni di casa. Ancora oggi si pensa che probabilmente quel Portogallo fosse la squadra più forte del Mondiale 1966.

SPAGNA 1966

La Spagna staccò il pass per l’isola britannica giocando una sola doppia gara contro l’Eire. Inserita nel gruppo euroasiatico con Irlanda e Siria, questi ultimi si ritirarono ancor prima di iniziare, poiché consideravano le loro possibilità di qualificazione praticamente nulle; anzi, disputare quelle partite sarebbe stato solo un aggravio economico per la federazione mediorientale. Nella prima gara di qualificazione al Dalymount Park di Dublino la Spagna venne sconfitta per 1 a 0, e la stampa iberica condannò gli oriundi Santamaria, Puskas e Di Stefano, chiedendone l’allontanamento dalla nazionale. Nella gara di ritorno, giocata a Siviglia, le Furie Rosse si imposero per 4 a 1. Per determinare chi sarebbe andato in Inghilterra fu necessario uno spareggio, che venne giocato a Parigi il 10 novembre del ’65. Gli spagnoli si imposero per 1 a 0 grazie alla rete del colchonero José Ufarte, ottenendo così una sospirata qualificazione al mondiale britannico. In Inghilterra, però, le cose non andarono affatto bene: sorteggiata nel girone “B”, la Spagna giocò la prima gara contro l’Argentina su un campo reso pesante dalla pioggia e dovette cedere alla squadra sudamericana per 2 reti a 1. Tre giorni più tardi, il 15 luglio, all’Hillsborough Stadium di Sheffield, una Spagna molto fortunata ebbe ragione della Svizzera, che venne sconfitta solo con due reti occasionali di Sanchis e Amancio. Ancora in corsa per il passaggio ai quarti di finale, gli iberici dovettero affrontare la forte Germania Ovest tra le accese polemiche dello spogliatoio, che costarono il posto in squadra a quattro tra i più esperti giocatori: Suarez, Gento, Del Sol e Peirò. In campo la scelta dell’allenatore José Villalonga sembrò inizialmente premiare i campioni d’Europa, che giocarono un’ottima partita; tuttavia, fu l’esperienza dei tedeschi ad avere la meglio, imponendosi per 2 a 1. Alla Spagna non restò che tornare a casa tra mille polemiche e pesanti critiche da parte della stampa iberica.

SVIZZERA 1966

La Svizzera era ormai un’habitué del calcio mondiale: giunta alla sua sesta partecipazione iridata, non aveva mai raggiunto traguardi considerevoli. Ciò non significava però che avesse rappresentato una squadra di basso profilo; anzi, la formazione rossocrociata era sempre stata un ostacolo duro e complicato da superare. Al Mondiale inglese, tuttavia, le cose non andarono affatto bene per gli elvetici, che non riuscirono a essere all’altezza delle precedenti partecipazioni. Gli svizzeri furono autori passivi di tre sconfitte e di una sola rete segnata da René-Pierre Quentin, in forza ai vallesi del Sion. Nella prima gara, di fronte alla Germania Ovest, subirono una pesante sconfitta per 5 a 0; contro gli iberici, invece, giocarono una buona partita, ma furono il caso e la sfortuna a impedire loro di portare a casa i due punti. La Spagna si impose per 2 a 1 con due reti fortuite. Nel terzo match contro l’Argentina, la Svizzera, già virtualmente eliminata, perse 2 a 0. In realtà i giocatori elvetici non vollero mettere a repentaglio le loro gambe contro i violenti sudamericani, che furono più volte richiamati dall’organizzazione del torneo per il loro gioco duro e pericoloso. Il mesto ritorno a casa della Svizzera passò quasi inosservato: i giocatori si erano comunque impegnati a dovere, ma il vero responsabile della disfatta fu il commissario tecnico Alfredo Foni. Gli svizzeri giurarono di non volere mai più un allenatore italiano! Eppure, durante le qualificazioni, i rossocrociati si erano comportati decorosamente: sconfitti a Belfast per 1 a 0 dai verdi dell’Irlanda del Nord, nel ritorno di Losanna vinsero di misura per 2 a 1; seguì un 2 a 0 contro l’inedita Albania a Tirana, mentre più ostico fu l’incontro casalingo di Ginevra, dove le aquile si arresero per una sola rete a 0 su calcio di rigore. Nell’autunno del ’65 la lotta a tre si fece più serrata: Olanda e Svizzera pareggiarono 0 a 0, e gli olandesi persero una grande occasione, mentre gli svizzeri misero da parte un preziosissimo punto raccolto sul difficilissimo campo di Amsterdam. Il ritorno di Berna, simile a una finale, fu favorevole alla Svizzera, che si impose per 2 a 1 solo a tempo scaduto. Mentre l’arbitro tedesco stava per fischiare la fine, un tiro dalla distanza, rilanciato dal portiere, cadde sul piede del centrocampista Allemann: non ci fu nemmeno il tempo di soffiare nel fischietto che lo svizzero insaccò alle spalle del portiere olandese. La Svizzera si qualificò ai mondiali, ma il peggio doveva ancora venire.

