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Brasile 1950 - Bibliomax

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MONDIALE 1950 – BRASILE

Dopo dodici anni di pausa dovuta alle vicende belliche, finalmente si riprese a giocare un campionato del mondo di calcio. L’organizzazione dei giochi era già stata assegnata al Brasile nel 1942, ma poi si sa come andarono a finire le cose. Alla ripresa della competizione, il torneo cambiò nome, diventando la "Coppa Jules Rimet", e anche la formula subì notevoli variazioni: non più incontri ad eliminazione diretta, ma gironi all’italiana composti da quattro squadre, per dare alle nazionali provenienti da più lontano la possibilità di disputare almeno tre partite, evitando così di affrontare un viaggio intercontinentale per giocare una sola gara. La formula prevista era quella classica di quattro gironi composti da quattro squadre, permettendo la partecipazione di sedici nazionali. Da questa edizione si iniziò a identificare i calciatori con numeri sulla schiena, a seconda della posizione in campo e del ruolo assegnato. Solo le prime di ogni gruppo passarono al turno successivo, disputando un analogo raggruppamento a quattro squadre: chi arrivava primo diventava campione del mondo. Dunque, non vi furono finali, ma solo le gare previste dal calendario. Le città prescelte furono Rio de Janeiro, con il nuovissimo stadio Maracanà, San Paolo, Belo Horizonte, Curitiba, Porto Alegre e Recife. All’inizio del torneo, le squadre presenti furono solamente tredici, a causa dei numerosi abbandoni. Turchia, Scozia e India si ritirarono dopo aver già ottenuto la qualificazione; Austria e Belgio per motivi economici; la Danimarca per fedeltà al dilettantismo; l’Argentina, ancora una volta, offesa per la mancata assegnazione del torneo. Tutte le squadre passate sotto la sfera politica dell’URSS non si presentarono nemmeno ai nastri di partenza. Germania divisa e Giappone furono squalificati dalla FIFA perché considerati stati aggressori nella Seconda guerra mondiale. L’Italia, invece, fu invitata come campione in carica e con tutte le spese a carico della federazione brasiliana. La Turchia si ritirò per motivi finanziari, la Scozia per orgoglio: la federazione scozzese aveva annunciato prima delle qualificazioni che la squadra avrebbe partecipato ai mondiali solo se fosse arrivata prima nel proprio girone di qualificazione “Home British Championship”, ma arrivò seconda dietro l’Inghilterra. L’India, già protagonista alle Olimpiadi di Londra del 1946, rinunciò poiché ai giocatori, abituati a giocare senza scarpe, la FIFA non permise di scendere in campo scalzi. Nei mesi precedenti, a un calciatore indiano vennero amputate tre dita durante partite pre-mondiali. Per ovviare alle defezioni, la FIFA invitò Portogallo e Francia, ma entrambe declinarono l’invito. Il torneo “monco” fu forse uno dei meno entusiasmanti della storia calcistica, tuttavia si riscattò nell’atto finale. L’Italia non riuscì a ripetersi, non solo a causa delle vicende belliche, ma anche per la scomparsa del Grande Torino, che formava i 9/11 della nazionale. Il Brasile, considerato sicuro vincitore, dovette fare i conti con i rivali della Celeste, che si imposero per 2 a 1 in quella che venne considerata la finale del nefasto Maracanazo.

BOLIVIA 1950

Fu la seconda partecipazione iridata per la Bolivia, che attraversò il confine amazzonico senza colpo ferire. Inserita nel gruppo “7” con Argentina e Cile, si qualificò direttamente per rinuncia dei primi, mentre l’altra qualificata fu il Cile. Le due squadre giocarono le partite previste nel gruppo di qualificazione, che la FIFA tuttavia non convalidò, ritenendole ininfluenti per determinare le due partecipanti ai mondiali: vittoria per 2 a 0 all’andata per i boliviani e vittoria 5 a 0 per i cileni a Santiago. Inserita nel girone “4” con Uruguay, Turchia e Scozia, la Bolivia giocò solo un incontro, dopo i ritiri delle altre due squadre europee. L’avversario della contesa fu l’oramai abituale Celeste. La partita si disputò il 2 luglio a Belo Horizonte, nello stato di Minas Gerais: la Bolivia fu pesantemente sconfitta per 8 a 0. A causa dei ritiri, la situazione del girone “4” si risolse con questa sola partita. Alcuni organizzatori ipotizzarono di far giocare anche la partita di ritorno, ma la cosa rimase solo a livello teorico. Il giorno seguente, la nazionale dei Condor era già sulla strada del ritorno, amareggiata per questa breve e sfortunata esperienza.

