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Cile 1962 - Bibliomax

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MONDIALE 1962 - CILE

Trascorsero dodici anni prima che fosse ristabilita l’alternanza organizzativa tra Europa e Sudamerica. Il Mondiale del 1962 venne assegnato al Cile, suscitando non poche critiche da parte delle nazioni contendenti, soprattutto dell’Argentina. La decisione era stata presa nel 1956 durante il consiglio federale della FIFA a Lisbona. Il paese attraversava un periodo economico e politico tutt’altro che stabile e le infrastrutture necessitavano di profonde trasformazioni. A peggiorare la situazione, il devastante terremoto del 22 maggio 1960 colpì duramente le città di Talca e Concepción, causando numerose vittime. Tuttavia, i cileni non si persero d’animo e, grazie all’impegno dello sfortunato organizzatore Carlos Dittborn Pinto, riuscirono a garantire un Mondiale sobrio ma dignitoso. Purtroppo, Dittborn, all’epoca presidente della federazione cilena, morì prematuramente un mese prima dell’inizio del torneo, a soli trentotto anni. Il Mondiale si svolse dal 30 maggio al 17 giugno 1962 e le partite furono disputate in quattro città: Santiago, Rancagua e Viña del Mar, situate nel centro del paese, e Arica, nell’estremo nord. Venne confermata la formula svedese, con sedici squadre suddivise in quattro gironi all’italiana. Alle qualificazioni parteciparono ben 56 nazionali provenienti da tutti i continenti, ad eccezione dell’Oceania, ancora esclusa. L’Italia fece il suo ritorno ai Mondiali, ma senza grandi aspettative. Due giornalisti italiani, infatti, avevano descritto in un dossier il Cile come un paese arretrato, non meritevole di ospitare un evento di tale portata. Questo giudizio pesò sull’accoglienza riservata agli Azzurri, che pagarono caro le illazioni dei reporter. Fu il Mondiale di Garrincha e Amarildo, quest’ultimo chiamato a sostituire il grande Pelé. Il torneo fu caratterizzato da un gioco duro, numerose polemiche e furibonde risse in campo. Inoltre, gli stadi rimasero spesso semivuoti, con solo poche migliaia di spettatori a seguire le partite. Nonostante ciò, il Brasile riuscì a confermarsi campione del mondo, battendo in finale una meritevole Cecoslovacchia, in rappresentanza del calcio oltre la Cortina di Ferro. Delusero invece l’Italia, travolta da polemiche interne ed esterne alla squadra, la Spagna di Puskás, Gento e Di Stéfano (quest’ultimo mai sceso in campo), l’Uruguay, ormai lontano parente della mitica Celeste, e l’Argentina, tutte eliminate al primo turno. Oltre a Brasile e Cecoslovacchia, si distinsero il Cile e la Jugoslavia, che avrebbe potuto raccogliere di più. Ci si aspettava migliori risultati anche dall’Unione Sovietica, che appena due anni prima aveva vinto la prima edizione della neonata Coppa Henry Delaunay, destinata a diventare la Coppa Europa per Nazioni.

ARGENTINA 1962

La squadra che prese parte al Mondiale cileno non riuscì mai a trovare il giusto equilibrio. Ancora una volta, dovette fare a meno dei suoi migliori giocatori, emigrati all’estero per rinforzare altre nazionali: Di Stéfano e Santamaría per la Spagna, Sívori, Maschio e Angelillo per l’Italia. All’epoca, in Argentina vigeva una rigida regola secondo cui chi giocava all’estero non poteva vestire la maglia della Selección. Per questo motivo, i tre calciatori furono considerati traditori, accusati di aver evitato la leva militare e di aver trovato rifugio da oriundi nella nazionale italiana. Per qualificarsi al Mondiale, l’Argentina affrontò soltanto due partite contro l’Ecuador, superando il confine di Paso Integración. Nella gara d’andata, giocata a Guayaquil, l’Albiceleste travolse gli avversari con un netto 6 a 3, nonostante l’Ecuador fosse allenato da Juan López, il tecnico uruguaiano che aveva guidato la Celeste al trionfo nel Mondiale del 1950. Nel match di ritorno, disputato alla Bombonera di Buenos Aires, l’Argentina si impose con un perentorio 5 a 0, conquistando così il pass per Santiago. Inserita nel gruppo "D" di Rancagua, l’Argentina esordì contro l’Inghilterra, subendo una sconfitta per 3 a 1. La formazione sudamericana includeva diversi calciatori rimasti in patria, molti dei quali non avevano trovato spazio in squadre europee o avevano rifiutato di emigrare: Roma, Marzolini, Rattín, Sacchi, Pagani e Sanfilippo. Il 30 maggio, allo stadio Braden Cooper, l’Argentina superò la Bulgaria con un sofferto 1 a 0 in una delle partite più deludenti del torneo. L’unico gol arrivò dopo appena quattro minuti con una rete di Facundo, dopodiché la gara scivolò stancamente fino al fischio finale. Il 6 giugno, sempre a Rancagua e davanti a meno di 8.000 spettatori, l’Argentina pareggiò 0 a 0 contro l’Ungheria in un incontro privo di emozioni. Il pareggio servì solo a garantire il passaggio del turno ai magiari, mentre per i sudamericani significò l’eliminazione. L’Argentina fece ritorno a casa molto prima del previsto, più preoccupata per la mancanza di gioco che per il risultato. Il vero problema rimase irrisolto: trovare un modo per trattenere in patria i giocatori più talentuosi, troppo spesso attratti dalle opportunità offerte dal calcio europeo.