UNGHERIA 1966

L’Ungheria giunse al mondiale inglese come una delle formazioni più solide d’Europa. Composta da un gruppo di giocatori eccezionali come Ferenc Bene, Florian Albert, Janos Farkas, Gyula Rakosi e Istvan Nagy, era destinata a essere una delle protagoniste. Arrivò in terra d’Albione vincendo il girone “6” europeo: nella prima gara pareggiò 1 a 1 contro la DDR allo Zentralstadion di Lipsia, poi vinse 1 a 0 a Vienna nel derby imperiale contro l’Austria, solo lontana parente del mitico “Wunderteam”. Nelle due partite di ritorno regolò in successione gli austriaci per 3 a 0 e i tedeschi dell’Est per 3 a 2. Dalle qualificazioni emerse una squadra completa e ben amalgamata, che esprimeva un calcio all’avanguardia, equilibrato in tutti i reparti: questo fu il miglior biglietto da visita per Londra. In Inghilterra, però, le cose cambiarono: la squadra magiara dovette, come primo appuntamento, fare i conti con il Portogallo di Eusebio, che la strapazzò in malo modo con un secco 3 a 1. Lo schiaffo lusitano risvegliò immediatamente gli animi degli eredi di Attila, i quali, di fronte ai campioni del mondo uscenti, diedero una lezione di calcio danubiano ai sudamericani. L’Ungheria vinse per 3 a 1, mostrando una classe straordinaria e facendo sembrare il Brasile, privo di Pelé, una squadra normale. Fu sempre il giocatore dell’Ujpest Dosza, Ferenc Bene, a guidare con determinazione gli assalti ungheresi contro la povera Bulgaria che, tuttavia, passò in vantaggio con il suo giocatore di maggior prestigio, Georgi Asparuhov, resistendo per quasi un’intera frazione di gioco. Poi i magiari si destarono e, nel giro di dieci minuti, rovesciarono la situazione, portandosi sul “solito” 3 a 1 conclusivo. Ai quarti di finale l’avversario fu uno dei peggiori possibili: l’URSS di Nikolai Morozov. Al Roker Park di Sunderland i micidiali assalti ungheresi si infransero contro il muro difensivo sovietico; fu in contropiede che l’Ungheria subì la prima rete di Cislenko e, su punizione, la seconda di Porkujan. Fu proprio l’assetto iper-offensivo a far pagare dazio alla squadra magiara, che tuttavia riuscì a segnare la rete della bandiera con il suo asso Ferenc Bene. Terminò così agli ottavi di finale l’esperienza ungherese ai mondiali del ’66, con un velo di amarezza, perché tutti erano convinti che questa squadra potesse ambire a qualcosa di più importante.