BRASILE 1950

Il Brasile partecipò ai mondiali del ’50 come paese organizzatore e, di conseguenza, non dovette affrontare alcuna gara di qualificazione. Tuttavia, la nazionale carioca giocò molte partite di preparazione in vista del grande evento. In particolare, fece ben sperare la prestazione alla "Copa America 1949", dove i brasiliani vinsero con un attivo di ben 32 reti. Il paese ospitante era consapevole di avere una squadra fortissima e ricca di talenti, e il Brasile iniziò il campionato con la certezza di essere il vincitore. Per l’occasione furono costruiti nuovi stadi, ma i lavori non rispettarono i tempi di consegna: il 24 giugno 1950, giorno del debutto brasiliano allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, vi erano ancora molti cantieri aperti. La strada verso gli spogliatoi era un cupo labirinto di impalcature, dove era facile perdersi. L’arbitro inglese George Reader e i suoi assistenti giunsero allo stadio pochi istanti prima dell’inizio della gara. Il debutto del Brasile fu contro il Messico: i carioca vinsero con un perentorio 4 a 0, grazie a una doppietta del talentuoso attaccante Ademir e a una rete ciascuno di Jair e Baltazar. La manifesta superiorità della nazionale brasiliana aumentò ulteriormente le attese di una vittoria finale indiscussa. Il 28 giugno, tuttavia, le cose non andarono come previsto: i compassati e catenacciari svizzeri diedero filo da torcere ai sudamericani, che riuscirono a portare a casa un inaspettato pareggio, segnato da una rete irregolare di Alfredo, che aveva calciato dopo che la palla aveva superato la linea laterale. Inutili furono le proteste svizzere. Poco dopo, l’attaccante elvetico Jaques Fatton segnò entrambe le reti per la Svizzera, ma Osvaldo Baltazar salvò la situazione portando a casa un immeritato pareggio. La terza gara si disputò ancora al Maracanà, di fronte a oltre 140.000 spettatori, contro la talentuosa Jugoslavia. Curiosamente, anche in questo match i brasiliani furono favoriti dal direttore di gara, il gallese Griffiths, che fece iniziare la partita nonostante i jugoslavi fossero in inferiorità numerica: il giocatore dello Stella Rossa Rajko Mitic sbatté la testa contro una trave sporgente procurandosi una larga ferita al capo. I carioca vinsero 2 a 0, arrivando primi nel proprio girone e qualificandosi per la fase finale contro le altre vincitrici dei rispettivi gironi: Spagna, Svezia e Uruguay. Il 9 luglio al Maracanà fu di scena la Svezia: finalmente il Brasile mostrò il suo vero volto e, capitanato da un fenomenale Ademir, travolse i nordeuropei per 7 a 1, con il brasiliano autore di 4 reti. Al ritorno in hotel, gli svedesi furono ingiustamente derisi dagli spagnoli ospiti dello stesso albergo. Quattro giorni dopo, i carioca affrontarono gli iberici e li malmenarono per 6 a 1. Già sul 3 a 0, i 150.000 spettatori del Maracanà sventolavano fazzoletti bianchi in segno di derisione verso gli spagnoli. Non solo la squadra si mostrò arrogante, ma anche il pubblico diede prova di superbia e presunzione verso turisti e atleti stranieri, convinto di avere già in mano la coppa. Per decretare il vincitore del torneo, era necessaria l’ultima partita del girone, che in realtà non era una finale, ma tale divenne poiché vi si affrontarono le prime due compagini del girone: Brasile 4 punti e Uruguay 3. Ai carioca sarebbe bastato un pareggio, ma le cose non andarono come previsto. Il 16 luglio 1950, allo stadio Maracanà, davanti a oltre 200.000 spettatori, si consumò il Maracanazo: il Brasile, convinto di una facile vittoria, affrontò un Uruguay ben organizzato, che sopperì all’inferiorità tecnica con geometrie e un’organizzazione di gioco perfetta. Il Brasile prese subito le redini del gioco, favorito anche dall’arbitro inglese Reader, che lasciò libero il brasiliano Joao Bigode di malmenare l’uruguayano Schiaffino. Il primo tempo si concluse a reti bianche. Nel secondo, dopo soli due minuti, l’attaccante Friaça segnò alle spalle del portiere Maspoli, nonostante fosse in evidente fuorigioco. L’Uruguay, con rabbia e determinazione, attaccò incessantemente e al 66° minuto Juan Alberto Schiaffino pareggiò: il Maracanà ammutolì. Al 79°, Alcides Edgardo Ghiggia trafisse l’incolpevole portiere Moaçir Barbosa, diventato ingiustamente capro espiatorio della sconfitta, quando la responsabilità principale era della difesa brasiliana. Si materializzò così il Maracanazo, una tragedia sportiva e sociale che investì un’intera nazione, evidenziando l’eccellenza tecnica e la disciplina degli uruguaiani. I brasiliani abbandonarono per sempre la maglia bianca, subendo una severa lezione che non insegnò nulla in attesa del 2014.