BRASILE 1962

Il Brasile partecipò al Mondiale cileno come detentore del titolo conquistato quattro anni prima a Stoccolma. Le uniche partite che la Seleção disputò furono amichevoli o di tornei commemorativi, come la Taça Osvaldo Cruz in Paraguay e la Taça Bernardo O’Higgins in Cile. Forte della fama dei propri calciatori, il Brasile si presentò al torneo iridato come il principale favorito alla vittoria finale: l’unico dubbio riguardava chi avrebbe affrontato in finale. Sorteggiato nel gruppo "C", il Brasile giocò tutte le gare del girone eliminatorio a Viña del Mar, pittoresca località balneare a centocinquanta chilometri dalla capitale. Nel primo incontro i carioca vinsero 2 a 0 contro il Messico. La Seleção era quasi la stessa squadra che aveva trionfato in Svezia, con sole due sostituzioni: Mauro e Zózimo al posto di Bellini e Orlando. Le reti brasiliane furono di Zagallo e Pelé. Il 2 giugno, allo stadio Sausalito, si affrontarono Brasile e Cecoslovacchia, le due migliori squadre del torneo, che si sarebbero ritrovate pochi giorni dopo in finale a Santiago. Le due squadre si annullarono reciprocamente e la partita rischiò di cadere nell’oblio dello 0 a 0, se non fosse stato per il grave infortunio di Pelé, costretto a lasciare il torneo a causa di uno strappo muscolare. Le assenze di Di Stéfano e Pelé prepararono il terreno per una delle partite più emozionanti del torneo. Dopo mezz’ora di studio, la squadra di Herrera passò in vantaggio grazie a un assist dell’ungherese Puskas a favore di Abelardo, che insaccò alle spalle di Gilmar. La Spagna conduceva, e il Brasile sembrava destinato a un’uscita prematura. L’angoscia risvegliò il talento di Garrincha e Amarildo, quest’ultimo chiamato a sostituire l’infortunato Pelé. Garrincha prese in mano la squadra e, con dribbling e giocate straordinarie, fornì ad Amarildo i due palloni della vittoria. Nei quarti di finale, Brasile e Inghilterra si affrontarono: i maestri del football contro i nuovi fenomeni del calcio. La partita fu inizialmente modesta, ma poi Mané "Garrincha" salì in cattedra e l’esuberanza brasiliana ebbe la meglio sul gioco flemmatico inglese. Con due reti di Garrincha e una di Vavá, i carioca vinsero 3 a 1. Un breve viaggio in pullman da Viña del Mar al Nacional di Santiago bastò per arrivare alla semifinale contro i padroni di casa. Il 13 giugno, davanti a oltre 75.000 spettatori, Brasile e Cile si affrontarono sotto la direzione del peruviano Arturo Yamasaki. I cileni, spinti dal pubblico, cercarono la finale a qualunque costo, ma furono ammaliati dalla classe dei brasiliani e, soprattutto, dalle giocate di Garrincha. Dopo trentadue minuti, il Brasile passò in vantaggio con una doppietta di Mané. Toro accorciò per il Cile, ma Vavá chiuse il 4 a 2 finale, portando i verdeoro in finale. Unico neo della partita fu l’espulsione all’83° minuto di Garrincha, che avrebbe dovuto saltare la finale. Tuttavia, una decisione federale annullò il referto dell’arbitro peruviano e riammise il giocatore in campo. A Santiago, il 16 giugno 1962, i carioca affrontarono Masopust e compagni. La partita fu tutt’altro che lo 0 a 0 del girone. Dopo quindici minuti, la Cecoslovacchia passò in vantaggio con Masopust. Il Brasile sembrava frastornato, ma un tiro fortuito di Amarildo ristabilì l’equilibrio. Un contropiede di Zito e la disattenzione del portiere boemo permisero a Vavá di segnare il 3 a 1 finale. Il Brasile vinse così il secondo Mondiale consecutivo. Nonostante l’assenza di Pelé, fu il talento di Garrincha, "essenza del calcio, quando volava sulla fascia destra ubriacando gli avversari con i suoi dribbling", a permettere al Brasile di sollevare nuovamente la Coppa.

BULGARIA 1962

La storia della Bulgaria ai Mondiali iniziò l’11 dicembre 1960, allo stadio Colombes di Parigi, con la prima partita di qualificazione contro la Francia di Fontaine e Piantoni. I bulgari subirono una pesante sconfitta per 3 a 0 contro la squadra di cui sarebbe diventata una loro vera e propria bête noire. Contro la Finlandia, invece, la Bulgaria vinse 2 a 0 all’andata e 3 a 1 nel ritorno a Sofia. L’impresa decisiva arrivò il 12 dicembre 1961, quando la Bulgaria sconfisse la Francia 1 a 0 allo stadio Vassily Levsky di Sofia, costringendo i transalpini a uno spareggio drammatico. A incidere fu soprattutto l’arbitro cecoslovacco Milan Encl, che commise diversi errori e fu sospeso dalla FIFA. Lo spareggio si disputò quattro giorni dopo allo stadio San Siro di Milano, sotto la direzione dell’esperto Concetto Lo Bello. La Bulgaria vinse 1 a 0 grazie a un’autorete di Lerond e si qualificò per i Mondiali, mentre la Francia fu eliminata. Il debutto bulgaro nella fase finale avvenne il 30 maggio 1962 a Rancagua contro l’Argentina, con sconfitta per 1 a 0. Nella seconda partita, contro l’Ungheria, i bulgari furono travolti 6 a 1, lasciando gli osservatori sorpresi sulla loro qualificazione. Tuttavia, nella sfida successiva contro l’Inghilterra al Braden Cooper, la Bulgaria strappò un sorprendente 0 a 0, evitando un ritorno a casa senza punti.

CECOSLOVACCHIA 1962

Scozia ed Eire furono le avversarie della Cecoslovacchia nelle qualificazioni. Il 14 maggio 1961 i cecoslovacchi travolsero la Scozia 4 a 0 a Bratislava, ma al ritorno gli scozzesi vinsero 3 a 2 a Glasgow. Contro l’Eire, la Cecoslovacchia vinse 3 a 1 a Dublino e 7 a 1 a Praga. Al termine del girone, Scozia e Cecoslovacchia furono appaiate, rendendo necessario uno spareggio a Bruxelles il 29 novembre 1961. I boemi vinsero 4 a 2 ai tempi supplementari, conquistando la qualificazione. A Santiago, i cecoslovacchi furono inseriti nel gruppo "C" con Brasile, Spagna e Messico. Nella prima partita batterono la Spagna 1 a 0 con un gol di Stibranyi, ma persero 3 a 1 contro il Messico e pareggiarono 0 a 0 con il Brasile. La sconfitta contro il Messico spinse la squadra a cambiare atteggiamento. Nei quarti di finale superarono l’Ungheria 1 a 0 grazie a un gol di Scherer e a un annullamento ingiustificato di Tichy. In semifinale sconfissero la Jugoslavia 3 a 1 con contropiedi di Scherer e Kadraba. In finale, il 17 giugno 1962 allo stadio Nacional di Santiago, la Cecoslovacchia affrontò il Brasile davanti a oltre 68.000 spettatori. I boemi passarono in vantaggio con Masopust, ma gli errori del portiere Schrojf permisero ai brasiliani di segnare due reti e conquistare il secondo titolo mondiale consecutivo.