UNIONE SOVIETICA 1966

L’Unione Sovietica si presentò alla sua terza partecipazione iridata dopo aver vinto il girone di qualificazione europeo numero “7”. La squadra di Morozov conquistò cinque vittorie su sei partite, perdendo soltanto l’ultima in Galles, quando ormai i giochi erano già decisi. Sconfisse nettamente la Grecia sia all’andata per 3 a 1, sia al ritorno per 4 a 1. Contro la Danimarca, la Russia si impose 6 a 0 a Mosca e 4 a 1 a Copenaghen. Con il Galles vinse 2 a 1 allo stadio Lenin e venne sconfitta con lo stesso risultato a Wrexham, quando la qualificazione era già acquisita. In Inghilterra fu inserita nel girone “D” con Italia, Cile e Corea del Nord. Nella prima gara, contro la squadra coreana, i sovietici vinsero agevolmente per 3 a 0: il confronto fisico era improponibile, con i giganti russi opposti ai lillipuziani dagli occhi a mandorla. Più impegnativa doveva essere la partita contro l’Italia, che invece si rivelò una squadra dalle gambe molli. All’Armata Rossa bastò il minimo sforzo per sbarazzarsi degli azzurri e garantirsi il passaggio ai quarti di finale. L’incontro terminò 1 a 0 con rete del bomber Igor Cislenko al 12° minuto della ripresa. Il terzo match del girone non aveva più alcuna importanza: l’URSS era già qualificata e il Cile già eliminato. La Russia scese in campo con una formazione di rincalzo che, tuttavia, non lasciò rimpianti; infatti, i sovietici si imposero facilmente per 2 a 1 grazie a una doppietta dell’armeno Porkujan. Ai quarti di finale l’Unione Sovietica affrontò impegni ben più severi: a contenderle il passo fu l’Ungheria di Ferenc Bene e Florian Albert, che insieme al Portogallo sembrava una delle squadre più in forma del torneo. La sfida ebbe luogo il 23 luglio al Roker Park di Sunderland. Nonostante i russi avessero subito per gran parte della gara la pressione dei forti ungheresi, riuscirono a portare a casa la vittoria grazie a un contropiede di Cislenko che, con una poderosa accelerazione, lasciò sul posto il difensore magiaro Gelei. La seconda rete fu opera di una punizione magistrale calciata dall’ala sinistra Porkujan, mentre a nulla valse la rete di consolazione del fuoriclasse Bene. In semifinale la CCCP dovette affrontare la corazzata tedesca di Beckenbauer e compagni. Le due squadre giocarono un incontro maschio, con la tecnica lasciata negli spogliatoi in cambio di un agonismo esasperato. Il direttore di gara, Concetto Lo Bello, lasciò spesso correre, consentendo interventi al limite del regolamento. La partita si sbloccò al 44° del primo tempo con una rete di Helmut Haller, viziata da un evidente fallo a centrocampo. Poco dopo, Cislenko si fece giustizia da solo e venne espulso. Il raddoppio tedesco arrivò con un micidiale tiro da fuori area del numero quattro Beckenbauer, mentre il goal della bandiera russo fu realizzato da Porkujan, in un’azione viziata da una carica evidente sul portiere tedesco. Per l’Unione Sovietica il mondiale era terminato: non potendo più ambire al titolo, dovette accontentarsi di contendere la finalina per il terzo posto al talentuoso Portogallo. La sfida, disputata tra due squadre stanche e demotivate sul prato di Wembley, non offrì lo spettacolo che il pubblico si aspettava. I lusitani si imposero per 2 a 1, e ai russi non rimase che l’onore del quarto posto e un tranquillo ritorno a casa.

URUGUAY 1966

Il cammino della Celeste verso Londra fu molto agevole: si sbarazzò senza troppa fatica del Venezuela, vincendo 5 a 0 in casa, con tripletta del peñarolense Hector Silva, e 3 a 1 a Caracas, guidata dal funambolo Virgilio Rocha. Contro il Perù le due partite apparvero più impegnative, ma l’esperienza e la ritrovata classe rioplatense ebbero la meglio sugli andini. A Lima fu Urruzmendi a decidere l’incontro per 1 a 0, mentre a Montevideo furono Rocha e Silva a chiudere la pratica qualificazione. La partita, tuttavia, fu molto accesa: il Perù, fin dai primi minuti, passò in vantaggio, ma la schiacciante superiorità tecnica uruguayana pose presto le basi per il sorpasso. Durante l’incontro si assistette a numerosi falli da entrambe le parti, che portarono all’espulsione del peruviano Guzman e dell’uruguayano Urruzmendi. Inghilterra e Uruguay aprirono le danze del mondiale britannico. Le aspettative per una grande partita erano alte, ma al cospetto di Sua Maestà Elisabetta II le due squadre offrirono uno spettacolo deludente e si accontentarono di un anonimo 0 a 0. Gli uruguayani poterono però recriminare per l’assenza di molti titolari, ai quali, militando nel campionato argentino, non era stato concesso il visto di partenza dai rispettivi club. Nella seconda partita del torneo l’Uruguay affrontò la Francia al White City Stadium di Londra, impianto costruito per le Olimpiadi del 1908 e per alcuni anni casa del Queens Park Rangers. La partita fu segnata da un gravissimo fallo del difensore uruguayano Caetano sul francese Herbet, che rischiò seriamente di terminare la carriera. La Francia passò in vantaggio su calcio di rigore, ma nel giro di cinque minuti Rocha e Cortes ristabilirono la supremazia della Celeste, chiudendo il match sul 2 a 1 finale. Nell’ultimo confronto del girone, all’Uruguay bastava un punto per accedere ai quarti, mentre il Messico era già fuori dai giochi. Platensi e aztechi preferirono non infierire, concludendo con un misero 0 a 0 e festeggiando insieme il quinto mondiale consecutivo del portiere messicano Antonio Carbajal. L’avventura mondiale dell’Uruguay terminò il 23 luglio a Sheffield, di fronte ai forti tedeschi della Germania Ovest, che affondarono i propri artigli sulla malcapitata Celeste con un perentorio 4 a 0.