CILE 1950      

Come la Bolivia anche il Cile si vide catapultato ai mondiali brasiliani senza giocare nessun match valido per la qualificazione, a causa della rinuncia argentina. In realtà Cile e Bolivia si incontrarono nelle due occasioni previste dal calendario, il 26 febbraio del 1950 a La Paz dove la Bolivia superò il Cile per 2 a 0 e il 12 marzo dello stesso anno a Santiago dove i cileni si imposero con un netto 5 a 0, tuttavia, la FIFA non omologò questi due risultati poiché ritenuti ininfluenti ai fini della qualificazione. La nazionale andina fu inserita nel gruppo “2”, dove ebbe l’onore di tenere a battezzo i maestri inglesi nel giorno dell’inaugurazione del Maracanà. Il 25 giugno del 1950 Inghilterra e Cile si sfidarono a viso aperto, gli inglesi faticarono parecchio, i sudamericani da subito presero le redini del gioco ma in attacco furono ininfluenti. Tra i cileni scese in campo anche Jorge Robledo, inglese di nascita ma cileno di sangue, all’epoca attaccante del Newcastle. L’Inghilterra, tuttavia, riuscì ad avere la meglio e vinse per 2 a 0 con le reti di Mortesen e Mannion. Robledo invece colpì un palo e il britannico Aston lo schernì pronunciandogli “Calma Jorge, non stai giocando con il Newcastle”. Il 29 giugno sempre allo stadio Maracanà il Cile dovette cedere il passo agli spagnoli di Gainza che s’imposero con un lusinghiero 2 a 0. Nella terza gara del girone il 2 luglio, i cileni dovettero spostarsi a Recife dove incontrarono la sorprendente squadra americana che alcuni giorni prima fece l’impresa battendo i maestri inglesi. Il Cile si trovò di fronte una squadra appagata e priva di concentrazione, entrambe eliminate, il match poteva considerarsi valido solo per le statistiche, i cileni ne approfittarono e riuscirono ad imporsi con un netto 5 a 2. La partita passo agli annali, poiché fu caratterizzata dal duello Colombo vs Robledo, una battaglia di puro agonismo sportivo ma che alla fine si concluse con una stretta di mano.

