Colombia ’86
Il Mondiale Fantasma
Testo di Fiore Massimo
Storie e misfatti di un mondiale che non venne mai giocato.
Il sole di Bogotà batteva sulle strade polverose della capitale, mentre Alfonso Senior scendeva dalla sua Lincoln nera. Nel silenzio dell’ufficio della federazione, il telefono squillò. Dall’altro lato, la voce di João Havelange, potente e autoritaria, che attraversava la foresta amazzonica senza trovare ostacoli, con tono glaciale: “Senior … la FIFA vuole garanzie concrete. Dodici stadi, quattro da sessantamila posti, due da ottantamila. Entro l’anno prossimo. Ci riuscirete?” Senior sospirò, guardando fuori dalla finestra. Le montagne che circondavano Bogotà sembravano così lontane da ciò che gli veniva richiesto. “Faremo del nostro meglio, signor Presidente … ma non sarà facile”, mormorò. Bogotà era un mosaico di speranze e paure. I bambini correvano tra le povere case di quartieri popolari, sognando campi verdi e stadi scintillanti. I politici discutevano tra loro, tra accuse e promesse, mentre i narcos osservavano in silenzio, calcolando profitti e perdite. Pablo Escobar, in un ufficio illuminato solo da una lampada, sorseggiava whisky. “Se costruiscono stadi e infrastrutture dove andrà il nostro denaro?” disse al suo braccio destro. “Dobbiamo fermarli, senza apparire troppo interessati”. La Colombia, con le sue montagne e il suo splendore naturale, stava per diventare teatro di una partita molto più pericolosa di qualsiasi match calcistico: politica, potere e denaro contro sogni e speranze. Senior convocò i governatori delle città candidate: Barranquilla, Medellín, Cali, Bogotá. Tavoli pieni di mappe, schemi e progetti futuristici che nessuno poteva davvero finanziare. Havelange continuava a telefonare dal Brasile, “Senior, non accetto scuse. Se la Colombia non mostra progressi, il Mondiale va altrove. E voi sapete quanto la FIFA sia paziente”, diceva con voce glaciale. Ogni giorno, la stampa internazionale descriveva la Colombia come un paese di contraddizioni: petrolio, caffè, cocaina e stadi incompiuti. Le squadre nazionali sudamericane guardavano con scetticismo, chiedendosi se davvero avrebbero giocato in quelle città. L’anno era il 1982. La pressione diventava insostenibile. Gli stadi erano solo parzialmente costruiti, le infrastrutture rimanevano inadeguate, e la violenza cresceva. I cartelli del narcotraffico cominciavano a interferire apertamente, minacciando ingegneri, architetti e politici. Senior si ritrovò solo nella sua villa di Barranquilla, con una pila di lettere non consegnate e telegrammi internazionali. Una mattina, il presidente Belisario Betancur lo chiamò, “Alfonso … dobbiamo prendere una decisione. Non possiamo rischiare l’onore del nostro paese. È finita. Dobbiamo rinunciare”. Senior rimase in silenzio. Pochi minuti dopo, l’annuncio fu ufficiale: la Colombia rinunciava a ospitare il Mondiale. La notizia fece il giro del mondo in poche ore, lasciando dietro di sé una scia di delusione e incredulità. Il Messico prese il testimone e organizzò il Mondiale del 1986
Se si dovesse scrivere un romanzo la storia potrebbe essere narrata in questo modo, ma la realtà dei fatti era più intricata, controversa e pericolosa.
La storia del Campionato del Mondo di calcio "Colombia ‘86" è un racconto intricato di sogni, ambizioni, corruzione e criminalità, dove il calcio si intreccia con politica, narcotraffico e interessi economici internazionali. L’assegnazione del Mondiale alla Colombia fu presentata come un gesto di sostegno alla fragile economia di un paese sudamericano, ma dietro la facciata umanitaria si nascondevano interessi ben più profondi e controversi: “El Mundial debía servir a Colombia y no Colombia a la multinacional del Mundial”, aveva ammonito un dirigente locale, sottolineando il rischio che la FIFA e i suoi partner trasformassero il torneo in un gigantesco affare finanziario. Nel 1974, quando la FIFA annunciò che la Colombia sarebbe stata la sede della Coppa del Mondo del 1986, il paese entrò in un euforia senza precedenti. I cittadini sognavano stadi moderni, tifosi stranieri e un’occasione storica per dimostrare la propria importanza sul palcoscenico internazionale. Tuttavia, fin dai primi giorni, il progetto incontrò opposizione e scetticismo. Otto anni più tardi, nel 1982, la Colombia avrebbe annunciato il ritiro dall’organizzazione, diventando la prima e unica nazione nella storia a rinunciare a ospitare un Mondiale.
Le motivazioni furono molteplici, richieste irrealizzabili da parte della FIFA, un contesto sociale e politico instabile, e la crescente influenza dei cartelli della droga, che vedevano nel torneo una minaccia ai loro interessi. Dietro la facciata ufficiale, l’organizzazione del Mondiale si trasformò in una partita a scacchi tra politici, imprenditori e malavita. La decisione fu presa a Francoforte, pochi giorni prima dell’inaugurazione del Mondiale di Monaco ’74. Grazie all’intervento di Alfonso Senior, presidente del Barranquilla e membro dell’esecutivo FIFA, la Colombia ottenne il diritto di ospitare il torneo. L’idea seguiva la tradizione non scritta di alternanza tra Europa e Sud America: dopo il Messico (1970), la Germania Ovest (1974), l’Argentina (1978) e la Spagna (1982), ora toccava al paese sudamericano. Ma la Colombia era una scelta audace. La nazionale non aveva mai avuto grandi risultati internazionali, aveva partecipato a un solo Mondiale in Cile nel 1962 e a poche edizioni della Copa América. I club locali non avevano mai raggiunto la finale della “Copa Libertadores”, e la stessa identità della nazionale era confusa: maglie celesti, blu scuro, bianco-arancione, rosso e giallo si susseguivano negli anni senza una vera coerenza. Anche l’organizzazione del torneo si scontrava con una realtà strutturale quasi inesistente: stadi inadeguati, infrastrutture carenti, trasporti inefficienti. Nonostante tutto, l’assegnazione fu fortemente voluta da João Havelange, neo-presidente della FIFA e uomo di politica calcistica, che intendeva aprire il gioco alle federazioni emergenti del Terzo Mondo per accaparrarsi consenso e consolidare la propria leadership.