Qualificazioni Campionato Mondiale Inghilterra 1966

Europa Gruppo 1 [Bulgaria]
09.05.65 "Bruxelles" Belgio - Israele 1-0
13.06.65 "Sofia" Bulgaria - Israele 4-0
26.09.65 "Sofia" Bulgaria - Belgio 3-0
27.10.65 "Bruxelles" Belgio - Bulgaria 5-0
10.11.65 "Ramat Gan" Israele - Belgio 0-5
21.11.65 "Ramat Gan" Israele - Bulgaria 1-2
Spareggio: 29.12.65 "Firenze" Bulgaria - Belgio 2-1

Europa Gruppo 2 [Germania Ovest]
04.11.64 "Berlino" Germania Ovest - Svezia 1-1
24.04.65 "Karlsruhe" Germania Ovest - Cipro 5-0
05.05.65 "Norrköping" Svezia - Cipro 3-0
26.09.65 "Stoccolma" Svezia - Germania Ovest 1-2
07.11.65 "Famagosta" Cipro - Svezia 0-5
14.11.65 "Nicosia" Cipro - Germania Ovest 0-6

Europa Gruppo 3 [Francia]
20.09.64 "Belgrado" Jugoslavia - Lussemburgo 3-1
04.10.64 "Lussemburgo" Lussemburgo - Francia 0-2
08.11.64 "Lussemburgo" Lussemburgo - Norvegia 0-2
11.11.64 "Parigi" Francia - Norvegia 1-0
18.04.65 "Belgrado" Jugoslavia - Francia 1-0
27.05.65 "Trondheim" Norvegia - Lussemburgo 4-2
16.06.65 "Oslo" Norvegia - Jugoslavia 3-0
15.09.65 "Oslo" Norvegia - Francia 0-1
19.09.65 "Lussemburgo" Lussemburgo - Jugoslavia 2-5
09.10.65 "Parigi" Francia - Jugoslavia 1-0
06.11.65 "Marsiglia" Francia - Lussemburgo 4-1
07.11.65 "Belgrado" Jugoslavia - Norvegia 1-1

Europa Gruppo 4 [Portogallo]
24.01.65 "Lisbona" Portogallo - Turchia 5-1
19.04.65 "Ankara" Turchia - Portogallo 0-1
25.04.65 "Bratislava" Cecoslovacchia - Portogallo 0-1
02.05.65 "Bucarest" Romania - Turchia 3-0
30.05.65 "Bucarest" Romania - Cecoslovacchia 1-0
13.06.65 "Lisbona" Portogallo - Romania 2-1
19.09.65 "Praga" Cecoslovacchia - Romania 3-1
09.10.65 "Istanbul" Turchia - Cecoslovacchia 0-6
23.10.65 "Ankara" Turchia - Romania 2-1
31.10.65 "Porto" Portogallo - Cecoslovacchia 0-0
21.11.65 "Brno" Cecoslovacchia - Turchia 3-1
21.11.65 "Bucarest" Romania - Portogallo 2-0

Europa Gruppo 5 [Svizzera]
24.05.64 "Rotterdam" Olanda - Albania 2-0
14.10.64 "Belfast" Irlanda del Nord - Svizzera 1-0
25.10.64 "Tirana" Albania - Olanda 0-2
14.11.64 "Losanna" Svizzera - Irlanda del Nord 2-1
17.03.65 "Belfast" Irlanda del Nord - Olanda 2-1
07.04.65 "Rotterdam" Olanda - Irlanda del Nord 0-0
11.04.65 "Tirana" Albania - Svizzera 0-2
02.05.65 "Ginevra" Svizzera - Albania 1-0
07.05.65 "Belfast" Irlanda del Nord - Albania 4-1
17.10.65 "Amsterdam" Olanda - Svizzera 0-0
14.11.65 "Berna" Svizzera - Olanda 2-1
24.11.65 "Tirana" Albania - Irlanda del Nord 1-1