INGHILTERRA 1950

Finalmente i maestri inglesi accettarono di partecipare alla competizione iridata, snobbata a lungo per presunta superiorità. Dopo il periodo bellico, però, tutto venne rivisto, incluso il contesto sportivo britannico. Agli inglesi, per ottenere la qualificazione al mondiale, bastò vincere il classico torneo interbritannico, unica competizione ufficiale a cui presero parte i bianchi d’Albione. Oltre a Galles e Irlanda del Nord, l’unica squadra competitiva era la Scozia, che dichiarò: "Parteciperemo al Mundial sudamericano solo in caso di vittoria nella Home British Championship." Arrivarono secondi, e così giunse la resa d’onore. Gli inglesi vinsero la Home e arrivarono a Rio de Janeiro come grandi favoriti, subito dietro al Brasile. Nella gara d’esordio, il 25 giugno 1950, l’Inghilterra affrontò il Cile dell’oriundo Robledo, attaccante del Newcastle. Dopo un inizio difficoltoso, l’Inghilterra si ricordò di essere maestra e, nel breve arco di dodici minuti, chiuse la pratica cilena con Mortensen al 39° e Mannion al 51°. Nella seconda gara, il 29 giugno a Belo Horizonte, gli inglesi affrontarono i dilettanti statunitensi, i quali, senza dover dimostrare niente a nessuno, imposero il loro frenetico gioco agli inglesi, incapaci di arginarli. Al 39° minuto accadde uno dei più grandi drammi sportivi anglosassoni, quando l’oriundo haitiano Gaetjens segnò la rete per gli Stati Uniti, mantenendo il vantaggio fino al termine della gara e scrivendo una pagina storica dei mondiali. Quando la notizia della sconfitta inglese giunse in Europa, si pensò a un errore di trasmissione del telegrafista, che avrebbe "voluto scrivere Inghilterra 10 USA 0", ma la realtà fu ben diversa. Anche nella terza gara, giocata il 2 luglio allo stadio Mario Filho "Maracanà" di Rio de Janeiro, i bianchi d’Albione cedettero il passo a una più motivata Spagna, che si aggiudicò il match per 1 a 0 con rete di Zarra. Gli inglesi furono sorprendentemente eliminati al primo turno e, al ritorno in patria, furono accolti dai fischi e dagli ululati dei tifosi.

ITALIA 1950

Qualificata come detentrice del titolo iridato, l’Italia fu risparmiata dalle sanzioni post-belliche inflitte ai paesi aggressori. Giunse in Brasile via mare, per evitare un’ulteriore tragedia aerea dopo l’incidente del Grande Torino sulla collina di Superga l’anno precedente. La nazionale italiana partì alla volta del Brasile attraversando l’Atlantico. A capo della delegazione vi era Ferruccio Novo, che sostituì il glorioso Vittorio Pozzo. Molti calciatori arrivarono a destinazione decisamente fuori forma dopo quindici giorni di traversata. Dopo un pantagruelico ricevimento al cospetto dell’allora segretario del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti, la squadra partì da Napoli a bordo della nave Sises, abbastanza grande da permettere allenamenti durante il tragitto. Dopo una sola settimana, la squadra rimase senza palloni, finiti tutti in mare. L’unica amichevole pre-mondiale fu giocata durante uno scalo a Las Palmas. Molti giocatori arrivarono in sovrappeso, e alcuni si mescolarono ai passeggeri per partecipare alla vita festosa di bordo. Una volta giunti al porto di Santos, gli azzurri si trasferirono a San Paolo, dove, a pochi giorni dalla partita d’esordio contro la Svezia, parteciparono ai festeggiamenti della solennità di San Giovanni, che non permise loro di riposare adeguatamente. Il 25 giugno al Pacaembu di San Paolo, Italia e Svezia scesero in campo. Le due squadre erano molto diverse rispetto al mondiale del 1938: gli azzurri si erano ridimensionati a causa della tragedia di Superga, dove perirono nove undicesimi della nazionale; la Svezia, pur priva dei grandi talenti dei fratelli Nordahl, di Liedholm e Gren, ormai professionisti e quindi non convocabili, schierò una formazione competitiva con campioni del calibro di Lennart Skoglund e Hans Jeppson. La partita fu intensa: l’Italia passò in vantaggio con Carapellese al 7°, ma fu raggiunta e poi superata dalle reti di Hans Jeppson (doppietta) e Sune Andersson. Solo al 75° Muccinelli accorciò le distanze per il definitivo 3 a 2. La gara fu decisiva per l’Italia: il successivo pareggio tra Svezia e Paraguay precluse ogni speranza di qualificazione al girone finale. La partita del 2 luglio a San Paolo contro il Paraguay fu solo un inutile allenamento, ma gli azzurri onorarono l’impegno vincendo 2 a 0 con reti di Carapellese e Pandolfini. Con questo atto terminò la comparsata italiana al mondiale sudamericano, cosciente della fine di un’epoca e della necessità di rinnovamento, che sarebbe avvenuto molti anni dopo. Sulla nazionale italiana pesarono non solo il dramma psicologico di Superga, ma anche gli effetti della guerra, sia economici sia sportivi, rendendo necessaria una radicale ricostruzione del movimento calcistico.