CILE 1962

Il Cile si qualificò automaticamente ai Mondiali del 1962 in quanto paese ospitante. L’evento gli venne assegnato il 10 giugno 1956, durante il congresso della FIFA a Lisbona, presso il Palazzo delle Arti. In lizza c’erano anche Spagna e Germania Ovest, ma entrambe furono escluse per il principio di alternanza tra Europa e Sudamerica. L’Argentina, invece, venne scartata nuovamente a causa delle sue instabili condizioni politiche. La scelta del Cile non fu però priva di polemiche, soprattutto da parte dell’Italia, che considerava il paese andino arretrato e poco adatto a ospitare una competizione di tale importanza. Per prepararsi al meglio al Mondiale casalingo, la nazionale cilena partecipò alla Coppa O’Higgins, affrontando due volte il Brasile e perdendo in entrambe le occasioni. Disputò inoltre alcune amichevoli di prestigio contro Uruguay, Unione Sovietica e Ungheria, ma queste partite non fornirono indicazioni particolarmente utili al commissario tecnico Fernando Riera. Il debutto del Cile avvenne il 30 maggio 1962 a Santiago, contro la Svizzera. Sugli spalti dello stadio erano presenti 65.000 tifosi urlanti, che però rimasero in silenzio quando, dopo appena sei minuti, lo svizzero Wüthrich portò in vantaggio i rossocrociati. Il Cile, frastornato, impiegò un intero tempo per ristabilire la parità, riuscendoci grazie a un gol di Leonel Sánchez. Poi, spinto dall’entusiasmo del pubblico, completò la rimonta con le reti dello stesso Sánchez e di Jaime Ramírez, imponendosi per 3 a 1. Nel secondo incontro del girone, i cileni affrontarono l’Italia in una partita che passò alla storia come la "Battaglia di Santiago". L’atmosfera infuocata fu alimentata dalle dichiarazioni di alcuni giornalisti italiani, che alla vigilia del torneo avevano diffuso giudizi sprezzanti e calunnie sul Cile. Il pubblico e la squadra cilena scesero in campo con un’aggressività fuori dal comune, e la tensione si trasformò presto in rissa. I giocatori italiani reagirono con altrettanta brutalità, e l’arbitro inglese Kenneth Aston faticò a mantenere il controllo della gara, espellendo David e Ferrini. Alla fine, il Cile vinse per 2 a 0 grazie ai gol di Jaime Ramírez e Jorge Toro, quest’ultimo destinato a trasferirsi in Italia qualche anno dopo per giocare con Modena, Verona e Sampdoria. Con la qualificazione ai quarti di finale già in tasca, i cileni affrontarono la Germania Ovest senza troppa pressione e persero per 2 a 0. Il loro obiettivo principale era stato raggiunto: eliminare l’Italia. Il 13 giugno, a Viña del Mar, si sarebbe dovuto disputare il quarto di finale tra Cile e Brasile, ma per motivi di capienza lo scontro venne spostato a Santiago. Lo stadio Nacional ribolliva di entusiasmo e un boato assordante accompagnò i cileni per buona parte del match. La squadra iniziò con un’aggressività sfrenata, ai limiti della violenza fisica, ma fu Garrincha a mettere a tacere gli 80.000 spettatori presenti. La classe dei brasiliani fu tale che gli avversari, feroci e combattivi fino a pochi minuti prima, sembrarono ipnotizzati. Il Brasile vinse per 4 a 2 e il Cile dovette accontentarsi della finale per il terzo posto. Il 16 giugno, davanti a un pubblico ostile, la Jugoslavia campione olimpica e vicecampione d’Europa affrontò i padroni di casa. I sudamericani, trascinati da un incontenibile Eladio Rojas, si imposero e conquistarono un insperato terzo posto. Probabilmente, i jugoslavi scelsero di non forzare troppo la mano per evitare rischi inutili, in un contesto reso difficile dal clima infuocato. Consapevole di aver raggiunto un risultato irripetibile, che difficilmente sarebbe stato possibile senza il supporto del pubblico e alcune discutibili decisioni arbitrali, il Cile si godette un sorprendente e, per alcuni, immeritato terzo posto ai Mondiali del 1962.

COLOMBIA 1962

La Colombia arrivò al suo primo Mondiale con poche aspettative, qualificandosi dopo una doppia sfida contro il Perù. A Bogotá vinse per 1 a 0 grazie a una prestazione straordinaria di Gamboa. Nel ritorno, disputato allo Stadio Nacional di Lima, riuscì a strappare un inaspettato pareggio per 1 a 1, ottenendo così il pass per Santiago. Se la presenza dei "Cafeteros" al torneo iridato fu già una sorpresa, ancor più incredibile fu il pareggio per 4 a 4 contro l’Unione Sovietica nella seconda gara del girone. La Colombia, che curiosamente scese in campo con una maglia blu, non sfigurò nemmeno al debutto contro l’Uruguay, perdendo solo per 2 a 1. In quella partita, i colombiani giocarono con grande coraggio e riuscirono persino a passare in vantaggio al 19° minuto con un gol di Zuluaga. Tuttavia, un calcio di rigore concesso agli uruguaiani riportò il match in equilibrio e, successivamente, la sfortuna si abbatté sulla Colombia: Zuluaga, il loro giocatore più talentuoso, fu costretto a lasciare il campo a causa di un grave infortunio, compromettendo le speranze della squadra. Nella partita contro l’Unione Sovietica, la Colombia si trovò sotto di quattro reti, ma riuscì incredibilmente a rimontare. Sul 3 a 0, i russi si rilassarono troppo presto, convinti di avere la vittoria in tasca. Non avevano però fatto i conti con l’orgoglio colombiano: in appena venti minuti, la squadra sudamericana realizzò un’impresa storica, agguantando un clamoroso 4 a 4. Probabilmente, mai prima di allora il grande Lev Jašin aveva raccolto il pallone dalla rete per ben quattro volte in una sola partita con la nazionale sovietica. Appagata dalla straordinaria rimonta contro la Russia, la Colombia affrontò la Jugoslavia visibilmente stanca e priva della stessa intensità. Gli jugoslavi ne approfittarono senza difficoltà, imponendosi con un netto 5 a 0. Nonostante l’eliminazione, la Colombia tornò in patria con grande entusiasmo, orgogliosa di aver fermato i campioni d’Europa e di aver lasciato il segno nel suo primo Mondiale.

GERMANIA OVEST 1962

Dalla Germania Ovest ci si aspettava qualcosa di più ai Mondiali cileni del 1962, ma la sua avventura si concluse ai quarti di finale, eliminata dalla brillante e dinamica Jugoslavia. La squadra tedesca stava attraversando un periodo di rinnovamento e gettò le basi di quella formazione che, negli anni successivi, sarebbe diventata una delle più forti al mondo. La struttura della squadra era solida: Tilkowski in porta, Schnellinger in difesa, Haller a centrocampo e Seeler in attacco. Tuttavia, nonostante questa base promettente, i tedeschi non riuscirono ad andare oltre i quarti. La Germania Ovest arrivò in Cile dopo aver dominato il proprio girone di qualificazione, vincendo tutte le partite contro Irlanda del Nord e Grecia. L'esordio nel girone fu spettacolare: a Belfast, i tedeschi vinsero 4 a 3 contro gli irlandesi, che per un attimo sperarono di poter ripetere l'impresa compiuta quattro anni prima contro l'Italia. Tuttavia, la solidità tedesca fece la differenza, e nella gara di ritorno a Berlino la Mannschaft si impose con un più agevole 2 a 1. Contro la Grecia, la Germania vinse 3 a 0 ad Atene e 2 a 1 ad Augusta, staccando senza difficoltà il biglietto per il Mondiale. In Cile, la Germania Ovest venne inserita nel girone di Santiago insieme ai padroni di casa, alla Svizzera e all’Italia. La prima sfida contro gli azzurri si rivelò molto combattuta: l'Italia adottò un rigido catenaccio e riuscì a bloccare i tedeschi sullo 0 a 0. Nella seconda partita, la Germania sapeva di dover vincere per avere la certezza del passaggio del turno e affrontò la Svizzera con grande determinazione. Sin dai primi minuti, i tedeschi giocarono in modo aggressivo, con il benestare dell’arbitro olandese Leo Horn. Al 13° minuto, Horst Szymaniak, centrocampista del Catania, entrò duramente su Norbert Eschmann, fratturandogli una gamba. A quel punto, gli svizzeri, più preoccupati per la loro incolumità che per il risultato, non opposero più resistenza e la Germania Ovest vinse facilmente per 2 a 1. L'ultima gara del girone, contro il Cile, non rappresentò un ostacolo insormontabile: i padroni di casa, provati dalla celebre “Battaglia di Santiago” contro l’Italia, apparvero stanchi e appagati. I tedeschi ne approfittarono e si imposero con un comodo 2 a 0, accedendo così ai quarti di finale. Il 10 giugno, a Santiago del Cile, la Germania Ovest affrontò una temibile Jugoslavia, che fino a quel momento aveva espresso il miglior calcio del torneo. Era la terza volta che le due squadre si sfidavano ai quarti di finale di un Mondiale e, nei due precedenti incontri, i tedeschi avevano sempre avuto la meglio. Questa volta, però, la storia fu diversa: a pochi minuti dal termine, il croato Petar Radaković segnò il gol decisivo, regalando alla Jugoslavia una vittoria storica. La Germania Ovest tornò a casa delusa, ma consapevole di aver gettato le basi per il futuro. Nel giro di pochi anni, quella squadra sarebbe diventata una delle formazioni più forti del pianeta.