Organizzare il Mondiale significava costruire praticamente un paese nuovo. La Colombia avrebbe dovuto garantire:
12 stadi con almeno 40.000 posti per la prima fase
4 stadi con 60.000 posti per la seconda fase
2 stadi da 80.000 posti per inaugurazione e finale
Una torre di telecomunicazioni a Bogotà
Tariffe alberghiere bloccate per i membri FIFA
Limousine blindate e strutture logistiche di altissimo livello
Nuove strade, aeroporti, ferrovie, hotel e centri sportivi
In pratica, il paese avrebbe dovuto riscrivere completamente la sua geografia economica e urbana. Le multinazionali e gli investitori internazionali vedevano l’opportunità di enormi profitti, mentre la popolazione restava spesso esclusa dai benefici. Ma non tutti erano d’accordo. I narcotrafficanti, che dominavano vaste aree del territorio, temevano che la costruzione delle infrastrutture avrebbe ostacolato il loro commercio e aumentato il controllo della polizia. Per loro, il Mondiale doveva rimanere un’illusione. La vicenda si intreccia con la politica interna. Carlos Lleras Restrepo, politico liberale, aveva fatto del “Mundial in Colombia” il simbolo della sua campagna elettorale negli anni ‘60, promettendo modernità e prestigio internazionale. Ma il paese era ancora fragile: il “Frente Nacional”, coalizione tra conservatori e liberali nata nel 1958 per porre fine alla Violencia, non era riuscito a risolvere le disuguaglianze sociali, e gruppi armati radicali si stavano organizzando. Il calcio colombiano aveva i suoi eroi: Alfonso Senior Quevedo, artefice dell’“El Dorado” negli anni ’40 e ‘50, aveva portato in Colombia grandi campioni argentini, su tutti Alfredo di Stefano e aveva consolidato il prestigio dei Millonarios di Bogotà. Ma anche lui si trovava ora di fronte a un’impresa quasi impossibile: convincere il mondo che la Colombia era pronta ad ospitare il Mondiale. La FIFA, ignara della reale situazione sociale e criminale, faceva da sfondo alla manovra di Havelange, che cercava di consolidare la propria visione globale del calcio. Quando la situazione cominciò a farsi insostenibile, Hermann Neuberger, vice di Havelange, lanciò un ultimatum: “Volete il Mondiale? Entro il 10 novembre dovete dimostrare che potete organizzarlo seriamente”. Nonostante gli investimenti, i piani e la diplomazia, la Colombia non riuscì a rispettare i requisiti. La pressione della FIFA, la carenza di infrastrutture, la violenza e il potere dei cartelli impedirono la realizzazione del sogno. L’8 novembre 1982, il presidente Belisario Betancur annunciò ufficialmente: “Non possiamo organizzare il Mondiale”. Solo 99 parole, ma sufficienti a segnare un momento storico e doloroso. La manifestazione fu trasferita al Messico, che, nonostante il terremoto del 1985, riuscì a organizzare uno dei Mondiali più spettacolari di sempre. La Colombia rimase a guardare, una nazione esclusa dalla festa del calcio mondiale, con la propria reputazione segnata da quella che molti ricordarono come un’occasione persa per sempre. Il Mondiale fantasma resta oggi una storia di contraddizioni estreme: un paese desideroso di gloria internazionale, una FIFA affamata di espansione, imprenditori e politici che vedevano nell’evento una fonte di potere e denaro, e un’ombra criminale che bloccò tutto. La Colombia imparò a sue spese che, a volte, il sogno di un paese può scontrarsi con la realtà sociale, politica ed economica, trasformandosi in leggenda e mito, ma anche in un monito storico da non trascurare per le edizioni del futuro.
Bibliografia
COLOMBIA NO HABIA EL MUNDIAL in URL: http://www.pinceladasdefutbol.com/colombia-86.html
EL MUNDIAL COLOMBIA 1986, EL MUNDIAL QUE NUNCA SE JUGÓ in URL: https://www.youtube.com/watch?v=Tc9E6fs7IHs
AFFOLTI Stefano, Il Mundial fantasma, Gente di Calcio
GARCÍA Adriana Chica, Colombia 86, la historia detrás del Mundial que no fue, Infobae
FIORE Massimo, Colombia 1986, il “Mondiale fantasma”
OSPINA Andrés, La triste y vergonzosa historia del Mundial Colombia 86, El Tiempo
MOGGIA Valerio, Sogno al sapore di coca e caffé: Colombia 1986, il Mondiale mai giocato, in Pallonate in faccia.
MASCIALE Giuseppe, Il Mondiale fantasma, in Zeta URL: https://zeta.vision/2019/01/colombia-86-il-mondiale-fantasma/
CALABRIA Chiara, Il mondiale mai esistito, in URL: https://mondointernazionale.org/en/post/colombia-messico-1986-la-mano-da-dios