JUGOSLAVIA 1950

I talentuosi slavi del Sud tornarono ai mondiali dopo vent’anni di assenza. Considerati una delle formazioni più dotate, incontrarono però i brasiliani di Leonidas, determinati a vincere il mondiale. Inseriti nel gruppo di qualificazione euro-asiatico, giocarono contro l’esordiente Israele, erede della poco brillante Eretz/Palestina. Nella prima gara a Belgrado, la Jugoslavia s’impose con un tennistico 6 a 0; al ritorno, a Tel Aviv, confermò la superiorità con un 5 a 2. La vincente dovette affrontare la più blasonata Francia in doppia gara: la prima partita, il 9 ottobre 1949 a Belgrado, terminò 1 a 1; la gara di ritorno, giocata il 30 ottobre a Parigi, confermò lo stesso risultato, rendendo necessario uno spareggio in campo neutro. Le due squadre si affrontarono l’11 novembre allo stadio Berta di Firenze. La gara terminò 2 a 2 nei tempi regolamentari; solo nell’extra-time i balcanici trovarono la rete della qualificazione con il croato Zeljko Cajkovsky. Qualificata al torneo iridato, la Jugoslavia non fu fortunata nel sorteggio e venne inserita nel girone “A” insieme a Brasile, Svizzera e Messico. Nella prima gara del 25 giugno a Belo Horizonte, s’impose sulla Svizzera per 3 a 0 con reti di Mitic, Tomasevic e Ognjanov. Nella seconda partita, il 28 giugno a Porto Alegre, vinse 4 a 1 contro il Messico, con doppietta di Zeljko Cajkovsky. Nella terza gara, il 1° luglio al Maracanà di Rio davanti a 145.000 spettatori, gli slavi furono sconfitti dal Brasile per 2 a 0, in una partita faticosa ma senza meriti. Con questa sconfitta preannunciata, la Jugoslavia venne eliminata, poiché solo la vincente del girone accedeva al girone finale. Amareggiata ma orgogliosa di essere stata la squadra europea più brillante del torneo, tornò in Europa.

MESSICO 1950

Alla seconda partecipazione iridata, il Messico dovette vincere il campionato nordamericano 1949 per qualificarsi al mondiale di Rio. Tutti gli incontri si disputarono a Città del Messico tra il 4 e il 25 settembre 1949. La nazionale messicana vinse tutte le partite, segnando 17 reti e subendone solo 2: 6-0 contro gli Stati Uniti, 2-0 contro Cuba, 6-2 di nuovo contro gli USA e 3-0 contro Cuba. Primi nel loro girone, i messicani ottennero il pass diretto per il mondiale brasiliano, inseriti nel gruppo “1” con Brasile, Jugoslavia e Svizzera. In tutti e tre gli incontri furono sconfitti: il 24 giugno a Rio persero 4 a 0 contro il Brasile; il 28 giugno a Porto Alegre furono battuti 4 a 1 dalla Jugoslavia, con l’unico gol di Ortiz su rigore; il 2 luglio sempre a Porto Alegre cedettero 2 a 1 alla Svizzera, con rete di Horacio Casarin. La spedizione in Brasile non rispettò le attese pre-mondiale, risultando una vera debacle. I ragazzi in maglia granata rientrarono a Città del Messico tra i fischi dei tifosi.

PARAGUAY 1950

Inseriti nel girone di qualificazione numero “8” CONMEBOL, i paraguayani si qualificarono automaticamente insieme ai platensi uruguagi grazie ai ritiri di Perù ed Ecuador. Inseriti nel gruppo “3” con Italia, Svezia e India, disputarono solo due partite a causa del ritiro della squadra asiatica. Nella gara d’esordio, il 29 giugno a Curitiba, i paraguayani pareggiarono 2 a 2 contro la talentuosa Svezia in una partita vibrante. Dopo essere andati sotto di due reti, i Guaranì rimontarono nel secondo tempo con le reti di Lopez Fretes e Lopez Riveros, usciti dal campo tra gli applausi del pubblico. Il 2 luglio, allo stadio De Pacaembu, gli Albirojos affrontarono l’Italia campione in carica, fortemente ridimensionata dagli eventi bellici e dalla tragedia di Superga. Il Paraguay perse 2 a 0, ma fu soddisfatto della buona prestazione contro gli ex campioni del mondo. Dopo pochi giorni, la nazionale paraguayana attraversò il confine di Puerto Iguazù per far ritorno ad Asunción.