INGHILTERRA 1962

L’Inghilterra si qualificò ai Mondiali cileni come undicesima delle sedici squadre partecipanti, superando senza troppe difficoltà un girone di qualificazione abbordabile. Tra le avversarie affrontate ci furono il Lussemburgo e il Portogallo. Contro i modesti lussemburghesi, gli inglesi ottennero due vittorie schiaccianti: 9 a 0 in trasferta e un più contenuto 4 a 1 all'Highbury Stadium. Le sfide contro il Portogallo, invece, si rivelarono più complicate del previsto. A Lisbona, l’Inghilterra incappò in un sorprendente pareggio per 1 a 1: passata in svantaggio, riuscì ad acciuffare il pari solo all'82° minuto con un gol di Flowers. Anche nella gara di ritorno, vinta 2 a 0 a Wembley, la squadra britannica faticò più del necessario. Tra i portoghesi in campo c’era un giovane talento destinato a scrivere la storia del calcio: Eusébio da Silva Ferreira, che esordì proprio nella partita precedente, quando il Portogallo subì una clamorosa sconfitta per 4 a 2 contro il piccolo Lussemburgo. L'avventura dell’Inghilterra ai Mondiali del 1962 non fu particolarmente entusiasmante. Nella gara d’esordio a Rancagua, i "Maestri d’Albione" furono battuti per 2 a 1 dai loro ormai abituali rivali, gli ungheresi, con cui da anni contendevano il primato del calcio europeo. Nel match successivo, contro l’Argentina, gli inglesi sfoderarono la loro migliore prestazione del torneo: guidati da un superbo Bobby Moore, dominarono i sudamericani e vinsero 3 a 1. Tuttavia, il peggio doveva ancora arrivare. Il 7 giugno, contro la debuttante Bulgaria, l’Inghilterra mostrò un'incredibile involuzione di gioco. Le geometrie e la tecnica esibite contro l’Argentina svanirono e i britannici non andarono oltre uno scialbo 0 a 0. Il pareggio fu comunque sufficiente per il passaggio ai quarti di finale, seppur solo per una migliore differenza reti rispetto all’Argentina. Quando gli inglesi scoprirono il nome del loro avversario nei quarti, caddero nello sconforto: il 10 giugno, al Sausalito di Viña del Mar, li attendeva il Brasile di Amarildo e Garrincha. Quest’ultimo giocò una delle migliori partite della sua carriera, mettendo a segno due gol spettacolari, mentre Vavá completò l’opera con un’altra rete. L’Inghilterra, nonostante la presenza di Bobby Moore e dei fratelli Charlton, fu travolta per 3 a 1. Quella sconfitta segnò la fine dell’avventura inglese in Cile, ma quattro anni dopo, proprio Moore e i Charlton avrebbero scritto la più bella pagina della storia del calcio britannico.

ITALIA 1962

Partiti alla volta di Santiago, accompagnati dalle furiose critiche e dalle pressioni della stampa, gli azzurri pagarono sul campo tutta la confusione e le divisioni interne che affliggevano la federazione. La nazionale era segnata da conflitti interni e fazioni che cercavano di dividersi le cariche dirigenziali. Non riuscirono nemmeno a trovare un accordo su chi dovesse essere responsabile dell'area tecnica; per placare tutti, la squadra venne affidata alla coppia Mazza a Ferrari. Paolo Mazza, ex presidente della Spal, e Giovanni Ferrari, ex campione del mondo nel 1934 e nel 1938, furono più impegnati a difendere la squadra dalle critiche della stampa che a preparare le strategie di gioco. Anche tra i giocatori c'erano forti tensioni, con da una parte gli oriundi e dall’altra gli italiani di nascita. L'Italia si qualificò al mondiale facilmente, nel gruppo “7”, sottogruppo “B”, senza giocare partite nella prima fase poiché la Romania si ritirò per manifesta inferiorità. Il turno del sottogruppo “A” lo superò Israele, che aveva precedentemente eliminato Cipro e i campioni d'Africa dell'Etiopia di Luciano Vassallo. Nella partita a Ramat Gan, l'Italia affrontò la Nord Irlanda. Dopo la prima metà di gioco, la squadra scese negli spogliatoi in svantaggio di due reti, ma tra i giocatori scoppiarono accese discussioni. Furono gli oriundi Lojacono e Altafini a prendere in mano la situazione, pareggiando il punteggio, poi Mario Corso, l’interista, segnò il gol del sorpasso. L'Italia vinse 4 a 2. Al ritorno, al Comunale di Torino, gli azzurri trionfarono 6 a 0, con il trio d'attacco sudamericano "Sivori, Angelillo e Altafini" che segnò ben cinque dei sei gol, mentre l'unico italiano a segnare fu Mario Corso. Nel mondiale, inserita nel gruppo “B” con Cile, Germania Ovest e Svizzera, l'Italia giocò la prima partita contro la Germania Ovest, concludendo con un deludente 0 a 0. La seconda gara, contro i padroni di casa del Cile, fu un vero disastro, accompagnata dalle critiche della stampa che gettarono fango sul paese andino. Il pubblico cileno accolse gli azzurri con fischi e insulti. L'ambiente ostile favorì il gioco provocatorio dei calciatori cileni; Ferrini e David furono espulsi per duri falli di reazione. L'arbitro inglese Aston dichiarò di non aver mai diretto una partita simile, in cui l'unico obiettivo sembrava essere una spietata caccia all’uomo. Il Cile vinse e l'Italia perse tutta la sua dignità, toccando il punto più basso nella storia del calcio, vittima di una gestione inadeguata e disonorevole. Fu solo l'intervento del capo delegazione Artemio Franchi a evitare una scena ancora più vergognosa. Dirigenti arroganti e presuntuosi e giocatori demoralizzati volevano tornare a casa senza scendere in campo contro la Svizzera, ma Franchi impose loro di giocare. Contro gli svizzeri, gli azzurri vinsero 3 a 0, grazie ai gol degli italiani Mora e Bulgarelli. Tuttavia, quella partita fu solo un atto simbolico, poiché gli avversari non opposero alcuna resistenza, e il risultato servì solo a dare un po' di dignità ai dirigenti, che cercarono di scaricare la colpa del fallimento sulla direzione di gara contro il Cile. Pochissimi tornarono in Italia: i giocatori sudamericani rimasero nel continente per le "meritate" vacanze, mentre i milanisti si fermarono a Buenos Aires in attesa dei compagni per una tournée di preparazione al campionato successivo. Era ormai chiaro che il calcio italiano necessitava di un rinnovamento radicale, ma l'immobilismo prevalse, e quattro anni dopo l'Italia sarebbe incappata in un'altra figuraccia internazionale.