Europa Gruppo 6 [Ungheria]
25.04.65 "Vienna" Austria - Germania Est 1-1
23.05.65 "Lipsia" Germania Est - Ungheria 1-1
13.06.65 "Vienna" Austria - Ungheria 0-1
05.09.65 "Budapest" Ungheria - Austria 3-0
09.10.65 "Budapest" Ungheria - Germania Est 3-2
31.10.65 "Lipsia" Germania Est - Austria 1-0

Europa Gruppo 7 [Unione Sovietica]
21.10.64 "Copenaghen" Danimarca - Galles 1-0
29.11.64 "Atene" Grecia - Danimarca 4-2
09.12.64 "Atene" Grecia - Galles 2-0
17.03.65 "Cardiff" Galles - Grecia 4-1
23.05.65 "Mosca" Unione Sovietica - Grecia 3-1
30.05.65 "Mosca" Unione Sovietica - Galles 2-1
27.06.65 "Mosca" Unione Sovietica - Danimarca 6-0
03.10.65 "Atene" Grecia - Unione Sovietica 1-4
17.10.65 "Copenaghen" Danimarca - Unione Sovietica 1-3
27.10.65 "Copenaghen" Danimarca - Grecia 1-1
27.10.65 "Cardiff" Galles - Unione Sovietica 2-1
01.12.65 "Wrexham" Galles - Danimarca 4-2

Europa Gruppo 8 [Italia]
21.10.64 "Glasgow" Scozia - Finlandia 3-1
04.11.65 "Genova" Italia - Finlandia 6-1
18.04.65 "Varsavia" Polonia - Italia 0-0
23.05.65 "Chorzów" Polonia - Scozia 1-1
27.05.65 "Helsinki" Finlandia - Scozia 1-2
23.06.65 "Helsinki" Finlandia - Italia 0-2
26.09.65 "Helsinki" Finlandia - Polonia 2-0
13.10.65 "Glasgow" Scozia - Polonia 1-2
24.10.65 "Stettino" Polonia - Finlandia 7-0
01.11.65 "Roma" Italia - Polonia 6-1
09.11.65 "Glasgow" Scozia - Italia 1-0
07.12.65 "Napoli" Italia - Scozia 3-0

Europa Gruppo 9 [Spagna]
05.05.65 "Dublino" Irlanda - Spagna 1-0
27.10.65 "Siviglia" Spagna - Irlanda 4-1
Spareggio: 10.11.65 "Parigi" Spagna - Irlanda 1-0

Sud America Gruppo 10 [Uruguay]
16.05.65 "Lima" Perù - Venezuela 1-0
23.05.65 "Montevideo" Uruguay - Venezuela 5-0
30.05.65 "Caracas" Venezuela - Uruguay 1-3
02.06.65 "Caracas" Venezuela - Perù 3-6
06.06.65 "Lima" Perù - Uruguay 0-1
13.06.65 "Montevideo" Uruguay - Perù 2-1

Sud America Gruppo 11 [Cile]
20.07.65 "Barranquilla" Colombia - Ecuador 0-1
25.07.65 "Guayaquil" Ecuador - Colombia 2-0
01.08.65 "Santiago" Cile - Colombia 7-2
07.08.65 "Barranquilla" Colombia - Cile 2-0
15.08.65 "Guayaquil" Ecuador - Cile 2-2
22.08.65 "Santiago" Cile - Ecuador 3-1
Spareggio: 12.10.65 "Lima" Cile - Ecuador 2-1

Sud America Gruppo 12 [Argentina]
25.07.65 "Asunción" Paraguay - Bolivia 2-0
01.08.65 "Buenos Aires" Argentina - Paraguay 3-0
08.08.65 "Asunción" Paraguay - Argentina 0-0
17.08.65 "Buenos Aires" Argentina - Bolivia 4-1
22.08.65 "La Paz" Bolivia - Paraguay 2-1
29.08.65 "La Paz" Bolivia - Argentina 1-2

Nord e Centro America Gruppo 13 [Messico]
1° turno – Sottogruppo A
28.02.65 "San Pedro Sula" Honduras - Messico 0-1
04.03.65 "Cd. de Messico" Messico - Honduras 3-0
07.03.65 "Los Angeles" USA - Messico 2-2
12.03.65 "Cd. de Messico" Messico - USA 2-0
17.03.65 "San Pedro Sula" Honduras - USA 0-1
21.03.65 "Tegucigalpa" USA - Honduras 1-1