SPAGNA 1950

La Spagna arrivò al mondiale brasiliano vincendo il doppio confronto di qualificazione contro il Portogallo. Nella gara di andata, il 2 aprile 1950 a Madrid, la squadra di casa vinse 5 a 1; nella gara di ritorno, il 9 aprile a Lisbona, i lusitani imposero un inatteso pareggio per 2 a 2. Grazie alla vittoria dell’andata, le Furie Rosse si qualificarono per Rio de Janeiro. Gli iberici furono inseriti nel gruppo “2” con Inghilterra, Cile e Stati Uniti. Nella prima gara, il 25 giugno 1950 a Curitiba, la Spagna vinse 3 a 1 contro gli Stati Uniti, dopo essere stata in svantaggio per quasi tutta la partita. Gli yankees passarono in vantaggio al 18° minuto con Sousa, ma l’iberico Basora segnò il pareggio all’80° minuto, raddoppiando due minuti più tardi. All’85° minuto, Zarra chiuse il match. Il 29 giugno, al Maracanà di Rio de Janeiro, la Spagna regolò il Cile 2 a 0 grazie a una doppietta di Telmo Zarraonandia, meglio noto come Zarra. Il 2 luglio, con gli inglesi già eliminati, gli spagnoli sfidarono gli inglesi, demotivati e ridimensionati, vincendo 1 a 0 con una rete di Zarra e chiudendo il girone eliminatorio a punteggio pieno. Nel girone finale, dopo un buon pareggio 2 a 2 contro l’Uruguay, la Spagna incappò in due sconfitte consecutive: 6 a 1 contro il Brasile e 3 a 1 contro la Svezia. Gli iberici giunsero ultimi nel girone finale, ma furono soddisfatti della prestazione e del fatto che due loro giocatori figurassero tra i primi marcatori: Zarra con 5 gol, secondo dietro al brasiliano Ademir, e Estanislao Basora con 4 reti, terzo.

STATI UNITI 1950

Gli Stati Uniti si qualificarono al mondiale brasiliano grazie al secondo posto nel campionato nordamericano del 1949, al quale parteciparono Messico, USA e Cuba, con due posti a disposizione per il mondiale. Tutte le gare di qualificazione si svolsero a Città del Messico. Contro il Messico, gli americani subirono 12 reti: 6 a 0 all’andata e 6 a 2 al ritorno, mentre contro Cuba ottennero un pareggio 1 a 1 e una vittoria 5 a 2, assicurandosi così la qualificazione. Al mondiale brasiliano, dopo la sconfitta all’esordio il 25 giugno 1950 a Curitiba contro la Spagna (3 a 1), gli americani compirono l’impresa contro l’Inghilterra, vincendo clamorosamente 1 a 0 grazie alla rete di Joseph Eduard Gaetjens. Il risultato fu così sorprendente che la stampa inglese sospettò un errore telegrafico, ma la realtà fu diversa. Il 29 giugno a Belo Horizonte si scrisse una pagina storica dei mondiali. Il 2 luglio, gli USA cedettero 5 a 2 al Cile. Tornarono a casa festosi, celebrati per il “Miracolo di Belo Horizonte”. Gaetjens, l’eroe della partita, non ottenne mai la cittadinanza statunitense, ma fu considerato un eroe americano. Dopo la rete, si trasferì in Francia per giocare nel Racing Club de Paris e nell’Olympique Alès; al suo ritorno ad Haiti, fu arrestato dagli squadroni di Duvalier e di lui non si seppe più nulla.