JUGOSLAVIA 1962

Era sicuramente la più bella di tutte! La nazionale della Jugoslavia, soprannominata il "Brasile d’Europa", al mondiale cileno esprimeva un calcio piacevole e dinamico, anche se di solito non vincente. Come di consueto, la Jugoslavia si fermò nel momento migliore, quando tutto sembrava ormai fatto. La squadra, multietnica e balcanica, rappresentava il meglio della regione dinarica: divertente, concreta e al tempo stesso folle, era considerata una delle possibili outsider del torneo. Si qualificò affrontando la Polonia in un doppio match, vincendo 2 a 1 a Belgrado e pareggiando 1 a 1 a Chorzow, successivamente superò lo spareggio intercontinentale contro la Corea del Sud. Contro gli asiatici, la Jugoslavia vinse 5 a 1 in Europa e 3 a 1 a Seoul, con la Corea che, a sua volta, eliminò il Giappone. Prima di rientrare in patria, la Jugoslavia giocò alcune amichevoli di preparazione in Oriente contro Giappone, Hong Kong, Indonesia e Israele, vincendo tutti gli incontri. Al mondiale, fu inserita nel gruppo “A” di Arica. Nella prima partita, affrontò la temibile Unione Sovietica e perse 2 a 0. I giocatori jugoslavi speravano di vendicare la finale di Euro 1960, ma le cose non andarono come previsto. La partita, dominata dai plavi, fu scossa al 51° minuto da un potentissimo tiro di Ivanov che portò in vantaggio i sovietici. Da quel momento, la gara si trasformò in una vera battaglia, conclusasi con un intervento violento del bosniaco Muhamed Mujic, che spezzò la gamba e la carriera del russo Eduard Dubinsky. In molti ritengono che quel fallo sia stato il più violento in assoluto nella storia del calcio mondiale: premeditato e brutale, ma non sanzionato dall’arbitro tedesco Albert Dusch, che sembrava più interessato ad altro. La seconda rete di Ponedelnik servì solo per le statistiche. Nella partita successiva, la Jugoslavia, guidata da un fenomenale Sekularac, ebbe la meglio per 3 a 1 su un Uruguay spento. I sudamericani, riconosciuta la superiorità della Jugoslavia, a fine partita andarono a stringere la mano al fuoriclasse macedone Dragoslav Sekularac. Il 7 giugno, fu la volta della Colombia, che subì un secco 5 a 0 da parte degli uomini di Mihajlovic. Questo risultato permise alla Jugoslavia di accedere ai quarti di finale, dove, al Carlos Dittborn di Arica, affrontò la Germania Ovest, che nei due precedenti mondiali era stata fatale per la squadra balcanica. In Sudamerica, però, le cose andarono diversamente: la Jugoslavia si impose per 1 a 0. La partita rimase equilibrata fino a cinque minuti dalla fine, quando un tiro di Radakovic perforò la difesa tedesca, quasi impenetrabile. Questa volta, la classe degli jugoslavi ebbe la meglio sulla resistenza e il pragmatismo dei tedeschi. In semifinale, il 13 giugno a Viña del Mar, contro la Cecoslovacchia, la Jugoslavia incappò in una brutta e imprevista sconfitta, davanti a soli 5.000 spettatori. A fare la differenza fu la difesa ceca, che eresse un muro invalicabile davanti a Schrojf, in una giornata di grazia. Poi, ci pensarono Scherer e Kadraba a mandare per la seconda volta in finale i mitteleuropei. La Jugoslavia dovette accontentarsi della finalina contro il Cile. I valori in campo non lasciavano dubbi in favore dei plavi, ma per dovere o per manifesta inferiorità dovettero cedere il passo ai cileni, padroni di casa, e accontentarsi del quarto posto finale.

MESSICO 1962

Il Messico giunse in Cile dopo aver superato gli Stati Uniti in un doppio incontro nel girone nordamericano "NAFC", con il Canada che si ritirò. Un 3 a 3 a Los Angeles e un 3 a 0 a Città del Messico permisero ai messicani di accedere al girone finale centroamericano, dove incontrarono Costa Rica e le Antille Olandesi. Il 26 marzo 1961 i messicani furono sconfitti a sorpresa per 1 a 0 dal Costa Rica, ma al ritorno si rifecero ampiamente vincendo 4 a 1. Contro le Antille Olandesi, soprannominate "le antilopi olandesi", il Messico si impose con un sonoro 7 a 0 in casa e pareggiò 0 a 0 in trasferta a Willemstad, su un campo di sabbia invece che sull’usuale erba. Solo pochi mesi prima, proprio su quel terreno di gioco, i caraibici avevano sconfitto per 2 a 1 gli olandesi d’Europa. Il passaggio del turno centroamericano permise al Messico di affrontare il Paraguay in un ulteriore spareggio intercontinentale. Il 29 ottobre 1961 a Città del Messico si disputò il primo atto della sfida. Le due squadre si equivalsero per tutta la partita, ma fu decisivo l’effetto dell’altitudine: oltre duemila metri che tagliarono il fiato e le gambe dei paraguayani. Il Messico vinse 1 a 0 grazie a una rete di Reyes al 65° minuto. Nella gara di Asunción le due squadre non andarono oltre lo 0 a 0, permettendo ai messicani di guadagnarsi il biglietto per Santiago. In Cile, dopo due partite in cui il Messico si presentò come una semplice comparsa, perdendo rispettivamente 2 a 0 contro il Brasile e 1 a 0 contro la Spagna, riuscì a ottenere una sorprendente vittoria contro la Cecoslovacchia, che pochi giorni dopo avrebbe sfidato il Brasile per il titolo mondiale. Il 7 giugno 1962 divenne un giorno speciale per la nazionale messicana: dopo cinque partecipazioni, ottenne la sua prima vittoria in una manifestazione iridata. I Tricolores vinsero 3 a 1 contro la Cecoslovacchia, dopo essere andati in svantaggio a meno di un minuto dal fischio d’inizio. La squadra boema, già appagata dal passaggio del turno, giocò con leggerezza, lasciando il controllo del gioco ai centroamericani, che segnarono il loro primo successo con le reti di Diaz, Del Aguila e Hernandez. Al ritorno in patria i giocatori furono accolti come eroi e portati in trionfo dai tifosi all’aeroporto.

SPAGNA 1962

Giunta in Cile con una rosa da far tremare le gambe a qualunque avversario, la nazionale spagnola deluse le aspettative uscendo a sorpresa al primo turno. Ricca di campioni di talento come Di Stefano, che però non scese mai in campo, Gento, Suarez, Del Sol e Puskas, la Spagna incappò in due inaspettate sconfitte contro Brasile e Cecoslovacchia, accontentandosi di una striminzita vittoria per 1 a 0 contro il Messico. La Spagna conquistò il biglietto per Santiago affrontando due cenerentole del panorama calcistico: il Galles, contro il quale vinse 2 a 1 a Cardiff e pareggiò 1 a 1 al Bernabéu tra i fischi del pubblico e le critiche della stampa, che giudicò la prestazione delle Furie Rosse obbrobriosa e indegna del prestigio della nazione. La squadra, composta da oriundi, viveva una situazione simile a quella italiana, tra critiche e diatribe federali, e a farne le spese furono i giocatori in campo. La qualificazione fu ottenuta solo dopo aver battuto l’inconsistente Marocco nello spareggio intercontinentale Africa/Europa. Al Marcel Cerdan di Casablanca la Spagna vinse con una rete di Luis Del Sol a dieci minuti dalla fine, dopo aver sofferto più del previsto l’agonismo della squadra marocchina. Nella gara di ritorno al Santiago Bernabéu gli iberici si imposero per 3 a 2 contro un Marocco molto aggressivo, infarcito di giocatori esperti provenienti da Francia e Spagna. In Cile la Spagna arrivò ma le aspettative non furono affatto rispettate: eliminata dopo tre partite e con sole due reti all’attivo, al ritorno in patria fu sommersa di critiche e si chiese la testa dell’allenatore interista Helenio Herrera.