1° turno – Sottogruppo B
16.01.65 "Kingston" Giamaica - Cuba 2-0
20.01.65 "Kingston" Antille olandesi - Cuba 1-1
23.01.65 "Kingston" Giamaica - Antille olandesi 2-0
30.01.65 "L'Avana" Cuba - Antille olandesi 0-1
03.02.65 "L'Avana" Antille Olandesi - Giamaica 0-0
07.02.65 "L'Avana" Cuba - Giamaica 2-1

1° turno – Sottogruppo C
07.02.65 "Porto di Spagna" Trinidad/Tobago - Suriname 4-1
12.02.65 "San José" Costa Rica - Suriname 1-0
21.02.65 "San José" Costa Rica - Trinidad/Tobago 4-0
28.02.65 "Paramaribo" Suriname - Costa Rica 1-3
07.03.65 "Porto di Spagna" Trinidad/Tobago - Costa Rica 0-1
14.03.65 "Paramaribo" Suriname - Trinidad/Tobago 6-1

2° turno
25.04.65 "San José" Costa Rica - Messico 0-0
03.05.65 "Kingston" Giamaica - Messico 2-3
07.05.65 "Cd. de Messico" Messico - Giamaica 8-0
11.05.65 "San José" Costa Rica - Giamaica 7-0
16.05.65 "Cd. de Messico" Messico - Costa Rica 1-0
22.05.65 "Kingston" Giamaica - Costa Rica 1-1

Asia e Africa Gruppo 14 [Corea del Nord]
21.11.65 "Phnom Penh" Corea del Nord - Australia 6-1
24.11.65 "Phnom Penh" Australia - Corea del Nord 1-3

Mondiali 1966 (Inghilterra, 11 luglio – 30 luglio)

Gruppo 1
11.07.66 "Wembley" Inghilterra - Uruguay 0-0
12.07.66 "Wembley" Messico - Francia 1-1
15.07.66 "Wembley" Inghilterra - Messico 2-0
15.07.66 "Wembley" Uruguay - Francia 2-1
19.07.66 "Wembley" Inghilterra - Francia 2-0
19.07.66 "Wembley" Uruguay - Messico 2-1

Gruppo 2
11.07.66 "Liverpool" Germania Ovest - Suedia 2-0
12.07.66 "Liverpool" Argentina - Svizzera 0-0
15.07.66 "Liverpool" Germania Ovest - Argentina 0-0
15.07.66 "Liverpool" Svizzera - Svezia 2-1
19.07.66 "Liverpool" Germania Ovest - Svizzera 5-0
19.07.66 "Liverpool" Argentina - Svezia 2-1

Gruppo 3
11.07.66 "Sheffield" Uruguay - Germania Ovest 0-2
12.07.66 "Sheffield" Spagna - Argentina 2-1
15.07.66 "Sheffield" Uruguay - Spagna 1-0
15.07.66 "Sheffield" Germania Ovest - Argentina 1-0
19.07.66 "Sheffield" Germania Ovest - Spagna 2-1
19.07.66 "Sheffield" Uruguay - Argentina 0-0

Gruppo 4
11.07.66 "Birmingham" Brasile - Bulgaria 2-0
12.07.66 "Birmingham" Portugal - Ungheria 3-1
15.07.66 "Birmingham" Brasile - Portugal 3-1
15.07.66 "Birmingham" Bulgaria - Ungheria 1-3
19.07.66 "Birmingham" Portugal - Bulgaria 5-0
19.07.66 "Birmingham" Brazil - Ungheria 3-1

QUARTI DI FINALE
20.07.66 "Wembley" Inghilterra - Argentina 1-0
20.07.66 "Wembley" Portugal - Corea del Nord 5-3
20.07.66 "Wembley" Germania Ovest - Uruguay 4-0
20.07.66 "Wembley" URSS - Ungheria 2-1

SEMIFINALI
26.07.66 "Wembley" Inghilterra - Portogallo 2-1
26.07.66 "Wembley" Germania Ovest - URSS 2-1

FINALE TERZO POSTO
28.07.66 "Wembley" Portogallo - URSS 2-1

FINALISSIMA
30.07.66 "Wembley" Inghilterra - Germania Ovest 4-2 [ dts]

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