SVEZIA 1950

I paesi neutrali trassero enormi benefici dal restare estranei alla guerra. La Svezia, neutrale, vinse i Giochi Olimpici del 1948 a Londra e sviluppò una generazione di giovani talenti: Gunnar Gren, Gunnar Nordahl, Hans Jeppsson e Nils Liedholm, avvantaggiati dal non aver subito le ristrettezze belliche. Per approdare in Brasile, la Svezia superò Irlanda e Finlandia nel girone di qualificazione. Il 2 giugno 1949 a Stoccolma vinse 3 a 1 contro gli irlandesi; il 2 ottobre, a Malmö, travolse la Finlandia 8 a 1, costringendo i finlandesi al ritiro. Disputò poi il ritorno a Dublino contro la Repubblica d’Irlanda, vincendo nuovamente 3 a 1. La qualificazione fu tutt’altro che agevole, poiché la federazione svedese non permetteva l’utilizzo di giocatori professionisti. Nel gruppo “3” con Italia, Paraguay e India (poi ritirata), senza i fuoriclasse Liedholm, Nordahl e Gren, la Svezia sconfisse l’Italia 3 a 2 il 25 giugno 1950. Quattro giorni dopo pareggiò 2 a 2 contro il Paraguay, avanzando alla fase finale con tre punti. Nel girone finale, il 9 luglio al Maracanà di Rio, la Svezia fu travolta dal Brasile 7 a 1; segnò Andersson su rigore. Contro l’Uruguay, perse 3 a 2, pur passando due volte in vantaggio con Palmer e Sundqvist. Il 16 luglio, a San Paolo, la Svezia batté la Spagna 3 a 1, raggiungendo una piazza d’onore inattesa.

SVIZZERA 1950

La Svizzera giunse in Brasile vincendo il gruppo “4” di qualificazione europea, composto da Lussemburgo e Belgio. I fiamminghi si ritirarono, e la qualificazione divenne una questione a due. Il 26 giugno 1949 a Zurigo, la Svizzera vinse 5 a 2 contro il Lussemburgo; nel ritorno, si impose 3 a 2. Nel girone eliminatorio “1”, con Brasile, Jugoslavia e Messico, la Svizzera esordì il 25 giugno a Belo Horizonte contro la Jugoslavia, perdendo 3 a 0. Il 29 giugno, al Pacaembu di San Paolo, pareggiò 2 a 2 con il Brasile, grazie alle reti di Jacques Fatton. Il 2 luglio, vinse finalmente 2 a 1 contro il Messico con Jan Tamini e René Bader. Gli elvetici giunsero terzi con tre punti, insufficienti per la fase finale, ma furono soddisfatti di aver fermato il Brasile del grande Leonidas.

URUGUAY 1950

L’Uruguay tornò al mondiale dopo vent’anni, avendo rinunciato alle edizioni del 1934 e del 1938. Nel girone di qualificazione numero “8”, con Paraguay, Perù ed Ecuador, le ultime due squadre si ritirarono per motivi finanziari, permettendo alla Celeste di qualificarsi direttamente insieme al Paraguay. Nel gruppo “4” con Bolivia, Scozia e Turchia, l’Uruguay disputò una sola partita contro la Bolivia, poiché Turchia e Scozia si ritirarono prima dell’inizio del torneo. La nazionale non era all’altezza della Celeste del 1930, ma l’allenatore Juan Lopez supplì alla mancanza di talento con una perfetta organizzazione di gioco. Il 2 giugno 1950, a Belo Horizonte, l’Uruguay sconfisse la Bolivia 8 a 0, con tripletta di Oscar Míguez. Passò così direttamente al girone finale con Brasile, Spagna e Svezia. Il 9 luglio, a San Paolo, pareggiò 2 a 2 contro la Spagna; Varela evitò una sconfitta all’73°. Il 13 luglio vinse 3 a 2 contro la Svezia, con doppietta di Míguez. Il 16 luglio, davanti a oltre 200.000 spettatori, la Celeste affrontò il Brasile in quella che sarebbe stata la famosa “finale” non ufficiale. Dopo un primo tempo a reti inviolate, Friaça portò in vantaggio il Brasile da posizione dubbia. Gli uruguayani reagirono: al 66° Schiaffino pareggiò, e al 79° Ghiggia segnò il gol decisivo, consacrando il Maracanazo. L’Uruguay vinse il mondiale per la seconda volta, contro ogni previsione.
Qualificazioni Campionato Brasile 1950