SVIZZERA 1962

Arrivata in Sudamerica senza particolari pretese, la Svizzera dovette superare un girone di qualificazione molto impegnativo, risolto con uno spareggio contro i vicecampioni del mondo della Svezia. Nella prima gara di qualificazione sconfisse il Belgio in trasferta per 4 a 2, con una tripletta dell’attaccante Charl Antenen dello Chaux de Fond. Al ritorno a Losanna, i rossocrociati ebbero ancora ragione dei fiamminghi per 2 a 1. Nella prima sfida contro la Svezia la Svizzera rimediò una sonante sconfitta per 4 a 0, ma pochi mesi dopo ottenne la rivincita imponendosi per 3 a 2 al Wankdorf di Berna. Giunte a pari punti nel girone di qualificazione, per decretare chi sarebbe andato a Santiago fu necessario uno spareggio, che si svolse a Berlino il 12 novembre 1961. Svezia e Svizzera si affrontarono nuovamente: ad avere la meglio furono gli svizzeri, ben orchestrati dall’allenatore Karl Rappan, fautore del famoso modulo “Verrou” del catenaccio, che riuscirono a imporsi per 2 a 1 con due reti in contropiede dopo aver recuperato lo svantaggio. In Cile le prestazioni degli svizzeri non furono all’altezza di quanto avevano fatto sperare durante le qualificazioni. Sconfitti all’esordio per 3 a 1 dai padroni di casa, subirono altre due sconfitte contro la Germania Ovest per 2 a 1 e dall’Italia per 3 a 0, in una gara senza alcuna importanza tra due formazioni già eliminate, concludendo miseramente il mondiale a zero punti e con otto reti subite.

UNGHERIA 1962

Il girone di qualificazione per l'Ungheria non fu particolarmente difficile, con l'Olanda e la Germania Est che sembrarono quasi delle comparse. Il cammino ungherese iniziò il 26 ottobre del 1960 a Budapest, contro la Germania Orientale, con una vittoria per 2 a 0. Proseguì poi a Rotterdam, dove gli ungheresi vinsero 3 a 0 contro gli Orange, e anche la trasferta a Berlino del 10 maggio 1961 si concluse con un successo per 3 a 2 per i magiari. Sembrava ci fossero tutte le condizioni favorevoli per la rinascita della squadra d'oro, un mix di esperienza, con giocatori come Grosics, Matrai, Albert e Tichy, e di gioventù, con Solymosi e Sovari. L'ultima partita, giocata a Budapest tra Ungheria e Olanda, fu ormai senza significato e terminò con un vivace 3 a 3. Per la cronaca, la partita tra Olanda e Germania Est non si disputò per motivi politici, poiché il governo olandese negò i visti di ingresso alla delegazione tedesca. Giunta in Cile solo alcuni giorni prima dell'inizio del torneo, l'Ungheria affrontò l'Inghilterra di Winterbottom al Braden Cooper di Rancagua, una delle favorite del torneo. Gli ungheresi vinsero agevolmente 2 a 1 e, nonostante il punteggio stretto, la mole di gioco prodotta fu impressionante, tanto che si pensò che la grande Aranycsapat fosse tornata. Contro la Bulgaria fu una passeggiata: gli ungheresi travolsero i bulgari 6 a 1. Già qualificata per i quarti di finale, la partita contro l'Argentina fu solo una formalità. L'Ungheria mise a riposo i suoi migliori giocatori e non forzò il gioco, concludendo in modo incolore con un 0 a 0. Il 10 giugno 1962 a Rancagua, l'Ungheria partiva favorita contro una Cecoslovacchia abbattuta dalla brutta sconfitta contro il Messico. Era il momento di far emergere l'orgoglio e salvare la faccia. Tuttavia, l'Ungheria, troppo sicura di sé, si afflosciò. Bastarono una rete di Scherer e un gol inspiegabilmente annullato dall'arbitro russo Latyshev per mandare a casa l'Ungheria, che era stata più bella dopo la leggendaria Aranycsapat.  

UNIONE SOVIETICA 1962

Fresca campione d’Europa, l'Unione Sovietica arrivò al mondiale cileno come una delle favorite alla vittoria finale. Le qualificazioni furono una formalità: la CCCP dominò il gruppo "5" europeo, composto da Norvegia e Turchia, vincendo tutte le partite. Nella prima sfida contro i turchi, l'Unione Sovietica vinse a Mosca 1 a 0, anche se furono i turchi a offrire la prestazione migliore. Il 1° luglio 1961, di fronte a oltre centomila spettatori, la CCCP piegò la Norvegia per 5 a 2. Nella gara di ritorno, all'Ullevaal Stadium di Oslo, i sovietici si imposero ancora, stavolta per 3 a 0. Il 12 novembre 1961, a Istanbul, la partita si disputò davanti a un pubblico minaccioso. I tifosi turchi furono davvero il dodicesimo uomo in campo, ma l’esperienza dei sovietici, guidati dall’eccezionale Lev Yashin, permise loro di conquistare i tre punti, superando i turchi 2 a 1. La CCCP si qualificò per Santiago a punteggio pieno, realizzando 11 reti e subendone solo 3, un ottimo biglietto da visita per il torneo cileno. Il 31 maggio 1962, all'estremo nord del Cile, si replicò la sfida della finale europea di due anni prima. La Jugoslavia, pur esprimendo un gioco dinamico e armonioso, non riuscì a fermare l'Unione Sovietica. Un tiro senza pretese di Ivanov interruppe l'equilibrio, seguito dal raddoppio di Ponedelkin. Tuttavia, il fallo violento dello slavo Mujic ai danni del difensore sovietico Dubinski, che in quell’occasione concluse la sua carriera, fu l'evento che scosse la partita. Contro la Colombia, i sovietici, troppo rilassati, sottovalutarono la squadra esordiente. Dopo essere passati in vantaggio 4 a 0, i russi si addormentarono, permettendo ai colombiani di pareggiare 4 a 4. La Federazione sovietica non prese bene il risultato e mise tutta la delegazione russa in punizione: vietate le uscite libere e le visite ai negozi di souvenir, una decisione che suscitò disappunto tra i commercianti di Arica, abituati a vedere i russi spendere senza badare a spese. Nella terza gara, i sovietici affrontarono l'Uruguay. Il calendario prevedeva uno scontro tra la vecchia scuola platense e la nuova dottrina sovietica, un calcio metodico contro uno più combattivo e brillante. La “Celeste” venne sconfitta 2 a 1 solo nel finale, grazie a una rete del solito Valentin Ivanov, ariete del Torpedo Mosca ed ex compagno di Eduard Streltsov. Nei quarti di finale, i sovietici non poterono capitare peggio che contro il Cile. Il 10 giugno 1962, allo stadio Carlos Dittborn, di fronte a oltre diciassettemila spettatori furiosi, l'Unione Sovietica cedette ai padroni di casa. La classe sovietica non riuscì a prevalere sulla fisicità cilena, che beneficiò anche di decisioni arbitrali discutibili, vincendo 2 a 1 in una partita violenta e aggressiva. I gol cileni furono segnati da Sanchez e Rojas, mentre per i russi andò in rete Cislenko. Così si concluse l’avventura sovietica, un’uscita immeritata, che lasciò il rammarico per ciò che avrebbero potuto ottenere se avessero avuto a disposizione il fenomenale Eduard Streltsov.  

URUGUAY 1962

Il profilo dei monti Illampu e il cielo terso di La Paz fecero capire subito agli uruguayani che l’avversario più temibile sarebbe stata l’altitudine e non la squadra boliviana. Alla Celeste bastò una doppia sfida contro la Bolivia per attraversare il confine cileno. Allo stadio Hernando Siles di La Paz, situato a circa 3.700 metri sul livello del mare, si svolse il primo match di qualificazione. <<Anche a salire le scale degli spogliatoi metteva il fiatone>>, ricordarono i giocatori uruguaiani. In campo, nonostante il fiato corto, la classe platense riuscì a limitare i danni da rarefazione e impose un faticoso 1 a 1 ai condor boliviani. Al ritorno, quindici giorni più tardi, il 30 luglio 1961 al Centenario di Montevideo, l’Uruguay vinse 2 a 1 senza particolari difficoltà. Per la cronaca, le due partite del girone, sia all’andata sia al ritorno, furono dirette dallo stesso arbitro, il cileno Carlos “Robles Robles”, che fu il primo direttore di gara in una partita di Coppa Libertadores e della sua prima finale. Già da qualche anno l’Uruguay era diventata una squadra “normale”, lontana dagli antichi fasti della mitica “Celeste”. Al mondiale cileno non fece molta strada e venne eliminata al primo turno. Nonostante l’esordio vincente contro un’inesperta Colombia, gli altri due incontri con Jugoslavia e Unione Sovietica furono molto più impegnativi e i sudamericani rimediarono due sconfitte. Il 2 giugno contro i plavi persero 2 a 1: nonostante il vantaggio, i platensi dovettero chinare il capo davanti a uno straordinario Sekularac, che guidò gli slavi alla vittoria. Nella partita contro i sovietici, i sudamericani vennero sconfitti per 2 a 1 in una gara dignitosa, che restò in bilico a lungo grazie al pareggio di Sacia. Poi fu il solito Ivanov, a un minuto dal termine, ad aprire la porta del pullman diretto a Montevideo.

Qualificazioni Campionato Mondiale Cile 1962

Europa Gruppo 1 [Svizzera]
19.10.60 "Stoccolma" Svezia – Belgio 2-0
20.11.60 "Bruxelles" Belgio – Svizzera 2-4
20.05.61 "Losanna" Svizzera – Belgio 2-1
28.05.61 "Stoccolma" Svezia – Svizzera 4-0
04.10.61 "Bruxelles" Belgio – Svezia 0-2
29.10.61 "Berna" Svizzera – Svezia 3-2
Spareggio:
12.11.61 "Berlino" Svizzera – Svezia 2-1

Europa Gruppo 2 [Bulgaria]
25.09.60 "Helsinki" Finlandia – Francia 1-2
11.12.60 "Parigi" Francia – Bulgaria 3-0
16.06.61 "Helsinki" Finlandia – Bulgaria 0-2
28.09.61 "Parigi" Francia – Finlandia 5-1
29.10.61 "Sofia" Bulgaria – Finlandia 3-1
12.11.61 "Sofia" Bulgaria – Francia 1-0
Spareggio:
16.12.61 "Milano" Bulgaria – Francia 1-0

Europa Gruppo 3 [Germania Ovest]
26.10.60 "Belfast" Irlanda del Nord – Germania Ovest 3-4
20.11.60 "Atene" Grecia – Germania Ovest 0-3
03.05.61 "Atene" Grecia – Irlanda del Nord 2-1
10.05.61 "Berlino" Germania Ovest – Irlanda del Nord 2-1
17.10.61 "Belfast" Irlanda del Nord – Grecia 2-0
22.10.61 "Augsburg" Germania Ovest – Grecia 2-1

Europa Gruppo 4 [Ungheria]
16.04.61 "Budapest" Ungheria – Germania Est 2-0
30.04.61 "Rotterdam" Olanda – Ungheria 0-3
14.05.61 "Lipsia" Germania Est – Olanda 1-1
10.09.61 "Berlino" Germania Est – Ungheria 2-3
01.10.61 "Amsterdam" Paesi Bassi – Germania Est n/p
22.10.61 "Budapest" Ungheria – Olanda 3-3

Europa Gruppo 5 [Unione Sovietica]
01.06.61 "Oslo" Norvegia – Turchia 0-1
18.06.61 "Mosca" Unione Sovietica – Turchia 1-0
01.07.61 "Mosca" Unione Sovietica – Norvegia 5-2
23.08.61 "Oslo" Norvegia – Unione Sovietica 0-3
29.10.61 "Istanbul" Turchia – Norvegia 2-1
12.11.61 "Istanbul" Turchia – Unione Sovietica 1-2

Europa Gruppo 6 [Inghilterra]
19.10.60 "Lussemburgo" Lussemburgo – Inghilterra 0-9
19.03.61 "Lisbona" Portogallo – Lussemburgo 6-0
21.05.61 "Lisbona" Portogallo – Inghilterra 1-1
28.09.61 "Londra" Inghilterra – Lussemburgo 4-1
08.10.61 "Lussemburgo" Lussemburgo – Portogallo 4-2
25.10.61 "Londra" Inghilterra – Portogallo 2-0

Europa Gruppo 7 [Italia]
Sottogruppo A
Italia passa al turno successivo per ritiro della Romania
Sottogruppo B
1° turno
13.11.60 "Nicosia" Cipro – Israele 1-1
27.11.60 "Ramat Gan" Israele – Cipro 6-1
14.03.61 "Ramat Gan" Israele – Etiopia 1-0
19.03.61 "Ramat Gan" Etiopia – Israele 2-3
Spareggio intercontinentale Asia/Europa/Africa
15.10.61 "Ramat Gan" Israele – Italia 2-4
04.11.61 "Torino" Italia – Israele 6-0

Europa Gruppo 8 [Cecoslovacchia]
03.05.61 "Glasgow" Scozia – Eire 4-1
07.05.61 "Dublino" Eire – Scozia 0-3
14.05.61 "Bratislava" Cecoslovacchia – Scozia 4-0
26.09.61 "Glasgow" Scozia – Cecoslovacchia 3-2
08.10.61 "Dublino" Eire – Cecoslovacchia 1-3
29.10.61 "Praga" Cecoslovacchia – Eire 7-1
Spareggio:
29.11.61 "Bruxelles" Cecoslovacchia – Scozia 4-2 [dts]