Gruppo 1 [Inghilterra]
01.10.49 "Belfast" Irlanda del Nord - Scozia 2-8
15.10.49 "Cardiff" Galles - Inghilterra 1-4
09.11.49 "Glasgow" Scozia – Galles 2-0
16.11.49 "Manchester" Inghilterra - Irlanda del Nord 9-2
08.03.50 "Wrexham" Galles - Irlanda del Nord 0-0
15.04.50 "Glasgow" Scozia - Inghilterra 0-1

Gruppo 2 [nessuno]
20.11.49 "Ankara" Turchia - Siria 7-0

Gruppo 3 [Jugoslavia]
21.08.49 "Belgrado" Jugoslavia - Israele 6-0
18.09.49 "Tel Aviv" Israele - Jugoslavia 2-5
09.10.49 "Belgrado" Francia - Jugoslavia 1-1
30.10.49 "Parigi" Jugoslavia - Francia 1-1
11.12.49 "Firenze" Jugoslavia - Francia 3-2 [dts]

Gruppo 4 [Svizzera]
26.06.49 "Zurigo" Svizzera - Lussemburgo 5-2
18.09.49 "Lussemburgo" Lussemburgo - Svizzera 2-3

Gruppo 5 [Svezia]
02.06.49 "Stoccolma" Svezia - Irlanda 3-1
08.09.49 "Dublino" Irlanda - Finlandia 3-0
02.10.49 "Malmö" Svezia - Finlandia 8-1
09.10.49 "Helsinki" Finlandia - Irlanda 1-1
13.11.49 "Dublino" Irlanda - Svezia 1-3

Gruppo 6 [Spagna]
02.04.50 "Madrid" Spagna - Portogallo 5-1
09.04.50 "Lisbona" Portogallo - Spagna 2-2

Gruppo 7 [Cile, Bolivia]
Cile - Bolivia qualificati automaticamente

Gruppo 8 [Uruguay, Paraguay]
Perù - Ecuador si ritirarono

Gruppo 9 [Messico, USA]
04.09.49 "Cd. de Messico" USA - 0-6
11.09.49 "Cd. de Messico" Messico - Cuba 2-0
14.09.49 "Cd. de Messico" Cuba - USA 1-1
18.09.49 "Cd. de Mexico" Messico - USA 6-2
21.09.49 "Cd. del Messico" USA - Cuba 5-2
25.09.49 "Cd. de Messico" Cuba - Messico 0-3

Gruppo 10 [nessuno]
India si qualifica automaticamente ma rinuncia
Mondiali 1950 (Brasile, 24 giugno - 16 luglio)

Prima Fase – Gruppo A

24.06.50 "Rio de Janeiro" Brasile - 4-0
25.06.50 "Belo Horizonte" Jugoslavia - Svizzera 3-0
28.06.50 "San Paolo" Brasile - Svizzera 2-2
28.06.50 "Porto Alegre" Messico - Jugoslavia 1-4
01.07.50 "Rio de Janeiro" Brasile - Jugoslavia 2-0
02.07.50 "Porto Alegre" Messico - Svizzera 1-2

Gruppo B
25.06.50 "Rio de Janeiro" Cile - Inghilterra 0-2
25.06.50 "Curitiba" USA - Spagna 1-3
29.06.50 "Belo Horizonte" USA - 1-0
29.06.50 "Rio de Janeiro" Cile - Spagna 0-2
02.07.50 "Rio de Janeiro" Inghilterra - Spagna 0-1
02.07.50 "Recife" Cile - USA 5-2

Gruppo C
25.06.50 "San Paolo" Svezia - Italia 3-2
29.06.50 "Curitiba" Paraguay - Svezia 2-2
02.07.50 "San Paolo" Paraguay - Italia 0-2

Gruppo D
02.07.50 "Belo Horizonte" Uruguay - Bolivia 8-0

Gruppo Finale
09.07.50 "Rio de Janeiro" Brasile - Svezia 7-1
09.07.50 "San Paolo" Uruguay - Spagna 2-2
13.07.50 "Rio de Janeiro" Brasile - Spagna 6-1
13.07.50 "San Paolo" Uruguay - Svezia 3-2
16.07.50 "San Paolo" Svezia - Spagna 3-1
Finale (Partita decisiva)
16.07.50 "Rio de Janeiro" Uruguay - Brasile 2-1

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