Europa Gruppo 9 [Spagna]
19.04.61 "Cardiff" Galles – Spagna 1-2
18.05.61 "Madrid" Spagna – Galles 1-1
Spareggio intercontinentale Africa/Europa
12.11.61 "Casablanca" Marocco – Spagna 0-1
23.11.61 "Madrid" Spagna – Marocco 3-2

Europa Gruppo 10 [Jugoslavia]
04.06.61 "Belgrado" Jugoslavia – Polonia 2-1
25.06.61 "Chorzów" Polonia – Jugoslavia 1-1
Spareggio intercontinentale Asia/Europa
08.10.61 "Belgrado" Jugoslavia – Corea del Sud 5-1
26.11.61 "Seoul" Corea del Sud – Jugoslavia 1-3

Sud America Gruppo 11 [Argentina]
04.12.60 "Guayaquil" Ecuador – Argentina 3-6
17.12.60 "Buenos Aires" Argentina – Ecuador 5-0

Sud America Gruppo 12 [Uruguay]
15.07.61 "La Paz" Bolivia – Uruguay 1-1
30.07.61 "Montevideo" Uruguay – Bolivia 2-1

Sud America Gruppo 13 [Colombia]
30.04.61 "Bogotá" Colombia – Perù 1-0
07.05.61 "Lima" Perù – Colombia 1-1

Gruppo 14 [Messico]
Sottogruppo A
06.11.60 "Los Angeles" USA – Messico 3-3
13.11.60 "Cd. de Messico" Messico – USA 3-0
Sottogruppo B
21.08.60 "San José" Costarica – Guatemala 3-2
28.08.60 "Guatemala" Guatemala – Costarica 4-4
04.09.60 "Tegucigalpa" Honduras – Costa Rica 2-1
11.09.60 "San José" Costarica – Honduras 5-0
25.09.60 "Tegucigalpa" Honduras – Guatemala 1-1
02.10.60 "Guatemala" Guatemala – Honduras 0-3 (tavolino)
Spareggio:
14.01.61 "Guatemala" Costarica – Honduras 1-0
Sottogruppo C
02.10.60 "Paramaribo" Suriname – Antille olandesi 1-2
27.11.60 "Willemstad" Antille olandesi – Suriname 0-0
2° turno
22.03.61 "San José" Costarica – Messico 1-0
29.03.61 "San José" Costarica – Antille olandesi 6-0
05.04.61 "Cd. de Messico" Messico – Antille olandesi 7-0
12.04.61 "Cd. de Messico" Messico – Costarica 4-1
23.04.61 "Willemstad" Antille olandesi – Costarica 2-0
21.05.61 "Willemstad" Antille olandesi – Messico 0-0
Spareggio intercontinentale Nord e Sud America
29.10.61 "Cd. de Messico" Messico – Paraguay 1-0
05.11.61 "Asunción" Paraguay – Messico 0-0

Africa Gruppo 15 [Egitto]
21.10.61 "Il Cairo" Egitto – Sudan 2-1
29.10.61 "Khartoum" Sudan – Egitto 0-1

Africa Gruppo 16 [Marocco]
14.05.61 "Casablanca" Marocco – Tunisia 2-1
28.05.61 "Tunis" Tunisia – Marocco 1-3

Asia Gruppo 17 [Israele]
15.10.61 "Ramat Gan" Israele – Italia 2-4
04.11.61 "Torino" Italia – Israele 6-0
(già visto nei Gruppi Europei per il playoff intercontinentale, Israele partecipa per l’Asia/Europa)

Asia Gruppo 18 [Corea del Sud]
08.10.61 "Belgrado" Jugoslavia – Corea del Sud 5-1
26.11.61 "Seoul" Corea del Sud – Jugoslavia 1-3
(anche qui collegato ai playoff europei)

Oceania Gruppo 19 [Nuova Zelanda]
Spareggio intercontinentale Oceanico (no qualificazioni vere, solo playoff) Nuova Zelanda non partecipa direttamente: il posto va al vincitore del girone asiatico o sudamericano per i Mondiali 1962.

Playoff Intercontinentale

Europa / Sud America
Messico (Nord America) vs Paraguay (Sud America)
29.10.61 "Cd. de Messico" Messico – Paraguay 1-0
05.11.61 "Asunción" Paraguay – Messico 0-0

Africa / Europa / Asia
Israele (Asia/Europa) vs Italia (Europa)
15.10.61 "Ramat Gan" Israele – Italia 2-4
04.11.61 "Torino" Italia – Israele 6-0

Jugoslavia (Europa) vs Corea del Sud (Asia)
08.10.61 "Belgrado" Jugoslavia – Corea del Sud 5-1
26.11.61 "Seoul" Corea del Sud – Jugoslavia 1-3


Mondiali 1962 (Cile, 30 maggio – 17 giugno)

Gruppo A
30.05.62 "Arica" Uruguay – Colombia 2-1
31.05.62 "Arica" Unione Sovietica – Jugoslavia 2-0
02.06.62 "Arica" Uruguay – Jugoslavia 1-3
03.06.62 "Arica" Colombia – Unione Sovietica 4-4
06.06.62 "Arica" Uruguay – Unione Sovietica 1-2
07.06.62 "Arica" Colombia – Jugoslavia 0-5

Gruppo B
30.05.62 "Santiago" Cile – Svizzera 3-1
31.05.62 "Santiago" Italia – Germania Ovest 0-0
02.06.62 "Santiago" Cile – Italia 2-0
03.06.62 "Santiago" Germania Ovest – Svizzera 2-1
06.06.62 "Santiago" Germania Ovest – Cile 2-0
07.06.62 "Santiago" Svizzera – Italia 0-3

Gruppo C
30.05.62 "Viña del Mar" Brasile – Messico 2-0
31.05.62 "Viña del Mar" Spagna – Cecoslovacchia 0-1
02.06.62 "Viña del Mar" Brasile – Cecoslovacchia 0-0
03.06.62 "Viña del Mar" Messico – Spagna 0-1
06.06.62 "Viña del Mar" Brasile – Spagna 2-1
07.06.62 "Viña del Mar" Messico – Cecoslovacchia 3-1

Gruppo D
30.05.62 "Rancagua" Argentina – Bulgaria 1-0
31.05.62 "Rancagua" Ungheria – Inghilterra 2-1
02.06.62 "Rancagua" Argentina – Inghilterra 1-3
03.06.62 "Rancagua" Bulgaria – Ungheria 1-6
06.06.62 "Rancagua" Argentina – Ungheria 0-0
07.06.62 "Rancagua" Bulgaria – Inghilterra 0-0

QUARTI DI FINALE
10.06.62 "Arica" Cile – Unione Sovietica 2-1
10.06.62 "Santiago" Germania Ovest – Jugoslavia 0-1
10.06.62 "Viña del Mar" Brasile – Inghilterra 3-1
10.06.62 "Rancagua" Ungheria – Cecoslovacchia 0-1

SEMIFINALI
13.06.62 "Santiago" Cile – Brasile 2-4
13.06.62 "Viña del Mar" Cecoslovacchia – Jugoslavia 3-1

FINALE TERZO POSTO
16.06.62 "Santiago" Cile – Jugoslavia 1-0

FINALISSIMA
17.06.62 "Santiago" Brasile – Cecoslovacchia 3-1

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